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    Ragazzo Cattivo
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    Predefinito "Canto di vittoria" (dalla Bibbia, scritto da Debora)

    Debora era giudice (i giudici erano i capi militari e politici che Dio suscitò tra il 1200 e il 1025 a.C. per risolvere particolari crisi delle tribù d'Israele) presso una tribù di Israele che stimolò il popolo di una tribù a ribellarsi al dominatore straniero; una volta che l'ebbero fatto e che fu respinto il dominatore straniero Debora scrisse questo canto di vittoria che è uno dei primi esempi di poesia della Bibbia, della storia ebraica antica e dell'umanità tutta.


    Ci furono capi in Israele
    per assumere il comando;
    ci furono volontari
    per arruolarsi in massa:
    benedite il Signore!
    Ascoltate, o re,
    porgete gli orecchi, o principi;
    io voglio cantare al Signore,
    voglio inneggiare al Signore, Dio d'Israele!
    Signore, quando uscivi dal Seir,
    quando avanzavi dalla steppa di Edom,
    la terra tremò, i cieli si scossero,
    le nubi si sciolsero in acqua.
    Si stemperarono i monti
    davanti al Signore, Signore del Sinai,
    davanti al Signore, Dio d'Israele.
    Ai giorni di Samgar, figlio di Anat,
    ai giorni di Giaele,
    erano deserte le dstrae
    e i viandanti deviavano su sentieri tortuosi.
    Era cessata ogni autorità di governo,
    era cessata in Israele,
    fin quando sorsi io, Debora,
    fin quando sorsi come madre in Israele:
    Si preferivano divinità straniere
    e allora la guerra fu alle porte,
    ma scudo non si vedeva nè lancia
    nè quarantamila in Israele.
    Il mio cuore si volge ai comandanti d'Israele,
    ai volontari tra il popolo;
    benedite il Signore!
    Voi, che cavalcate asine bianche,
    seduti su gualdrappe,
    voi che procedete sulla via, raccontate;
    unitevi al grido degli uomini
    schierati fra gli abbeveratoi:
    là essi proclamano le vittorie del Signore,
    le vittorie del suo governo in Israele,
    quando scese alle porte il popolo del Signore.
    Destati, destati, o Debora,
    destati, destati, intona un canto!
    Sorgi, Barak, e cattura i tuoi prigionieri, o figlio di Abinoam!
    Allora scesero i fuggiaschi
    per unirsi ai principi;
    il popolo del Signore
    scese a sua difesa tra gli eroi.
    Quelli della stirpe di Efraim
    scesero nella pianura,
    ti seguì Beniamino tra le tue genti.
    Dalla stirpe di Machir scesero i comandanti
    e da Zabulon chi impugna lo scettro del comando.
    I principi di Issacar mossero con Debora;
    Barak si lanciò sui suoi passi nella pianura.
    Presso i ruscelli di Ruben grandi erano le esitazioni.
    Perché sei rimasto seduto tra gli ovili,
    ad ascoltare le zampogne dei pastori?
    Presso i ruscelli di Ruben
    erano ben grandi le dispute ...
    Galaad dimora oltre il Giordano
    e Dan perché vive straniero sulle navi?
    Aser si è stabilito lungo la riva del grande mare
    e presso le sue insenature dimora.
    Zabulon invece è un popolo che è esposto alla morte.
    come Neftali, sui poggi della campagna!
    Vennero i re, diedero battaglia,
    combatterono i re di Canaan,
    a Taanach sulle acque di Meghiddo,
    ma non riportarono bottino d'argento.
    Dal cielo le stelle diedero battaglia,
    dalle loro orbite combatterono contro Sisara.
    Il torrente Kison li travolse;
    torrente impetuoso fu il torrente Kison ...
    Anima mia, calpesta con forza!
    Allora martellarono gli zoccoli del cavalli al galoppo, al galoppo dei corsieri.
    Maledite Meroz - dice l'angelo del Signore -
    maledite, maledite i suoi abitanti,
    perché non venneri in aiuto al Signore,
    in aiuto al Signore tra gli eroi.
    Sia benedette fra le donne Giaele,
    la moglie di Eber il Kenita,
    benedetta fra le donne della tenda!
    Acqua egli chiese, latte essa diede,
    in una coppa da principi offrì latte acido.
    Una mano essa stese al picchetto
    e la destra a un martello da fabbri,
    e colpì Sisara, lo percosse alla testa,
    ne fracassò, ne trapassò la tempia.
    Ai piedi di lei si contorse, cadde, giacque;
    ai piedi di lei si contorse, cadde,
    dove si contorse , là cadde finito.
    Dietro la finestra si affaccia e si lamenta
    la madre di Sisara, dietro la persiana:
    Perché il suo carro tarda ad arrivare?
    Perché così a rilento procedono i suoi carri?
    Le più sagge sue principesse rispondono
    e anche lei torna a dire a se stessa:
    Certo han trovato bottino, stan facendo le parti:
    una fanciulla, due fanciulle per ogni uomo;
    un bottino di vesti variopinte per Sisara,
    un bottino di vesti variopinte a ricamo;
    una veste variopinta a due ricami
    è il bottino per il mio collo ...
    Così periscano tutti i tuoi nemici, Signore!
    Ma coloro che ti amano siano come il sole,
    quando sorge con tutto lo splendore.



    A voi che ve ne sembra?

  2. #2
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    Predefinito



    Il "Canto di Debora" è uno dei brani poetici più antichi della Bibbia (verso il XII sec. a C.) ed è, indiscutibilmente, un testo epico. La "profetessa" Debora (il suo nome significa "ape") incita il condottiero Barak a muovere guerra al re cananeo Sisara, mettendosi alla testa degli uomini delle tribù israelitiche di Zebulon e Neftali. Lo scontro in campo aperto alle pendici del monte Tabor è favorevole agli ebrei ma il re Sisara fugge a piedi, abbandonando il suo carro da guerra, e rifugiandosi presso la tenda di Eber il Kenita, che crede suo alleato. Ma, mentre il generale sta dormendo, la moglie di Eber, Giaele, che è ebrea, gli pianta col martello un picchietto da tenda nella tempia, inchiodandolo letteralmente al terreno e dando così vittoria al suo popolo, che si conquista un quarantennio di pace.
    Nella Bibbia il racconto è contenuto in due versioni nel libro dei Giudici: una in prosa (cap.4) e la seconda in poesia (cap. 5) riportata nel post di Berardo.
    Quest'ultima è molto interessante e contiene il racconto delle gesta della guerra (in realtà pienamente comprensibili solo se si è letto prima il testo in prosa). Il cantico, poi, esalta le gesta delle tribù che hanno partecipato alla battaglia e bastona, invece, la vigliaccheria di quelle che vi si sono sottratte (come quella di Ruben: Gd. 5, 15-16).
    Il testo si apre rappresentando il Signore, che scende nel campo di battaglia arrivando da sud (dal Sinai, il monte dell'Alleanza) con sconvolgimenti naturali (5, 3-4) mentre la terra di Palestina si fa deserta (6-7) ed il popolo ebraico "preferisce divinità straniere" (v.8).
    A questo punto si apre la seconda strofa che comincia con una chiamata alla guerra del popolo, ma il v. 12 pone sullo stesso piano il canto di Debora:
    Destati, destati o Debora,
    destati, destati, intona un canto
    e l'azione delle armi di Barak:
    Sorgi, Barak, e cattura i tuoi prigionieri,
    o figlio di Abinoam.

    Il canto di Debora (parola divino/umana perché profetica), è quindi essenziale per l'esito del conflitto al pari dell'azione delle armi, perché questa guerra è "santa" e condotta da Dio, per questo l'istituzione della profetessa è essenziale per la sua riuscita. D'altronde il testo, dopo aver cantato la battaglia (v. 19-23) concentra l'attenzione sulle gesta dell'altra donna: Giaele "benedetta tra le donne" (v. 24). Di nuovo emerge la dimensione sacrale ed il cantico si compiace di descrivere l'agonia di Sisara con versetto, il 27, di grande efficacia letteraria. Degna di memoria, infine, è la chiusa patetica di questo testo, che mette in scena la madre del re defunto che, guardando fuori dalla finestra della tenda, attende con angoscia crescente il ritorno del figlio, inutilmente consolata dalle ancelle, fino al punto di mentire a se stessa, ed illudersi del prossimo ritorno del figlio vincitore carico di doni per lei, frutto della razzia.
    Chiude il testo, in chiara chiave biblica:
    Così periscano tutti i tuoi nemici, Signore! (v. 31)
    La vittoria, appunto, sta nel fatto che i nemici lottano contro il vero Dio.
    Debora è stata donna di parola, non d'azione e la Bibbia non conserva perciò un suo gesto classico da immortalare. Per questa ragione la vediamo raffigurata in quadri generici, vuoi come "giudichessa", o più spesso come "profetessa", nell'atto magari di annunciare a Barak la volontà di Dio (così, ad esempio, nell'affresco di N. Malinconici, della chiesa Santa Maria Maggiore in Bergamo). Per questa stessa ragione le sono dedicate molte opere musicali: tra le altre spicca quella di George Frederik Handel (1685-1759), un "oratorio in 3 atti del 1733, scritto su libretto di Samuel Humphreys, che ripercorre le tappe fondamentali di questa vicenda.

 

 

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