Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    Eretico Arrosto!!!
    Data Registrazione
    18 Feb 2003
    Messaggi
    273
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Tanto per capirci in fatto di Iraq!!!!

    Credo sia interessante leggere quanto riportato.




    I cattolici iracheni: "... il nostro sangue in cambio del petrolio"

    Cristianità = Occidente?
    USA = baluardo anti-Islam?
    Iraq = Islam?

    La poca o la cattiva informazione sono alla base di grossolani errori di valutazione sul cosiddetto "scontro di civiltà". A tale riguardo il "Centro studi Giuseppe Federici" continua a proporre della documentazione per dimostrare che:
    1) l'attuale Occidente mondialista non è l'erede della Civiltà Cristiana, bensì è il frutto della Massoneria e delle altre ideologie anticristiane che, a partire dalla Rivoluzione francese, hanno aggredito la Cristianità;
    2) l'Islam è nemico della Cristianità al pari del Giudaismo talmudico;
    3) gli USA utilizzano in modo strumentale i Musulmani per destabilizzare l'Europa (immigrazione, creazione di Stati islamici nei Balcani, entrata della Turchia nella Comunità europea...);
    4) l'Iraq è un regime laico non islamico, che garantisce la libertà alla minoranza cristiana; i Cristiani sono invece perseguitati nei Paesi islamici (come l'Arabia Saudita) alleati degli USA.

    L'intervista che proponiamo denuncia il gravissimo pericolo che incombe sulla Chiesa Cattolica in Iraq che, in caso di guerra, rischia di scomparire (per la gioia dei fondamentalisti islamici e dei fondamentalisti ebraici, uniti nell'odio comune contro Cristo e la Fede cattolica).
    L'intervento USA in Iraq non è dunque una "crociata" anti-islamica, bensì l'ennesima tappa per edificare il Nuovo Ordine Mondiale, massonico e anticristiano. Gli interventisti filo-americani (e filo-israeliani) non difendono gli interessi dell'Europa cristiana, bensì favoriscono quelle forze che, al pari del Comunismo (e della sua quinta colonna "pacifista"), negano e combattono la Regalità Sociale di Cristo.
    Mentre i bombardamenti si scateneranno sull'Iraq, penseremo agli 800.000 Cattolici iracheni che, insieme al resto della popolazione irachena, saranno sterminati dai nemici di Cristo Re in nome "della difesa dell'Occidente dal terrorismo islamico"; i Farisei della nostra epoca riusciranno così a cancellare la bimillenaria presenza cristiana in quelle terre particolarmente legate alla Storia Sacra.


    "Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti: perché siete simili a sepolcri imbiancati, che al di fuori appariscono belli alla gente, ma dentro son pieni di ossa di morti e di ogni sporcizia. Così anche voi al di fuori comparite giusti alla gente: ma dentro siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità" (Mt, 23, 27-28).

    ________________________


    Parla il rettore della facoltà teologica di Baghdad: «Vi prego, fermateli!»
    Intervista con Jacques Ishaq: «Per la prima volta dopo 2000 anni, la Chiesa cattolica dell'Iraq rischia di scomparire definitivamente. I cattolici del mondo non possono rimanere indifferenti: questa tragedia riguarda ognuno di loro.»

    di Stefano Maria Paci
    (dalla rivista "30Giorni", anno XXI, n. 02, 2003)


