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Discussione: Gioventù bruciata

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    Predefinito Gioventù bruciata

    Le recentissime, ennesime misure del Governo pateticamente tese ad arginare gli episodi di violenza negli stadi calcistici hanno riportato per qualche giorno alla ribalta dei mass media questa annosa e mai risolta questione periodicamente riproposta all'attenzione dei rimbecilliti cittadini italiani.

    Non si farà in questa sede alcuna analisi di tipo sociologico sulle cause e le motivazioni che spingono ogni domenica centinaia di giovani a spaccarsi allegramente le teste a vicenda sugli spalti dei campi di calcio. Per quello che può valere consigliamo senz'altro la lettura (ovviamente critica) del saggio del noto antropologo inglese Desmond Morris intitolato "La tribù del calcio"; come dovrebbe apparire assolutamente evidente a tutti, le battaglie negli stadi rappresentano un piccolo surrogato della guerra, guerra negata -per ora- alle masse giovanili del Primo Mondo. E non soltanto gli stadi fungono da catalizzatori della violenza repressa e strisciante di buona parte delle masse giovanili ma anche altri luoghi deputati alla loro alienazione: discoteche, concerti rock, le grandi spiagge -durante l'estate- del litorale adriatico romagnolo, le grandi sale giochi e i grandi locali pubblici; in tutti questi luoghi la violenza esplode improvvisa, immotivatamente, spesso feroce, E l'aggressività distruttiva ed autodistruttiva si esplica anche nelle strade trasformate in piste o nei tristemente noti lanci di sassi su auto e treni.

    Ciò che vogliamo evidenziare è pero un altro aspetto del fenomeno degli ultras della domenica, un fenomeno invero inquietante e che pure tocca molto da vicino tutto l'ambiente dell'asfittica “estrema destra” italiana: ovvero il rifarsi, da parte di moltissime tifoserie sparse per l'Italia, a fantomatiche ideologie politiche usualmente etichettate come appunto di "estrema destra", con conseguente utilizzo di simbologie e lessici che a questo ambiente vengono normalmente attribuiti. Sugli spalti è un profluvio di croci celtiche, rune assortite, striscioni inneggianti ai più svariati personaggi, dal Duce alla "tigre Arkan". Non possiamo sapere se all'interno di questi clubs si annidino elementi provocatori manovrati dagli uffici di polizia; più importante è la constatazione de visu della precisa identificazione operata dai media di regime tra una violenza scatenata per “futili motivi” e il richiamo alle idealità nazional-rivoluzionarie.

    Ma non è certamente per un malinteso perbenismo che intendiamo qui definitivamente denunciare il grande inganno che si cela dietro al fumo ed alle fiamme delle battaglie domenicali. II mondo del calcio, soprattutto in Italia, rappresenta un'industria che movimenta immensi flussi di danaro; le società di serie “A” e “B” sono dei veri potentati economico finanziari dietro ai quali, oltretutto, sono presenti nella veste di sponsorizzatori altre società industriali o commerciali di rilevantissimo potere. L'atteggiamento più logico -quasi intuitivo, diremmo- per qualsiasi sedicente rivoluzionario non dovrebbe che essere uno soltanto: il boicottaggio dello sport milionario di massa anche e sopratutto attraverso la contestazione o quantomeno il disinteresse nei confronti di manifestazioni che -detto per inciso- di sportivo hanno soltanto il nome rappresentando piuttosto uno sfoggio vergognoso ed insultante di ricchezza, di sfarzo e di privilegio ove gli atleti più famosi (abilmente gonfiati dalle operazioni di marketing) possono mercanteggiare premi di ingaggio enormi con l'assoluta accondiscendenza dell'opinione pubblica.

    Quale può allora essere il movente che spinge centinaia di giovani, spesso provenienti dalle classi più basse della società, a recarsi in uno stadio sventolando una bandiera con la croce celtica? Qual é il significato che si vuole dare a quel particolare simbolo in quel particolare contesto? Qual é il messaggio (perché esiste, non v'é alcun dubbio) che si vuole trasmettere alle folle che assistono all'incontro all'interno dello stadio, o alla televisione, o che vedono sfilare queste orde per le strade prima e dopo le partite, scortate da centinaia di agenti di polizia? Se non si volesse veicolare alcun messaggio non vi sarebbe certo bisogno di inalberare croci celtiche o quant'altro; se invece e proprio questo che gli ultras vogliono consapevolmente fare (ma qui forse il concetto stesso di consapevolezza appare francamente fuori luogo...) la loro responsabilità nei confronti dell'idea nazionalpopolare risulta oggettivamente gravissima per il solo motivo di utilizzare un simbolo sia provvisto di una dimensione sacrale sia incarnazione di un patrimonio di lotta alternativa ed irriducibile al Sistema. Tanto varrebbe portare le celtiche o le svastiche a un concerto di Madonna o di Michael Jackson!

    Occorre quindi, a nostro avviso, dissipare ogni equivoco in ordine a siffatte manifestazioni, nulla togliendo poi al gradimento (personalmente pari a meno di zero) che la singola persona può manifestare nei confronti di un particolare sport; con l'avviso che comunque lo sport pantofolaio soltanto subito passivamente davanti alla TV o in uno stadio non può che rivelarsi fenomeno assolutamente deteriore.

    Se dunque questa gente intende sottolineare la propria ostilità al Regime liberalcapitalista orbene i bandi di arruolamento per l'autentica battaglia rivoluzionaria antagonista sono sempre aperti; se, al contrario, si vuole ammantarsi di velleità di potenza virile incendiando un paio di cassonetti dopo avere magari acclamato -il giorno prima- lo stronzo di turno assunto nella squadra con un contratto da milioni di euro, si lascino stare striscioni e bandiere; anzi, se ne porti uno solo da esporre ben visibile dalle tribune centrali, quelle dove siedono gli Agnelli (un tempo...) e i Berlusconi, con sopra scritto: «Non siamo nulla, ne vogliamo esser nulla».

    Ma suonerebbe un po' fesso, un po' troppo esistenzialista, poco adatto all'ambiente che notoriamente non mastica molto la filosofia... Meglio quest'altro: «Siamo i nuovi gladiatori del circo dei nuovi imperatori"». È decisamente più marziale e anche aderente alla realtà storica; i gladiatori infatti erano schiavi e combattevano senza percepire alcun compenso.

    Graziano Dalla Torre

  2. #2
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    Sono d'accordo!
    Sono ormai due anni che personalmente boicotto il calcio; è un mondo che fa schifo e come tale non ha niente a che fare con noi!
    Vada per la passione nello sport (siamo sicuri di poterlo sempre chiamare così?), ma ciò che succede nelle curve non riesco a capirlo!
    Dovrebbe essere automatico per noi il ripudio di un simile ambiente!!!

    ...Saluti

 

 

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