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  1. #451
    memoria storica di PoL
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    Cool ... i 'coraggiosi' però stanno aumentando... almeno in Usa...

    Ragazzi
    oggi una buona notizia. Una Commisione del Senato americano he deciso di rendere pubblico un rapporto segreto che dimostra in modo inequivocabile che le 'motivazioni' presentate da Bush & soci per giustificare l'attacco all'Iraq [in primo luogo le 'armi di distruzione di massa', in secondo luogo la 'complicità del regime di Saddam con Al Qaeda...] altro non erano che colossali menzogne ...

    Questo e altro in www.effedieffe.com ... buona lettura!...

    Media Usa. Meglio degli italiani…

    di Maurizio Blondet



    In Italia nessuno lo sa, perché i nostri giornali ne tacciono. Ma al Congresso americano è in corso una ribellione contro il Quarto Reich di Cheney e Rumsfeld. E ne sono protagonisti tre senatori repubblicani, ossia del partito al potere. John McCain, mutilato e decorato del Vietnam, John Warner e Lindsey Graham si oppongono al tentativo di Bush di fare degli Usa il primo paese civile a stracciare la Convenzione di Ginevra. E i giornali di là stanno sostenendo i ribelli. Come ha spiegato l'Herald Tribune, Bush vuole che il Congresso vari una disposizione…

    … che esenti gli Usa dalla norma della convenzione che proibisce 'offese alla dignità personale, trattamenti umiliani e degradanti'. Bush sostiene che la dizione è troppo vaga, ma la realtà è che vuole l'autorità per continuare a fare, ai prigionieri nella carceri segrete della Cia, cose che sono in chiara violazione delle norme internazionali. Egli vuole anche che il Congresso riscriva il War Crimes Act, che punisce penalmente le violazioni della Convenzione…

    Contro questo tentativo di allargare la ‘zona grigia’ [come la chiama Gavronski…] si sono sollevati [dopo sei anni di cieca lealtà al presidente…] alcuni coraggiosi parlamentari. Due repubblicani, senatori Chuck Hagel e Olympia Snowe, votando coi democratici alla Commissione senatoriale sull'Intelligence, hanno costretto il presidente della commissione, lo sfegatato bushista Pat Roberts, a rendere pubblico un rapporto che dimostra, una volta per tutte, che Saddam Hussein non era complice di Osama Bin Laden, anzi aveva emanato un ordine generale che vietava ogni contatto con Al Qaeda. La smentità più chiara della menzogna criminale con cui la Casa Bianca ha trascinato gli americani ad invadere l'Iraq nel quadro della falsa ‘guerra al terrorismo’. Lo stesso rapporto dimostra che tutte le presunte prove della complicità fra Saddam e Osama non solo erano false, ma venivano da Ahmad Chalabi, il bancarottiere iracheno protetto da Wolfowitz. E nella camera bassa, la Commissione per la riforma del governo [guidata da un repubblicano…] ha raccolto la circostanziata testimonianza dell'ispettore generale degli interni, il quale ha documentato come la Casa Bianca abbia approfittato della sua guerra per arricchire amici e aziende complici [come la Halliburton…] con appalti senza gara a condizioni di favore, in un clima di corruzione e incompetenza generale…

    Persino l'ex segretario di stato Colin Powell è uscito dalla sua capanna dello zio Tom per chiedere ai senatori di respingere il tentativo di Bush di stracciare la Convenzione di Ginevra. Sostenuto da una quantità di generali, di giuristi e avvocati militari. Il loro argomento: il ritiro dalla convenzione mette in pericolo i soldati americani. Essi possono essere trattati come l'America di Bush tratta gli enemy combatants, detenuti sine die in carceri segrete, interrogati con torture e così via. La novità è che giornalisti anche famosi spalleggiano questi rivoltosi. Robert Kuttner, direttore di American Prospect, spiega ai suoi lettori che la convenzione di Ginevra garantisce la reciprocità del trattamento umano dei prigionieri americani [1]. E ricorda che suo padre, mitragliere catturato dai tedeschi nel 1944, benchè ebreo non fu torturato né ucciso dai tedeschi…

    … mio padre sopravvisse perché anche i nazisti rispattavano l'accordo reciproco sul trattamento dei prigionieri: tu non maltratti i miei soldati quando li prendi prigionieri, e io non maltratto i tuoi…

    Se gli Stati Uniti non riconoscono più la convenzione, aggiunge Kuttner, ‘non solo i nostri soldati sono in pericolo, ma la nostra stessa anima…’



    Paul Krugman, editorialista di grido del New York Times, ha scritto: ‘Ho vergogna che il mio governo faccia questo genere di cose…’. Descrive le torture usate a Guantanamo e Abu Ghraib: la cella fredda, in cui il detenuto è tenuto in piedi, nudo, per oltre 40 ore a 10 gradi di temperatura, e innaffiato di acqua fredda. E il waterboard, in cui il prigionieri è legato a una tavola, col la testa più in basso dei piedi, e affogato in un mastello d'acqua. La vera domanda, dice Krugman, è: ‘Perché l'amministrazione Bush è così determinata a torturare la gente?…’ [2]. Per lunga conoscenza giuridica occidentale, la tortura è inutile anche nel mondo del dopo 11 settembre…

    … ciò che la tortura produce è informazione sbagliata, essendo la vittima disposta, per far cessare il dolore, a dire qualunque cosa vogliano gli interrogatori. E racconta il caso di Ibn Al-Libi, che sotto tortura ha confessato che Saddam e Osama erano complici…confessione che divenne un elemento chiave per consentire a Bush di invadere l'Iraq, e che era pura invenzione…

    Perché dunque ‘Bush vuole torturare la gente’ e legalmente?… Risponde Krugman: ‘Per mostrare che può farlo…’. E così si avvicina alla verità indicibile, che la ‘democrazia Usa’ somiglia ogni giorno di più a un regime totalitario…

    … la tendenza più evidente dell'amministrazione Bush è lo sforzo di togliere di mezzo ogni limite al potere del presidente. La tortura attira Bush e Cheney precisamente perché viola insieme il diritto e la tradizione. Vogliono fare di una pratica illegale e immorale il centro della politica Usa per affermare il loro ‘diritto’ a fare tutto quello che ritengono necessario…

    Bob Herbert, sul New York Times: ‘Il carattere dell'America è cambiato. Siamo a rischio di farci governare dalla paura…’. E Frank Rich, ancora sul New York Times: ‘Più dura la guerra, più enormi le menzogne…’… che la Casa Bianca ammannisce agli americani [3]. Insomma, c'è ancora del coraggio nella stampa statunitense. Nella stampa italiana, solo servilismo, paura e disprezzo e calunnia per chi prova a dire la verità. I media, da noi, onorano i Gavronski, i sostenitori della necessità della ‘zona grigia’ in cui si può torturare, spedire i prigioneri in paesi dove vengono torturati, chiuderli in galere senza giudizio e senza accusa [né difesa…] per anni. Quelli hanno il rispetto dei media. Volonterosi carnefici del Reich americano, anche più degli americani…

    Note…

    [1] Robert Kuttner, Rebelling against torture and Bush, Herald Tribune, 19 settembre 2006

    [2] Paul Krugman, The world according the king of pain, Herald Tribune, 19 settembre 2006

    [3] Bob Herbert, A stranger in the mirror, Frank Rich, The longer the war, the larger the lies, New York Times, 18 settembre 2006…



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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

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  2. #452
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    Cool ... il dissenso interno stà crescendo?... speriamo di sì!...

    Mai dire mai ragazzi!... a quanto pare in America qualcuno comincia a porsi degli interrogativi...

    Da www.effedieffe.com ... buona lettura!...

    La CIA si ribella a Bush. Teme una Norimberga…

    di Maurizio Blondet



    La prigione militare di Guantanamo Bay…

    La notizia è clamorosa e la fonte autorevole: il Financial Times [1]. Gli specialisti in interrogatori della CIA si sono rifiutati di continuare ad ‘interrogare’ [torturare…] e gestire prigioni segrete ‘finchè non sia chiarita la situazione legale’ sulla liceità delle tecniche d'interrogatorio usate. Ciò a seguito della sentenza della Corte Suprema di luglio la quale ha sancito che tutti i ‘sospetti terroristi’ in detenzione hanno diritto alle salvaguardie previste dalla Convenzione di Ginevra [articolo 3]. I detenuti delle carceri segrete della CIA hanno dovuto essere mandati a Guantanamo, che è sotto controllo dei militari. Nel quinto anniversario dell'11 settembre Bush aveva annunciato la chiusura delle carceri segrete. Gli analisti hanno creduto che lo facesse per ragioni elettorali, in vista del voto di midterm a novembre. In realtà, come hanno confidato al Financial Times diversi anonimi ex-agenti della CIA, Bush ha dovuto cedere ad un vero e proprio ammutinamento…

    Ciò è stato indirettamente confermato dal consigliere legale del dipartimento di Stato John Bellinger. Il quale ha ammesso che da quando, a dicembre, il senatore McCain ha avanzato una proposta di legge per vietare torture e trattamenti disumani, ‘c'è ben poca attività operativa per quanto riguarda gli interrogatori della CIA, e le carceri segrete sono al momento vuote…’. Era stato reso noto da tempo che agenti della CIA stanno sottoscrivendo a proprie spese contratti di assicurazione contro il rischio di essere chiamati in giudizio per delitti compiuti in obbedienza agli ordini del governo. Le polizze, escogitate da una mutua d'assicurazione fondata da un ex-agente dell'FBI, servono a coprire le spese legali. Come ha spiegato il columnist William Pfaff, ‘la difesa tradizionale di un funzionario o ufficiale accusato di delitti nell'esercizio delle sue funzioni è stata di aver dovuto obbedire ad ordini. Il tribunale di Norimberga ha ritenuto inaccettabile questa difesa. Inoltre, il presidente Bush ha dovuto arretrare dalla sua rivendicazione di una 'autorità straordinaria del potere esecutivo', sotto la quale i funzionari si ritenevano prima protetti…’, dato che il presidente pareva assumersi tutte le responsabilità. Ora invece gli esecutori degli ordini USA sono allo scoperto dal punto di vista legale. E, come ricorda Pfaff, ‘la violazione delle legge federale sui crimini di guerra del 1996 è punibile con la pena di morte…’

    Il Quarto Reich incontra dunque qualche resistenza, la ‘zona grigia’ che Bush voleva ampliare [con gli applausi di Jas Gawronsky…] si restringe un poco e l'apparato repressivo segreto perde qualche pezzo. Episodi di insubordinazione si moltiplicano soprattutto in vista dell'ordine che i militari USA paventano di ricevere da un giorno all'altro: attaccare l'Iran. Patrick Lang, l'ex-capo della human intelligence per la DIA [la CIA militare…] in Medio Oriente, è sceso in campo [cosa inaudita per una spia militare…] per spiegare al Christian Science Monitor [21 luglio] che una guerra all'Iran renderebbe i soldati americani dispiegati in Iraq ‘ostaggi di Teheran’. Ciò perché le truppe USA devono essere rifornite da convogli di automezzi che, partendo dal porto di Bassora, devono passare per centinaia di chilometri dal territorio dominato dagli sciiti, dove domina la milizia chiamata ‘Armata del Mahdi’, di Muktada al-Sadr. Una forza valutata a ‘centinaia di migliaia di uomini’, che in caso di guerra si mobiliterebbe a fianco dell'Iran sciita [2]. A quel punto, ha detto Lang, la strada dei convogli di rifornimento si trasformerebbe ‘in un tiro a segno’ [shooting gallery…]

    La rivelazione di Lang conferma una volta di più l'infinita incompetenza strategica di Rumsfeld. Ignaro di quello che apprende presto ogni colonnello, ossia che ‘un lungo bersaglio lineare come un convoglio di camion è impossibile da difendere contro forze irregolari che agiscono sul proprio terreno’. Specie se i camionisti sono civili turchi e filippini, assoldati perché Rumsfeld ha ritenuto geniale e più efficiente privatizzare la logistica. Giustamente quei lavoratori saranno i primi a scappare o a rifiutarsi di partire per il tirassegno. Scortare i convogli con corazzati servirebbe a poco, se i miliziani di Muktada al-Sadr hanno imparato a combattere ‘alla Hezbollah’. Già l'RPG ‘Viper’ sovietico a doppia testata, che ha neutralizzato oltre una quarantina di carri armati israeliani, ha fatto la sua apparizione sul teatro iracheno. Né occorre, aggiunge Lang, che il taglio dei rifornimenti sia completo. Già una riduzione significativa della fornitura innescherebbe una ‘spirale verso il basso’ dell'apparato militare d'occupazione, già provato da una guerra di cinque anni con scarsi rincalzi. Insomma il Quarto Reich è immensamente meno efficiente del Terzo anche sul piano puramente militare…

    Intatta invece è la tracotanza. La Casa Bianca ha cominciato ad accusare il capo del governo fantoccio iracheno, che ha messo al potere solo a maggio, di non essere capace di sciogliere le milizie, ossia di non fare quello che non ha saputo fare l'esercito di occupazione USA. Nel suo ultimo incontro con il presidente iracheno Talabani, Bush ha detto che gli iracheni devono essere coscienti che ‘gli Stati Uniti saranno al loro fianco, [ma solo] finchè il governo continua a fare le dure scelte necessarie alla pacificazione…’. La frase, minacciosa, secondo alcuni prelude alla ‘sostituzione’ di Al-Maliki sul modello della sostituzione e assassinio del premier vietnamita cattolico Ngo Dinh Diem, organizzata dall'ambasciatore Cabot Lodge nel 1963. Il golpe, che doveva segnare la svolta, fu l'inizio della fine del Vietnam del Sud [3]. Forse sentendo la mala parata, un altro essenziale collaboratore della guerra neocon, il presidente pakistano Musharraf, ha cominciato a prendere le distanze, rivelando un altro episodio della tracotanza del Quarto Reich. A New York per l'assemblea generale dell'ONU, Musharraf ha raccontato nell'importante trasmissione della CBS, 60 Minutes, che poco dopo l'11 settembre 2001, l'ambasciatore ebreo-americano Richard Armitage minacciò di ‘bombardare il Pakistan fino a portarlo all'età della pietra’ se non cooperava nella lotta contro i Talebani. Come nota il sito francese Dedefensa, l'espressione usata da Armitage [‘To bomb back to the stone age’…] è tradizionale nel frasario americano, avendola inventata il generale Curtiss LeMay, il teorico dei bombardamenti a tappeto, e rivela, con la fede cieca nell'onnipotenza aerea in cui consiste l'intera strategia americanista, ‘l'ossessione di ridurre al grado zero della civiltà tutto ciò che non è americano, in modo che questo artefatto insopportabile rinasca conforme alle regole americaniste… la percezione americanista non può ammettere che esista qualche cosa di diverso, di altro dall'Americanismo…’ [4]



    George W. Bush con il presidente pakistano e quello afgano…

    Ciò che viene chiamato ‘americanismo’ [essenzialmente, la 'democrazia' come 'mercato', e il mercato globale superliberista…] sta anch'esso subendo una contestazione mondiale. La rivolta ungherese contro il premier socialista-blairiano Gyurcsany, che doveva fare ‘le riforme per la flessibilità’ e il ’risanamento finanziario’, ha qualcosa in comune con il golpe pacifico che in Thailandia, con l'appoggio del re e della popolazione [che ha offerto fiori ai soldati…] ha cacciato Takshin Shinawatra, il Berlusconi asiatico, vincitore delle elezioni sull'onda dell'ottimismo berlusconista dell'imprenditore al potere. E più che qualcosa in comune con l'ascesa di Chavez in Venezuela, la rivolta messicana di Oaxaca che contesta il vincitore delle elezioni, e la ribellione che cova in tutto l'Est europeo di fronte ai ‘risanamenti e alle riforme’ pretese da Bruxelles per entrare nell'Unione. Ciò che questi torbidi hanno in comune lo scrive Le Monde: ‘Sotto forme diverse, nazionalismo, populismo e frustrazioni causate dalle riforme economiche invadono la vita politica a Varsavia, Bratislava, Praga e Budapest…’. E' la rivolta contro l'ordine mondiale liberista, la sua corruzione, la sua iniquità e le sue promesse non mantenute di edonismo in serie, contro l'abbandono delle identità nazionali al ‘mercato’ e lo smantellamento dello stato sociale, ossia della solidarietà interna delle nazioni [5]…

    Solo una delle guerre del Quarto Reich continua a mietere successi: la ‘guerra della percezione’ [6], come dimostrano i media italiani ed europei, servi volontari della propaganda neocon, chiusi ad ogni voce alternativa. Perciò non troverete nei giornali nulla di simile all'analisi qui riportata. Ma le operazioni di guerra psicologica non hanno presa sugli agenti della CIA, che cominciano a dare segni di insubordinazione in USA. Sono loro che ne manovrano i trucchi e gli illusionismi. Da tempo corrono in USA propositi di un golpe militare ‘democratico’, fatto da militari, che salvi l'America dall'essere trascinata nella disfatta morale [e forse militare…] del Reich neocon. I segnali che vengono dalla CIA e dalla DIA possono preludere a qualcosa di simile?… A un colpo come quello con cui Stauffenberg e gli altri congiurati della Wehrmacht cercarono di salvare la Germania dalla caduta di Hitler?… Chi scrive è in grado di dire che, a Washington, c'è chi comincia a pensarci…

    Note…

    [1] Guy Dinmore, CIA refused to operate secret jails, Financial Times, 20 settembre 2006

    [2] Gareth Porter, US troops in Iraq are 'Teheran hostages', Asia Times, 22 settembre 2006

    [3] Edward Wong, Doubts rise on Iraqi premier's strength, New York Times, 20 settembre 2006

    [4] Une constante americaniste: vous bombarder 'back to the stone age', Dedefensa, 22 settembre 2006. L'espressione fu usata anche da Edward Luttwak, intervistato dal sottoscritto nel 1991. Gli USA stavano mobilitando da mesi contro Saddam [dispiegò allora mezzo milione di uomini…] e il sottoscritto chiese a Luttwak se poteva essere un bluff. Rispose testuale….

    …no, stavolta lo bombardiamo back thru the stone age, perché questo Saddam non si spende i petrodollari in puttane e champagne a Parigi, come fanno i principi sauditi… questo sta facendo centrali elettriche, ferrovie, strade, infrastrutture moderne!… in vent'anni farà dell'Iraq la prima potenza regionale e Israele non può permetterlo…

    [5] Anne Rodier, Turbulences en Europe centrale, Le Monde, 22 settembre 2006…

    … in due mesi l'estrema destra ha raggiunto il governo di coalizione in Slovacchia e in Polonia… i nostri paesi ne hanno abbastanza di tirare la cinghia e sopportare la tutela occidentale. … è ora di ritrovare i nostri valori e interessi nazionali…

    … dicono ad esempio i populisti cechi. E gli slovacchi hanno definito ‘ingiuste’ le condizioni imposta da Bruxelles. In Bulgaria sta avanzando un movimento nazionale-socialista, Ataka, il cui grido suona: ‘Restituiamo la Bulgaria ai bulgari’. La corruzione dei democratici e dei liberisti, sospira Le Monde, ‘ha reso rispettabile il populismo’. Non è un segreto che il termine ‘populismo’ significa, nella lingua di legno mondialista, fascismo…

    [6] Fa parte della ‘guerra di percezione’ il repentino e poco plausibile calo del barile di greggio. La benzina costa meno in USA e gli americani fanno risalire un poco le fortune di Bush nei sondaggi. Il carburante rincarerà sicuramente dopo il voto di novembre. Specie se avverrà l'attacco all'Iran. La manovra ribassista sul greggio si configura come il grado zero della civiltà ‘democratica’, l'estremo trucco della demagogia per sedurre un pubblico del più infimo livello…



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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  3. #453
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    Predefinito ... la 'Organizzazione Y' al lavoro [IX-a parte]...

    Il resoconto della tragedia dell’11 settembre e del ruolo cruciale svolto in quella occasione dalla ‘Organizzazione Y’ non sarebbe completo se non si parlasse anche della ‘tragedia nella tragedia’, vale a dire dell’incredibile vicenda del Flight 93, il quarto volo dirottato quel giorno. Il lettore stia pur certo che affronto questo argomento non senza angoscia, soprattutto al pensiero dei passeggeri e del personale di volo del Boieng 757 della United Airlines protagonista del dramma…




    Prima consiglio di rivedere il post seguente…

    http://www.politicaonline.net/forum/...&postcount=382

    … e quindi a tutti… buona lettura!…




    ore 8.01 a.m. - Il decollo del volo di linea Flight 93 della United Airlines dall’aeroporto di Newark alla volta di San Francisco è ritardato da una dozzina di altri velivoli presenti davanti a lui sulla pista di rullaggio. Il velivolo si staccherà da terra solo alle 8.42, vale a dire con oltre 40 minuti di ritardo [1], [2]. Secondo il Boston Globe questo ritardo sarà la causa principale del fatto che, dei quattro voli dirottati, il solo Flight 93 non porterà a termine la ‘missione’.

    ore 8.13 a.m. – Il volo Flight 11 della American Airlines è dirottato all’incirca a quest’ora. Secondo il controllo di volo il fatto si è verificato sopra la cittadina di Gardner, Massachusetts, circa 50 miglia ad ovest di Boston.

    ore 8.20 a.m. – Il volo di linea Flight 77 della American Airlines diretto a Los Angeles decolla dal Dulles International Airportdi Washington con dieci minuti di ritardo.

    ore 8.25 a.m. - Il controllo aereo di Boston notifica agli altri centri di controllo che il Flight 11 è stato dirottato, ma incredibilmente non informa il NORAD per alcuni minuti [3]. La questione è controversa. Per alcuni il NORAD è stato allertato alle 8.31 a.m., per altri alle 8.40 a.m. Perché il non sia stato allertato il NORAD contemporaneamente ai centri di controllo di volo rimane ancora oggi non chiarito. In ogni caso i controllori di volo incaricati di seguire il Flight 77 e il Flight 93 già alle ore 8.25 erano a conoscenza della situazione di emergenza creatasi.

    ore 8.31 a.m. – Il tenente colonnello Dawnw Deskins, in forza al NORAD, riferirà che il controllo aereo di Boston ha notificato l’avvenuto dirottamento del Flight 77 in questo momento, correggendo una sua precedente affermazione secondo la quale ciò è avvenuto alle ore 8.40 a.m. [4].

    ore 8.42 a.m. – L’aereo di linea Boing 757 Flight 93 della United Airlines diretto a San Francisco decolla dal Newark International Airport. A bordo vi sono il comandate Lason Dahl, 43 anni, di Littleton [Colorado], il primo ufficiale LeRoy Homer, 36 anni, di Marlton [New Jersey], 37 passeggeri e altri 5 membri di equipaggio [1],[2],[5]. Al momento della partenza prevista [ore 8.01 a.m.] l’aereo si trovava regolarmente pronto al via al Gate 17, allorché è stata data la priorità a 12 altri voli, cosicché il decollo è avvenuto solo alle ore 8.42 a.m. La United Airlines non ha mai fornito spiegazioni al riguardo.

    ore 8.43 a.m. – Al NORAD perviene la segnalazione che anche il Flight 175 è stato dirottato [6], [7], [8]. Ciò significa che da questo momento i controllori che seguono i voli Flight 77 e Flight 93 sono informati di quanto è accaduto sui voli Flight 11 e Flight 175.

    ore 8.46 a.m. – Un velivolo identificato poi come il Boeing 767 Flight 11 della American Airlines si schianta contro la ‘Torre nord’ del World Trade Center [3],[6],[10]. Poco dopo che la ‘Torre nord’ è stata colpita la FAA attiva una linea telefonica diretta con i Servizi Segreti tenendoli informati degli eventi successivi. Successivamente Cheney dichiarerà in una conferenza stampa : ‘I Servizi Segreti, in base ad un precedente accordo con la FAA, hanno aperto un collegamento telefonico subito dopo che il World Trade Center è stato…’ , fermandosi all’improvviso prima di terminare la frase [9]. Che cosa prevedeva lo strano ‘accordo’ tra i Servizi segreti e la FAA, messo in atto pochi secondi dopo l’incidente avvenuto al Wolrd Trade Center, sicuramente prima che qualunque notizia al riguardo potesse essere diffusa?… Secondo quanto dichiarato dal capitano Michael Jellinek del NORAD, subito dopo che il World Thread Center è stato colpito, è stato attivato un collegamento telefonico con il National Military Command Center [NMCC], situato all’interno del Pentagono lontano dal lato contro il quale si schianterà più tardi il [presunto] Flight 77 [4],[11],[12].

    ore 8.48 a.m. – Vengono trasmessi in Tv e alla radio i primi notiziari che riportano che un aereo ha colpito il World Trade Center [13]. Altri comunicati seguono pochi minuti più tardi.

