Oggi, al termine della Divina Liturgia, sempre che questa possa avere termine e non si consoderi l'ipotesi che, ininterrottamente continui nel cuore di chi vi ha partecipato fino alla successiva, mi sono soffermato all'interno della nostra chiesa di Abbiategrasso dinanzi alla preziosissima reliquia della Santa Croce e mi sono chiesto cosa Nostro Signore intendesse nel momento in cui mi esortava a prendere la Croce e seguirlo.
Anni di "tragica teologia" ci hanno invitati ad intendere il comando come la supina accettazione della sofferenza fisica e morale, del laicissimo "fatalismo" o "destino" che ci segna fin dalla nascita e che "cristianamente dobbiamo sopportare".
Chi mi conosce sa benissimo che questa impostazione della vita non mi si confà e che, conseguentemente, debbo e voglio affermare che l'unico peso che mi deriva da questo invito è il dovermi forzare ad una conversione radicale del mio vivere "secondo i modelli odierni". Non posso e non voglio credere, anche se vivo a pieno in un mondo scristianizzato, che successo, denaro, apparire e non essere possano essere modelli.
Modello è il Cristo che mi riscatta, che mi libera da me stesso impelagato nel mondo e mi fa comprendere che io non sono di questo mondo ma che in questo mondo devo vivere per annunciare la gioia infinita dell'averLo incontrato e del continuare ad incontrarLo in tutto ciò e in tutti coloro che incontro lungo il cammino quotidiano che Lui mi indica.
La Croce, quindi, una festa per ogni Cristiano, una certezza di liberazione la forza della mia vita gioiosa in Lui che è il mio Pastore, la mia certezza, il mio modello e che in Lui mi deifica.
Buona Festa, quindi, a voi tutti.
In Cristo Signore
Nicola + ultimo dei convertiti




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