Ieri (24/3) sera ho assistito, sulla 7, a una significativa intervista di Giuliano Ferrara a Jean-Marie Le Pen, in cui questi ha espresso le sue posizioni sulla guerra in Iraq.
Ferrara è stato molto rispettoso, va detto, ma ha cercato astutamente di tendergli dei tranelli, di fronte ai quali Le Pen non ha saputo reagire con altrettanta astuzia, essendo un passionale. Cionondimeno ha espresso la sua posizione antiamericana e antiinglese con toni, decisione, e radicalità che non ho sentito in nessuno di questi personaggi di sinistra, anche estrema, che ci tediano quotidianamente in televisione e sui giornali e che paiono quasi volersi giustificare di essere contrari alla guerra e sembrano non lesinare sforzi nel tentare di allontanare da sé il sospetto di antiamericanismo. Le Pen ha definito piratesca e illegale la condotta statunitense e britannica, ha qualificato, giustamente, come risibili gli appelli alla Convenzione di Ginevra da parte dei belligeranti anglosassoni e ha ricordato i bombardamenti americani indiscriminati sulle popolazioni civili in Francia (paese alleato!) durante la Seconda Guerra Mondiale. Inoltre ha acutamente descritto la strategia mondiale americana, consistente nell'assicurarsi un controllo sulle fonti energetiche vicino-orientali, tale da fare sì che l'Europa stessa ne sia assoggettata economicamente. Insomma, ha individuato i veri temi fondamentali della guerra, molto diversamente dalle noiose e stucchevoli lamentele dei pacifisti, sinistroidi e simili.
Il guaio è che, con poche eccezioni, come quella felice di ieri sera, su una televisione però di ascolto di nicchia, non viene praticamente dato spazio alle voci di destra. Quindi, rispondendo a quelli che dicono che noi non ci facciamo sentire, non abbiamo una posizione netta e siamo quasi tributari della sinistra, come sosteneva recentemente quello sgradevole giudeo con la stella di David che scrive qui dentro, rispondo che è la sinistra che, nelle sue obiezioni alla condotta americana, è una ridicola caricatura delle nostre posizioni, caricatura che serve a coprire il suo vero sentimento, che è quello dell'americanismo più convinto, benché dissimulato: essi esistono grazie agli americani, che li hanno difesi sessant'anni fa, che direttamente o indirettamente li hanno sempre protetti e ne hanno garantito l'esistenza e rispetto ai quali, questi trinariciuti nutrono il sentimento che si nutre verso il male minore, accettabile, rassicurante, che assomiglia molto al bene, quel sentimento insomma di sollievo che spesso confina con l'affetto.




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