    Intorno alle ore 9.00 a.m. – La United Airlines allerta tutti i propri aerei del pericolo di intrusione in cabina di pilotaggio e prescrive si prendano precauzioni per barricare le porte di accesso alle cabine. I piloti del Flight 93 accusano ricevuta del messaggio [14]. Tuttavia nessuno ha provveduto ad avvisarli di quanto era accaduto al World Trade Center e del fatto che altri aerei risultavano mancanti all’appello.

    ore 9.03 a.m. – Un aereo di linea identificato come il Flight 175 impatta contro la Torre sud del World Trade Center. Milioni di telespettatori assistono all’evento in diretta. Due F-15 decollati su allarme dalla base aerea di Otis si trovano ancora a 71 miglia di distanza, otto minuti di volo [3],[7],[10],[15].

    ore 9.15 a.m. – La American Airlines sospende il decollo dei propri aerei su tutto il territorio degli Stati Uniti. La United Airlines adotta la stessa misura cinque minuti dopo[16].

    ore 9.16 a.m. – La FAA informa il NORAD che il Flight 93 ‘potrebbe’ essere stato dirottato [7], [15]. Nessun caccia è fatto decollare in conseguenza di questa informazione, né ora né più tardi. Non è chiaro quanti dei caccia mandati ad intercettare il Flight 77 siano stati ‘dirottati’ poi sul Flight 93. La FAA non ha rivelato come fosse venuta a sapere del dirottamento del Flight 93. In realtà in quel momento sul Flight 93 tutto procede normalmente, tanto che dieci minuti dopo al check i piloti risponderanno ‘tutto ok’. Altro mistero dunque. A proposito di questo la Fox News riporterà alcuni giorni dopo : ‘… gli investigatori ritengono che in almeno uno dei voli, uno dei dirottatori si trovava in cabina di pilotaggio già prima del decollo…’ e che ‘… il voice recorder rivela che i piloti avevano riconosciuto il loro ‘ospite’ come ‘collega’ e che è consuetudine in questi casi che questi viaggi su uno dei sedili extra della cabina di pilotaggio…’[17]. Tutto il personale di volo e tutti i passeggeri dell’aereo di fatto nei minuti seguenti riferiranno della presenza di tre dirottatori, non di quattro. Il quarto dirottatore dunque si trovava in cabina fin dal momento della partenza?… se sì quando ha agito?… forse prima delle ore 9.00 a.m., allorché il Flight 93 è stato allertato del pericolo di intrusione nella cabina di pilotaggio ed ha confermato di aver ricevuto il messaggio?… Tutte domande cui si deve ancora fornire risposta…

    ore 9.25 a.m. – I piloti del Flight 93 rispondono al check del controllo di volo di Cleveland augurando ‘buon giorno’

    ore 9.26 a.m. – Jane Garvey, direttore della FAA: ‘… quasi subito dopo aver ottenuto l’ok dalla Casa Bianca, ho dato ordine del blocco a terra di tutti gli aerei sull’intero territorio nazionale, il che comportava la cancellazione di tutti i decolli e il rientro a terra di tutti gli aerei in volo nel minor tempo possibile. Un ordine del genere, mai emanato in precedenza dal tempo del primo volo di un aereo [1903], si applica ‘virtualmente’ ad ogni tipo di aeromobile, civile o militare o di soccorso…’ . Per i velivoli militari e ‘di soccorso’ l’ordine sarà annullato alle ore 10.31 a.m. Tuttavia ad un numero limitato di velivoli militari [la FAA non ha specificato quanti e quali…] è stato autorizzato il decollo nel corso di questo periodo di tempo [18]. Il segretario ai trasporti Norman Mineta dichiarerà più tardi: ‘Non appena mi sono reso conto dell’entità dell’attacco, ho contattato la Casa Bianca richiedendo l’emanazione di un ordine per la messa a terra di tutti gli aerei, immediatamente e senza eccezioni…’ [19]. In questo momento gli aerei in volo sul territorio degli Stati Uniti sono 4.456. Nei successivi 20 minuti atterrano circa 500 aerei. Un nuovo ordine di atterraggio urgente è messo alle ore 9.45 a.m. [11],[18]. A questo punto una domanda talmente ovvia da sfiorare la banalità: come si può pretendere che l’aviazione militare possa ‘rispondere’ in modo adeguato all’emergenza tenendo i propri aerei a terra?…
    All’incirca in questo momento sul Flight 93 tre ‘dirottatori’ si alzano e si cingono bandane rosse intorno alla testa. Due di essi si introducono in cabina di pilotaggio. Il terzo impugna un microfono e, in apparenza senza curarsi del fatto di essere udito dal controllo di volo, annuncia che vi è una bomba a bordo e che faranno ritorno in aeroporto. Il preciso istante in cui questo avviene è controverso: ‘… circa 40 muniti dopo il decollo…’ [1], [14],‘… circa alle ore 9.28 a.m…’ [Jere Longman, Among the Heroes, p. 208]

    ore 9.27 a.m. – Tom Burnett chiama la moglie Deena: ‘… sono sullo United Flight 93 da Newark a San Francisco. L’aereo è stato dirottato… siamo in volo [’we are in the air’…]… uno è già stato accoltellato… c’è una bomba a bordo… chiama l’FBI…’. Deena contatta subito il numero di emergenza 911. Il momento esatto della chiamata di Tom è anch’esso controverso: ‘… Deena ha preso nota di quanto le ha riferito Tom e dell’ora della chiamata: 9.27 a.m. [Jere Longman, Among the Heroes, p. 107], ‘… lei ricorda intorno alle 9.20 a.m…’ [5], ‘… ore 9.20 a.m. East Coast [14]. Deena ritiene che il marito abbia chiamato prima che la porta della cabina fosse forzata, dal momento che la sua voce è parsa ‘tranquilla’. Risulta inoltre che Tom disponesse di una attrezzatura del tipo di quelli usati dagli operatori telefonici, così che la sua chiamata può essere passata inosservata. La versione originale della conversazione di Tom sembra sia stata in parte ‘censurata’ . Longman riporta : ‘… siamo in volo… l’aereo è stato dirottato…. uno è già stato accoltellato… uno di loro ha una pistola…. dicono che vi è una bomba a bordo… per favore chiama le autorità…’ [Jere Longman, Among the Heroes, p. 107]. La differenza più significativa tra le due versioni riguarda ovviamente l’arma da fuoco. Sta di fatto che la chiamata di Deena al 911 è stata registrata e queste sono le sue parole : ‘… hanno appena accoltellato un passeggero e vi sono armi a bordo dell’aereo… [Jere Longman, Among the Heroes, p. 108]. Questa è la prima delle oltre 30 chiamate telefoniche provenienti dal Flight 93 quel giorno.

    ore 9.28 a.m. – Sul Flight 93 ‘si registrano i primi segnali di problemi’. I controllori di volo odono chiaramente ‘urla e tafferugli’ attraverso un microfono lasciato aperto. Si sentono anche persone che comunicano fra loro in lingua araba [3]. Sempre trasmesso dal microfono lasciato aperto si sente distintamente get out of here!…, accompagnato da rumori di rissa sullo sfondo. La cosa prosegue per quattro minuti durante i quali si odono più volte, insieme a frasi non in lingua inglese, espressioni come ‘bomba a bordo’, ‘state calmi’, ‘nostre richieste’ [1], [20]. Anche Newsweek riferisce così, ma sostiene che ciò è avvenuto alle ore 9.58 a.m. : ‘… le ultime parole registrate nella cabina di pilotaggio sono di un tizio, probabilmente uno dei dirottatori, che urla ‘fuori di qui!…’. Quindi rumori di colluttazione. Quindi silenzio…’ [2]

    ore 9.30 a.m. – La United Airlines comunica a tutti i suoi aerei in volo l’ordine di atterrare. La American Airlines fa lo stesso cinque minuti dopo [16]. A questo punto i controllori di volo sospettano [erroneamente] che il Delta Flight 1989, anch’esso in volo sulla Pennsylvania poche miglia ad ovest del Flight 93, sia stato dirottato in quanto non sono sicuri da quale dei due voli provengono i rumori. La lista dei ‘voli sospetti’ prende così ad allargarsi e questo aumenta la confusione al quartier generale della FAA. Ulteriori false comunicazioni fanno sì che l’incertezza su che cosa stia avvenendo a bordo del Flight 1989 permane anche dopo che si è accertato che i rumori uditi provenivano dalla cabina di guida del Flight 93. Il Flight 1989 atterrerà all’aeroporto di Cleveland alle ore 10.10 a.m. In totale altri 11 voli saranno ritenuti ‘sospetti’ oltre a quelli effettivamente dirottati [21]

    ore 9.31 a.m. – Il voice recorder del Flight 93 registra la voce di un dirottatore che ordina ad una donna di restare seduta. La donna, presumibilmente una assistente di volo, implora ‘no!… no!… non voglio morire!…’. Quando a Patrick Welsh, marito dell’assistente di volo Debbie Welsh, riferiranno che la donna che implorava era probabilmente sua moglie, assistente di volo in prima classe, Patrick dichiarerà : ‘…conosco Debby e so bene che lei non avrebbe ceduto mai…’ [Jere Longman, Among the Heroes, p. 207]

    ore 9.34 a.m. – Tom Burnett chiama per la seconda volta la moglie Deena e dice ‘… [i dirottatori] sono in cabina di pilotaggio…’. Ha ascoltato il polso dell’uomo che è stato accoltellato [poi identificato come Mark Rothemberg, il quale occupava il sedile 5B, accanto al suo…] e ha stabilito che è morto. Deena gli accenna a quanto è successo al World Trade Center e lui esclama ‘… mio Dio, è una missione suicida!…’. Ad un certo momento, mentre stanno parlando, lui dice che l’aereo sta cambiando rotta. Deena è in costante contatto con l’FBI e un poliziotto siede accanto a lei. Anche stavolta Deena prende nota dell’ora [Jere Longman, Among the Heroes, p. 110]

    ore 9.35 a.m. – Il Flight 93 sale di quota senza autorizzazione [3], [21]

    ore 9.36 a.m. – Nei pressi di Cleveland il Flight 93 compie una virata di 180 gradi, rilevata dai radar del controllo di volo, al termine della quale si dirige in direzione di Washington [3], [14], [20]. Ora stimata di arrivo sulla capitale: 10.28 a.m. [Jere Longman, Among the Heroes, p.78]

    ore 9.37 a.m. – Jeremy Glick chiama dal Flight 93 la moglie Lyz. Jeremy descrive i dirottatori come ‘mediorientali, probabilmente iraniani’. Portano bandane rosse e tre di loro si trovano in cabina di pilotaggio. Jeremy è seduto in fondo all’aereo, spinto là insieme alla maggior parte dei passeggeri. I dirottatori hanno detto di avere una bomba con loro, una scatola con una specie di nastro rosso attorno. Dice che l’aereo sta tornando indietro. I familiari di Jeremy chiamano immediatamente il 911 su di un’altra linea. La polizia dello stato di New York si inserisce nella chiamata. Jeremy apprende delle Twin Towers. Lo stesso è per altre persone all’incirca nello stesso momento. Il telefono di Jeremy rimarrà connesso fin quasi alla fine. Secondo alcuni la telefonata di Jeremy è partita alle 9.37 a.m. [20] [Jere Longman, Among the Heroes, p.143]. Secondo altri ‘appena prima delle 9.30 a.m.’ [14]

    ore 9.38 a.m. – Un velivolo, identificato come il Flight 77 della American Airlines, si disintegra contro il Pentagono. Circa 125 persone rimangono uccise o disperse [1], [3], [7], [15], [20], [21]

    ore 9.39 a.m. – Uno dei dirottatori del Flight 93 pronuncia un comunicato ai passeggeri che, probabilmente senza che questi lo sappia, è trasmesso per radio : ‘Salve a tutti, parla il comandante. Vi preghiamo di restare seduti. C’è una bomba a bordo. Stiamo tornando in aeroporto. Ora che lo sapete vi preghiamo di stare tranquilli…’ [1], [5], [Jere Longman, Among the Heroes, p. 209]

    ore 9.41 a.m. – Dal Flight 93 Marion Bitton chiama un amico. Dice che due persone sono già state assassinate e aggiunge che l’aereo ha virato e sta tornando indietro [14]
    Il transponder del Flight 93 cessa la trasmissione. Da questo momento in poi il controllo di traffico aereo continuerà a registrare la traccia radar ma mancherà l’informazione dell’identità e della quota dell’aereo.

    ore 9.42 a.m. – Dal Flight 93 Mark Bingham chiama la madre Alice. Vi sono due versioni differenti sul contenuto della telefonata. Il Boston Globe [1], riporta le prime parole di Mark…

    ‘Mom, this is Mark Bingham. I want to let you know that I love you. I'm calling from the plane. We've been taken over. There are three men that say they have a bomb… [‘Mamma, sono Mark Bingham.Voglio che tu sappia che ti voglio bene. Chiamo dall’aereo. Siamo stati presi in ostaggio. Ci sono tre uomini che dicono di avere una bomba…’].

    Il Pittsburg Post-Gazette [14] riporta invece anche altre parti della conversazione tra Mark e Alice…

    Mark: Mom?… This is Mark Bingham… I want to let you know that I love you. I'm on a flight from Newark to San Francisco and there are three guys who have taken over the plane and they say they have a bomb… [‘Mamma?… sono Mark Bingham... voglio che tu sappia che ti voglio bene… Sono sul volo da Newark a San Francisco e ci sono tre uomini che dicono di avere una bomba…’]

    Alice: Who are these guys?… [‘Dove sono questi tre uomini?…]

    There was a pause. Hoglan heard murmurs of conversation in English. Mark's voice came back [Vi è una pausa. Alice ode mormorii di sottofondo in inglese. Poi Mark torna a farsi sentire…’]

    Mark: You believe me, don't you?…[‘Tu mi credi, non è vero?…’]

    Alice: Yes, Mark. I believe you. But who are these guys?… [Sì Mark, ti credo. Ma chi sono questi uomini?…]

    There was a pause. Alice heard background noise. The line went dead.[‘Altra pausa. Alice sente rumore in sottofondo. Poi cade la linea…’]

    In entrambe le versioni della telefonata, Mark si rivolge alla mamma Alice qualificandosi come ‘Mark Bingham’… vale a dire con nome e cognome. La cosa non sarebbe poi così singolare se non conoscessimo la telefonata che Mark ha fatto due ore prima all’amico che lo ha accompagnato correndo in aeroporto dopo che si era svegliato tardi quella mattina ed aveva rischiato di perdere l’aereo. La telefonata è stata fatta da Mark, seduto sul posto 4-D del Boeing 757 UA-93, all’amico Matthew Hall con il cellulare alle ore 7.40 [14]…

    Hey, it's me!… thanks for driving so crazy to get me here!… i'm in first class, drinking a glass of orange juice!… [‘Hey, sono io!… grazie per essere stato così pazzo da portarmi qui!… sono in prima classe e sto bevendo un bicchiere di succo d’arancia!…]

    Può essere certo che Mark fosse un tipo impressionabile e quanto accaduto lo abbia sconvolto al punto di cambiare drasticamente non solo il modo di esprimersi, ma anche il carattere. Sta di fatto però che se ‘il Mark’ che ha chiamato dal Flight 93 fosse stato veramente ‘lui’, la mamma se ne sarebbe accorta di certo e non si sarebbe insospettita…

    ore 9.44 a.m. – Secondo quanto riferito dal pilota di F-16 nome in codice Honey, qualche istante dopo che il suo caccia si è schierato in difesa del perimetro di Washington, il comandante di squadriglia ha ricevuto un messaggio riguardante il Flight 93 non pervenuto agli altri due piloti. A quanto pare il messaggio specificava che la difesa della Casa Bianca era per loro ‘assolutamente prioritaria’. Honey afferma che il contenuto del messaggio ‘…era all’incirca questo: tenete presente dove sta [il Flight 93] e che può diventare un bersaglio’. L’altro pilota [nome in codice Lou…] afferma che il capo squadriglia [non nominato] gli ha rivelato : ‘… penso siano stati i Servizi Segreti a passarmi questa informazione…’ [Jere Longman, Among the Heroes, p. 222]. Sia Lou sia Honey negano di aver ricevuto quel giorno l’autorizzazione a sparare contro un qualsivoglia aereo. Anche tenendo in conto l’ordine ricevuti di ‘proteggere ad ogni costo la Casa Bianca’, resta il fatto evidente che neppure uno dei tre F-16 è stato mandato a ‘dare un’occhiata’ al Flight 93 anche dopo che si è stabilito con certezza che era stato dirottato…

    ore 9.45 a.m. – Tom Burnett chiama per la terza volta la moglie Deena. Lei lo informa dell’incidente del Pentagono. Tom accenna alla ‘bomba’ e dice : ‘… non penso che hanno veramente una bomba…. ci hanno solo detto di averla…’. Dice poi che i dirottatori stanno discutendo tra loro se far schiantare o no l’aereo a terra. Aggiunge poi che lui e altri [a group of us…’] ‘hanno un piano’ [Jere Longman, Among the Heroes, p. 111]. Anche in questo caso la conversazione è seguita dagli uomini dell’FBI.
    Ben Sliney, National Operation Manager della FAA, ordina la ‘messa a terra’ dell’intero parco aereo nazionale. Tutti i voli in tutti gli aeroporti degli Stati Uniti sono cancellati. In questo momento 3949 aerei si trovano ancora in volo. Sliney prende questa decisione senza consultare il capo della FAA Jane Garvey, il segretario ai trasporti Norman Mineta o altri ma tutti successivamente approvano [7], [21]. Il Washington Post riporta che in realtà è stato il segretario ai trasporti Mineta a contattare Monte Belger alla FAA dicendo: ‘Monte, porta giù tutti gli aerei…’, ma aggiungendo anche ‘… a discrezione dei piloti…’ [22].

    ore 9.46 a.m. – Stando alla registrazione del voice recorder del Flight 93 in questo momento uno dei dirottatori dice ad un altro: ‘… riportami quei tipi…’. Sembra l’ordine di riportare in cabina il pilota, anche se non è chiaro se si tratta del pilota vero e proprio oppure del pilota dirottatore. Gli investigatori non sono certi se in questo momento il pilota della United Airlines sia morto o ancora vivo [Jere Longman, Among the Heroes, p. 208]. Comunque sia la presenza di due dirottatori in cabina di pilotaggio conferma che i dirottatori sono stati quattro e non tre e che uno di essi era in cabina già prima. I passeggeri infatti parlano di tre uomini, due dei quali sono rimasti a guardia degli stessi.

    ore 9.47 a.m. – Sul Flight 93 Jeremy Glick è sempre al telefono con la moglie Lyz. Dice che I passeggeri stanno mettendo ai voti l’alternativa se cercare o no di impadronirsi dell’aereo. Lyz gli risponde :’… caro, devi farlo!…’. Glick dice alla moglie che i dirottatori non dispongono di armi da fuoco ma solo di coltelli e aggiunge in tono scherzoso :’… anch’io ho con me il coltellino da campeggio…’ [14]. Questo sembra contraddire dunque le dichiarazioni precedenti che parlavano di un pistola a bordo. Il voice recorder né ore né dopo registrerà alcuno sparo. Lyz ha l’impressione che il dirottatore che tiene con sé la bomba potrebbe essere facilmente neutralizzato [Jere Longman, Among the Heroes, p. 153-154]

    ore 9.48 a.m. – A Washington comincia l’evacuazione del Campidoglio, 24 muniti dopo che la FAA ha comunicato che un aereo dirottato è diretto verso la capitale. Il senatore Tom Dashe, leader della maggioranza al Senato, dichiarerà più tardi: ‘… alcuni poliziotti hanno fatto irruzione in aula e hanno urlato che eravamo sotto attacco. Non abbiamo potuto far altro che incamminarci di buone lena verso l’uscita…’ [4]. Nell’ipotesi che l’obiettivo assegnato al Flight 93 fosse proprio il Campidoglio, se non vi fosse stato il ritardo di 40 minuti alla partenza del volo vi è da ritenere che molti senatori sarebbero stati uccisi.

