Sull' argomento ormai principe di questo forum ( iraq freedom ..) posto a riflessione un articolo del ' blondaro' ...


Avvenire, 22.3.2003ANALISI
Da Napoleone a Lawrence d'Arabia: i precedenti storici di conquiste
dell'Oriente. Il protettorato inglese in Iraq dal 1917
Il sogno arabo dell'OccidenteDi Maurizio Blondet
«Popoli d'Egitto! Vi diranno che sono venuto a distruggere la vostra
religione. Al contrario: vengo a restaurare i vostri diritti!».
Questo il proclama da cui Napoleone si fece precedere, quando entrò al
Cairo nel 1798. Poi procedette all'esecuzione di un migliaio di esponenti
della casta dominante allora in Egitto, i quali, badò a dire, hanno tradito
"i veri musulmani". Per governare, fu naturale ai francesi servirsi della
minoranza cristiano-copta.
Risultato: pochi mesi dopo, una rivolta aizzata dai mullah linciò 300
francesi. Bonaparte ordinò di cannoneggiare il Cairo (3 mila morti) e
saccheggiare la moschea di Al-Azhar. Tre anni più tardi, gli ultimi
napoleonici se ne andavano.
Andrà meglio al presidente Bush, deciso (parole sue) a portare «ad ogni
persona» in Iraq la «libertà dono di Dio», anzi di fare dell'Iraq un esempio
di democrazia fra i dispotismi islamici?
L'avvocato Faisal Istrabadi, nato iracheno ma cittadino del Michigan, è
consulente del Dipartimento di Stato nel progetto civilizzatore. Ma non è
ottimista. «La luna di miele sarà brevissima», avverte. E aggiunge al Wall
Street Journal: «A meno che gli americani non diventino più sagaci di quanto
siano mai stati, e più di quanto sono stati i colonialisti britannici».
I britannici, non a caso, inventarono due scienze - l'etnologia e
l'antropologia culturale - proprio per capire i popoli che dominavano. A
Baghdad entrarono nel 1917, sotto il comando del generale Maude. Anche lui
preceduto da un proclama: «Il popolo di Baghdad fiorirà sotto istituzioni
consonanti con le suo sacre leggi, la razza araba salirà di nuovo alla
grandezza che merita».
Tre anni dopo, 1920 le truppe britanniche erano impegnate a sedare una
rivolta di sciiti e sunniti per la prima volta coalizzati (le armi
occidentali provocarono, pare, 10 mila morti) e a stroncare l'ennesima
ribellione dei Curdi al Nord con quelli che furono i primi bombardamenti
aerei della storia sulla popolazione civile. Per Londra, ritornare nel pieno
controllo dell'Iraq costò quattro anni di guerra condotta con armamento
superiore. In seguito, il dominio britannico è durato per quarant'anni. Un
quarantennio assai malagevole.
«Ancor oggi, quando Saddam Hussein premia i suoi comandanti militari, ha
cura di citare la loro tribù di provenienza e di mandare un saluto ai capi
di ogni tribù», fa notare Janet Wallach, storica del Medio Oriente: «Noi
occidentali non siamo capaci di fare lo stesso». Perciò dal 1921 i
britannici tirarono fuori dalla galera un capo della rivolta antinglese di
nome Feisal, e lo fecero re dell'Iraq, governando dietro quella figura.
Feisal era il capo della famiglia (saudita) dominante attorno alla Mecca, a
3500 chilometri da Baghdad. Ma la tutela inglese e la sua capacità di
ricordare nomi e rapporti fra le kabile (tribù), mantennero un qualche tipo
di ordine.Dal 1932, il protettorato inglese divenne (l'Iraq fu dichiarato
indipendente) un'amministrazione fiduciaria, sotto il re Feisal. Un periodo
di sviluppo non solo economico, ma anche civile: istruzione diffusa,
tribunali non corrotti, burocrazia efficiente. Ma nel 1958, quando un colpo
di stato del generale iracheno Kassem detronizzò Feisal II, figlio del buon
re Feisal, la folla di Baghdad, in una orribile ma spontanea rivolta di
piazza, fece letteralmente a pezzi il re e tutta la sua famiglia, odiati
burattini del dominio degli "infedeli".
Israele ha avuto la sua esperienza in Libano. Quando lo invasero nel 1982
per distruggere i guerriglieri palestinesi che avevano fatto del Paese la
loro base, le truppe israeliane furono salutate con entusiasmo dagli sciiti,
nemici di Arafat. Pochi mesi dopo, il Libano era un ribollire di bombe,
attentati, massacri fra maroniti cristiani e israeliani contro sciiti,
sunniti e drusi. Oggi Meir Pial, storico militare (ed ex colonnello)
d'Israele mette in guardia gli amici americani: «Dovranno creare in Iraq un
nuovo governo. Che gli iracheni vedranno come un fantoccio del
conquistatore. E che, dunque, dovrà essere sostenuto militarmente». La sua
predizione: «Più a lungo staranno in Iraq, più gli americani rischieranno di
impaludarsi in quella massa di tribù». Bob Dillon, che fu ambasciatore Usa a
Beirut in quegli anni, conferma: «L'idea che si possa cambiare il Medio
Oriente con le baionette è sbagliata».