    Ottocentomila cattolici. Una ventina di vescovi. Congregazioni religiose, università, giornali, scuole. La Chiesa cattolica in Iraq è la più grande e strutturata della regione. E quella che gode di più libertà. Ma i venti di guerra che soffiano sempre più impetuosi rischiano di cancellarla per sempre.
    Spazzata via, nonostante tutti i martiri e i secoli di storia gloriosa che ha vissuto, e durante i quali ha resistito a tutto. «Per la prima volta dopo 2000 anni, la Chiesa cattolica dell'Iraq rischia di scomparire definitivamente. I cattolici del mondo non possono rimanere indifferenti: questa tragedia riguarda ognuno di loro». Nonostante la mitezza di carattere, alza forte la sua voce, l'arcivescovo emerito di Abril dei Caldei Jacques Ishaq, rettore della facoltà teologica di Baghdad. E in questa intervista esclusiva accusa l'America («Scatena una guerra per il petrolio»), richiama l'Onu («Consiglio di sicurezza? Sembra un Consiglio di guerra»), denuncia un embargo che ha già fatto un milione di morti («Per mezzo milione di cani fareste una rivoluzione. Per noi, tacete»). E parla di Saddam Hussein, degli ispettori delle Nazioni Unite, e di un suo parrocchiano, il vicepremier dell'Iraq, il cattolico Tarek Aziz. Che il 14 febbraio incontrerà in Vaticano Giovanni Paolo II.


    Eccellenza, cosa vuol dire essere vescovo di una nazione contro la quale una coalizione internazionale sta forse per scatenare una guerra?

    JACQUES ISHAQ: È terribile. In tutta la nazione stiamo attrezzando le chiese perché servano come rifugi durante i bombardamenti. Stiamo comperando alimenti e tutte le cose necessarie, perché quando verremo bombardati nelle città mancherà l'elettricità, mancherà l'acqua, non ci sarà più nulla. E le chiese daranno rifugio a tanti. Non solo ai cattolici, ma a tutti gli uomini, donne e bambini che non sanno dove scappare o vivere. A tutti quelli che saranno terrorizzati.


    Le chiese trasformate in rifugi durante la guerra. Lo avevate già fatto?

    ISHAQ: Sì. Anche durante la guerra del 1991 le chiese erano state utilizzate come rifugi.


    I fedeli cattolici saranno obbligati ad andare in guerra? Parteciperanno al conflitto?

    ISHAQ: Nell'esercito non si fa distinzione tra cristiano e musulmano. Tutti devono fare il servizio militare. I cattolici sono cittadini come tutti gli altri.


    Quindi lei pensa che interverranno solo i militari, che non ci sarà una mobilitazione dei civili in caso di guerra?

    ISHAQ: Sono i militari a fare la guerra. Ma forse ci saranno anche milizie civili. Però anche in quel caso non ci sarà nessuna differenza tra musulmani e cristiani: sono tutti cittadini iracheni. Ci sono nazioni, come per esempio l'India o il Giappone, nelle quali il cristianesimo è percepito come un elemento straniero al Paese e alla sua cultura: una religione che viene dall'estero. Questo non accade in Iraq. Da noi anche i musulmani dicono che il cristianesimo è penetrato nel Paese prima dell'Islam. E che i cristiani vivevano in Iraq prima di loro. I cristiani, in Iraq, non sono percepiti come stranieri, ma tutti pensano a loro come ai cittadini originari. Quelli che hanno dato forma alla nazione.


    E nella vita quotidiana, come vengono trattati i cattolici?

    ISHAQ: Può sembrare incredibile, ma i musulmani vogliono che i cristiani rimangano in Iraq. Non vedono di buon occhio il fatto che i cristiani siano costretti a emigrare e a lasciare definitivamente il Paese. C'è una convivenza fraterna nel popolo tra cristiani e musulmani. Nelle grandi celebrazioni i capi religiosi musulmani e quelli cristiani siedono sempre fianco a fianco. In Iraq c'è un mosaico di religioni. E una sorprendente tolleranza religiosa. Se i cristiani decidono di costruire una chiesa, tutti corrono ad aiutarli. Il fanatismo che si registra in altre nazioni, dove si attaccano chiese o bruciano moschee, da noi è impensabile.


    Qual è la consistenza della Chiesa cattolica in Iraq?