    ore 9.49 a.m. – La FAA ordina l’evacuazione della torre di controllo di Pittsburgh. Pochi minuti prima il controllo aereo di Cleveland ha chiamato i colleghi di Pittsburgh dicendo loro che un aereo non identificato si stava dirigendo verso Pittsburgh e non rispondeva alle chiamate [23]. Non risulta che la FAA abbia dato spiegazione sui motivi dell’ordine di ‘evacuazione’ dato ai controllori di Pittsburgh. Ad accrescere le ‘perplessità’ per questo ‘ordine’ decisamente singolare contribuisce certamente l’allerta trasmesso due minuti prima dal controllo di Cleveland che segnalava un ‘aereo non identificato’ diretto proprio verso Pittsburgh. Che detto aereo non fosse il Flight 93 è certo poichè a quest’ora il transponderdi quest’ultimo era ancora acceso. Un bel mistero in più!…

    ore 9.50 a.m. – L’assistente di volo Sandra Bradshaw chiama il marito dal Flight 93. Parole di Sandra: ‘… hai sentito che cosa sta succedendo?… il mio volo è stato dirottato… sull’aereo ci sono tre individui armati di coltelli… in fondo all’aereo stanno riempiendo brocche d’acqua bollente… tutti stanno correndo verso la prima classe e devo andare… addio!…’ [1], [14].
    Poco dopo l’arrivo dei caccia da Langley, altre tre F-16 provenienti da Andrews sono sul cielo di Washington. Uno è pilotato dal maggiore Billy Hutchinson. Un altro F-16 pilotato dal tenente colonnello Marc H. Sasseville [nome in codice Lucky si aggrega poco dopo. Questo è il solo velivolo F-16 armato. Inoltre altri tre F-16 decolatti da Langley stanno per giungere su Washington [24]. Per motivi del tutto sconosciuti, di tutti questi F-16 non uno è inviato incontro al Flight 93

    ore 9.53 a.m. – La NSA intercetta una telefonata di un luogotenente di bin Laden operante in Afghanistan diretta della Repubblica di Georgia. Il chiamante afferma di avere ‘importanti buone notizie’ e che un altro obiettivo sta per essere colpito. Il capo della CIA Tenet riferisce a Rumsfeld due ore dopo [25]. La telefonata si riferiva al Flight 93?… se sì, come poteva il tipo in Afghanistan sapere che il Flight 93 aveva ritardato la partenza di 40 minuti, era ancora in aria e in mano ai suoi?… c’era un canale aperto tra i dirottatori e l’organizzazione all’esterno?…
    In cabina di pilotaggio del Flight 93 i dirottatori si rendono conto del tentativo di rivolta dei passeggeri. Uno di essi impugna un’ascia per l’apertura delle porte in caso di incendio con l’intenzione di usarla contro i passeggeri [Jere Longman, Among the Herpes, p. 209-210]

    ore 9.54 a.m. – Tom Burnett chiama la moglie Deena per la quarta e ultima volta. In un prima versione di questa chiamata egli dice: ‘… so che andiamo a morire… tre di noi stanno cercando di fare qualcosa…’ [1]. In una successiva e più completa versione si aggiungono le parole seguenti : ‘… tocca a noi… penso dobbiamo farlo… non preoccuparti, faremo qualche cosa… ‘. Anche in questo caso Deena ha annotato l’ora: 9.54 a.m. [Jere Longman, Among the Heroes, p. 118].

    ore 9.56 a.m. – A bordo dell’Air Force One George W. Bush parla al telefono con il suo vice Cheney. Questo raccomanda al presidente che autorizzi l’abbattimento dell’aereo in mano ai dirottatori. ‘… ti dico che questo devi fare…’. Successivamente Bush dichiarerà : ‘… abbiamo discusso brevemente ma nulla di più…’ [22], [25]. Il Flight 93 da questo momento è ‘autorizzato’ ad essere abbattuto. Se prendere questa decisione è stato così semplice perché non è stata presa prima?… soprattutto perché non è stata presa già con il Flight 77 prima che si schiantasse sul Pentagono?…
    In questo stesso momento un non meglio identificato ‘qualcuno’ dei Servizi Segreti comunica per radio ai piloti degli F-16: ‘Dovete difendere ad ogni costo la Casa Bianca…’ [26].
    Nel bunker sotterraneo della Casa Bianca un militare chiede al vice presidente Cheney: ‘C’è un aereo a 80 miglia di distanza. Un caccia è in quella zona. Deve intervenire?…’. Cheney risponde prontamente ‘Yes!…’ [22]. Un F-16 posto a difesa di Washington è inviato incontro al Flight 93 [14]. Un differente versione recita invece così: ‘I caccia più vicini [al Flight 93] sono due di quelli impegnati in precedenza nell’esercitazione presso la Selfridge Air National Guard Base di Detroit. ‘E’ stato loro ordinato di dirigersi verso il Flight 93 senza alcun tipo di armamento a bordo. Evidentemente hanno ipotizzato che, nel caso non fossero riusciti a convincere il Flight 93 ad atterrare, lo avrebbero speronato…’ [4]. Dal momento che in questo momento sopra Washington volavano non meno di una dozzina di caccia, perché sono stati mandati proprio questi?… in ogni caso Cheney alla domanda se era necessario l’ingaggio dell’aereo dirottato aveva in due occasioni risposto chiaramente ‘sì’ [22]. Montague Winfield, in forza al centro di comando del Pentagono, dirà poi : ‘Ad un certo punto il momento di contatto [tra i caccia e il Flight 93] è arrivato ma nulla è accaduto. Potete immaginare a questo punto il livello di tensione che vi era all’NMCC…’ [4]. I piloti in quel momento sopra Washington che successivamente hanno rilasciato dichiarazioni, affermano unanimemente di non aver sentito del Flight 93 o di altri aerei precipitati in Pennsylvania fino al loro ritorno alla base [Jere Longman, Among the Herpes, p. 222]. Eppure vi sono chiari elementi che indicano che dei caccia sono stati inviati incontro al Flight 93, e tra questi le dichiarazioni del vice presidente. Forse i caccia provenivano da qualche altra base?…

    ore 9.57 a.m. – Uno dei dirottatori in cabina di pilotaggio chiede se ‘è tutto ok’, riferendosi alla situazione fuori della cabina. ‘E’ battaglia…’, risponde un altro dirottatore [Jere Longman, Among the Heroes, p.210]. l’analisi del flight recorder porta a concludere che la ‘rivolta’ dei passeggeri ha avuto inizio nella parte anteriore dell’aereo [dove stavano seduti Bingham e Burnett…] un minuto prima rispetto alla parte posteriore [dove stava seduto Beamer…] [27]. La versione ufficiale ipotizza che i passeggeri del Flight 93 abbiano forzato l’ingresso in cabina di pilotaggio facendosi scudo con vassoi portavivande e la prova è data dall’analisi digitale della registrazione del voice recorder, nella quale si odono rumori di piatti e stoviglie alle ore 9.57 a.m. [2]

    ore 9.58 a.m. – Todd Beamer termina la sua lunga conversazione telefonica comunicando l’intenzione di ‘assalire’ il dirottatore che ha con sé la bomba. Nel sottofondo l’operatore telefonico [Beamer ha comunicato per tutto il tempo usando il proprio telefono cellulare…] ode distintamente urla femminili come ‘Dio mio!…’ e ‘Che il Cielo ci aiuti!…’. Beamer lascia cadere il cellulare ma la connessione resta in piedi. Si ode la sua ultima celebre frase: ‘… siete pronti ragazzi?… andiamo!…’ [Jere Longman, Among the Heroes, p. 204], [4], [14]
    L’assistente di volo CeeCee Lyles riesce all’ultimo minuto a parlare al telefono con il marito: ‘… l’aereo va giù!…’. ‘… che cosa?…’, risponde lui. ‘… stanno attuando il loro proposito e forzano la porta della cabina…’. Un momento dopo : ‘… sì ce la fanno, ce la fanno!…’. Il marito di CeeCee sente un gran fragore di sottofondo e subito dopo ‘un fruscio come di un forte vento…’. Un momento dopo la comunicazione si interrompe [14].
    Sandy Bradshaw ha ancora il tempo di dire al marito : ‘… tutti stanno correndo in prima classe… devo andare anch’io…. addio…’ [1],[14].
    Un uomo chiama con il cellulare il 911 dalla toilette dell’aereo gridando: ‘… siamo stati dirottati, siamo stati dirottati!…’. Quindi si è udita una sorta di esplosione e lui non ha più parlato. Un minuto dopo la linea è definitivamente caduta [4]. Gli investigatori ritengono si tratti di Edward Felt, il solo passeggero al quale non è stata addebitata la conversazione telefonica. Felt sedeva in prima classe, così probabilmente ha chiamato dalla toilette anteriore dell’aereo [Jere Longman, Among the Heroes, p.193-194-196]. La persona con la quale Felt ha parlato non ha avuto il permesso di parlare con i media. La menzione dell’esplosione è stata successivamente rimossa dalla sua testimonianza [28]. Se tutto questo è vero, perché è così importante aver negato l’esplosione a bordo del Flight 93 dopo che per mesi è stata riportata sui giornali di tutto il mondo?…

    ore 9.59 a.m. – La ‘Torre sud’ del World Trade Center collassa [4], [10], [22]

    ore 10.00 a.m. – Una stazione televisiva annuncia che si osserva del fuoco nell’edificio del Dipartimento di Stato. La notizia è ripetuta alle ore 10.20 a.m. e poi alle ore 10.33 a.m., aggiungendo che l’incendio è stato causato da un’autobomba. Il vice segretario di stato Richard Armitage vede questo alla televisione, corre fuori dall’edificio, non vede nulla e chiama i colleghi informandoli che la notizia è falsa [29]
    Elisabeth Wainio comunica al telefono con la nonna : ‘… nonna, abbiamo sfondato la porta della cabina… devo andare… addio…’. La comunicazione si interrompe subito dopo. La nonna di Elisabeth affermerà poi che la chiamata è durata circa dieci minuti, durante i quali Elisabeth le è sembrata come in trance, quasi rassegnata alla morte, con un respiro anormale. Ad un certo punto ha detto anche che ‘sentiva di lasciare il proprio corpo’ [14]
    Bill Wright sta volando su di un piccolo aereo [un Piper monorotore…] allorché i controllori di volo gli chiedono di guardarsi intorno. Bill scorge il Flight 93 tre miglia lontano ed è abbastanza vicino per distinguere i colori della United Airlines. Il controllo di volo gli chiede la quota a cui vola l’aereo, quindi gli ordina di allontanarsi al più presto. Bill osserva l’aereo andare su è giù tre o quattro volte prima di allontanarsi dall’area. Ha poi ipotizzato che ciò era dovuto alla violenta colluttazione in corso in quel momento tra i dirottatori e i passeggeri [30]. Certo che di tutti i ‘misteri’ dell’11 settembre, la comparsa sulla scena di Bill e del suo ‘piccolo aereo’ è un ‘mistero tra i misteri’. Cosa ci faceva Bill in aria dopo l’ordine generale ‘aerei a terra’ emanato dalla FAA?... da quando in qua il controllo di traffico aereo si serve di ‘piloti della domenica’ per il controllo del cielo?… e poi perché invece al posto di Bill non si è mandato un F-16?…
    Circa 10 minuti dopo che il primo F-16 proveniente dalla Andrews Air Force Base ha raggiunto Washington, ne arrivano altri due, i primi provenienti di quella base armati di missili [24]. Alle ore 10.00 a.m. sono dunque almeno cinque gli F-16 dotati di missili in volo sopra Washington. Ciò non ostante alle 10.32 Cheney comunicherà a Bush che l’Air Force One non può atterrare a Washington per ragioni di sicurezza e ci vorrà ancora un’ora e mezza prima di trovare dei caccia per scortare l’aereo del presidente [22]. In definitiva quindi Gorge W. Bush potrà rientrare nuovamente in possesso dei suoi effettivi poteri solo dopo mezzogiorno, vale a dire dopo che tutto si è concluso.

    ore 10.00-10.06 a.m. – In questo decisivo lasso di tempo non si registrano più chiamate telefoniche dal [/i]Flight 93[/i]. La cosa è confermata dai tabulati di traffico cellulare nella zona, che registrano una drastica riduzione di chiamate proprio a partire dalle ore 10.00. Anche dal telefono di Todd Breamer, che pure era rimasto connesso dopo il suo ‘alla carica!…’ [‘… siete pronti ragazzi?… andiamo!…’] solo silenzio. Evidentemente in coda all’aereo tutto di colpo è tornato tranquillo [Jere Longman, Among the Herpes, p.218]. Unica eccezione è Richard Makely, in ascolto tramite il telefono di Jeremy Glick lasciato aperto quando questi si è unito ai passeggeri lanciati all’attacco dei dirottatori. Un giornalista riporta sommariamente quanto Makely ha ‘sentito’ : ‘Ultimi due minuti. Silenzio totale interrotto da un urlo. Poi lungo silenzio totale interrotto da alcune urla. Alla fine un suono metallico. Poi più nulla…’ [31]. La seconda pausa di silenzio dura dai 60 ai 90 secondi [Jere Longman, Among the Heroes, p.219]. Dalle ore 10.00 a.m. in poi il voice recorder registra solo sibilo di vento [12], [Jere Longman, Among the Heroes, p. 270-271]. ‘Il solo rumore registrato in cabina dal voice recorder è stato il rumore del vento, il che suggerisce che nella fusoliera dell’aereo si era aperta una falla…’ [28]. Si è creata una falla che ha depressurizzato la cabina di pilotaggio?… Nell’ipotesi che i passeggeri fossero siano riusciti ad impadronirsi dell’aereo vi è da dire che almeno un passeggero, Don Greene, era un pilota professionale e un altro, Andrew Garcia, un ex-controllore di volo [14], [29]. Qualcosa dunque si sarebbe potuto fare. In ogni caso sull’assoluto silenzio, interrotto solo dal sibilo del vento, è difficile fare una ipotesi che non sia l’improvvisa ‘scomparsa’ di tutte le persone che erano a bordo del Flight 93, passeggeri, personale di volo e dirottatori. In altre parole: che diavolo è successo sul Flight 93 dalle ore 10.00 a.m. in poi?…

    ore 10.01 a.m. – La FAA ordina il decollo su allarme degli F-16 della base aerea di Toledo [Ohio]. In questa base di norma non vi sono caccia pronti al decollo su allarme e ciò non ostante 16 muniti dopo gli F-16 sono in aria con l’armamento al completo. Un response time veramente eccezionale… peccato che a quell’ora il Flight 93 si è schiantato già da 10 minuti… [32]. Il NORAD ha successivamente chiarito di non aver ordinato il decollo dei caccia dalla base più vicina all’aereo dirottato perché ‘è uso’ da parte sua far ricorso alle basi che appartengono alla NPRAD Defensive Network [sette in tutto il territorio degli Stati Uniti…]. Tenuto però conto che l’ordine di decollo poteva gia essere dato un’ora prima, c’è da presumere che se si fosse fatto ciò gli F-16 di Toledo avrebbero avuto tutto il tempo di intercettare il Flight 93

    ore 10.03 a.m. – Secondo il governo degli Stati Uniti il Flight 93 si è schiantato alle ore 10.03 a.m. [15]. Il voice recorder opera di norma registrazioni della durata di 30 minuti, il che significa che al termine di una registrazione si cambia il nastro e ne inizia una ‘nuova’. La registrazione che il governo ha permesso di divulgare inizia alle ore 9.31 a.m. e dura 31 minuti [7], [Jere Longman, Among the Heroes, p. 206-207]. Essa pertanto termina un minuto prima del crash time ‘ufficiale’. Uno specifico studio condotto dalla US Army ha tuttavia accertato che l’impatto è avvenuto alle ore 10.06:05 [33]. La discrepanza non trascurabile, al punto che la Philadelphia Daily News ha scritto su questo punto un articolo intitolato Three Minute Discrepancy in Tape [34], nel quale si afferma che se l’ora dell’impatto indicata dalla US Army [1005…] è vera, allora significa che il governo non vuole fornire spiegazioni su quanto è accaduto nei tre minuti successivi alle ore 10.03 a.m. Ai dubbi sollevati dal Philadelphia Daily News possiamo tranquillamente aggiungere la domanda seguente: se la conclusione dello ‘studio’ della US Army è corretta, che fine hanno fatto gli ultimi quattro minuti di registrazione del voice recorder?…

    Prima delle ore 10.06 a.m. – La CBS riporta che due F-16 sono in coda al Flight 93 [35]. Pochi giorni dopo un controllore di volo del New Hampshire, ignorando l’ordine di silenzio stampa, riferirà che ‘un F-16 ha raggiunto il Flight 93, ha compiuto una virata e gli si è messo in cosa…’ e ha aggiunto ‘… il pilota dell’F-16 deve aver visto tutto…’
    Nella piccola cittadina di Boswell, situata circa 10 miglia a nord e leggermente a ovest del punto di impatto del Flight 93, Rodney Peterson e Brandon Leventry notano un jet passeggeri che vola a 2.000 piedi di altezza. La presenza di un aereo di quelle dimensioni che vola a quota così bassa in quell’area è del tutto alquanto insolito. L’aereo prosegue in direzione sud in lenta discesa. Cinque muniti dopo i due apprendono dal notiziario che l’aereo si è schiantato. Altri testimoni descriveranno poi l’aereo in volo su rotta est-sud-est, lento e traballante [29], [Jere Longman, Among the Herpes, p.205-206]. Notare il fatto che Peterson e Brandon, affermando che l’aereo è precipitato ‘cinque minuti dopo’, di fatto supportano la tesi che l’impatto è avvenuto in realtà alle ore 10.06 a.m. L’ondeggiamento delle ali potrebbe significare che i dirottatori erano impegnati a respingere l’assalto dei passeggeri o che questi fossero alla guida dell’aereo. In ogni caso il dettaglio essenziale è che Peterson, Brandon e altri abitanti di Bosweel hanno affermato concordemente che l’aereo procedeva ‘in lenta discesa’ , e questo è poco compatibile con altri elementi che esaminiamo più tardi.
    Numerosi altri testimoni osservano il Flight 93 prima dell’impatto…

    - Terry Butler, Stoystown, vede un aereo uscire dalle nubi e scendere lentamente verso terra. ‘Si muoveva in una maniera che non potete crederci. Ad un certo punto ha fatto una specie di ‘giro della morte’ verso destra, dopo di che è scomparso oltre un torrente. Pochi secondi dopo ho udito lo schianto…’ [36]
    - Ernie Stuhl, scheriffo di Shanksville : ‘Conosco due persone, non voglio fare nomi, che hanno visto un missile. Tutti e due abitano qui vicino, circa duecento yard. Uno ha prestato servizio in Vietnam ed ha già visto cose del genere. Secondo quello che ho sentito l’F-16 era vicino, molto vicino…’ [34]
    - Laura Temyer, Hooversville : ‘Non ho visto l’aereo ma ho sentito I motori. Quindi ho sentito un grosso boato seguito dagli echi prodotti dalle colline circostanti. Ho udito poi distintamente ancora rumore di motori di aereo, poi altri due boati e dopo più nulla…’. La Temeyr ha poi insistentemente dichiarato che alcuni agenti della polizia di stato le hanno detto in privato che l’aereo è stato abbattuto e che la violenta decompressione spiega il fatto che i rottami sono stati proiettati a grande distanza [34]
    - Charles Sturz, abitante a mezzo miglio dal luogo dell’impatto, ha visto l’aereo allontanarsi in direzione sud-est con i motori accesi. Non ha visto fumo. ‘Faceva un baccano tremendo e sembrava volesse girare sotto sopra…’
    - Michael Merringer, abitante a due miglia dal luogo dell’impatto: ‘Ho udito due volte fragore di motori, quindi un grande boato…’
    - Tim Lensbouer, in quel momento a 300 yard la luogo dell’impatto : ‘L’ho sentito per 10 o 15 secondi e faceva rumore come se dovesse sputare l’anima…’ [14]
    - Rob Kimmel, diverse miglia lontano dal luogo dell’impatto, ha visto l’aereo che volava in modo irregolare, sbandando fortemente a destra. Era a circa a 200 piedi dal suolo quando ha oltrepassato la cresta di una collina a sud-est. ‘Ho visto solo la parte sopra dell’aereo, non la parte sotto…’ [Jere Longman, Among the Heroes. p. 210-211]
    - Eric Peterson, Lambertsville, ha visto un aereo che procedeva a quota insolitamente bassa. Sembrava andare su e giù e quindi è scomparso dietro una fila di alberi [14]
    - Bob Blair, Stoystown, ha visto l’aereo scendere a spirale prima dello schianto e quindi sparire dietro una fila di alberi
    - Un testimone anonimo afferma di aver udito due forti boati prima che l’aereo virasse a 90 gradi verso il basso [37]
    - Un altro testimone anonimo ha visto l’aereo sopra la sua testa. Faceva un rumore acuto, assordante. Quindi ha compiuto una brusca virata in basso a novanta gradi ed è precipitato [37]
    - Tom Fritz, circa un quarto di miglio lontano dal luogo dell’impatto, ha sentito un suono ‘che sembrava riempire il cielo’. ‘E’ precipitato come una pietra e non ho potuto vedere i colori…’ [36]
    - Terry Butler, poche miglia a nord di Lambertsville: ‘E’ sceso giù dalle nubi… ha poi cercato di risalire ma è sbandato a destra ed è precipitato…’ [14]
    - Lee Purbaugh, lontano 300 yard: ‘C’era un frastuono assordante e quello era proprio sopra la mia testa… circa 50 piedi… l’ho visto scendere verso terra con un fragore assordante… poi una grande esplosione… nessuno può essere sopravvissuto… ‘ [35]
    - Linda Shepley ha udito un forte boato e visto l’aereo tutto piegato sulla destra [4]. L’aereo andava a destra e a sinistra e volava a bassa quota [circa 2500 piedi…] allorché all’improvviso ha virato in basso e a destra ed è precipitato. Linda afferma di aver seguito l’aereo a vista senza ostacoli durante i due ultimi minuti [34]
    - Kelly Leverknight, frazione Stony Creel Township di Shanksville, : ‘… c’era del fumo e all’improvviso è andato giù. Ho potuto vedere la pancia dell’aereo mentre volava verso est facendo gran rumore…’ [36]
    - Tim Thornsberg, al lavoro in una miniera dei dintorni, : ‘Volava basso e traballante sopra gli alberi. A un certo momento è sbandato e ha puntato il muso verso il basso ed è scomparso dietro gli alberi…’

    Quali elementi si possono trarre dall’insieme di queste testimonianze?… Qualcuno afferma che l’aereo volava ad un paio di migliaia di piedi, altri talmente vicino alla loro testa che quasi hanno dovuto abbassarsi. Poi virate, imbardate, strani rumori, colpi di qui e di là… La sola cosa che tutte questi racconti hanno in comune è il forte rumore prodotto dall’aereo, il botto finale e il fatto che nessuno ha visto effettivamente l’aereo schiantarsi al suolo. Una serie di testimonianze insomma molto ‘acustiche’ e assai poco ‘visive’….

