Ha dovuto arrestarsi sotto il fuoco dell’artiglieria e dagli aerei della coalizione il tentativo di contrattacco iracheno. Cogliendo tutti di sorpresa, nella serata di mercoledì, infatti, una colonna corazzata di circa un centinaio di carri armati è uscita da Bassora, indirizzata verso al Fao, la penisola del sud in cui sono presenti le truppe alleate, con l’evidente scopo di riconquistare e presidiare il territorio. Un lungo serpentone corazzato che discendeva lungo il canale dello Shat al Arab a rappresentare tutta la tenacia e la convizione degli iracheni, fiduciosi di vincere questa guerra, come più volte li ha rassicurati il presidente Saddam Hussein, nonostante l’evidente disparità delle forze in campo. La notizia della controffensiva irachena ha ricevuto conferma da parte britannica soltanto dopo l’intervento delle truppe alleate. Infatti, dopo essere stata intercettata dai radar britannici, la colonna di carro armati è stata repentinamente attaccata dalle forze angloamericane.
La forza simbolica di questo evento, che come piace al potere mediatico occidentale non è stata messo abbastanza in rilievo, risiede nel fatto che l’operazione è partita proprio da Bassora, la città che solo martedì sera si voleva in preda ad una rivolta contro Saddam Hussein. Ribellione di cui, invece, non sono mai giunte conferme e che secondo la tv del Qatar, al Jazira, non è mai avvenuta. Al massimo si è trattato di un tumultocircoscritto legato alla distribuzione dell’acqua. Lo ha ammesso lo stesso Blair. Fattostà che, comunque siano andate le cose, è indubbio che la città non sia caduta in mano agli alleati. Anzi, a Bassora continuano a battersi sacche di resistenza molto forti, come in tutte le altre città attaccate dagli atlantici, che continuano a creare problemi agli occupanti.
L’attacco a sorpresa è scattato poco prima delle 22, ora locale, da un settore sud orientale della città, e inizialmente ha preso alla sprovvista le truppe alleate che sono intervenute soltanto in seguito. Secondo quando riportato da fonti sul posto, che col passare dei giorni si rivelano sempre meno attendibili e sempre più discordanti fra loro, i mezzi coraazzati erano più o meno un centinaia. “Fra i 70 e i 120”, si è detto molto genericamente.
Sotto l’attacco dei caccia d’assalto della coalizione, la colonna è riuscita ad avanzare verso sud, in direzione delle posizioni tenute dalle truppe britanniche.
Portavoci della difesa britannica hanno cercato di sminuire il fatto, strumentalizzandolo alla propria propaganda. Si è ipotizzato, infatti, che i mezzi tentassero la fuga da Bassora per il timore di cadere in mano agli alleati. Ma questa si presenta come un’ipotesi più che improbabile dal momento che una ritirata verso sud, in direzione dell’insediamento dei Royal Marines, sarebbe stata una mossa suicida. A questo punto trova molto più credito l’ipotesi che si trattase di una vera propria controffensiva volta a liberare la penisola di al Fao.
Su questa linea, il commentatore militare di Sky tv, Andrew Dorman, ha supposto che gli iracheni stessero cercando “di approfittare delle condizioni meteorologiche per affrontare le forze della coalizione neutralizzando così il loro vantaggio tecnologico”.
La risposta del fuoco nemico angloamericano non ha fiaccato, tuttavia, il morale degli iracheni che nella mattinata di ieri hanno nuovamente tentato di lasciare Bassora. Ma, anche in questo caso, come poche ore prima, ha avuto la meglio il fuoco piovuto dal cielo che ha distrutto numerosi mezzi corazzati, lasciando altre vittime sul campo.
A quanto riferito dal capitano Al Lockwood, portavoce britannico nella sede del Comando centrale statunitense in Qatar, quattordici carri armati e quattro veicoli blindati per il trasporto truppe sarebbero stati distrutti.
I carri armati iracheni, del tipo T-55 di fabbricazione sovietica, si sono scontrati con altrettanti mezzo britannici, molto più sofisticati, i Challenger 2.
“È come una bicicletta contro un’auto”, ha commentato la fonte militare, ammettendo quindi che il conflitto si sta combattendo su due piani totalmente differenti. Da una parte c’è una guerra di invasione che utilizza armi potenti e sofisticate, dall’altra c’è una guerra di liberazione che deve far ricorso a mezzi molto più antiquati, simbolo della vecchia potenza irachena, prima che l’embargo strozzasse l’economia del Paese. In questo caso viene da chiedersi dove siano finite le armi terribili con cui Saddam Hussein avrebbe dovuto minacciare il mondo, e perché non vi sia stato ancora fatto ricorso invece di soccombere sotto la superiorità delle apparecchiature belliche nemiche.
Tornando a Bassora, c’è da dire che dopo più di una settimana di guerra, la situazione della città si presenta sempre più tragica.
L’arcivescovo Monsignor Gibrael Kassab ha lanciato un appello urgente attraverso la Caritas per l’emergenza umanitaria nel timore di diffusione di malattie tra la popolazione civile legate alla carenza di acqua potabile. Attualmente soltanto il 40% degli abitanti di Bassora vi ha accesso. La Croce Rossa per il momento è riuscita a riattivare circa tre generatori per la produzione di energia elettrica che consenta il funzionamento degli impianti di depurazione dell’acqua, ma ciò non è sufficiente ad evitare la diffussione di malattie come la dissenteria soprattutto fra i bambini.




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