    ISHAQ: Ci sono ottocentomila fedeli, circa venti vescovi, abbiamo tantissimi sacerdoti, frati e suore. Abbiamo congregazioni religiose femminili e maschili: carmelitani, monaci e monache caldee, Piccole sorelle di Gesù. Ci sono più di 50 chiese cattoliche solo nella capitale, a Baghdad. Abbiamo una facoltà di teologia di cui sono rettore: la stanno frequentando ben 283 studenti. Un'esperienza unica, perché nella nostra facoltà non vengono a studiare solo i cattolici: ci sono anche ortodossi e fedeli della Chiesa assira-nestoriana. È un luogo di dialogo e di convivenza: la storia della filosofia la insegna un professore musulmano, molto noto. E le altre università mandano da noi studenti a preparare tesi, perché abbiamo oltre 42 mila volumi. Qui, senza barriere e in armonia, si stanno preparando le generazioni del futuro.
    Ed è fondamentale, nella Chiesa irachena, la presenza dei laici. Nelle parrocchie sono loro a svolgere il lavoro, ad assumersi le responsabilità. E a lavorare nella rivista del patriarcato, Stella dell'Oriente, della quale sono responsabile, ci sono quattro ragazzi laici. Da noi c'è una Chiesa giovane, una realtà bellissima. A volte commovente. Alcuni giovani che frequentano l'Istituto di Scienze religiose vengono da un villaggio cristiano a 250 chilometri da Baghdad. E per tre anni, due volte alla settimana, questi ragazzi lasciano la città a mezzogiorno, arrivano alle quattro di pomeriggio, frequentano i corsi, alle otto di sera ripartono, e ritornano a casa a mezzanotte. Ha ragione il Papa quando ci ha detto che il popolo cristiano è una gloria per noi vescovi dell'Iraq!


    Quali conseguenze può avere, per la Chiesa cattolica in Iraq, una guerra?

    ISHAQ: Terribili. La Chiesa cattolica in Iraq rischia di scomparire definitivamente. Già dopo la guerra del 1991 c'è stata una incredibile emorragia: migliaia e migliaia di cristiani hanno lasciato il Paese, perché non si vedeva la fine del tunnel dell'embargo. Molti hanno cercato di tenere duro: hanno resistito uno, due, tre anni. Ma poi sono crollati, e sono andati via. Noi cerchiamo di convincere i nostri fedeli a rimanere. Ma quando i giovani finiscono l'università e non trovano lavoro, quando i padri di famiglia non riescono a far sopravvivere i loro figli, né a curarli, sono migliaia quelli che partono.


    Dunque, la presenza cristiana in Iraq è in pericolo...

    ISHAQ: Sì. Ma questo problema non è preso in considerazione né dagli americani né dagli occidentali. Questa guerra farà molto male anche alla Chiesa dell'Iraq. Perché i musulmani sono tanti: se un milione di loro lascia il Paese, ce ne saranno sempre almeno altri venti milioni. Ma se parte un milione di cristiani, la Chiesa in Iraq scomparirà. Nostro Signore Gesù Cristo ci ha chiesto di predicare il Vangelo dove non esiste: è incredibile pensare che in Iraq la Chiesa resiste da ben 2000 anni, ha fatto sacrifici e ha pagato un prezzo di sangue con innumerevoli martiri, ma adesso rischia di scomparire per sempre.


    Il 14 febbraio il vicepremier dell'Iraq, Terek Aziz, incontrerà il Papa. Lei lo conosce?

    ISHAQ: Certo. Conosco lui, e conosco bene la sua famiglia, che è molto praticante. Sua moglie e i suoi figli vengono a messa tutte le domeniche, e sua sorella era mia parrocchiana. Terek Aziz è un vero cattolico, non è semplicemente un battezzato. Nonostante i suoi impegni, è sempre presente in chiesa in occasione di matrimoni o di altre occasioni importanti.


    E Saddam Hussein, l'ha mai incontrato?