    Successivamente sono stati rinvenuti rottami del Flight 93 nel raggio di alcune miglia dal punto di presunto impatto [34]. Una parte di motore del peso di mezza tonnellata è stata trovata più di un miglio lontano [35]. Rottami più piccoli si sono trovati a due, tre, quattro… e persino otto miglia lontano [24]. Gli abitanti dei dintorni di Shanksville hanno rinvenuto ‘abiti, libri, giornali, e anche ‘qualcosa ‘ che aveva l’apparenza di membra umane….’. Alcuni hanno riempito intere valige di reperti che poi hanno consegnato alle autorità investigative. Altri hanno recuperato rottami che galleggiavano sull’ Indian Lake, distante sei miglia dal luogo di impatto. Una casalinga di Indian Lake Marina ha descritto una pioggia di detriti simili a confetti che cadeva nel lago nei minuti successivi all’esplosione…’ [14]

    [b]ore 10.06 a.m.[/i] Il Flight 93 impatta contro il terreno poco a nord del Somerset County Airport, circa 80 miglia a sud-est di Pittsburgh, 124 miglia ad ovest di Washington DC [1], [3], [5], [15], [33]




    In alto la veduta aerea del luogo dove è precipitato il Flight 93. In basso la nube di fumo nero prodotta dall’impatto fotografata a due miglia di distanza. Nella foto in alto si nota la strada di campagna che delimita una zona di boscaglia. E’ immediato osservare che il cratere prodotto dall’impatto del Boeing 757 si trova a nord della strada, mentre la zona dell’incendio si trova a sud della strada…

    Prima e dopo le ore 10.06 a.m. – ‘Almeno una dozzina di persone affermano di aver visto un secondo aereo che volava rasente agli alberi negli stessi minuti in cui l’aereo della United Airlines è precipitato. Essi lo descrivono come un piccolo aereo con i motori in coda e privo di insegne visibili…’ [35]

    -Lee Purbaugh : ‘Non l’ho osservato attentamente, ma posso dire che era bianco e che ha sorvolato in cerchio l’area almeno due volte prima di sparire all’orizzonte…’ [38]
    - Susan McElwain sta viaggiando nei dintorni e meno di un minuto prima dello schianto del Flight 93 vede un piccolo jet con i motori in coda e senza insegne sorvolare il suo veicolo nei pressi di un incrocio e sparire subito dopo dietro una collina dopo aver sfiorato il filare di alberi che costeggia un ruscello. Susan racconterà più tardi : ‘Non potevo immaginare che questo aereo potesse volare così basso, quasi sul tetto del mio caravan. Era di colore bianco e senza insegne, certamente militare a giudicare dall’aspetto. Aveva due motori in coda, una specie di spoiler in coda e due pieghe all’insù all’estremità delle ali. Non sono riuscita a trovarne uno identico in internet. L’FBI è arrivata e mi ha detto che non vi era alcun aereo nei dintorni… io però l’ho visto, era lì da prima che quello precipitasse e volava non più di 40 piedi sopra la mia testa. Non credono alla mia storia… nessuno qui vuol crederci…’ [38]
    - Dennis Decker: ‘Come ho guardato in alto [dopo aver sentito lo schianto del Flight 93…] ho scorto un jet di medie dimensioni che volava basso e veloce. Mi è sembrato descrivesse un cerchio. Poi ha virato ed è scomparso. Doveva volare assai vicino quando il 757 è andato giù. Se fosse stato dell’FBI avrei saputo chi guidava questo aereo…’
    - Jim Brandt scorge anch’egli un piccolo aereo senza insegne volare in cerchio uno e due minuti sul luogo e poi andarsene [14]
    - Tom Spinelli : ‘Ho visto un aereo bianco. Volava in cerchio sulla zona come se volesse trovare qualcosa. L’ho visto prima e dopo l’impatto…’ [38]

    La presenza di questo ‘piccolo aereo’ in quel luogo in coincidenza dello schianto del Flight 93 è da ritenersi accertata dal momento che troppi testimoni lo hanno visto e le loro versioni concordano. Che cosa ci faceva anche questo aereo in aria dopo l’ordine tassativo ‘tutti a terra’ emanato dalla FAA alle ore 9.26?… L’FBI più tardi affermerà che si trattava di un businnes jet Fairchild Falcon 20 che volava tra i 5.000 piedi e i 37.000 piedi inviato sul posto per stabilire le coordinate esatte del punto di caduta da segnalare poi alle squadre si soccorso [14]. Che questa ‘spiegazione’ sia nulla più che un maldestro espediente da parte dell’FBI per nascondere la verità presumo sia chiaro a chiunque. Prendere alla lettera questa ‘spiegazione’ significherebbe che l’aereo è stato inviato quando il Flight 93 era ancora in aria per rilevarne il punto esatto di caduta, vale a dire si sapeva già da prima che sarebbe caduto in quella zona. Ci sono poi altri ‘particolari che stonano’, come si può leggere nei commenti all’immagine di sotto…




    Falcon 20 della Coast Guard. Si tratta di un velivolo multiimpiego in dotazione oltre che alla guardia costiera anche alla protezione civile. Se davvero l’aereo ‘bianco’ avvistato da Susan McElwain e da altri testimoni fosse stato uno simile a questo avrebbe dovuto portare insegne ben visibili. Poi vi è un altro dettaglio ‘che non quadra’ in quanto detto dall’Fbi: il Falcon20 non è costruito dalla Fairchild, bensì dalla Dassault

    Sempre l’FBI comunicherà che un C-130 militare da trasporto volava nel momento dell’incidente a 24.000 piedi di quota e alla distanza di 17 miglia [14]. Se la cosa può interessare si tratta del Golfer 06, lo stesso aereo comparso misteriosamente e inaspettatamente sulla scena nell’ultimo atto dell’attacco al Pentagono. Quando si dice la coincidenza, non è vero?… Chiaramente non è possibile fare a meno di concludere a questo punto è che dopo l’ordine o ‘tutti gli aerei a terra’ della FAA, lungo la rotta finale del Flight 93 si sia svolta una vera e propria ‘sarabanda aerea’ con esibizione dei tipi più svariati di aeromobili… Solo gli F-16 della difesa aerea degli Stati Uniti non si sono fatti vedere!… Sulla cosa ovviamente torneremo…

    ore 10.08 a.m. – Bush è informato dello schianto del Flight 93. Ricordando l’ordine dato a Cheney in precedenza domanda: ‘E’ precipitato o è stato abbattuto?…’. Solo alcune ore dopo gli faranno sapere che è precipitato [22]
    Agenti armati si dispongono tutto intorno alla Casa Bianca [7]

    ore 10.13 a.m. – A Wasghington inizia l’evacuazione degli edifici federali. L’edificio delle Nazioni Unite è evacuato per primo, poi gli altri [7]

    ore 10.28 a.m.. La ‘Torre nord’ del World Trade Center collassa [4], [10], [22]

    ore 10.31 a.m. – La FAA sospende il divieto di volo per aerei militari e di soccorso

    ore 1.27 p.m – A Washington è dichiarato lo stato di emergenza [13]

    ore 2:00 p.m. – L’F-15 pilotato dal maggiore Daniel Nash fà ritorno alla base dopo l’infruttuoso inseguimento del Flight 175 e il pattugliamento del cielo di New York. Non appena fuori dall’aereo Nash dice : ‘… mi è stato comunicato che un F-16 ha abbattuto il quarto aereo di linea sul cielo della Pennsylvania. Si tratta di una informazione non corretta…’ [11]. E come fa Nash a sapere questo?… non lo ha mai rivelato a nessuno…

    Questi i fatti nudi e crudi del ‘quarto atto’ della tragedia consumatasi l’11 settembre. Naturalmente anche stavolta faremo tante tante considerazioni per cui… non perdetevi le prossime puntate!…


    [1] Boston Globe, 23 novembre 2001
    http://www.boston.com/news/packages/...nstruction.htm

    [2] Newsweek, 22 settembre 2001
    http://msnbc.msn.com/id/3067652/

    [3] Guardian, 17 ottobre 2001
    http://www.guardian.co.uk/wtccrash/s...575518,00.html

    [4] ABC News, 11 settembre 2002 http://s3.amazonaws.com/911timeline/...ews091102.html
    [5] MSNBC. 3 settembre 2002
    http://s3.amazonaws.com/911timeline/...nbc090302.html

    [6]North American Aerospace Defense Command News Release, 18 settembre 2001
    http://s3.amazonaws.com/911timeline/...rad091801.html

    [7]CNN, 17 settembre 2001
    http://edition.cnn.com/2001/US/09/16...ijack.warning/

    [8] Newsday, 10 settembre 2002
    http://s3.amazonaws.com/911timeline/...day091002.html

    [9] NBC News, 16 settembre 2001
    http://s3.amazonaws.com/911timeline/...ess091601.html

    [10] Seismic records
    http://s3.amazonaws.com/911timeline/...al_ehe_500.gif

    [11] Aviation Week and Space Technology, 3 giugno 2002
    http://s3.amazonaws.com/911timeline/...ogy060302.html

    [12] CNN, 4 settembre 2002
    http://s3.amazonaws.com/911timeline/2002/cnn090402.html

    [13] CNN, 11 settembre 2001
    http://edition.cnn.com/TRANSCRIPTS/0109/11/bn.01.html

    [14] Pittsburgh Post-Gazzette, 28 ottobre 2001
    http://www.post-gazette.com/headline...ainstoryp7.asp

    [15] NORAD, 18 settembre 2001
    http://s3.amazonaws.com/911timeline/...rad091801.html

    [16] Wall Street Journal, 15 ottobre 2001
    http://s3.amazonaws.com/911timeline/...nal101501.html

    [17] Fox News, 24 settembre 2001
    http://s3.amazonaws.com/911timeline/...ews092401.html

    [18] Time, 14 settembre 2001
    http://www.time.com/time/nation/arti...174912,00.html

    [19] House committee, 21 settembre 2001
    http://s3.amazonaws.com/911timeline/...ing092101.html

    [20]MSNBC, 30 luglio 2002
    http://s3.amazonaws.com/911timeline/...nbc073002.html

    [21] Usa Today, 12 agosto 2002
    http://www.usatoday.com/news/sept11/...r-daytwo_x.htm

    [22] Washington Post, 27 gennaio 2002
    http://www.washingtonpost.com/ac2/wp...2754-2002Jan26

    [23] Pittsburgh Post-Gazzette, 23 settembre 2001
    http://www.post-gazette.com/neigh_ci...city0923p5.asp

    [24] Aviation Week and Space Technology, 9 settembre 2002
    http://s3.amazonaws.com/911timeline/...ogy090902.html

    [24] CBS, 4 settembre 2002
    http://www.cbsnews.com/stories/2002/...in520830.shtml

    [25] Usa Today, 16 settembre 2001
    http://www.usatoday.com/news/nation/...n-timeline.htm

    [26]New York Times, 16 ottobre 2001
    http://www.nytimes.com/glogin?URI=ht...al/16PLAN.html

    [27]Guardian, 2 dicembre 2001
    http://www.guardian.co.uk/september1...610356,00.html

    [28] Mirror, 13 settembre 2002
    http://www.mirror.co.uk/news/allnews...l&siteid=50143

    [29] Telegraph, 16 dicembre 2001
    http://www.telegraph.co.uk/news/main...%2Fwbush16.xml

    [30]Pittsburgh Channel, 20 settembre 2001
    http://s3.amazonaws.com/911timeline/...nel091901.html

    [31]San Francisco Chronicle, 17 settembre 2001
    http://sfgate.com/cgi-bin/article.cg...17/MN40630.DTL

    [32] Toledo Blade, 12 settembre 2001
    http://www.toledoblade.com/apps/pbcs...2090036&Ref=AR

    [33] US Army authorized seismic study
    http://s3.amazonaws.com/911timeline/...ervations.html

    [34] [1]Philadelphia Daily News[/I], 16 settembre 2002
    http://www.philly.com/mld/dailynews/4084323.htm

    [35] Independet, 13 agosto 2002
    http://www.independent.co.uk/c/?ec=500

    [36] Saint Petersburg Times, 12 settembre 2001
    http://www.sptimes.com/News/091201/W..._sky__th.shtml

    [37] Cleveland Newschannel, 9 novembre 2001
    http://www.newsnet5.com/news/956371/detail.html

    [38]Mirror, 13 settembre 2002
    http://www.mirror.co.uk/news/allnews...l&siteid=50143




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    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

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    Cool ... e per riflettere un poco...

    ... leggetevi un poco questo articolo... ecco le 'coseguenze lontane' dell'11 settembre!...

    Da www.effedieffe.com ... buona lettura!...

    Così pensano i neocon…

    di Maurizio Blondet



    Richard Perle…

    Stati Uniti - Perché le cose vanno così male per gli americani in Iraq?… Perché le forze USA sono costrette ad agire ‘in una cornice troppo piccola’ per una superpotenza. Così ha detto Richard Perle, uno dei maggiori neocon israelo-americani. La sua ovvia deduzione: come rimedio alla sua mezza disfatta in Iraq e in Afghanistan, l'America deve semplicemente allargare il conflitto a Iran e Siria, dove potrà dispiegare tutta la sua potenza atomica. Richard Perle l'ha detto alla BBC radio il 4 ottobre [1], rispondendo a critiche su Rumsfeld e la sua disastrosa condotta della guerra. Ha replicato Perle…

    Non ritengo affatto che Rumsfeld debba dimettersi, ha fatto un lavoro eccellente [sic!!!…] nelle difficilissime circostanze dell'Iraq. Rumsfeld è stato costretto a dipingere su una tela troppo piccola. In Iraq stiano cercando di trattare i suoi problemi dentro i confini iracheni, mentre questi problemi nascono e sono influenzati da Iran e Siria. E non ci si decide ad agire contro Iran e Siria…

    Ciò che rende pericolosi questi propositi è il fatto che Richard Perle è stato il massimo promotore dell'invasione dell'Iraq. Fra il 2000 e il 2003 ha presieduto il Defense Policy Board, il gruppo di consiglieri ‘privati’ inserito nel Pentagono che, scavalcando ogni altro ufficio, ha affiancato Rumsfeld e Wolfowitz nelle decisioni fatali. I ‘consulenti’ di questo ufficio sono praticamente tutti membri dell'American Enterprise [il think-tank neoconservatore…] e del PNAC [ Project for a new american century…], un altro ‘pensatoio’ cruciale, quello che auspicò nel 2000 ‘una nuova Pearl Harbour’ [poi avveratasi l'11 settembre 2001…] per innescare ‘il nuovo secolo americano’, ossia la nuova fase imperiale…

    Perle, detto ‘principe delle tenebre’, è membro del PNAC. I membri dell'uno e altro think-tank sono israelo-americani che hanno di mira la sicurezza di Israele più che il prestigio dell'America. Oggi, sono ancora potenti. Loro, i veri responsabili del disastro militare e diplomatico, non sono sfiorati dalle critiche che sommergono ormai Bush, Cheney e Rumsfeld. Paul Wolfowitz è capo della Banca Mondiale. Gli altri due viceministri in carica l'11 settembre 2001, Douglas Feith e il rabbino Dov Zakheim, sono tornati al ‘privato’ [entrambi si occupano di scambi di armamento fra USA e Israele…]. E continuano a suggerire le politiche generali dell'Amministrazione. La ‘proposta’ di Perle [colpire l'Iran e la Siria…] può essere una tentazione per una Casa Bianca ormai sotto assedio e inondata di critiche. Persino Bob Woodward, il giornalista del Washington Post che distrusse Nixon [caso Watergate…] su mandato dei poteri forti finanziari di cui è il servitore, ormai critica Rumsfeld e Bush. Dopo aver scritto due best-seller che elogiavano Bush come splendido ‘comandante in capo’ e Rumsfeld come il modello dello ‘stratega fermo, audace e deciso’ [Bush at war del 2002 e Plan of attack del 2004…], oggi Woodward pubblica un terzo best-seller [State of denial…] dove rovescia i suoi giudizi sui due suoi eroi di ieri, che ora ridicolizza e che dipinge come dementi privi di contatto con la dura realtà. Facendo proprie le critiche all'amministrazione che, fino a pochi mesi fa, contrastava e combatteva…



    Il giornalista Bob Woodward…

    Insomma il giornalista-principe e lecchino dei poteri forti si è coperto egli stesso di ridicolo, come non mancano di fargli notare vari editorialisti [2]. Se lo ha fatto vuol dire che gli è stato ordinato dai suoi padroni, l'alta finanza che possiede il Washington Post, sempre più preoccupata della deriva folle del gruppo Bush. In non casuale coincidenza è scoppiato [e non viene insabbiato…] lo scandalo dell'omosessuale pedofilo Mark Foley, deputato repubblicano, che distrugge le speranze dei repubblicani per le elezioni di novembre. Un pagegate che ricorda troppo da vicino lo scandalo Watergate che eliminò Nixon per non capire che Bush e i suoi sono oggi sotto attacco concertato da parte della finanza e della loro ‘libera stampa’. In questa situazione l'asse Bush - Cheney - Rumsfeld può non vedere altra cura dei propri guai che una ‘fuga in avanti’ verso la guerra totale contro il cosiddetto terrorismo globale. Con un attacco atomico all'Iran, proprio come consiglia il principe delle tenebre Perle. E vi sono segnali premonitori di questa nuova deriva. Sotto forma di un incipiente disimpegno militare in Afghanistan e Iraq, da cui ritirare le forze che serviranno contro l'Iran. A sorpresa il senatore repubblicano Bill Frist ha reso noto che la Casa Bianca potrebbe fare un'offerta ai talebani, che sono all'offensiva, di farli partecipare al governo di Kabul. I talebani sono ‘troppo numerosi e troppo popolari’ per essere vinti militarmente, e quindi ‘bisogna portarli dentro a un tipo di governo più trasparente. Se ci riusciamo, sarà un successo…’[3]. Infatti, mente i comandi britannici attaccano il dittatore pakistano Musharraf accusandolo di sostenere di nascosto i talebani [con cui ha concluso un accordo di non-belligeranza in Waziristan, il loro santuario intoccabile…], Bush appoggia anche questa iniziativa di Musharraf. Lo stesso si prepara in Iraq…



    Lo ‘stratega’ Donald Rumsfeld…

    Gli occupanti americani hanno abbandonato ogni tentativo di disarmare le milizie che si scontrano sanguinosamente nel paese [4]. Adesso sostengono ed armano le milizie sunnite [legate a Saddam…] per giocarle contro le sciite, legate all'Iran. Nell'evidente speranza che, ‘missione compiuta’ secondo la volontà d'Israele, un Iraq diviso in regioni etnico-religiose ostili [dunque innocue per lo stato ebraico…] si possano ormai disimpegnare gli esausti Marines nel paese abbandonato al caos e lanciarli contro l'Iran. Dunque Rumsfeld si prepara a ‘dipingere una tela più grande’ con le sue super-armi?… L'atomica sull'Iran potrebbe dargli il facile successo fin qui sfuggitogli. Richard Perle, il rovinoso consigliere, glielo consiglia. Occorrerà un pretesto da fabbricare. Occorrerà un uomo vicino a Bush all'ONU, che dia il ‘mandato internazionale’ per l'ulteriore aggressione, e questo c'è già. Il successore di Kofi Annan sarà - perchè così vuole l'America - il coreano Ban Ki-moon. Costui è membro della ‘Chiesa dell'Unificazione’, ossia la setta del ‘reverendo Moon’ [Sun Myung Moon…], la potente organizzazione che da sempre sostiene politicamente e finanziariamente la famiglia Bush, nonché proprietaria del Washington Times, il secondo giornale di Washington, ultra-conservatore…

    Note…

    [1] The prince of darkness: Iraq 'canvas simply too small…[, Daily Kos, 4 ottobre 2006

    [2] Si veda per esempio il salace commento su Woodward firmato da Jacob Weisberg, An imperfect picture of Rumsfeld at war, sul Financial Times, 5 ottobre 2006…

    … è lievemente irritante vedere come Woodward rovescia la sua opinione senza riconoscerne mai di averne avuta una, ora o allora…

    [3] Chidanand Rajghatta, Set to cut deal with Taliban, Times of India, 5 ottobre 2006

    [4] Ali al-Fadhyli, Militia's madness stirs Iraq, Asia Times, 5 ottobre 2006…



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    Nobis ardua

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    Predefinito ... la 'Organizzazione Y' al lavoro [X-a parte]...

    Caroi lettore
    prima di valutare la ‘consistenza’ del rapporto stilata della ‘commissione indipendente’ [‘indipendente’ nel senso che non doveva dipendere da altri che non fosse l’amministrazione Bush… ovviamente…] a proposito del Flight 93, non sarà fuori luogo esaminare che cosa si è trovato sul luogo dove sono avvenuti negli ultimi dieci anni disastri aerei in qualche modo simili a quello del Flight 93. Tra i tanti lo scrivente ne ha scelti tre che più di altri sono riconducibili al nostro caso. Nel seguito del post, per ragioni di editabilità, lo scrivente ha raggruppato il materiale fotografico disponibile senza pregiudicare il dettaglio delle immagini. Cominciamo dal primo gruppo di foto…



    Le immagini si riferiscono all’incidente accorso il 6 agosto 1997 al Boeing 747 KA 801 della Korean Airlines all’aeroporto di Agana, nell’isola di Guam. Durante la fase di atterraggio, a causa del malfunzionamento del glide slope, il grosso Jumbo ha semplicemente toccato terra prima della pista con i risultati che si possono vedere. Sono chiaramente visibili sia gli effetti dell’incendio del carburante [in particolare il caratteristico fumo grigio chiaro che si libera ancora dai resti dell’aereo…], sia la presenza di rottami di varia dimensione intorno al punto di impatto [notare le ruote…]. La coda dell’aereo appare ‘relativamente integra’ e ciò non sorprende dal momento che praticamente nella totalità dei casi un aereo impatta ‘con il muso’ e non con la coda. Passiamo ora al secondo gruppo di foto…



    Queste si riferiscono all’incidente accorso il 19aprile 2000 al Boeing 737 AP 541 dell’Air Philippines all’aeroporto di Davao. Non si sono mai accertate le cause esatte dell’incidente, avvenuto a 7 miglia di distanza dalla pista di atterraggio dell’aeroporto. Anche qui come nel caso precedente, fumo grigio chiaro che fuoriesce dai resti, rottami tutto intorno al punto di impatto, coda relativamente ‘in buono stato’. E per finire veniamo al terzo gruppo di foto…



    L’incidente è avvenuto il 15 aprile 2002 presso l’aeroporto di Pusan, Corea del Sud. L’aereo Boeing 767 AC 129 dell’Air China è precipitato per cause mai accertate nel corso dell’avvicinamento finale alla pista di atterraggio. Le immagini non sono granchè differenti da quelle esaminate in precedenza. Si notano rottami di tutte le dimensioni [anche in questo caso notare le ruote…], abbondante fumo grigio chiaro che copre la zona e infine grosse parti della coda.

