28/03/2003
Qualche elemento di analisi sulla guerra e il dopoguerra dal punto di vista israeliano
GLI OBIETTIVI ISRAELIANI DEL DOPO GUERRA
By Ze'ev Schiff
http://www.haaretz.com/hasen/pages/S...ID=0&listSrc=Y
Anche prima che iniziassero le ostilità in Iraq, la questione degli obiettivi da raggiungere dopo la guerra è stata discussa in USA e Gran Bretagna.
Secondo il punto di vista di molti, Israele sarà il prossimo (prey in the cage) quando il leone avrà divorato il suo pasto attuale.
Il tema principale dal punto di vista israeliano è il conflitto con i palestinesi. Comunque, in agenda ci sono altri temi molto importanti (Siria, Hezbollah e Iran) che ora dovranno essere affrontati. La prima regola da seguire è che Israele non deve proporre nuovi nemici agli americani. In altre parole, Israele non deve apparire come soggetto che consiglia gli USA i nuovi obiettivi da attaccare dopo la guerra in Iraq. Se lo facesse, sarebbe visto come un warmonger che siede aspettando una nuova guerra, contro la Siria o Hezbollah o possibilmente contro l’Iran.
La seconda regola è che, trattando i prossimi obiettivi, non è abbastanza pensare solo in termini di guerra. Non tutto può o deve essere risolto con le bombe. Solo perché gli USA hanno optato per l’azione militare contro l’Iraq, non significa che questo sia il mezzo per raggiungere gli altri scopi.
I prossimi obiettivi su cui Israele dovrà focalizzarsi sono Siria ed Iran, così come Hezbollah, che ha legami con entrambi. Lo scopo di Israele dovrebbe essere quello di neutralizzare i pericoli che vengono da questi paesi e anche pensare ad una pace con la Siria. Con Hezbollah si dovrebbe agire indirettamente, tramite Siria o Iran.
Dopo la guerra in Iraq, diventerà chiara la grave situazione economica in Siria. Se cambia il regime iracheno e diventerà filo-occidentale, la Siria potrebbe perdere i suoi agganci economici su cui Bashar Assad ha riposto le sue speranze. L’Iraq post-Saddam avrà un grande potenziale per giocare un ruolo leader nella regione. Al Cairo è ben cosciente di questo ed ha già cominciato a pianificare la partnership economica e di affari con il nuovo Iraq.
Dopo la guerra, l’occidente potrebbe offrire alla Siria un piano per una nuova integrazione economica in cambio di una politica appropriata e Israele, a questo riguardo dovrebbe aiutare questa operazione. In cambio la Siria dovrebbe sinceramente fermare il suo sostegno al terrorismo. In particolare si parla del suo sostegno attivo al gruppo libanese di Hezbollah che dovrebbe trasformarsi in un movimente puramente politico-sociale che dovrebbe fermare la sua attività militari e terroristiche contro Israele. Se la Siria si incammina su questa strada sarà facile iniziare negoziati politici per raggiungere un trattato di pace – in cui Israele dovrebbe agire generosamente e sinceramente, ricordando ciò che accadde nei precedenti rounds di negoziati con Hafez Assad. Se Bashar Assad rifiuterà tutte queste proposte sarà possibile agire anche con altri mezzi.
Il problema iraniano è molto più complicato perché Tehran è chiaramente sulla via di sviluppare i suoi armamenti nucleari. Questa è la minaccia che l’Iran pone ad Israele. Agli occhi degli iraniani, la minaccia alla loro sicurezza aumenta se Saddam Hussein rimanesse al potere, con le sue armi di distruzione di massa. Ma se disarmato, è possibile che l’Iran non attraverserà il punto di non ritorno nello sviluppo dei suoi armamenti.
Molto dipende dai risultati della guerra in Iraq. In ogni caso una soluzione al problema delle armi nucleari iraniane non verrà certo da Mohamed Al Baradei o dalla Commissione Atomica Internazionale che egli presiede. L’America detiene la chiave e il problema continuerà ad occupare gli americani.
LA SIRIA PERMETTE A DOZZINE DI VOLONTARI DI ATTRAVERSARE LA FRONTIERA CON L’IRAQ PER COMBATTERE CONTRO LA COALIZIONE
By Ze'ev Schiff, Haaretz Correspondent
http://www.haaretzdaily.com/hasen/spages/278108.html
Così, dozzine di volontari, principalmente palestinesi dei campi profughi libanesi, hanno attraversato la frontiera controllata dalla Siria
Questo passaggio di volontari ha accreditato l’ipotesi che il missile americano che ha colpito il bus siriano in Iraq, sia stato un attacco intenzionale. Il bus aveva lasciato Damasco domenica ed è stato colpito dal missile 50 km all’interno del territorio iracheno. Sono morte 5 persone e dozzine sono stati i feriti.
Parlando di questo, l’analista militare siriano Hitham al-Kilani ha detto ad un’intervista ad al-Jazeera il 24 marzo, che “le frontiere siriane sono aperte a volontari siriani, arabi e musulmani che vogliono raggiungere l’Iraq e partecipare lla lotta contro l’invasione americana.” E “le frontiere sono aperte anche ai profughi iracheni che vogliono entrare in Siria.”
Se l’attacco contro il bus non è stato un’incidente, dimostra che l’intelligence USA è a conoscenza del movimento di questi volontari. E mentre molti Stati arabi parlano di opposizione all’offensiva americana in Iraq, la Siria è l’unico paese che ha aperto le sue frontiere ai volontari. Anche l’Iran le ha invece bloccate e non consente il passaggio in Iraq dal suo territorio. Anche le frontiere turche sono chiuse, mentre quelle giordane sono molto controllate, anche perché ci sono molti volontari che dalla Giordania vorrebbero entrare in Iraq.
(….)
L’attivo sostegno siriano a Saddam Hussein è stato particolarmente evidente negli ultimi mesi, anche con l’acquisto di armi per conto dell’esercito iracheno. Gli equipaggiamenti sono stati, come riportato, consegnati dal paese di origine al porto siriano di Lattakia e poi portato via terra in Iraq. Gli acquisti somno stati fatti da un certo numero di paesi dell’Est europeo e comprendono pezzi per tanks e aerei made in Russia. Altri acquisti sono stati mezzi per trasporto di tanks, probabilmente dalla Germania.




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