    ISHAQ: Sì. La prima volta nel 1979: stavo dicendo la messa e mi sono accorto che tra i fedeli c'era anche Saddam Hussein. Era stato eletto da pochi mesi.


    Poi vi sarete parlati. Cosa vi siete detti?

    ISHAQ: Abbiamo parlato di alcuni problemi concreti. E li abbiamo risolti. Ricordo che lui insisteva su questa idea: «Dio è nel cielo e bisogna adorarlo. Ma la religione non è una cosa astratta: Dio ci insegna a praticare la giustizia sulla terra. E su questo sia la religione cristiana che quella musulmana coincidono». Cercava di vedere i punti comuni tra il cristianesimo e l'Islam.


    Una manovra politica per conquistare le simpatie della Chiesa cattolica?

    ISHAQ: No, niente affatto. Lui si considera padre di tutto il popolo iracheno. E nel suo popolo ci sono anche i cristiani. A Natale di quest'anno ha inviato un telegramma facendo gli auguri a tutti i cittadini cristiani in occasione di questa festività per noi così importante. E io ho ricevuto ufficialmente gli auguri dei ministri per il Natale.


    Sta dicendo che Saddam Hussein è attento alla vita della Chiesa cattolica in Iraq?

    ISHAQ: Certo. Saddam ha finanziato la costruzione del monastero delle suore del Sacro Cuore, a Mossul. A livello nazionale c'è un comitato che prepara i libri di catechismo, ed è il governo che li stampa e li distribuisce gratuitamente agli studenti cristiani.


    E lei sostiene che non sono manovre politiche per conquistare le simpatie della Chiesa, ma...

    ISHAQ: No, in Iraq siamo una minoranza. Perché dovrebbe farlo?


    Perché in Occidente la Chiesa cattolica ha una influenza anche politica.

    ISHAQ: Sì. Ma Saddam non ha certo paura dei cattolici. Al contrario. La città in cui è nato, Tekrit, prima di diventare musulmana era cristiana, anzi è stata l'ultima città dell¹Iraq a convertirsi all'Iislam. Saddam Hussein da tempo incoraggia che si facciano scavi per poter scoprire e riportare alla luce le antiche chiese cattoliche di Tekrit. È lui personalmente che lo chiede, e spinge a effettuare i lavori di ricerca. Noi cattolici siamo liberi, in Iraq. A differenza, per esempio, di quelli che vivono in Arabia Saudita.


    Singolare questa attenzione alla Chiesa cattolica da parte di un dittatore.

    ISHAQ: Se si vuole giudicare la personalità di Saddam Hussein, bisogna inserirla nel quadro di Paesi in via di sviluppo, non giudicare le cose con la mentalità occidentale. In Iraq ci saranno difficoltà, certo, ma c'è un'altra maniera per superarle che non una guerra! Francamente, ho trovato che c'è molto ignoranza in Occidente. Ieri ho incontrato un importante uomo politico americano che mi ha chiesto: «Da dove viene?». Ho risposto: «Dall'Iraq». E lui, sorpreso: «Ma ci sono cristiani in Iraq?». Nemmeno lo sapeva! Il problema dell'Iraq non è Saddam Hussein. Il vero problema è che da noi c'è il petrolio. I problemi sono iniziati prima di Saddam: sono cominciati nel 1972, quando l'¹Iraq ha nazionalizzato il suo petrolio.
    Saddam viene accusato di essere un dittatore. Non voglio certo difenderlo. Ma in alcuni Paesi, alleati degli americani, il presidente viene eletto con il 99,9 per cento dei voti. In molti altri nemmeno si vota. Perché allora si parla solo di Saddam? Perché non si parla mai di Moubarak? O del regime dell'Arabia Saudita, dove non c'è nemmeno la parvenza della democrazia? Si agita il problema dei curdi in Iraq. Ma i curdi sono quasi 16 milioni nella regione. E in Iraq ce ne sono meno di 3 milioni. Invece in Turchia ce ne sono sei milioni. L'Iraq è il solo Paese che ha dato l'autonomia ai curdi, che ha concesso loro il diritto di avere un Parlamento, di fare loro scuole, di insegnare nella loro lingua. E nella costituzione c'è scritto che l'Iraq è costituito da curdi e arabi. In Turchia quella curda non è una comunità riconosciuta, non ha diritto di parola. Perché non si parla mai delle persecuzioni turche contro i curdi?
    Si dice anche che se da noi c'è l'embargo la colpa è di Saddam. Eppure nel nord del Paese il governo iracheno non esiste. L'Occidente lo considera un territorio liberato, dato che è sotto il controllo dei curdi. Ma allora, perché non è stato tolto l'embargo ai curdi? Se la causa dell'embargo è davvero solo Saddam Hussein, avrebbero dovuto togliere l'embargo ai curdi.
    Per me, parlare del problema dell'Iraq senza menzionare il petrolio, è come parlare di Torino senza menzionare la Fiat.