    Ora sulla base del buon senso sarebbe da aspettarsi più o meno lo stesso ‘scenario’ anche nel caso del Flight 93… o no?… Ebbene il materiale fotografico [suddiviso in due gruppi…] che mostrerò ora è tutto quanto ‘di ufficiale’ le autorità americane hanno messo a nostra disposizione. Il primo gruppo ritrae i vigili del fuoco di Shanksville al lavoro intorno al ‘punto di impatto’, costituito da un cratere della profondità di 10 piedi [poco più di tre metri…] che l’aereo avrebbe prodotto con la sua caduta…



    Il secondo gruppo è preso dalle ‘prove’ che il governo degli Stati Uniti ha prodotto al recente processo contro Zacarias Moussaoui , il [presunto] ‘ventesimo dirottatore’…





    Le prime foto mostrano in punto di impatto, il ‘cratere’ di cui si è parlato in precedenza. Dentro e tutto intorno non vi è la minima traccia di ‘rottami’, grandi o piccoli che siano. Anche la coda dell’aereo, che doveva trovarsi ‘ben distante ‘ dal muso al momento dell’impatto, sembra letteralmente scomparsa. In nessuna delle foto di nota del fumo… tranne che in una certo… la quale però non assomiglia molto alle altre, almeno a giudicar dalle uniformi indossate dai ‘vigili del fuoco’… Secondo la relazione della ‘commissione indipendente’ altri ‘rottami’ dell’aereo sono stati trovati dagli investigatori presso Indian Lake [a tre miglia dal ‘cratere’ …] e presso New Baltimore [a otto miglia dal ‘cratere’… ] e sarebbero stati portati lì ‘dal vento’… nessun ‘reperto’ però che ci mostri questi ‘rottami’… Uno dei motori poi è stato rinvenuto secondo una fonte a 600 piedi [200 metri circa…], secondo un’altra fonte a un miglio [1600 metri circa…] dal ‘cratere’. Anche in questo caso nessun reperto fotografico che ci mostra questo ‘motore’… non è dato sapere se anche questo oggetto [pesante più di una tonnellata…] è stato portato lì ‘dal vento’… dell’altro motore poi nessuna traccia… Come il gentile lettore può vedere in compenso sono state rinvenute entrambe le ‘scatole nere’, dal contenuto delle quali si è potuto ‘ricostruire’ l’intero ‘dirottamento’ dall’inizio alla fine. Il fatto che dei quattro aerei dirottati quel giorno questo è il solo del quale si siano recuperate le ‘scatole nere’ potrebbe far pensare ad un ‘miracolo’. Il lettore sappia però che un giudizio del genere sarebbe assai avventato, in quanto un ritrovamento assai più miracoloso si è verificato nel luogo sopra indicato. Si tratta di uno dei ‘reperti’ portati come prova nel processo contro Zacarias Moussaoui, quello mostrato nella foto seguente…



    Sì… il lettore non pensi di avere le traveggole!… si tratta di una delle bandane indossate dai ‘terroristi islamici’ sul Flight 93 recuperata intatta!… si tratta di un ‘miracolo’ che fa coppia con un altro ritrovamento miracoloso, il passaporto del dirottatore islamico Satam Al Suqami trovato a pochi isolati di distanza dal World Trade Center quello stesso giorno…

    Per finire diciamo che, arrivati a questo punto, lascio sia il gentile lettore a trarre le conclusioni che ritiene più opportune… questo per non recare offesa alla sua intelligenza… ovviamente... e ovvimente con la speranza che la mia 'esposizione' non lo abbia 'deluso'...



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    Nobis ardua

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    Predefinito ... miracoli e malefici...

    Ragazzi
    se il mio precedente intervento vi ha deluso, questo 'articolone' non vi deluderà certo...

    Da www.effedieffe.com ... buona lettura!...

    Miracoli libanesi…

    di Jacqueline Amidi



    I miracoli libanesi…

    Libano - Chissà se lo slogan fanfarone ‘guerra dell'occidente contro la barbarie’ è già tramontato?… Chissà se la ‘ridefinizione geopolitica del Medio Oriente’ è ancora all'ordine del giorno?… Chissà se gli israeliani ‘drogati di guerra’ [1] e l'occidente ‘giudeomane’ [2] approfittano della tregua per orchestrare una nuova guerra ‘globale’ e si mobilitano per un altro round?…

    Ciò che è certo è che l'ultima guerra che il Libano ha subìto ha cambiato i dati e rimescolato le carte in tavola. Israele non aveva calcolato una sorpresa: il fattore umano. Credeva di dominare la situazione aerea, navale e terrestre, ma è stato ‘il più importante e clamoroso fallimento militare israeliano’, secondo Ilan Pappe [3]. Come tutti coloro che finora avevano organizzato la caduta del Libano credendo di venirne a capo in pochi giorni, gli israeliani sono stati smentiti e battuti. Hanno avuto a che fare con fieri e indomabili combattenti, talmente efficaci da mettere in scacco tutti i piani dell'aggressore. Conseguenza degli insuccessi militari di Tsahal è l'equilibrio interno stesso di Israele che è sul punto di spezzarsi. La crisi prende posto chiaramente e apertamente entro il governo e lo stato maggiore israeliani, che si lanciano senza ritegno critiche aspre e scandalose. È l'immenso fiasco [4]…

    Il giorno successivo alla guerra sarà il ‘giorno dei lunghi coltelli’. Ognuno accuserà tutti gli altri. Gli uomini politici si accuseranno a vicenda. I generali si accuseranno l'un l'altro. Gli uomini politici accuseranno i generali. E soprattutto, i generali accuseranno i politici. [...] Le accuse reciproche sono totalmente giuste. Questa guerra è una catena di insuccessi militari: per mare, per cielo e per terra. Questi insuccessi hanno le loro radici nella terribile arroganza in cui siamo stati allevati e che è diventata parte integrante del nostro carattere nazionale. Questa arroganza è ancora più tipica nell'esercito e raggiunge il culmine nelle forze aeree. Per anni ci siamo detti che avevamo l'esercito migliore, migliore del mondo. Non ne abbiamo convinto solo noi stessi, ma anche Bush e il mondo intero. Dopo tutto avevamo riportato una straordinaria vittoria in sei giorni nel 1967. Risultato, questa volta, quando l'esercito non ha riportato un'enorme vittoria in sei giorni, tutti ne sono sbalorditi. Perché, cosa è successo?… [...] Ma al di là dell'arroganza e del disprezzo per l'avversario, c'è un problema militare di fondo: è semplicemente impossibile vincere contro la guerriglia [...] Dio solo sa cosa abbia dato ai generali di oggi la convinzione ingiustificata che avrebbero vinto là dove i loro predecessori avevano così miseramente fallito. E soprattutto anche il miglior esercito del mondo non può vincere una guerra che non ha obiettivi chiari. Karl von Clausewitz, il guru della scienza militare, ha dichiarato che ‘la guerra non è altro che la continuazione della politica con altri mezzi’. Olmert e Perez, due perfetti dilettanti, hanno trasformato questa frase in ‘la guerra non è altro che la continuazione con altri mezzi della mancanza di politica’ [...] Ma Olmert e Perez non potevano fermarsi. Neofiti in materia di guerra, non sapevano [...] che in guerra l'imprevisto deve essere previsto, che non c'è niente di più passeggero della gloria militare. Erano ubriacati dalla popolarità della guerra, incitati da una banda di giornalisti servili, storditi dalla loro stessa gloria di capi militari. Olmert era stimolato dai suoi stessi discorsi incredibilmente tronfi, che ripeteva davanti ai suoi cortigiani. Perez, sembra, si metteva davanti a uno specchio e già si vedeva prossimo primo ministro, ‘signor sicurezza’, un secondo Ben Gurion. E allora, come i due scemi del villaggio, al suono dei tamburi e delle trombe, si sono messi alla testa della loro marcia della follia, diritti verso una disfatta politica e militare. È probabile che dopo la guerra la pagheranno. [...] La conclusione che si impone è: cacciare Olmert, mandare Perez a fare i bagagli e sloggiare Halutz. Per impegnarsi su una strada nuova, la sola che risolverà il problema, occorrono negoziati e la pace con i palestinesi, i libanesi, i siriani. E con Hamas ed Hezbollah. Perché è solo con i propri nemici che si fa la pace…

    La politica del tipo ‘O sei con me o sei estremista, integralista, terrorista, fascista, nazista e antisemita [!]…’ , oppure quella del ‘Io picchio e ammazzo, se non obbedisci’, ebbene questa politica ha appena ricevuto il suo primo [tanto atteso!…] colpo di clava, grazie alla difesa del tutto sorprendente, fantastica, dei resistenti di Hezbollah. In Libano essi figurano come i sette samurai, che sono riusciti finalmente a difendere i ‘diseredati’ dai continui saccheggi e crimini di delinquenti e criminali. Sul campo al Libano toccava regolarmente di subire un'invasione o israeliana o siriana [sempre con il via libera degli USA…] e di uscirne con danni sempre più gravi e insopportabili e con molti morti. E non appena di nuovo in piedi [questo non manca mai!…] volta per volta Israele o la Siria, senza pietà, ricominciano il massacro e la devastazione. Come non aver simpatia, allora, e non esprimere riconoscenza ai resistenti?… Essi rappresentano un ‘baluardo contro Israele’ [5]. Hanno reso giustizia e onore a tutti i libanesi, di ogni comunità. E tutti li sostengono [6]. Quale esercito non vorrebbe avere tra le sue file combattenti simili?… Anche Israele li invidierebbe e li desidererebbe. Ma non è ancora giunto il tempo di cantare alto la vittoria. Il Libano ha due vicini avidissimi e insaziabili, Israele e Siria, che vogliono entrambi il loro bottino. A meno di un mutamento prodigioso…

    1. Chi sono i nemici del Libano?…

    Questo piccolo paese, che nella sua storia non ha aggredito neppure una volta un paese vicino, si è sempre trovato costretto a difendersi dagli attacchi altrui. In ogni periodo storico, nemici diversi. I nemici di oggi sono: Israele, gli Stati Uniti, la Siria e i rifugiati palestinesi in Libano. Arriveremo più tardi ai traditori…

    A. Israele



    Se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere nazisti, devono soltanto smettere di comportarsi da nazisti… Norman Finkelstein [7]

    Già prima della sua creazione nel 1948, i fondatori di Israele avevano i loro progetti per un grande ‘Regno di Israele’. Già disegnavano la rimodellazione del Medio Oriente. Secondo loro bisognava mettere le mani sulle due principali ‘fonti di vita’ del Medio Oriente, il petrolio e l'acqua.
    Di qui l'accanimento dei sionisti, costi quel che costi, a dividere e a smantellare tutti gli stati della regione per indebolirli e accaparrarsi le loro materie prime tanto agognate [8]. In Libano non abbiamo petrolio. Ma siamo ricchi d'acqua, il nostro ‘petrolio bianco’. Si capisce allora perché Israele non lascia mai in pace il sud del Libano e perché durante quest'ultima guerra di luglio-agosto insisteva per arrivare al Litani. La guerra di Israele contro il Libano è stata e sarà sempre anche la guerra dell'acqua. Secondo Israele, scrive Christian Chesnot [9], si devono a ogni costo ridisegnare le frontiere della terra del ‘Grande Israele’[10]…

    In un rapporto del 1941, Ben Gurion ritorna sull'importanza delle acque del Libano meridionale per il futuro Stato di Israele: ‘Dobbiamo ricordarci che per giungere a radicare lo stato ebraico, sarà necessario che le acque del Giordano e del Litani siano comprese entro i nostri confini…

    Tuttavia, storicamente, il Litani è sempre stato incluso nei confini internazionalmente riconosciuti dello stato libanese, cosa che per questo stesso ne fa un corso d'acqua esclusivamente libanese. Ma i dirigenti israeliani non hanno mai abbandonato l'idea di poter utilizzare un giorno a loro vantaggio una parte delle acque del Litani e dei suoi affluenti. ‘Il Libano è un errore storico e geografico…’, amava ricordare Moshe Arens, già ministro israeliano della difesa. Fino dalla sua fondazione Israele ha considerato il Libano e più in particolare la sua parte meridionale come una delle sue sfere naturali d'influenza, sulla quale si riservava il diritto di intervenire militarmente o no [11]…

    Al tempo della prima guerra arabo-israeliana, lo stato ebraico 'rosicchia' in maniera insignificante il suo vicino del nord, impadronendosi di quattro villaggi che restituisce prima di concludere l'accordo di armistizio firmato a Ras el Naqoura il 23 marzo 1949, che prevedeva l'istallazione di una commissione mista e di sei postazioni di osservazione in territorio libanese…
    L'accordo di armistizio tra i due stati fissa allora come linea di demarcazione il confine del 1920 tra il Libano e la Palestina. Questo statu quo territoriale fu sempre contestato più o meno apertamente dallo stato ebraico. Da un punto di vista strategico Israele considera il Libano come ‘anello debole’del mondo arabo, per riprendere l'espressione di Ben Gurion. La sua destabilizzazione potrebbe servire agli interessi dello stato ebraico che, un tempo, auspicò l'emergenza di mini-stati confessionali in Medio Oriente. Moshe Dayan e Ben Gurion tentarono in quest'ottica di suscitare un movimento separatista maronita. Negli anni cinquanta i dirigenti israeliani immaginarono così la creazione di un Libano cristiano che sarebbe stato vassallo di Israele, come lo ricorda nel suo diario Moshe Sharett [12]…

    Secondo lui [Moshe Dayan, capo di stato maggiore di Tsahal…n.d.r.] basterebbe trovare anche soltanto un ufficiale, anche un semplice maggiore. Potremmo conquistare la sua simpatia o comprarlo per incitarlo a proclamarsi salvatore dei maroniti. Allora, l'esercito israeliano entrerebbe in Libano, occuperebbe il territorio necessario e installerebbe un regime cristiano che si alleerebbe con Israele. I territori a sud del Litani sarebbero integralmente annessi a Israele e tutto andrebbe per il meglio…

    Scrive Gilles Munire [13]…

    Il movimento sionista non ha mai accettato la divisione del Medio Oriente compiuta dalla Gran Bretagna e dalla Francia all'indomani della prima guerra mondiale. La dichiarazione di Balfour del 1917, che prometteva la creazione di un ‘focolaio nazionale per il popolo ebraico’ in Palestina, non era sufficiente. I capi sionisti volevano disegnarne la carta. Reclamavano le due rive del Giordano, la sua sorgente, e il Litani. Il 29 dicembre 1919, Haïm Weizmann, presidente dell'Organizzazione Sionista Mondiale, chiese a Lloyd George, primo ministro britannico, che il futuro stato ‘inglobi la valle del Litani fino a una distanza di circa 25 miglia [cioè quasi 40 km…] a monte del gomito, così come i fianchi orientale e meridionale a sud del monte Hermon…

    Nel 1940, Yossef Weitz, direttore del Fondo nazionale ebraico, scriveva [14] [15]…

    Bisogna spiegare a Roosevelt e a tutti i capi di stato amici che la terra di Israele non è troppo piccola se tutti gli arabi se ne vanno e se le frontiere sono un poco ampliate verso il nord, lungo il Litani, e verso est, sulle alture del Golan […]

    Le prime aggressioni del Libano meridionale ebbero luogo già a partire dal 1948. La Haganah, antenata di Tsaha, occupò diversi villaggi del Djebel Amel, massacrando un centinaio di abitanti. Dal 1949 al 1964, si contarono 140 aggressioni israeliane in questa regione, più di 3000 tra il 1968 e il 1974!… Per i politici israeliani [di estrema destra o laburisti…] la guerra arabo-israeliana del 1948 finirà al nord soltanto dopo la conquista del Litani. Nello spirito di David Ben Gurion, le frontiere del Grande Israele [Eretz Israël, Terra di Israele…] erano tutte provvisorie. [...] Riguardo al Libano, si legge nel suo diario in data 21 maggio 1948: ‘La supremazia musulmana in questo paese è artificiale e può facilmente essere rovesciata, Deve essere instaurato uno stato cristiano in questo paese. La sua frontiera meridionale sarebbe il fiume Litani…[/i]

    È chiaro che finché Israele non avrà instaurato il suo ‘Nuovo Ordine’ in Libano, questi progetti di guerra, fino alla sottrazione della nostra acqua, saranno tradotti in atto: invadendo la terra libanese con una [o più d'una…] ‘Operazione Litani’, nome che Israele aveva dato alla grande invasione del Libano del 14 marzo 1978. Le fattorie libanesi di Chebaa, oggi occupate da Israele e ricchissime d'acqua, non gli basterebbero. Deve dunque rosicchiare ancora il Libano per dissetarsi, Israele, questo vicino perennemente assetato, d'acqua e di sangue. È inoltre sottolineare che tale accanimento nel tentativo di creare a ogni costo questo preteso ‘stato cristiano’ non è assolutamente animato da chissà quale amore o amicizia verso i cristiani libanesi. Questi ‘cristiani’ gli sarebbero serviti unicamente come strumenti di odio e di guerra contro tutte le altre comunità e alla fine contro i cristiani stessi, schiacciati in questa macina di guerra, di distruzioni e di sangue. I ‘clienti’ cristiani di questi programmi in Libano Israele li ha trovati. Ma finora il loro obiettivo non è stato ancora raggiunto, malgrado l'aiuto diretto del Mossad in territorio libanese!… Non sarà inopportuno un giorno ricordare pubblicamente certi fatti e certe verità amare sulle responsabilità e sui responsabili, passati e presenti, vivi e morti [‘La morte non è una scusa!…’, suggeriva Léon Bloy…] delle nostre cancrene. Ancora oggi infatti il Libano paga per i silenzi che sono durati tanto a lungo e continuano a precipitarci nell'accecamento e nell'angoscia. Un popolo a cui si fa economia della verità sarà presto ridotto a fare economia della fiducia e della speranza. Ma un'altra guerra è voluta da Israele a danno del Libano, oltre alla guerra dell'acqua: il sabotaggio dell'economia libanese. Il prospero sistema economico di cui ha sempre goduto nella regione il Libano spiace a Israele, come d'altra parte alla Siria. I due approfittano ampiamente di ogni situazione di guerra in Libano. Il Libano, crocevia di tre continenti e soglia delle civiltà, delle culture e dei mercati del Levante, beneficiava sempre, malgrado le guerre, di un successo economico senza rivali. E questo per il clima di fiducia che attraeva gli investimenti e l'afflusso di importanti capitali privati provenienti dall'estero. Il settore bancario mostrava una solidità straordinaria. Il Libano rappresentava dunque, fino alla vigilia di quest'ultima aggressione israeliana, la prima piazza finanziaria e commerciale e il principale centro d'affari per l'insieme dei paesi del Medio Oriente, ruolo nel quale nessun'altra piazza della regione aveva potuto sostituirlo. È anche tutto questo, che Israele ha voluto distruggere. Ma i libanesi sono noti per la loro rapida ripresa. Israele non potrà demolire anche l'anima libanese…

    B. Gli Stati Uniti



    Lo zio Sam sta redigendo un copione per un Occidente terrificante di buoni contro i cattivi, fino alla morte… Gideon SAMET, in Haaretz [16]

    Negli Stati Uniti non sono Bush o la sua amministrazione a governare, ma i neoconservatori, o neocon, una banda di esperti e strateghi, chiamati anche ‘i falchi’, che conducono tranquillamente la politica statunitense, rispolverando periodicamente, da una trentina d'anni, il vecchio piano sionista di rimodellazione del Medio Oriente, ovviamente a favore di Israele. A titolo di esempio, ecco un neocon: Eliott Abrams, ebreo, che enuncia considerazioni molto singolari sull'identità religiosa e nazionale degli ebrei americani. Abrams – scrive Tom Barry – sostiene che ‘gli ebrei non dovrebbero dare appuntamenti amorosi o frequentare la scuola primaria con dei non-ebrei…’ [17].
    Secondo Abrams [18]…

    … al di fuori della terra di Israele, gli ebrei che credono nell'Alleanza conclusa tra Dio e Abramo devono senza alcun dubbio mantenersi separati dalla nazione in cui vivono. È la natura stessa dell'essere ebrei il mantenersi separati, tranne che in Israele, dal resto della popolazione… gli ebrei devono essere fedeli a Israele perché ‘sono in un'alleanza con Dio, la terra di Israele e il suo popolo. Il loro impegno non si affievolirà mai, anche se il governo israeliano persegue politiche impopolari…

    Ecco quindi un esemplare di questa casta di neocon, di cui sono innamorati i vari Bush, Rice, Cheney e Rumsfeld. Personaggi appartenenti a un'ideologia del genere, che predicano senza pudore l'istigazione all'odio razziale, questi feroci xenofobi si sono dunque attribuiti il diritto di mettere le mani sull'intero Medio Oriente!… E Bush e la sua amministrazione dovevano abbracciare le opinioni dei neocon, nella preoccupazione di portare la libertà e ‘la democrazia’ ai paesi mediorientali. Portarle a ‘... un Medio Oriente in cui Israele sarà molto meno al sicuro e in cui gli Stati Uniti saranno ancora più odiati…’ [19]?… Perché la pace con la forza, la pax americana, è una grande illusione da Terminator alla Arnold Schwarzenegger [oggi governatore della California e fan dell'attuale politica dell'amministrazione Bush…]…

    Chi sono i neoconservatori?… Sono adepti del guru Léo Strauss. Il professor Léo Strass, scrive Emmanuel Ratier [20], …

    … ebreo tedesco emigrato [in USA], è la sorgente diretta della dottrina politica della Casa Bianca. Mentre diffondeva un insegnamento pubblico, selezionava soprattutto i suoi studenti più ambiziosi per impartire loro un insegnamento segreto, che chiamava ‘il Regno segreto’. Un metodo di governo fondato sulla manipolazione perpetua delle masse. I suoi discepoli, i neoconservatori sionisti, hanno ottenuto tutti i poteri con George Bush. Eppure nessuno più di lui ha dato al neoconservatorismo [che non ha esattamente nulla a che fare con il conservatorismo americano classico…] i suoi tratti caratteristici: senso della crisi, [...] rifiuto del pluralismo, apprendimento del nichilismo, [...] fondamentalismo religioso, ruolo principe di Israele nel concerto delle nazioni, ecc…In altre parole, non esiste nessuna moralità, né bene né male, e la storia umana è senza significato di fronte all'universo. E per far rigar dritto l'umanità, occorre far credere all'esistenza di un 'padre fustigatore' cosmico…

