....ovvero: quando non ci sono interessi personali diretti le idee si fanno meno chiare.
Mosca, 16 ottobre: credo che in Iraq non ci siano ormai più armi di distruzione di massa perché c'è stato tempo per la loro eliminazione o riallocazione.
Mosca, 16 ottobre: nessuno può porsi come obiettivo il travolgimento di un regime: il diritto internazionale non lo consente.
Lisbona, 17 ottobre: non ho cambiato posizione: con Blair resto il più vicino alleato di Bush.
Roma, 7 novembre: sulla guerra non posso che nutrire gli stessi sentimenti di Chirac.
Roma, 13 novembre: esprimo la personale soddisfazione perché sono stato unico tra i premier ad avere espresso il convincimento che Saddam Hussein avrebbe accettato la risoluzione dell'ONU.
Praga, 21 novembre: se si andrà ad una azione militare contro l'Iraq, si tratterà di un'azione comune, di un'azione multilaterale.
Roma, 30 dicembre: gli Stati Uniti hanno garantito che non daranno luogo a nessuna azione armata, se non nell'ambito delle Nazioni Unite.
Roma, 19 gennaio: è necessario dare agli ispettori il tempo che loro stessi riterranno necessario per concludere il loro lavoro.
Roma, 23 gennaio: sappiamo che ci sono ulteriori prove certe, su cui siamo tenuti alla riservatezza, sulle armi di Saddam Hussein.
Roma, 24 gennaio: ho convenuto con il Primo ministro spagnolo Aznar sull'assoluta inutilità di una riunione dei Capi di Stato e di Governo europei (che si sarebbe tenuta con successo pochi giorni dopo).
Roma, 1 febbraio: nessuno ritiene che un'organizzazione così diffusa nel mondo come Al Qaeda possa riuscire ad essere così organizzata senza il supporto di uno Stato; si ha ragione di ritenere che questo Stato sia l'Iraq.
Mosca, 3 febbraio: una seconda risoluzione delle Nazioni Unite è non necessaria; tuttavia, anche per chi dovrà intervenire in guerra, sarebbe opportuna per dare legittimità all'azione.
Roma, 5 febbraio: un intervento militare in Iraq, per avere piena legittimità, richiederebbe una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU.
Roma, 7 febbraio: se non ci sarà la seconda risoluzione, avremo, oltre al danno della guerra, tre danni ancora peggiori: l'ONU perderebbe la credibilità come istituzione capace di garantire la pace e la sicurezza nel mondo, avremo la sparizione di fatto dell'ONU, avremo un tracollo nella NATO tra l'Europa e gli Stati Uniti, avremo una divisione all'interno della stessa Europa.
Modena, 9 febbraio: se fossero solo gli Stati Uniti ad aprire il conflitto con l'Iraq, ci sarebbero risultati catastrofici per l'Europa.
Roma, 28 febbraio: l'azione militare di un paese al di fuori dell'ONU rappresenterebbe un fatto nefasto; non credo che nessuno si caricherà di una responsabilità così grave.
Roma, 12 marzo, dopo le dichiarazioni del ministro Martino sulla sua propensione personale ad andare in guerra: quella è una sua convinzione personale; io non sono un tecnico, non sono un tuttologo, non bisogna porre a me la richiesta su cose che non conosco; Martino, facendo il ministro della difesa, è anche un tecnico ed avrà riferito voci che ha sentito.
P.S.:
Bush sta bombardando l'Iraq per ripristinare la democrazia e per liberarlo dall'oppressione di un dittatore che quando è in difficoltà si mostra spavaldo sulla sua televisione di regime, facendo propaganda, probabilmente registrando in anticipo i messaggi su videocassetta, pesantemente truccato, forse un sosia.
Se tanto mi da tanto... a quando i marines in Italia?




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