    Eccellenza, quello che sta dicendo è abbastanza sorprendente: l'immagine di Saddam Hussein a cui siamo abituati è radicalmente diversa. Saddam è accusato di eliminare gli oppositori del regime. È accusato di aver sterminato, anche con armi chimiche, migliaia e migliaia di curdi. È accusato attualmente di avere armi di distruzione di massa e di fomentare il terrorismo internazionale. Sono vere queste accuse? E questo, non giustifica una guerra?

    ISHAQ: L'Iraq ha aperto le porte agli ispettori dell'Onu. Dovreste almeno avere fiducia in loro, che sono gli inviati dell'Onu. E sembra che finora non abbiano trovato nulla. Ma lei non trova strano che la Corea del Nord abbia ufficialmente detto che sta preparando la bomba atomica, e gli Stati Uniti hanno semplicemente risposto: «Aspettate: trattiamo, dialoghiamo?». E non c'è nessuna risoluzione dell'Onu contro la Corea. Armi ci sono, è noto, anche in Iran, il Paese a noi vicino. Probabilmente anche in Turchia. Ma allora, perché si riserva questo trattamento solo all'Iraq? Il problema è chiaro: ci sono sotto interessi economici, c'è il petrolio. Il nostro guaio è che siamo un Paese ricco di tutto. E facciamo gola a molti. Siamo ricchi anche di cultura. Siamo il primo popolo che ha scoperto la scrittura, e anche la Bibbia parla di noi: di Ninive, di Babilonia, da noi c'è la tomba del profeta Ezechiele. Dovremmo essere cari ai cristiani di tutto il mondo.


    E l'appoggio al terrorismo internazionale, di cui Saddam viene accusato?

    ISHAQ: Tutti i terroristi dell'11 settembre venivano dall'Arabia Saudita o dal Kuwait. Non c'è stato un solo terrorista iracheno! E sembra che Saddam fosse anche nella lista di Bin Laden tra gli obiettivi da eliminare. Perché Saddam governa un Paese importante, ma non condivide affatto il fanatismo religioso.


    Facile pensare che lei stia difendendo Saddam Hussein per difendere la sua nazione e i suoi fedeli cattolici...

    ISHAQ: Non è affatto così. Le assicuro. Non sto difendendo Saddam Hussein. Sto solo cercando di dire la verità. Problemi ci sono, è evidente. Ma non si risolvono con una guerra! Le stesse cose le dicevo anche prima di questa minaccia internazionale. E i dati che ho riportato sono inoppugnabili. Lei, che è un giornalista, mi dica una sola cosa su cui ho mentito, o di cui ho modificato la verità. Se volete sapere la verità, venite, voi giornalisti, a Baghdad. Le nostre case sono aperte per voi. Venite come nostri ospiti. E scoprirete un mondo ben diverso da quello a cui vi ha abituato la propaganda occidentale.

    (...)