    Ideologi neocon, dunque, che conducono la loro ‘crociata per la democrazia’ in Medio Oriente e sono gli arbitri delle linee direttrici della politica estera degli USA per un ‘Nuovo Medio Oriente’, il cui centro sarebbe evidentemente Israele [a proposito, il Libano è già, da più di sessant'anni, una repubblica veramente libera, o ‘democratica’… non avevamo bisogno di una guerra che ce lo facesse capire!…]. Gli appelli tormentosi di Bush per la ‘rivoluzione democratica globale’ e la sua politica del ‘potere attraverso la forza’ sono di ispirazione esclusivamente neoconservatrice.Il giornalista tedesco Jürgen Elsässer dà una bella definizione di Bush [21]…

    … si può vedere che Bush è l'ostaggio del suo entourage. E siccome non è molto intelligente, non è in grado di prendere le decisioni, e deve seguire le idee del suo entourage… Ma i neoconservatori sono pazzi, vogliono fare la terza guerra mondiale contro tutti gli arabi e tutti i musulmani… Sì, c'è un doppio governo che sfugge al controllo di Bush. Sono i neoconservatori, come Cheney, Rumsfeld, Wolfowitz, Perle, persone legate al petrolio e alle industrie militari. Il caos globale è nell'interesse dell'industria militare. Quando c'è caos nel mondo intero, si possono vendere armi e petrolio a prezzi più alti…

    È unicamente l'aggressività della scuola neoconservatrice a determinare ciò che accade attualmente in Medio Oriente, e sono loro, i neocon, a esercitare una violenta pressione sul governo americano perché ogni guerra intrapresa nella regione sia esclusivamente a favore di Israele. Da tre decenni i neocon hanno conquistato la Casa Bianca. E dei vari presidenti che vi si sono succeduti essi fanno le marionette del momento. Israel Shahak, nell'introduzione che aveva firmato il 13 giugno 1982 al documento di Oded Yinon, aveva profeticamente osservato [22]…

    Si percepisce molto chiaramente lo stretto legame che esiste tra questo progetto e il pensiero neoconservatore americano, soprattutto nelle note dell'autore al suo stesso articolo…

    Paul Wolfowitz, ebreo americano, neocon e ‘falco’ tra i più aggressivi, soprannominato anche ‘principe delle tenebre’, in precedenza sottosegretario alla difesa dell'amministrazione Bush e attualmente decimo presidente della Banca Mondiale, il più accanito fautore di guerre e dello ‘scontro di civiltà’, premeva incessantemente per una guerra totale degli USA contro Iraq, Iran, Siria e Libano, ‘praticamente identificando in questo modo l'interesse nazionale di Israele con quello degli USA…’, dice Maurizio Blondet nel suo libro Chi comanda in America?…, riferendosi a questo riguardo al Village Voice del 21 novembre 2001 [23]. È evidente che i neocon non sono pericolosi soltanto per il destino del Medio Oriente, tra cui il Libano, ma anche per il futuro dell'Occidente, tra cui l'Europa, perché una volta fatto partire lo scatto, una volta messo in moto il demenziale meccanismo di una guerra globale, chi può frenare l'appetito di questi cannibali, di questi ‘drogati di guerra’ senza fine?… È urgente trovare oggi un'alternativa a questa ‘diplomazia di gangster’ [24] …

    Dobbiamo capire che simili eventi criminali non accadono per caso oggi. Sono stati pianificati. Dei popoli sono oggi puniti in modo esemplare perché gli altri popoli siano avvisati che costa caro sfidare il nuovo ordine statunitense e perché ognuno scelga il suo campo…

    Dice Michel Warschawski [25]...

    Non si può capire questa guerra di aggressione contro il Libano, né l'accanimento contro i palestinesi, in particolare a Gaza, al di fuori del contesto della guerra permanente e preventiva intentata dai neoconservatori di Washington su scala mondiale e fatta propria da Tel Aviv…

    In realtà, sono i vecchi intrighi e i progetti malefici dei vecchi sionisti come Jabotinsky che i neocon tentano ostinatamente di realizzare. ‘Conquistare la Casa Bianca alla propria causa è sempre stato uno degli obiettivi supremi del sionismo, un obiettivo in larga misura brillantemente conseguito negli anni…’, assicura lo scrittore e giornalista inglese David Hirst nella prefazione alla terza edizione del suo volume The gun and the olive branch [26]. Ma perseverare in questo gioco perverso del ‘fare a gara a chi realizza meglio gli auspici macabri’ non metterebbe in pericolo l'esistenza stessa di Israele e degli Stati Uniti?… A giocare troppo con il fuoco, infatti, si finisce per bruciarsi!… ‘E molto probabilmente sarà un momento in cui Israele stesso si troverà in una situazione di pericolo grave e forse persino fatale per la sua esistenza…’, osserva David Hirst nella stessa prefazione. E ricorda ciò che Moshe Sharett scriveva del suo ministro della difesa, Pinhas Lavon che ‘predicava costantemente atti di follia o la furia cieca nel caso in cui Israele fosse stato offeso…’. David Hirst aggiunge anche…

    … nel suo libro ‘The fateful triangle’ Noam Chomsky sostiene che il bersaglio reale della bomba atomica israeliana siano gli Stati Uniti. Che Israele cercasse effettivamente di premere in questo modo sugli Stati Uniti lo presumevano anche i francesi, quando, in una collaborazione tenuta rigorosamente nascosta agli americani, fornirono la prima indispensabile assistenza al progetto israeliano di divenire una potenza nucleare. ‘Pensavamo’, dice Francis Perrin, alto commissario dell'Agenzia per l'Energia Atomica francese all'epoca,’che la bomba israeliana fosse diretta contro gli americani, non per essere lanciata contro l'America, ma per dire loro: ‘Se non volete aiutarci in una situazione critica, vi costringeremo a farlo, altrimenti ricorreremo alla nostra bomba atomica’…

    Di qui l'affermazione di Martin van Creveld, professore di storia militare all'Università ebraica di Gerusalemme: ‘Possediamo centinaia di missili a testata nucleare, che possiamo lanciare in ogni direzione…’. Affermazione che ugualmente David Hirst ci ricorda nel suo volume. È possibile avanzare l'ipotesi che in futuro questi due stati-canaglia, USA e Israele, oggi uniti nella medesima impresa di gangsterismo universale, vedano un giorno i loro reciproci interessi divergere ed entrare in conflitto?… Conflitto sul bottino?… Conflitto sulle loro strategie di macrocriminalità?… Conflitto per l'egemonia suprema?…

    C'è oggi conflitto tra civiltà e fondamentalismo?… Sì. Conflitto tra i principi immutabili e universali della civiltà morale e giuridica, da una parte, e, dall'altra, la barbarie dei fondamentalisti israeliani [giacobini, massonici e talmudici…] che seminano, ovunque sperano di dominare, odio e strage. Conflitto tra le civiltà ancestrali che hanno fatto la storia dell'umanità, da un lato, e, dall'altro, il settarismo o fanatismo dei ‘cristiani rinati’ [ìborn again christians’, ai quali Bush appartiene…], dei ‘cristiani sionisti’[!], dei sionisti e talmudisti, predicatori di ‘ideologie del militarismo e dell'occupazione’, espressione utilizzata apertamente nel documento firmato il 22-8-2006 dai patriarchi e vescovi riuniti a Gerusalemme, tra i quali il patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah [27]. Quando nel 1989 avevamo appreso in Libano che qualcuno dell'amministrazione americana [il segretario di stato James Baker?…] si divertiva a ripetere che il Libano era ‘un errore storico’, in risposta a questa assurdità concludevo così uno dei miei articoli [28]…

    … è triste rendersi conto di come il ‘mondo libero’ sia prigioniero del proprio accecamento. [...] Né anime ben nate, né il numero degli anni, nulla fa degli Stati Uniti un paese di grandezza. [...] Un popolo senza radici, senza storia, è infatti condannato all'ignoranza. [...] Ma forse gli americani, che non conservano della loro storia nient'altro che alcune peripezie e avventure del Far West e le loro guerre di secessione, sono ancora intimiditi dalla maestosa impresa di quei giganti del mare, i Fenici. [...] Come è possibile non essere allarmati?… Se il governo degli Stati-Uniti non si risveglia dal suo abbrutimento, guai a questi Stati che non saranno più Uniti! [...]
    Egli [Cristoforo Colombo] non ha presentito [...] l'influenza malefica di alcuni dirigenti americani sui paesi civili…
    .


    C. La Siria

    Non solo continueremo a sostenere il presidente Assad, ma cerchiamo di assicurare la continuità del suo regime dopo di lui… James Baker, segretario di stato americano, agosto 1989 [29]

    L'inimicizia della Siria contro il Libano risale almeno alla fine della prima guerra mondiale, quando, dopo la caduta dell'impero ottomano, la Francia e l'Inghilterra si divisero la tutela dei paesi del Medio Oriente che i turchi avevano perduto. La scelta dei paesi posti sotto il mandato francese cadde sul Libano e la Siria. E il primo settembre 1920 il rappresentante della Francia proclama ufficialmente la costituzione del ‘Grande Libano’, con Beirut come capitale, definendo così i confini: a nord il fiume Nahr el Kebir, a sud i confini della Palestina e a est la sommità dell'Anti-Libano. Legittimità storica evidente e indiscutibile, perché, come avevano affermato libanisti quali lo storico Jaward Boulos, il Libano ‘… corrisponde approssimativamente al territorio dell'antica Fenicia classica e del principato di Fakhreddin II…’ [30]. Ed è allora che la Siria si è irritata e non ha mai rinunciato alla sua idea: che la Francia dovesse pagare per questo errore. Perché per la Siria il Libano è un errore storico e geografico, come aveva già detto Moshe Arens [decisamente, che ossessione!…]. In altri termini il Libano non doveva esistere come paese sovrano, ma doveva far parte della Siria [e perché, [i]en passant[/i+, non far parte anche di Israele, a partire dal Litani per esempio?…]. Così la Siria, non avendo mai riconosciuto la sovranità del Libano, non ha mai voluto stabilire rapporti diplomatici con il Libano e aprirvi un'ambasciata. In Libano la Siria è presente attraverso…

    – il suo esercito, in seguito all'invasione del Libano nel 1976 e alla sua occupazione ufficiale, che durò dal 1990 al 2005, dopo un via libera americano
    – i suoi servizi segreti, denominati Moukhabarat, a fini di spionaggio, di omicidi e di atti diversi di terrorismo: la stessa presenza e lo stesso compito dei servizi segreti israeliani, il Mossad

    L'UNIFIL dovrebbe del resto stare in guardia contro questi due servizi segreti soprattutto. E non finga di non sapere. Nel 1983 Israele e Siria, attraverso i loro rispettivi servizi segreti, Mossad e Mokhabarat, hanno fatto di tutto per liberare la scena libanese da ogni presenza straniera, al fine di avere le mani libere, di eliminare testimoni scomodi e di persistere nell'indebolimento del Libano mediante gli abituali scontri armati, atti terroristici, torture, attentati; dietro copertura di ‘guerra civile’, naturalmente. Di qui gli attentati contro i parà e i marines, dei quali misteriosamente non si conoscono ancora, in definitiva, i mandanti. Non saranno del resto questi soltanto, gli attentati di cui non si dovrà mai conoscere l'autore. È sempre così, con i servizi segreti di alcuni paesi-canaglia. Il padre del sogno di annessione del Libano alla Siria è Hafez Assad, già dai tempi in cui era soltanto il ministro della difesa, ma il secondo uomo forte della Siria. Lo stesso sogno è durato quando egli ne è divenuto il presidente. ‘Il Leone’, come lo chiamavano.
    In che modo annettere il Libano alla Siria?… Armando i palestinesi in Libano, allo scopo di destabilizzarlo, indebolirlo e ridurlo a facile preda per soddisfare la sua avidità e i suoi progetti egemonici sul Libano. La Siria, come Israele, non ha mai visto realizzarsi il suo sogno, malgrado i terribili bombardamenti, soprattutto quelli del luglio 1978 e dell'agosto 1989. Fino all'invasione del 13 ottobre 1990. Il Libano ha pagato carissimo, sotto il giogo siriano: distruzioni, massacri, arresti ingiustificati, sequestri e sparizioni di persone di cui ancor oggi non si sa nulla. Ma la Siria è veramente andata via dal Libano?… Da sempre la Siria ha usato tutti gli stratagemmi per restare radicata nella politica libanese, se non per restarvi fisicamente presente grazie ai suoi servizi segreti. Sarà sempre pronta, non importa in quale momento e a quale prezzo, a giocare il ruolo di ‘tutore’ del Libano, per farvi regnare la ‘stabilità’ non appena le sarà dato il via libera americano, come nel 1990. Del resto, durante l'ultima aggressione israeliana di luglio-agosto contro il Libano, Assad figlio non si è forse offerto di ‘aiutare’ Bush ed Olmert a scovare ‘la rete di Al-Qaeda in Libano’?…Nessuno di questi padroni del momento gli ha prestato attenzione, perché sanno bene, loro, che in Libano non esiste nessuna rete di Al-Qaeda. E poi la ‘carta’ Bin Laden e Al-Qaeda sono loro a farla uscire al momento opportuno. Niente usurpatori, prego!… I Moukhabarat siriani saranno cacciati definitivamente dal Libano quando finalmente vi governerà un vero uomo politico anti-siriano, retto e integro. Oggi, non è assolutamente il caso. Il governo della ‘maggioranza’ attuale, fabbricata ‘provvisoriamente’ dalla legge elettorale siriana del 2000 alla quale fittizia ‘maggioranza’ tiene più che alla propria vita, è troppo legato al passato [sempre presente…] della storia contemporanea libanese. Questi ‘maggioritari’ soffrono crudelmente, tra l'altro e da lungo tempo, del prurito cronico della corruzione…

    D. I rifugiati palestinesi

    I rifugiati palestinesi [...] restano al centro delle nostre preoccupazioni, così come alla radice delle nostre sventure… Fouad Ephrem Bustany [31]

    Prima di tutto, sarebbe ora di parlare chiaro a proposito della situazione dei palestinesi. In Israele la loro causa è assolutamente giusta, è da appoggiare e da difendere. La loro guerra è assolutamente legittima, contro i loro nemici che occupano la loro terra e li opprimono con barbarie inaudita. I palestinesi hanno diritto a un'esistenza degna e sovrana, hanno diritto anch'essi alla sicurezza e alla pace [tanto care a Israele!…], diritto alla restituzione delle loro terre e dei loro beni e ai risarcimenti per tutto ciò di cui hanno tanto ingiustamente sofferto. In Libano i rifugiati palestinesi, che vi erano stati accolti fraternamente e generosamente, dopo l'accordo del Cairo del 1969 si trasformarono in aggressori armati, mentre numerosi paesi arabi offrivano la loro collaborazione all'aggressione.
    L'accordo del Cairo, firmato il 13 novembre 1969, ha dunque creato la prima crisi del Libano. L'esistenza di uno stato straniero armato all'interno dello stato libanese. Diciassette campi palestinesi sparsi per il Libano, sotto il controllo esclusivo e sovrano dell'OLP [l'Organizzazione per la liberazione della Palestina…]. Piena libertà di manovra ai fedayin palestinesi riforniti di armi e munizioni di ogni genere attraverso la Siria. Il territorio dell'Arkoub, nel Libano meridionale, ceduto come base militare per operazioni contro Israele. Tale accordo del Cairo fu firmato tra…

    – la delegazione libanese [rappresentata dal generale Émile Boustany, all'epoca comandante in capo dell'esercito, in nome del presidente libanese del tempo, Charles Hélou, e con il consenso dei ministri e dei parlamentari libanesi, con la sola eccezione del deputato Raymond Eddé]
    – la delegazione palestinese, rappresentata da Yasser Arafat per l'OLP
    – e il loro ospite egiziano Abdel Nasser, al quale l'apertura del fronte libanese contro Israele conveniva, per la sua strategia anti-israeliana successiva alla disfatta della guerra dei 6 giorni nel 1967

    Nessun altro paese, né la Siria, né la Giordania, né l'Egitto [che pure confinano con Israele…] in cui i palestinesi avevano trovato rifugio, avevano concesso ai palestinesi la libertà di manovra di cui godevano in Libano. Peggio ancora, tali paesi arabi avevano chiuso le loro frontiere a ogni possibilità d'azione dei palestinesi, costringendo invece il governo libanese, con pressioni diplomatiche e ricatti politici interni, ad agire in maniera opposta alla loro, cioè a permettere ai palestinesi di agire sovranamente attraverso la frontiera libanese per favorire la vittoria della loro causa. Fu allora che in Libano, prima ancora di giungere alle ostilità contro l'esercito libanese nel 1973, poi alla guerra aperta nel 1975, si susseguirono gli ‘eccessi incresciosi commessi da elementi incontrollati palestinesi’, vale a dire uccisioni di molte migliaia di libanesi, rapimento di centinaia di libanesi di cui non si è più avuta nessuna notizia [i nostri desaparecidos…], regolamenti di conti di diversi regimi arabi sul territorio libanese... Hafez Assad, allora ministro della difesa e dell'aviazione, farà del suo meglio per rafforzare in uomini e armi i banditi palestinesi, per raggiungere il suo obiettivo di destabilizzazione e di sovversione. Ben insediati nei loro campi attorno alle principali città libanesi, i palestinesi non tardarono a dimenticare il loro sogno di ritornare presto a casa loro, di riprendere possesso della loro terra, di uscire dalla loro condizione di sradicamento vissuta nella miseria. Forse anche a causa della vicinanza geografica [?!], rifiutarono categoricamente la loro integrazione culturale con il Libano. E i loro campi servirono ormai come basi per operazioni contro di noi, che li ospitavamo, più che contro il nemico ebraico. Nel campo di Berj el Brajneh, nella periferia sud della capitale, erano già state montate, dal 1970, officine per la fabbricazione di munizioni. Le basi di addestramento per diverse migliaia di militari dell'organizzazione Fatah [senza contare le altre organizzazioni…] erano in numero di dodici. E nel 1973 i fedayin di numerose organizzazioni palestinesi avevano già raggiunto il numero di 19.200!… A tutte queste condizioni disastrose, aggiungete lo squilibrio demografico ed economico creato in Libano. Jean-Pierre Péroncel-Hugoz [scrittore e giornalista del quotidiano Le Monde per 35 anni, dal 1969 al 2004, in particolare come corrispondente permanente in Medio Oriente…] nella prefazione al volume di MOUSSA. A. dirà [32]…

    Non sono più un Fratello Musulmano. Confessione di un ex-terrorista. Una coalizione superarmata, comandata dai palestinesi di Yasser Arafat, [...] stranieri ed equipaggiati dall'Unione Sovietica, dalla Siria e da altri Stati interessati alla scomparsa pura e semplice dello spazio di relativa libertà e tolleranza [...] che era il Monte Libano [...]. Una volta nel fuoco estremamente violento di questa falsa guerra civile, di questo realissimo conflitto libano-palestinese si comprende ciò che accadeva nelle file ‘islamo-progressiste’ che stavano distruggendo il Libano [...]. Horresco referens, musulmani e non vivevano allora in Libano, in questo insopportabile Libano, su un piano di uguaglianza!…

    In questo volume l'autore, Moussa. A., riportando avvenimenti politici e storici vissuti in prima persona, descrive dunque la sua vita e la sua iniziazione tra i Fratelli Musulmani, l'armamento dell'OLP e le sue connivenze con politici libanesi, i metodi utilizzati dall'OLP per creare una guerra civile in Libano, le modalità organizzative delle devastazioni e dei massacri contro pacifici villaggi di contadini libanesi, le mutilazioni, gli stupri, i rapimenti, i metodi di tortura usati. Nella prefazione di Péroncel-Hugoz e nella nota editoriale introduttiva si precisa tra l'altro che l'uso dello ‘stupro come arma politica’ era stato confermato dai resoconti e dagli ordini di missione ritrovati nei campi palestinesi del Libano meridionale, tra le carte che i capi dell'OLP non avevano avuto il tempo di distruggere prima della chiusura di questi campi nel 1982. Georges Habache, capo del FPLP [Fronte popolare per la liberazione della Palestina…], dichiarò un giorno [33]…

    Noi siamo un'organizzazione marxista-leninista che non considera la liberazione della Palestina il suo ultimo obiettivo. Abbiamo creato dei supporti organici tra i palestinesi e i rivoluzionari di tutto il mondo. Siamo gli alleati del movimento progressista mondiale…

    Così i campi palestinesi e la causa palestinese servirono, in seguito, al reclutamento di ogni genere di professionisti della sovversione, dell'omicidio, della distruzione, subordinando ai loro obiettivi machiavellici la vita e la morte dell'intero Libano. E tutto annuncia l'imminente eruzione del vulcano. L'accordo del Cairo fornisce a Tel Aviv il pretesto [ancora e sempre!…] per operazioni militari e rappresaglie israeliane sul territorio libanese. I capi di diverse organizzazioni palestinesi, dopo aver superato tutti i limiti del crimine, montarono gli scenari dei futuri eventi in Libano. All'inizio di aprile 1973, un gruppo di commando israeliani, diretto da Ehud Barak [travestito da donna!…] assassinò tre importanti dirigenti palestinesi dell'organizzazione ‘Settembre nero’, un ramo dell'organizzazione palestinese Fatah. ‘Settembre nero’ aveva ucciso precedentemente, il 2 marzo 1973, a Khartoum, l'ambasciatore americano insieme al suo primo consigliere, e il consigliere dell'ambasciata del Belgio. E aveva preso in ostaggio gli ambasciatori sauditi e giordani [senza dimenticare che ancora prima, nel 1972, ‘Settembre nero’ era stato anche responsabile dell'assassinio di undici atleti israeliani ai giochi olimpici di Monaco…]. E in cosa il Libano poteva essere colpevole o implicato?… Ebbene, siccome l'operazione israeliana ha avuto luogo in territorio libanese [a Beirut, in via Verdun…], Toufic Safadi, allora uno dei responsabili dell'OLP, dichiara l'11 aprile 1973 davanti a tremila manifestanti a Beirut: ‘Vista la carenza della difesa libanese, la resistenza palestinese si trova nell'obbligo di difendersi da sola con tutti i mezzi di cui può disporre ...’[34]. La sovranità del Libano, dunque, secondo i palestinesi, avrebbe dovuto ormai essere subordinata alla loro ‘sovranità’ di stranieri!… L'esercito libanese diventava dunque colpevole, ai loro occhi, e questa situazione procurava ai palestinesi [stranieri e armati sulla nostra terra, forti della loro arroganza e della loro provocazione…] l'alibi auspicato per ‘difendersi da soli’. Ma contro chi?… contro Israele?… no, contro il Libano!… Si ebbero distribuzioni di volantini che attaccavano l'esercito libanese. L'atmosfera si faceva progressivamente sempre più tesa. L'esplosione fu allora inevitabile…

    Si cominciò con piccoli scontri armati provocati dai fedayin contro l'esercito libanese. Ma in seguito all'arresto all'aeroporto di Beirut, il 27 aprile 1973, di tre palestinesi che trasportavano armi dirette a Nizza, e all'arresto il 30 aprile di altri quattro palestinesi in possesso di cariche esplosive nelle vicinanze dell'ambasciata degli Stati Uniti, i palestinesi rapiscono due soldati dell'esercito libanese, la cui risposta arrivò finalmente il 2 maggio. Gli scontri durarono dieci giorni e terminarono disgraziatamente con un nulla di fatto, poiché l'esercito libanese, che allora vinceva contro i palestinesi, ricevette l'ordine dal presidente Sleiman Frangié di cessare i combattimenti [35]…

    Si viene a sapere oggi che gli Stati Uniti fecero pressione sul Libano [...]. Si comprende, inoltre, che il governo americano rifiuta la risposta del Libano, per cui il Libano non poteva imporre alle attività dei fedayin restrizioni più ferme…

    L'ordine presidenziale di fermare lo scontro rappresentò evidentemente una vigliaccheria e un tradimento. Il proseguimento della giusta battaglia dell'esercito libanese ci avrebbe risparmiato la successiva guerra, scoppiata il 13 aprile 1975. Questi fatti del 1973 furono quindi per i palestinesi un test e una preparazione alla guerra vera e propria del 1975. Guerra che sarà scatenata dagli stessi palestinesi nel quartiere di Aïn el-Remmaneh, a Beirut. Guerra che durò quindici anni, poiché, grazie all'aggressione palestinese, i libanesi ebbero diritto anche agli attacchi siriani, israeliani e in un certo modo anche iraniani, attraverso i loro pasdaran venuti per ‘cacciare i nemici israeliani’. Tutte le guerre mediorientali dell'epoca avevano dunque la loro vittima ideale, poiché la scelta era caduta sul Libano ‘debole’ [come diceva Ben Gurion…] che è servito loro da cavia. Tutti gli scontri intestini di ogni regime, sia arabo sia israeliano, vanno a scatenarsi in Libano, a spese esclusive dei libanesi. I palestinesi rifugiati in Libano, e soprattutto i loro capi, hanno cominciato oggi a capire la gravità dei loro crimini contro il Libano e il suicidio politico che tali crimini hanno rappresentato in Libano per la loro causa?… E che non siano tentati di prestarvisi ancora una volta!… Il Libano ha memorizzato bene la ‘lezione palestinese’ e il dovere della giusta risposta libanese. Prima della risoluzione 1701 [che tanto ferocemente si tiene che dai libanesi sia rispettata, ma che Israele dal 14 agosto non smette di violare ogni giorno, rosicchiando con la sua abituale sfrontatezza parcelle del nostro territorio, uccidendo e sequestrando libanesi sul nostro territorio, violando ogni giorno lo spazio aereo libanese, e tutto questo sotto gli occhi dei caschi blu, dell'UNIFIL e di tutti gli ipocriti del ‘mondo libero’, poiché Israele d'altra parte ha già ignorato, dall'inizio della sua esistenza, circa settanta risoluzioni dell'ONU e la convenzione di Ginevra sui crimini di guerra, senza mai subire alcuna sanzione…], c'è la risoluzione 1559, e non ancora interamente rispettata. Questa risoluzione 1559 esige anche il disarmo dei palestinesi. E chi oggi sulla scena politica libanese lo chiede, a parte il generale Aoun?… Né la fittizia ‘maggioranza’, né gli alti notabili ecclesiastici, né stranamente quei diplomatici stranieri che in realtà parlano in nome dei nostri aggressori e che ci predicano la necessità e l'urgenza per l'UNIFIL di disarmare Hezbollah. Cosa che la risoluzione 1701 non prevede affatto, affidando unicamente al governo libanese il compito di estendere la sua autorità sull'intero territorio e disarmare alla fine Hezbollah, quando e secondo le modalità che il governo libanese deciderà sovranamente. Ma nessuno apre bocca sul disarmo dei palestinesi, stranieri e armati sulla nostra terra, di cui la risoluzione 1559 esige chiaramente il disarmo. Cosa non ha mai avuto luogo. Che si sta aspettando?… Si vogliono forse tenere di riserva i palestinesi armati, per riprendere un giorno la guerra che favorirebbe i piani di Israele per l'esplosione e il frazionamento del Libano?…



    Libano, agosto 2006 Made in Usa, Israel & Co….

    2. Per quale miracolo…

    … esiste ancora un paese chiamato Libano?… Descrivere i quattro nemici del Libano [Israele, gli Stati Uniti, la Siria e i rifugiati palestinesi…] era un dovere [anche perché non si dica più che la guerra del Libano è stata una ‘guerra civile’…]. Tutti e quattro sono estremamente pericolosi e sono ancora decisi a farci pagare caro il non aver loro permesso la realizzazione dei loro piani. Ogni volta che si esamina la spiegazione del calvario libanese, la prima reazione dei comuni mortali è: ‘Questa terra tanto turbolenta!… è veramente difficile capirci qualcosa!…’. Eppure immaginate Davide contro quattro Golia. Aggiungete ai palestinesi, ai siriani, agli americani e agli israeliani la casta vile e bassa di numerosi politici libanesi, che stanno dietro le quinte del potere o al governo da più di trent'anni, spesso di padri in figli e di figli in nipoti, corrosi dalla cancrena dalla corruzione e dal tradimento. Ieri maggiordomi della Siria, oggi maggiordomi degli Stati Uniti e di Israele [36], e domani, se la Siria ritornasse rumorosamente sulla scena libanese [su mandato israeliano, come sempre!…], questi stessi maggiordomi si toglieranno la livrea americana per infilarsi di nuovo quella siriana, ripescata da un angolo dei loro armadi. Sono loro che hanno permesso di fare del Libano un terreno di manipolazioni sovversive e di sperimentazioni di ogni perversità, oggetto delle cupidigie e delle tentazioni criminali dei rifugiati palestinesi, dei siriani, degli israeliani e degli americani [e anche dei sovietici, negli anni '70…]. Sono loro che hanno firmato la condanna del Libano alla guerra del 1975, firmando l'accordo del Cairo nel 1969. Sono loro che ancora oggi, schiavi della politica usa-israeliana, o israeliana, osano starsene ai loro posti nel governo libanese invece che dimettersi, mentre è apparso chiaro al mondo intero, e soprattutto ai libanesi, che l'aggressione contro il Libano di luglio-agosto 2006 è stata pianificata e voluta negli Stati Uniti, e concordata [come ha scritto Uri Avnery il 15 luglio scorso…] con membri dell'ufficialità ‘maggioritaria’ libanese [37]. Il 23 agosto 2006 Uri Avnery ci informava ancora [38]…

    I commentatori israeliani ci avevano dato l'illusione che tale esercito [quello libanese] sarebbe stato a disposizione degli amici di Israele e degli Stati Uniti a Beirut, più precisamente Fouad Siniora, Saad Hariri e Walid Joumblatt…

    Grazie, Uri Avnery, delle sue precisazioni, ma mi permetta d'aggiungere alla sua lista i prelati, soprattutto maroniti, che continuano a giocare ai Ponzio Pilato. ‘Ma di tutti i cedimenti, il più doloroso è il tradimento del clero…’, diceva lo storico Fouad Ephrem Boustany [39]. I personaggi cambiano [ma non sempre, purtroppo!…, poiché nella fittizia "maggioranza" governativa attuale si trovano figli, anche ‘spirituali’, e nipoti di quei padri che hanno condannato il Libano al calvario…], ma la loro politica è sempre la stessa. Crudelmente immutabile. Infine, ciliegia sulla torta, aggiungete a tutto questo l'arma e la potente leva di cui si servono i ‘principi di questo mondo’, le grandi potenze che si disputano l'egemonia sul ‘Nuovo Ordine Mondiale’: la disinformazione, cioè la menzogna diffusa con cura, e instancabilmente, per accecare e abbrutire coloro che essi destinano alla schiavitù futura, sotto la loro dominazione totalitaria…

    Ed eccoci ai miracoli libanesi! … Non abbiamo bisogno di vedere, noi, per credere. Non è già un grande miracolo, per questo piccolo paese, il Libano, che continui a esistere, a resistere e a rialzarsi, malgrado la potenza e l'accanimento dei suoi nemici?… Per aggressioni ben minori di quelle vissute dal Libano, alcuni paesi sono stati eliminati dalla carta geografica. Troppi nemici hanno mirato alla vita del Libano. E ogni volta, per miracolo, le tenebre sono state respinte. Tutte le operazioni di Israele contro il Libano sono state votate alla sconfitta. Come per una ‘maledizione’ [40] o un ‘maleficio’ [41], secondo i nostri superstiziosi aggressori. Va da sé che a difendere il nostro Libano aggredito c'era e c'è infinitamente di meglio e infinitamente di più.
    C'era e c'è la preghiera e l'amore di tutto il nostro popolo, la battaglia indomabile dei nostri fratelli sciiti, la muraglia di sangue di tutte le nostre vittime innocenti, l'aiuto celeste dei nostri morti, la guardia temibile dei nostri santi, e, più in alto, la sovrana protezione della Vergine e il rifugio divino della croce del Salvatore. Erano e sono per noi , i libanesi aggrediti, le ‘benedizioni del Cielo’ e i ‘miracoli libanesi’ da sempre…

    Jacqueline Amidi
    jacqueline.amidi@gmail.com

    Originale francese:
    Jacqueline AMIDI, Les miracles libanais, in www.effedieffe.com, 21-9-2006:
    http://www.effedieffe.com/interventi...rametro=esteri
    Traduzione italiana di Filippo Fatiga per www.effedieffe.com.

    Note…

    [1] Uri AVNERY, Junkies of war [Drogati di guerra], in Gush Shalom, agosto 5, 2006:
    http://zope.gush-shalom.org/home/en/...ery/1154819859
    e http://www.informationclearinghouse....ticle14395.htm.
    Traduzione francese: Uri AVNERY, Drogués de guerre, in France-Palestine Solidarité, 7 agosto 2006:
    www.france-palestine.org/article4364.html.

    [2] Jean ROBIN, La judéomanie. Elle nuit aux juifs. Elle nuit à la République, Ed. Tatamis, 2006, pp. 341. Cfr. anche: Jean ROBIN, La judéomanie a créé une distinction entre les citoyens français, Intervista, in Observatoire du com-munitarisme, lunedi 28 agosto 2006:
    http://www.communautarisme.net/Jean-...ais-_a808.html.

    [3] Ilan PAPPE, Israeli debacle, in ZMAG.org, 23 agosto, 2006:
    http://www.zmag.org/content/showarti...m?ItemID=10812.

    [4] Uri AVNERY, Knife in the back. War of the generals, in CounterPunch, 3 agosto 2006:
    www.counterpunch.org/avnery08032006.html, & in Gush Shalom, 4 agosto 2006 [in ebraico e in inglese]. Traduzione francese: Uri AVNERY, Le poignard dans le dos, in France-Palestine Solidarité, sabato 5 agosto 2006: www.france-palestine.org/article4354.html.

    [5] Gilles MUNIER, Le Hezbollah, rempart contre Israël. La bataille du Litani, in GMunier.blogspot, 8-8-2006: http://gmunier.blogspot.com/2006/08/...israel-la.html.

    [6] Alla fine della guerra [i]Hezbollah beneficia di un vasto sostegno da parte della popolazione libanese…

    Nello stesso Libano, l'87 % della popolazione ora sostiene la resistenza di Hezbollah, compreso l'80 % dei cristiani e dei drusi e l'89% dei musulmani sunniti, mentre soltanto l'8% crede che gli Stati Uniti sostengano il Libano…

    … in Déclaration de solidarité avec les peuples du Liban et de la Palestine, 12-8-2006. Dichiarazione sottoscritta tra gli altri da Noam Chomsky, John Berger, Eduardo Galeano, Ken Loach, Arundhati Roy, Tariq Ali, Howard Zinn:
    http://www.voltairenet.org/article14...#article142962.

    Alla domanda: ‘L'UNIFIL sarà in grado di proteggere la sovranità libanese contro le violazioni israeliane?…’, nel sondaggio promosso dalla rivista libanese Magazine (www.magazine.com.lb) del 15 settembre 2006, la risposta, il 16 settembre, era ’no’ per il 53 %, dato che dal primo giorno di tregua Israele continua le violazioni. Il loro numero supera le cento violazioni, solo nei primi trenta giorni di ‘tregua’

    [7] Norman FINKELSTEIN, First the Carrot. Then the Stick: behind the carnage in Palestine, in Haaretz, 25-1-2002 & 1-2-2002

    [8] Cfr. i passaggi relativi al progetto sionista per il Medio Oriente, esposto da Oded Yinon, in Jacque-line AMIDI, Une guerre est finie?… Passons à l'autre!…, in www.effedieffe.com, 26-8-2006:
    http://www.effedieffe.com/interventi...rametro=esteri.

    [9] Christian CHESNOT, La bataille de l'eau au Proche Orient, L'Harmattan, Parigi, 1993, pp. 105-106

    [10] Citato nel Rapport stratégique arabe, pubblicato dal Centre d'études politiques et stratégiques del giorna-le Al-Ahram, Il Cairo, 1989 [in arabo]

    [11] Problèmes économiques et sociaux, in La Documentation Française, 7-21 ottobre 1983

    [12] Moshe SHARETT, Journal, Ed. Maariv, Tel Aviv, 1978, citato in Le Monde diplomatique, n° 342, set-tembre 1982

    [13] Gilles MUNIER, Le Hezbollah, rempart contre Israël, cit

    [14] Yossef WEITZ, Journal, Tel Aviv, 1965

    [15] Stefano CHIARINI, Liban: Cette ‘bande’ que veut Israël [Libano. Questa ‘striscia’ che Israele vuole], in Le grand soir, 22-7-2006:
    http://www.legrandsoir.info/article....d_article=3898. Cfr. l'articolo originale in Il manifesto, 19-7-2006

    [16] Uncle Sam is writing a script for a horrifying western of the good guys against the bad guys, to death. Gideon SAMET, In Uncle Sam's Cabin, in Ha'aretz, 2 febbraio 2002. Citato in David HIRST, Senza pace. Un secolo di conflitti in Medio Oriente [titolo originale The gun and the olive branch. The roots of violence in the Middle East, Nation Books, 2003], Nuovi Mondi Media, San Lazzaro di Savena - BO, 2004, p. 94

    Cfr. inoltre Stephen ZUNES, The swing to the right in U.S. policy toward Israel and Palestine, in Middle East Policy Council, volume IX, settembre 2002, numero 3:
    http://www.mepc.org/journal_vol9/0209_zunes.asp.

    [17] Tom BARRY, Une diplomatie de gangsters. Eliot Abrams chasse les monstres au Proche-Orient, in Questions critiques, 23 agosto 2006:
    http://questionscritiques.free.fr/em...lliott_Abrams/
    lobby_israelo_americain_proche_orient_230806.htm .

    [18] Tom BARRY, articolo citato. Tom Barry precisa…

    Abrams, che dichiara orgogliosamente di essere ‘neoconservatore e neoreaganiano’, è il genero di Norman Podhoretz e di Midge Decter, una coppia di militanti che hanno svolto un ruolo essenziale, negli anni '70, per insediare il neoconservatorismo come influente tendenza politica. [...] Quando non era al servizio del governo, Abrams era affiliato alle istituzioni e ai gruppi di pressione neoconservatori [...]. In quanto reaganiano, Abrams ha prestato servizio al Dipartimento di Stato durante il primo mandato del Presidente Reagan. Vi fu Segretario di Stato delegato ai diritti dell'uomo, poi Segretario delegato agli affari inter-americani. In qualità di diplomatico del Dipartimento di Stato, Abrams ha contribuito a coordinare il sostegno illegale del suo governo ai Contras del Nicaragua, riconosciuti dai reaganiani come "combattenti della libertà". Ha anche lavorato con il tenente colonnello Oliver North per mettere a punto un'organizzazione triangolare di vendita di armi all'Iran attraverso Israele, i cui introiti erano avviati ai contras del Nicaragua – un' operazione illegale di cui ha sempre negato d'esserne a conoscenza, a torto, al tempo dell'audizione parlamentare seguita alla sua condanna [per la vicenda Iran-Contras…]

    [19] Tom BARRY, art. Citato

    [20] Emmanuel RATIER, Portrait. Léo Strauss, in Faits et documents, n° 169, 1-15 marzo 2004, pp. 1-2. Cfr. anche le pp. 6-7 e 9

    [21] Jürgen ELSÄSSER, La CIA a recruté et formé les djihadistes, Intervista a cura di Silvia Cattori, in Volteire-net, 15 giugno 2006:
    http://www.voltairenet.org/article13...lvia%20Cattori.

    L'intervista discute tra l'altro le questioni sollevate dall'ultimo libro di Jürgen ELSÄSSER, Comment le Dji-had est arrivé en Europe, Prefazione di Jean-Pierre Chevènement, Ed. Xenia [Suisse], 2006, pp. 304:
    http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASI...260395-4442061.

    [22] Israel SHAHAK, The zionist plan for the Middle East, in Alabasters archives:
    http://www.geocities.com/alabasters_...nist_plan.html .

    [23] Maurizio BLONDET, Chi comanda in America?…, EffediEffe, Milano, 2004, pagina 42

    [24] Pierre GALAND, Une guerre criminelle en Palestine et au Liban, in Association Belgo-Palestinienne, 20-7-2006: www.association-belgo-palestinienne.be, e in & in CSOTAN - Comité de Surveillance Otan, 20-7-2006:
    http://www.csotan.org/textes/texte.p...&type=articles.

    [25] Michel WARSCHAWSKI, La pace ha perso. Vi spiego perché, Intervista a cura di Geraldina Colotti, in Il manifesto, 15-8-2006

    [26] Traduzione italiana: David HIRST, Senza pace. Un secolo di conflitti in Medio Oriente, citato [confronta qui la nota 16]

    [27] Michel SABBAH, Swerios Malki MOURAD, Riah Abu EL-ASSAL et Munib YOUNAN, The Jerusalem declaration on christian zionism. Statement by the Patriarch and local Heads of Churches in Jerusalem [Dichiarazione di Ge-rusalemme sul sionismo cristiano. Comunicato del Patriarca e dei Capi locali delle Chiese di Gerusalemme], in The Episcopal Diocese of Jerusalem, 22 agosto 2006: http://www.j-diocese.com/DiocesanNew...p?selected=238.

    Traduzione francese di Marcel Charbonnier e revisione di Fausto Giudice in Tlaxcala, 25-8-2006:
    www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=1115&lg=fr.

    [28] Jacqueline AMIDI, Mise au point historique et géographique au gouvernement américain, in Revue du Liban, n° 1564, 25 novembre / 2 dicembre 1989

    [29] Dichiarazione fatta a un giornalista di RAI 1 in agosto 1989, mentre da parte della Siria durava l'intenso bombardamento della popolazione libanese

    [30] Jawad BOULOS, Les peuples et les civilisations du Proche-Orient, Dar Awad, Beirut, 1987, tomo V, p. 269

    [31] Fouad Ephrem BOUSTANY, Le problème du Liban, Ed. Ad-da'Irah, Beirut, 1985, p. 42

    [32] MOUSSA A., Je ne suis plus Frère musulman. Confession d'un ancien terroriste, Prefazione di Jean-Pierre Pé-roncel-Hugoz, Ed. François-Xavier de Guibert, Parigi, 2005, p. 6. L'autore – che scrive sotto lo pseudonimo di ‘Moussa A.’ [nascondendosi oggi da qualche parte per paura di essere assassinato dai suoi ex-confratelli, dai quali si è separato…] – è un Fratello Musulmano egiziano, arruolato nelle milizie palestinesi fin dall'inizio della loro aggressione omicida contro il Libano, per schiacciare ‘i combattenti libanesi [...] che lottano a uno contro dieci’, come ricorda ancora Péroncel-Hugoz nella sua Prefazione, che denuncia ‘la stampa occidentale ingannata o complice’

    [33] Édouard SABLIER, Le fil rouge, Plon, Parigi, 1983

    [34] Al-Hayat, 12 aprile 1973

    [35] An-Nahar, 15 aprile 1973

    [36] Lo scrittore e giornalista israeliano Joseph Halevi – nella sua lettera di rettifica, intitolata A proposito dell'articolo sul Libano che porta la mia firma sul Manifesto del 5 settembre 2006 e motivata dalle modifiche non condivise introdotte nel capoverso finale del suo articolo – constata che il governo attuale in Libano è un ‘governo filo USA-Israele’. Nell'articolo in questione, nella parte del suo testo che non è stata in nessun modo oggetto di rettifiche, Joseph Halevi osserva, sulla riunione di Roma del 26 agosto 2006 [alla quale partecipava anche il primo ministro libanese Sinora]…

    Analogamente la riunione di Roma del 26 non è stata un fallimento. È stata invece un'autorizzazione ad andare avanti nei bombardamenti contro le popolazioni civili del Libano. D'Alema può negarlo quanto vuole, ma per almeno una settimana ministri israeliani andavano ripetendo alla radio che la riunione di Roma avevo dato ‘or iarok’ [luce verde] per continuare. L'impatto in tal senso della riunione di Roma è stato talmente importante da essere ripetuto dalla BBC, la quale mandava in onda anche le dichiarazioni in ebraico dei ministri israeliani… [Joseph HALEVI, [i]Israele e il ‘rischio’ della tregua[/i+, in Il manifesto, 5-9-2006]

    [37] Confronta a questo riguardo il mio articolo Liban-Israël. L'heure de la vérité, in effedieffe.com, 29-7-2006:
    http://www.effedieffe.com/interventi...rametro=esteri.

    [38] Uri AVNERY, Libano, il nome giusto è guerra delle colonie, in Il manifesto, 23 agosto 2006

    A proposito di Joumblatt: la deputata israeliana del partito laburista Colette Avital ha rivelato di aver incontrato in Francia il deputato Walid Joumblatt nell' agosto 2006, all'indomani dell'aggressione israeliana contro il Libano. Per parte sua, di fronte a giornalisti francesi e israeliani, Joumblatt non ha negato tale incontro, confronta Tayyar, 29 agosto 2006: http://www.tayyar.org/tayyar/article...7549&type=news.

    Neppure una sola reazione di indignazione [o qualche lacrima!…] da parte di Sinora

    [39] Fouad Ephrem BOUSTANY, op. cit., p. 32.

    [40] Secondo i nostri vicini israeliani, abitualmente superstiziosi, le sconfitte di Israele durante la sua ultima aggressione contro il Libano sarebbero state causate da una sorta di autentica ‘maledizione libanese’. Come un misterioso e inviolabile ‘decreto di sventura e di disfatta’ che perseguiterebbe i violatori e aggressori della nostra terra, la loro arroganza e le loro temerarie ‘scommesse belliciste’. È l'opinione israeliana riguardante una atavica ‘maledizione libanese’, alla quale fa riferimento Christian Merville…

    Giano dai due volti civile e militare – spesso facendone uno soltanto, di questi due – questa società nata nella violenza e da essa nutrita non saprebbe rima-nere all'infinito lacerata tra queste due alternative. Né ostinarsi in scommesse belliciste estremamente rischiose, come ha appena dimostrato l'ultima manifestazione della maledizione libanese… [Christian MERVILLE, Dommages collatéraux, in L'Orient - Le Jour, 15-9-2006]

    [41] Più ancora, le divisioni aspre e accanite che lacerano attualmente Israele sarebbero dovute anch'esse, secondo questa opinione superstiziosa, a una specie di autentico e permanente ‘maleficio del Libano’. Vi fa riferimento, divertito, il segretariato del ‘Blocco parlamentare del cambiamento e della riforma’ [il blocco parlamentare del generale Michel Aoun…]. Tali divisioni sarebbero nate ‘da quello che chiamano il ‘maleficio del Libano’ che li perseguita’. Confronta Tayyar, 14-9-2006:
    http://www.tayyar.org/tayyar/article...8355&type=news.



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    Cool ... caro Bush, non tutti hanno le 'fette di salame' sugli occhi!...

    Ragazzi
    ecco una bella ed accurata analisi della situazione in Russia, che certo può aiutare a risolvere il 'giallo' dell'omicidio della giornalista Anna Politkovskaya ...

    Da www.effedieffe.com ... buona lettura!...

    E’ colpevole Putin?…o il maggiordomo?…

    di Maurizio Blondet



    Manifestanti per Anna Politkovskaya…

    Mosca - I lettori di gialli sanno che è sciocco sospettare di un colpevole [del solito misterioso omicidio…] su cui gli indizi si accumulano fin dalle prime pagine. Ora tutti i media occidentali lasciano capire [o si trattengono a stento dal gridare…] che il mandante dell’assassinio di Anna Politkovskaya è Vladimir Putin. A dire il vero le ipotesi sono stranamente vaste. Si legge che l’ordine di uccidere è probabilmente partito da Ramzan Kadyrov, il caporione ceceno favorito dal Cremlino e fieramente accusato dalla giornalista, ‘oppure dai nemici di Kadyrov’. Un po’ eccessivo come ventaglio per le indagini. Nulla va escluso. Bisogna mettere in conto la spiccia brutalità dei vecchi agenti KGB e quella dell’esercito ex-sovietico, che si è macchiato in Cecenia di paurose atrocità. Ma poche settimane prima l’assassinio di Andrey Kozlov, il vice-presidente della Banca Centrale russa, ha suscitato in Occidente assai meno clamore. Kozlov stava cercando di portare la legalità nel vorticoso giro di denaro lurido che sporca il sistema finanziario russo. Aveva appena ritirato l’autorizzazione ad operare ad una banca implicata in riciclaggio, la Sodbusinessbank, e ne aveva nominato un direttore. Un vero commissariamento. Ma coloro che la Prava chiama ‘gli azionisti non identificati’ della banca avevano, come sfida, nominato un direttore di loro fiducia, Boris Ponomarev [salvo caso di omonimia una vecchia conoscenza, potente nel PCUS e nel KGB…], il quale aveva vietato al direttore nominato dalla banca centrale l’ingresso nella Sodbusinessbank. Un tribunale di Pietroburgo aveva dato ragione a Ponomarev e torto a Kozlov. La polizia aveva mantenuto, dice la Prava, ‘la sua neutralità’ [sic!…]. E Kozlov era stato abbattuto come un cane…

    Quanto a Kadyrov, ha celebrato in questi giorni il suo trentesimo compleanno nella Grozny devastata. Gli è stata regalata una Ferrari nera da 380 mila euro, con la targa ‘K-30-RA’ [che significa ‘Kadirov, 30 anni, Ramza Atmatovich’…]. Chi gli ha fatto il regalino?… ‘amici’ ha detto lui. Altri ‘azionisti ignoti’ del massimo business russo, il crimine. Ancora troppo potente, ancora troppo sfrontato e sicuro di complicità interne ed estere, abituato come si vede a sfidare anche Putin e il potere legale. Gli ‘oligarchi’, la mafia ebraica, sono ancora dovunque, hanno ancora le mani in pasta dappertutto e persino Putin deve scendere a patti con loro. Per lo più con un do ut des, non vi occupate di politica e noi vi lasciamo ciò che avete rubato. Perché questa impotenza?… Basta ricordare la levata di scudi mondiale, anzi mondialista, di quando Putin mise in galera Khodorkovsky, il padrone della Yukos comprata ai tempi di Eltsin, che aveva rotto il patto e cercava di fargli le scarpe in politica. I massimi giornali finanziari, dal Wall Street Journal al Financial Times, si levarono a difesa del delinquente. William Engdahl, un ottimo analista [1], racconta che l’arresto di Khodorkovsky fu ordinato da Putin per prevenire una manovra di grande portata. L’oligarca, strapieno di dollari, aveva ‘comprato’ alla Duma una maggioranza di voti, per cui il parlamento avrebbe cancellato la legge sulle risorse sotterranee in vigore, che impediva alla Yukos e ad altre compagnie private di impadronirsi di posizioni dominanti nelle materie prime russe, e anche di farsi oleodotti indipendenti dalla rete russa. Secondo Engdahl, il voto comprato alla Duma era solo il primo passo. Khodorkovsky voleva candidarsi contro Putin nelle presidenziali dell’anno seguente. Per conto degli ‘azionisti non identificati’. Difatti, l’arresto dell’oligarca venne subito dopo, e a causa di un incontro riservato che Khodorkovsky aveva avuto con Dick Cheney, il vicepresidente USA. Era il 14 luglio 2003. Cosa si siano detti i due non è dato sapere…

    Fatto è che subito dopo l’incontro con Cheney, Khodorkovsky intavola trattative con Exxon Mobil e Chevron Texano [la ditta per cui ha lavorato Condoleezza Rice…] per cedere loro una quota di Yukos fino al 40%. Ciò che avrebbe conferito all’oligarca e alla sua azienda una immunità definitiva [andare contro Khodorkovsky sarebbe stato andare contro le due più grandi multinazionali occidentali…] e agli anglo-americani un potere di interferenza, e anche di veto, sulle politiche energetiche di Mosca. E pochi giorni prima del suo arresto, nell’ottobre 2003, Khodorkovsky si incontrò a Mosca con il capo della potente finanziaria Carlyle, ossia con Bush padre. Apparentemente per mettere a punto la cessione alle due petrolifere americane. L’oligarca aveva appena fatto un’offerta ad un altro suo pari, Boris Berezovsky, per comprare la sua Sibneft. Se fuse Yukos e Sibneft avrebbero detenuto la seconde riserve energetiche del mondo [10,5 miliardi di barili…] dopo la Exxon e il quarto posto come produttori [2,3 milioni di barili al giorno…]. Era un tentato putsch petrolifero. Putin lo impedì e da allora non è stato più un amico per Washington. Inutile aggiungere altri particolari. Che Khodorkovsky aveva creato una fondazione ‘per il pluralismo e la democrazia’, la Open Russia Foundation, copiata sulla Open Society Foundation del finanziere e suo grande amico George Soros. E che nella sua fondazione sedevano Henry Kissinger, Arthur Hartman [ex-ambasciatore USA a Mosca…] nonché lord Jacob Rotschild, il banchiere che aveva prestato a Khodorkovsky i capitali [250 milioni di dollari…] che erano bastati sotto Eltsin a comprare la Yukos che valeva cento volte di più. Dopo il suo arresto a fare lobby per esigerne la liberazione Khodorkovsky ha pagato a Washington Stuart Eizenstat, già segretario al tesoro e sottosegretario di stato americano. In quegli stessi mesi Bush figlio denunciava i trattati anti-missili balistici [ABM] stilati dai suoi predecessori coi sovietici, proclamando la volontà di riprendere la corsa agli armamenti strategici. Una chiara minaccia per Mosca…

    La strategia americana non poteva sfuggire agli analisti dell’ex-KGB. Certo avevano sottolineato un passo del discorso che Dick Cheney aveva tenuto al London Institute of Petroleum nel settembre 1999, ben un anno prima di divenire vice-presidente…

    … dal 2010 avremo bisogno di disporre di una cinquantina di milioni di barili al giorno in più. Dove verrà questo greggio?… Gli stati e le compagnie nazionali controllano il 90 % della materia prima. Il settore petrolifero rimane essenzialmente in mano agli stati […] Il Medio Oriente, con due terzi delle riserve e i costi di estrazione più bassi del mondo, è ancora il posto dove giace il tesoro. Benchè le compagnie [private] cerchino ansiosamente un maggiore accesso all’area, i progressi sono lenti […] Negli anni ‘90 le aspettative dicevano che una quantità significativa delle nuove risorse sarebbe venuta da luoghi come l’URSS e la Cina…

    La cinquantina di milioni di barili al giorno cui alludeva Cheney equivale a mettere le mani su cinque Arabie Saudite petrolifere. E presto, visto che mettere a produzione un nuovo giacimento richiede sette anni. Cheney indicava dunque la strategia USA poi seguita dal governo: arraffare le riserve altrui, con occupazioni militari o ‘privatizzazioni’, per sottrarre il business agli stati, come quella che aveva beneficiato Khodorkovsky. L’invasione dell’Iraq nel 2003 non può che essere stata interpretata a Mosca come il primo passo. Il secondo sarebbe stato mettere le mani sulle risorse russe e quelle ex-sovietiche del Caspio. Proviamo a guardare le cose dal punto di vista di Mosca. Oggi si trova accerchiata da una decina di paesi che erano nel Patto di Varsavia, ed oggi sono nella NATO: Polonia, Cechia, Ungheria, Estonia, Lettonia e Lituania, Bulgaria, Romania, Slovacchia e Slovenia. La Georgia sta per diventare membro della NATO e in Ucraina non mancano le forze ‘democratiche’ che ci sperano. Tale espansione della NATO è avvenuta molto rapidamente, e per volontà americana, non certo europea. E sull’onda delle ‘rivoluzioni colorate’» che, pagate dalla CIA, hanno portato la ‘democrazia’ filo-americana in quei paesi. E’ chiaro per Putin che gli USA oggi perseguono ciò che ritengono il loro interesse [il controllo diretto della risorsa energetica] aggressivamente, in modo unilaterale e in spregio ai trattati internazionali, con aggressioni militari e con operazioni di sovversione interna. Le ONG americane, tipo la Soros Foundation al National Endowment for Democracy, sono apparse ben chiaramente dietro le ‘spontanee’ rivoluzioni democratiche in Georgia, Ucraina e negli altri paesi sopra ricordati. La loro intrusione nella stessa Russia ha dovuto essere bloccata, suscitando le solite proteste internazionali. Putin, con la Gazprom che ha raccolto l’eredità Yukos, ha assicurato alla nazione che il petrolio russo resti allo Stato e non vada ai ‘privati’. Ha interrotto lo smantellamento delle forze e testate nucleari sovietiche [gli SS-18 specialmente…] che proseguiva in obbedienza ai trattati ABM, ora stracciati da Bush. E sta finanziando un rammodernamento delle forze strategiche, ‘per assicurare - come ha detto lui stesso nel 2003 - la capacità di difesa della Russia e dei suoi alleati nel lungo periodo…’. Sta inoltre più o meno allontanando le petrolifere occidentali dai golosi giacimento del nord russo. Non appare in grado di eliminare del tutto gli ‘oligarchi’ coi loro ‘azionisti ignoti’, e pare che le sue mosse tendano piuttosto a guadagnarli dalla sua parte [come il losco Kadyrov…] o ad assicurarsene la neutralità. Non è la situazione ideale, specie vista la capacità sovversiva di un nemico che, se militarmente è in difficoltà in Iraq e in Afghanistan e in calo verticale di autorevolezza internazionale, si è rivelato assai abile nelle azioni di eversione, in ‘cambi di regime’ e in ‘democrazie spontanee’. Le bande criminali e miliardarie interne alla Russia possono fornire tutta la manodopera necessaria a tali progetti eversivi. Insomma la Russia si difende in una condizione di guerra di nuovo tipo, fredda e sempre sul punto di diventare calda, dove il colpo decisivo può venire da ogni parte…

    La brava giornalista non ha capito [magari in ottima fede…] di essersi inserita, con le sue inchieste e denunce sacrosante sulla Cecenia, in questa guerra. Tutto è possibile. Può averla fatta uccidere Putin, l’apparenza è contro di lui. Ma, come nei gialli, sarà bene non trascurare i maggiordomi. E i loro ‘ignoti azionisti’, capacissimi di organizzare attentati e omicidi false flag, ossia da attribuire al colpevole più evidente…

    Note…

    [1] William Engdahl, The emerging russian giant plays its cards strategically, GlobalResearch, 7 ottobre 2006…



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  8. #458
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    Predefinito

    Bella ricostruzione di Blondet su Putin e i rapporti con gli USA.

    Altro che guerra fredda.Quì siamo ben al di sotto dello zero.

    Comunque sia mi sembra di poter dire che l' eliminazine della Politkovskaya mi è sembrata talmente grossolana che non me la so spiegare se non in due modi:

    Sono stati i servizi Russi su ordine di Putin, e in questo caso devo trovare una giustificazione ad un azione così sciocca e grossolana.Dare un segnale chiarissimo che chi si espone e rompe i coglioni su fatti considerati di importanza vitale viene eliminato senza tanti complimenti.Il silenzio di Mosca sembra far propendere per questa ipotesi.

    Seconda ipotesi.Mettere Putin in difficoltà di fronte all' opinione pubblica mondiale e sopratutto a quell' interna dove la sua leadership
    è solida.Questo è un problema per i nemici della Russia perchè è chiarissimo che da quando c' è stato il cambio della guardia, per le ragioni spiegate da Blondet , la Russia si è piano piano ripresa la sua sovranità ed è tornata a giocare un ruolo molto scomodo sullo scacchiere mondiale.

    E' cioè una potenza regionale , che tende a creare reti di alleanze anche al di fuori dal giardino di casa sua e questo è anche peggio per i disegni egemonici (ormai chiarissimi) di Washington.

  9. #459
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    Predefinito ... la 'Organizzazione Y' al lavoro [XI-a parte]...

    Chi mi conosce bene sa che ho sempre avuto grande considerazione delle donne e che è mia convinzione da loro noi ometti abbiamo sempre da imparare. Per convincervi di ciò oggi racconteremo di una donna che, probabilmente in modo del tutto involontario, ha contribuito a far luce in modo decisivo a fare luce sulla ‘grande menzogna’ dell’11 settembre. Lei abita a Shanksville, la cittadina della Pennsylvania presso la quale, secondo la ‘verità ufficiale circa i fatti dell’11 settembre’, si è schiantato il Flight 93. Protagonista d’eccezione di quella giornata [non l'unica però, come vedremo...] è la [non certo brutta] signora che vedete qui sotto in fotografia…



    Valencia [Val] McClatchey abita circa ad un miglio e mezzo dal luogo dove si vuole sia precipitato il Boeing 757 della United Airlines ed è lei la persona che ha scattato la famosa foto della ‘nube a forma di fungo’ che si leva dal ‘punto di impatto’. Questa celebre foto, che ‘Val’ stessa ha chiamato per comprensibili ragioni End of serenity, è nuovamente riproposta qui…



    Le circostanze in cui la foto è stata scattata hanno dell’incredibile e meritano di essere raccontate anche se di sfuggita. Maggiori dettagli si possono trovare in http://flight93photo.blogspot.com . Val stava parlando col marito al telefono e questi le stava dicendo dell’attacco al Pentagono. In quel momento ella ha udito il frastuono dei motori di un aereo che sorvolava l’Indian Lake e istintivamente ha girato lo sguardo in direzione della finestra, appena in tempo per scorgere un piccolo aereo che volava a bassa quota sparire dietro il granaio i direzione ovest. Dal momento che la casa di Val è ad est del punto di impatto del Flight 93 e questi proveniva da ovest, è evidente che il ‘piccolo aereo’ visto da Val si stava dirigendo all’incirca verso il punto di impatto provenendo da direzione opposta. Pochi istanti dopo Val ha udito una violenta esplosione che ha scosso la casa e strappato i fili della corrente e del telefono. Uscita sulla veranda ha scorto la ‘nube’ ed ha avuto la prontezza di spirito di scattare una foto con la sua nuova macchina digitale. Secondo il suo racconto la foto è stata scattata ‘circa cinque secondi’ dopo l’esplosione. Questa foto costituisce l’unico reperto disponibile raccolto sullo ‘scenario’ della caduta del Flight 93. Brava Val!… Purtroppo però da questo momento per lei è stata una autentica croce!… Subito dopo aver scattato la foto Val è corsa al suo camioncino e col cellulare ha tentato di chiamare il 911 senza però riuscirci. Val dirà poi che nella zona di Indian Lake i cellulari ‘non prendono bene il segnale’… strano perché i passeggeri del Flight 93 pare abbiano fatto decine e decine di telefonate col cellulare senza soverchi problemi!… Val si è dunque recata col camioncino nell’azienda del marito, dove corrente elettrica e telefoni ancora funzionavano, e lì ha appreso che l’aereo precipitato era un jet commerciale. Val non ha subito realizzato che la sua era l’unica foto esistente che documentava la caduta del Flight 93 e così questa è rimasta nella memoria della macchina fotografica alcuni giorni, fino a che la polizia e l’FBI non hanno diffuso l’ordinanza che imponeva a chiunque avesse dei reperti dell’incidente [rottami, foto o altro….] di consegnarli alle autorità. Val allora si è accinta a fare il download della foto con il suo nuovo computer ma si è accorta che il suo bimbo di sette mesi aveva rotto con i denti il cavo che connette la macchina fotografica al computer… un baby-terrorista di Al Qaeda evidentemente!… Così Val ha dovuto prima procurarsi un nuovo cavo, poi leggersi le istruzioni per il download e solo dopo è stata in grado di ottenere l’immagine. Val ha quindi stampato la foto e l’ha consegnata alla polizia. Neppure un’ora dopo tre agenti dell’FBI hanno fatto irruzione in casa sua per vedere la foto ‘originale’. Val ha mostrato loro la foto al computer, dopo di che quelli hanno sequestrato sia la macchina fotografica sia l’hard disk. Val dirà poi di ricordare bene di aver visto dei ‘rottami’ fuoriuscire dalla ‘nuvola a forma di fungo’ e che un’attenta indagine sull’originale della foto avrebbe permesso di scoprire di che si trattava...

    Il racconto di Val, almeno nella parte ‘sostanziosa’, termina a questo punto, ma le incognite che restano sono più di una. Diversi ‘ricercatori’ interessati alla ‘verità’ riguardo all’11 settembre fin da subito hanno avanzato forti sospetti sulla reale natura del fumo che si vede nella foto, il quale per forma e colore assomiglia molto di più a quello prodotto dall’esplosione di una carica esplosiva o incendiaria piuttosto che dall’incendio del carburante di un jet. Se il problema si riduce a questo, non è difficile reperire materiale che possa confermare o smentire questa ‘tesi’. La raccolta di foto che segue mostra i risultati di alcuni ‘atterraggi fuori pista’ di grossi jet



    L’incendio di migliaia di litri di cherosene produce in tutte le foto un denso fumo di colore nero intenso, destinato a durare fino all’esaurimento della combustione, vale a dire anche parecchie decine di minuti. A questo proposito non è superfluo ricordare l’incendio prodotto dall’impatto di due Boeing 767 contro le Twin Towers, incendio che è durato rispettivamente un ora e 44 minuti [Torre nord] e 56 minuti [Torre sud] e in entrambi i casi ha prodotto una nube di fumo nero densa, compatta e ampia al punto di oscurare il cielo sopra Manhattan. Vediamo ora altre foto. Le quali mostrano i risultati dello scoppio di ‘ordigni bellici’. Le foto in questione sono assai recenti, dal mamento che si riferiscono al bombardamento dell’aeroporto di Beyruth eseguito la scorsa estate dai velivoli di Israele…



    Beh!... direi proprio che il lettore a questo punto è in grado di giungere alle opportune conclusioni senza bisogno di ‘suggerimenti’… col vantaggio per lo scrivente di non fornire ‘pretesti’ a chi sappiamo…

    Aggiungiamo piuttosto che la ‘foto miracolosa’ scattata da Val è tale anche perché ha fornito un altro potente strumento per ‘smascherare’ la ‘grande menzogna’ dell’11 settembre. Per capire in che consiste questo osserviamo ancora una volta la foto aerea del ‘punto di impatto’…



    Sono ben visibili la strada di campagna che delimita una zona di boscaglia, il cratere prodotto dall’impatto del Boeing 757 e la zona boscosa dove si è sviluppato l’incendio. Tutto andrebbe bene se non fosse per un picollo dettaglio: il ‘cratere’ e la zona dell’incendio si trovano ai lati opposti della strada. Illusione ottica!… falsa prospettiva!… certo tutto può essere!… Il fatto è che il già citato sito http://flight93photo.blogspot.com ha utilizzato la foto di Val per un ‘test’ abbastanza carino. In base ai dati cartografici della zona dell’impatto e dell’abitazione di Val è stata ricostruita la ‘nube di fumo’ quale sarebbe stata se essa si fosse originata in corrispondenza del ‘cratere’ e confrontata con la ‘nube di fumo’ della fotografia. I risultati del ‘test’ sono visualizzati nell’immagine animata seguente…



    Beh!… sembra che non ci siano dubbi, non è vero?… Piaccia o no, gli ‘elementi reali disponibili’ a questo punto consentono di stabilire senza ombra di dubbio una cosa: la nube di fumo si è originata non dal ‘cratere’ bensì dalla boscaglia situata ad un centinaio di metri di distanza. Tutto questo senza la prontezza di spirito di una donna non si sarebbe forse mai saputo. Grazie ancora Val!…

    Con questo termina per oggi la ‘telecommedia’ . Nella prossima puntata esamineremo la decisiva testimonianza di un’altra donna… ehehehe!!!… quindi… non mancate!…



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