Dell'inutilità dell'Onu e della sua funzione di stampellamento del Dominio abbiamo avuto più volte modo di scrivere. In occasione dell'aggressione anglo-americana all'Irak l'Organizzazione - proprio perché inutile - è stata impunemente scavalcata dai cosiddetti Alleati (un'espressione sciaguratamente e servilmente usata da tutti gli opinionisti e che a noi ricorda i fasti dell'occupazione dell'Europa nel secondo conflitto mondiale); eppure non demorde dalla presunzione di voler rappresentare un qualche suo ruolo internazionale.

Nella riunione del 27 marzo, invece di denunciare l'illegalità dell'attacco all'Irak e di prenderne sia pure formalmente le distanze, il Consiglio di Sicurezza ha approvato all'unanimità (con le sole riserve della Russia e della Siria) una mozione "per il rilancio della oil for food", vale a dire del "cibo in cambio di petrolio". Naturalmente la decisione è stata presa sotto la spinta di Bush e di Blair interessati a rifarsi il lifting per mostrare il "volto umano" dell'Impero.

E' superfluo sottolineare che si tratta di una sporca operazione diretta a fornire all'opinione pubblica mondiale l'illusione di un protagonismo umanitario inesistente. Un'operazione truffaldina perchè a farne le spese è l'Irak, costretta a pagare con i suoi soldi gli aiuti alla sua stessa popolazione già massacrata da 12 anni d'embargo ed ora portata alla fame dall'assedio anglo-americano. Insomma la mozione delibera di utilizzare i 10 miliardi di dollari derivanti dalla vendita del petrolio iracheno - versati su un conto pegnato a New York e non utilizzati per il boicottaggio degli Alleati - per far fronte all'emergenza fame. Senza, ovviamente, che i responsabili sborsino nulla. Nonostante la Convenzione di Ginevra stabilisca che spetta alle nazioni occupanti provvedere al sostentamento delle popolazioni occupate. Ma in quale conto siano tenute le Convenzioni è cosa anch'essa ben nota e di cui abbiamo più volte scritto...

Con l'impudenza che le è propria l'Onu rilancia l' "oil for nothing": perché la risoluzione del 1996 non destinò mai i fondi dell' "operazione umanitaria" all'acquisto di generi alimentari e di "beni essenziali". Più del 60% dei miliardi di dollari ricavati dalla vendita del petrolio iracheno doveva , infatti, servire per il pagamento dei danni di guerra (stimati in oltre 360 miliardi di dollari!), per sostenere le spese di mantenimento dei funzionari delle Nazioni Unite in Irak e per l'affitto della pipe-line turca utilizzata per portare il petrolio al mare. Soltanto le proteste e le dimissioni degli stessi responsabili delle "operazioni umanitarie" in Irak Dennis Hallyday e Hans Von Sponeck) che dichiararono esplicitamente "di non voler essere complici di un genocidio chiamato embargo sotto la copertura dell'oil for food", spinsero il Consiglio di Sicurezza ad inventarsi, a partire dal 2000, le cosiddette "sanzioni intelligenti": una truffa studiata per umanizzare mediaticamente l'embargo ma in realtà per renderlo permanente.

Non ci risulta che alcuno a livello politico o soltanto informativo si sia soffermato ad analizzare le operazioni messe a punto - sotto le indicazioni determinanti degli Usa e del Regno Unito - dall'Onu. Il mondo occidentale, anche nelle sue componenti progressiste ed in quelle "pacifiste" che oggi si battono contro la guerra amerikana, si è abbeverato per anni al florilegio di biografie costruite sul mostro Saddam Hussein disinterressandosi completamente del genocidio chiamato embargo che è costato al popolo iracheno un milione e mezzo di morti. Cifre spaventose di una guerra durata dodici anni con tanto d'imprimatur delle Nazioni Unite ed al cui confronto sono ben poca cosa le centinaia di vittime civili provocate dalle operazionui di bassa macelleria compiute in questi dodici giorni dai portatori di democrazia e di libertà nel mondo.