    L'Onu sostiene che l'embargo è un tentativo di fare pressione su Saddam Hussein. Le conseguenze dell¹embargo sono gravi, ma il pericolo rappresentato da Saddam è ancora più grave! Insomma, l'embargo sarebbe il male minore...
    ISHAQ: Ma lei ci crede a questo? Quando mi chiedono di chi è la colpa dell'embargo, rispondo ricordando la frase detta da Gesù quando gli portano il cieco nato. Gli chiedono: «Di chi è la colpa? Sua o di suo padre?». E Gesù risponde: «Incominciamo a guarirlo, poi discutiamo». Anche io dico la stessa cosa: togliamo l'infame embargo assassino, e poi si discute di chi è la responsabilità. Bisogna pensare prima agli uomini, ai bambini che muoiono, alle donne che soffrono.
    Ma faccio fatica a parlarle di queste cose, perché la guerra io non l'ho vista in televisione o in un film. Io l'ho vissuta, in prima persona, con tutto il suo carico di orrore, nel 1991. Ogni sera la chiesa della mia parrocchia era piena, guardavo quei volti disperati, contavo i feriti e i morti... cercavo di incoraggiare i miei fedeli. E quanti lutti, quanto dolore. Ogni giorno dovevo andare in una famiglia... e il padre era morto... e bisognava pensare a quei poveri bambini... quanto dolore... quanto inutile dolore... mi scusi, ma non riesco a continuare l'intervista... anche se so che è importante far sapere al mondo queste cose.....


    Un'ultima domanda: in questo momento in cui la guerra sembra sempre più vicina, cosa vorrebbe dire all'Occidente, lei vescovo cattolico dell'Iraq?

    ISHAQ: Chiedo all'Occidente di credere davvero a ciò che dichiara. Di riconoscere che i diritti degli uomini sono sacri ovunque. Che le battaglie contro la fame e le malattie vanno fatte ovunque. Che ovunque va difeso il diritto alla libertà. Chiedo che sia più sincero su quello che sempre sbandiera. Che sia più umano.


    E ai cristiani invece, in questo momento, cosa vorrebbe dire?

    ISHAQ: Soffro quando scopro che ignorano che ci sono così tanti cristiani in Iraq. Semplicemente, non lo sanno. Nessuno glielo dice. La famiglia cristiana è grande, ma i nostri fratelli non pensano a noi! I cristiani sono al rimorchio dell'informazione pubblica. Vi prego, intervenite per difenderci. Per difendere i vostri fratelli. I cristiani devono sempre più rendersi conto di quale sia il vero problema: la gente muore per il petrolio. Il nostro sangue in cambio del petrolio. Vi prego: fermateli!



    "Centro studi Giuseppe Federici"
    via Sarzana 86 - 47828 San Martino dei Mulini (RN)
    Tel. 0541.758961 - Fax 0541.757231
    E-mail: centrostudi.federici@libero.it

  2. #2
    Operam non perdit
    Data Registrazione
    28 Aug 2002
    Località
    Ca' Soranzo Parochia de San Moisè Sestier de San Marco Venexia
    Messaggi
    3,483
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito



    Sarà cristiano questo martire?!
    @+

 

 

Discussioni Simili

  1. Berlusconi: fatto tanto per i giovani
    Di Seyen nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 21-06-11, 23:21
  2. Berlusconi: abbiamo fatto tanto per i giovani
    Di Andre86 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 18-06-11, 18:37
  3. obama, piacere tanto senza avere fatto nulla
    Di marmalade nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 16
    Ultimo Messaggio: 04-11-08, 23:29
  4. Via dall'Iraq o tutti in Iraq?? Che fine ha fatto la BONINO????
    Di alexeievic nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 32
    Ultimo Messaggio: 19-06-06, 13:09
  5. Tanto per capirci!
    Di Totila nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 33
    Ultimo Messaggio: 23-02-06, 13:13

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito