Articolo 18, il correntone vota SI
La scelta per il referendum del 15 giugno è fatta. Adesso tocca a Cgil e Cofferati
AN. SCI.
Aprile ha detto sì. Dopo le divisioni che si erano registrate anche all'interno del Correntone, finalmente è arrivata una risposta univoca sul tema che divide oggi più di tutti la sinistra, il referendum sull'articolo 18. Nel documento dell'assemblea nazionale dell'associazione del correntone Ds c'è proprio un intero capitolo dedicato all'uguaglianza e al valore dei diritti. La formula scelta è molto «politica», nel senso che il sì è indicato non tout court, ma come naturale sbocco di un percorso che anche la Cgil dovrebbe svolgere nelle prossime settimane. Verificato che è impossibile far approvare una legge sull'estensione dei diritti che soddisfi il quesito referendario, l'unica scelta possibile sarà votare sì: «Diverse proposte sono state presentate in Parlamento, e particolarmente significativa è quella avanzata dalla Cgil. Ci impegnamo a sostenere la via legislativa. Se qualcuno dovesse far fallire questa via, ci esprimeremo, in occasione del referendum per la piena affermazione dei diritti dei lavoratori». Una scelta ben precisa, tanto più significativa se si pensa che la maggioranza Ds, affiancando la Margherita, ha invece scelto l'altra parte, ovvero quella del no.
A spiegare la scelta del sì è Cesare Salvi, figura di spicco di Aprile oltre che componente del comitato promotore del referendum per l'estensione dell'articolo 18 alle piccole aziende: «La scelta fatta dalla destra del partito è sbagliata - esordisce - perché il referendum è un mezzo per sconfiggere Berlusconi e opporsi all'attacco che il suo governo sta sferrando contro i diritti dei lavoratori. Con il sì si spazza via il patto per l'Italia: l'elettorato ha l'opportunità di realizzare quello che il Parlamento non può fare, dato l'attuale equilibrio delle forze. Non solo Aprile, dunque, ma l'intero partito dei ds dovrebbe pronunciarsi per il sì».
Proprio i diritti del lavoro vengono individuati come il vero terreno su cui si giocherà il futuro della sinistra italiana. «Dove è oggi il socialismo? - chiede Salvi - Si è perso il rapporto con le classi emarginate, con i poveri, i disoccupati, e con i lavoratori. La sinistra si è persa nella competizione con la destra per conquistare i ceti medi, dimenticando il dialogo con il suo popolo tradizionale. Adesso, con i movimenti, il ceto medio riflessivo si è riavvicinato alle istanze sociali, e noi non dobbiamo lasciarci scappare questa opportunità. Dobbiamo parlare a milioni di persone, partendo dalle condizioni materiali: sostenendo le proposte sul salario sociale, vertenze sindacali centrali come quelle dei metalmeccanici, smascherando le deleghe del governo Berlusconi. Dire sì al referendum, come hanno scelto di fare il forum sociale europeo, l'Arci, Lilliput, i professori di Firenze e tante altre realtà, è ormai una scelta di campo irrinunciabile per la sinistra». A questo punto, insomma, mancano la Cgil e Cofferati.
Centrale è anche il tema di un nuovo rapporto con Rifondazione: Aprile non è per una semplice alleanza elettorale, ma punta a realizzare delle convergenze sul piano programmatico. Il Nuovo Ulivo tratteggiato dal documento votato ieri parla di un rapporto con il Prc più stretto, «qualcosa di assai più impegnativo rispetto alla desistenza senza programmi del '96: almeno un progetto, attorno a tre, quattro grandi convinzioni comuni, che non ancora programma organico di governo, definisca un ambito comune».
il manifesto - 30 Marzo 2003
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