La difesa della libertà passa per la difesa di Internet

Di Giovanni Nicodemo


Internet è un mezzo di comunicazione rivoluzionario, in grado di provocare un mutamento radicale, in senso universale e libertario, delle modalità comunicative e di aggregazione sociale. In virtù delle sue caratteristiche di interattività e bidirezionalità, unite alla sua struttura transanzionale e flessibilmente espandibile, ogni utente può trasformarsi in produttore e distributore di informazioni, che viaggiano in tempo reale, ad ampio raggio e in profondità, penetrando ogni frontiera. In un’intervista concessa all’amico Alberto Mingardi, infatti, Walter Block parla di Internet come di “un aggeggio utilissimo per la comunicazione (…) del resto creato senza alcun aiuto da parte del governo (…)”
Internet, dunque, è uno spazio immenso di libertà, dove ognuno può comunicare ciò che vuole ad un vastissimo pubblico e ad un costo relativamente basso e, soprattutto, senza alcun filtro governativo. Chi scrive ha potuto constatare concretamente in prima persona i pregi e le potenzialità di Internet, essenso associato a varie newsletters, navigando costantemente, ricevendo regolarmente posta elettronica, ecc.
Attraverso questo efficacissimo mezzo, l’individuo ha la possibilità di esprimere in pieno la sua personalità, proprio perché sa che difficilmente potrà essere represso da governi oppressivi. La radicalità e l’importanza dei cambiamenti in favore della libertà che Internet sta apportando risulta ancora più chiara nelle parole di Don Lobbo Tigre: “so di essere il primo a dirlo, ma penso che l’era dell’informazione sia appena cominciata (…) I cambiamenti saranno così sconvolgenti che cambieranno addirittura il significato di umanità, ed Internet è un catalizzatore che mette in moto questo cambiamento. Gli storici futuri paragoneranno lo sviluppo di Internet all’invenzione della stampa, alla scoperta della scrittura, alla scoperta di come usare il fuoco. E uno degli aspetti della nuova era e delle nuove tecnologie è la decentralizzazione, la dispersione del potere. E’ un qualcosa di intrinsecamente libertario e creerà il Lebensraum (la base, l’impalcatura) per la massima libertà individuale che abbiamo conosciuto da quando abbiamo lasciato le caverne.”
La rete, inoltre, ampliando la libertà degli individui e favorendo la decentralizzazione, mette finalmente in discussione la credibilità dei monopoli comunicativi costruiti dagli stati (oppressivi, autoritari e totalitari), capaci di assoggettare i pochi centri del media-system tradizionale e di creare spazi ermeticamente chiusi, fondati sull’eliminazione selettiva e la manipolazione delle informazioni. E, perciò, l’intervento dello stato (ma la sua stessa esistenza!!!) volto a limitare la libertà di informazione e di sviluppo rappresenta una grave minaccia per l’individuo e per la sua dignità ed autonomia.
Come esempio di minaccia e di distruzione della libertà dell’individuo anche in campo digitale basta guardare a tutti quegli stati, soprattutto islamici e del sud-est asiatico, oltre alla Cina, che pongono limiti rigorosi e soffocanti alla capacità di accedere alle libere energie della rete dal loro territorio. Infatti, alcuni di questi stati dittatoriali cancellano la libertà imponendo restrizioni all’uso individuale degli strumenti connettivi, subordinandolo al rilascio di licenze d’acquisto ed utilizzazione (è il caso dell’Arabia Saudita, di Burma, di Cuba); altre dittature negano la libertà di informazione realizzando barriere informatiche che bloccano l’accesso ai siti contenuti in una “lista nera” costantemente aggiornata (è il caso della Cina, di Singapore, del Vietnam, della Malaysia e degli Emirati Arabi Uniti). Le dittature di Arabia Saudita, Cuba e Burma, ad esempio, tengono la maggior parte della popolazione al di fuori dei flussi comunicativi della rete per evitare contatti con i dissidenti in esilio e col materiale “sovversivo” che essi siffondono nel cyberspazio. E la dittatura cinese, inoltre, impedisce l’accesso in prevalenza ai siti di organizzazioni informativa statunitensi (ad esempio, The Voice of America, The Washington Post, The Boston Globe) che promuovono la democrazia e la libertà di espressione, e alle pagine create dai dissidenti per inneggiare all’indipendenza di Taiwan, alla libertà di religione del Tibet, ed all’autonomia dello Xinjiang.
Basta guardare anche a quei gruppi di pressione, spesso a carattere transnazionale, che pattugliano la rete alla ricerca di contenuti sgraditi da eliminare con iniziative legali o con vere e proprie operazioni di guerriglia informatica. Le finalità e i metodi di questi “cybervigilanti”, che ricordano quelli della peggiore inquisizione e della caccia alle streghe, sono condivisi da agenzie governative di paesi occidentali che, pur non adottando politiche di sistematico controllo, si attivano per contrastare le libere attività on-line. Le azioni di cybervigilanza più note ed insistite riguardano, ad esempio, i gruppi politici di estrema destra, neonazisti e razzisti. Questi gruppi sono il bersaglio delle aggressive e folli campagne del Simon Wiesenthal Center o dell’Anti-Defamation League, che hanno lanciato una meticolosa crociata per depurare la rete, sopprimendo le voci dissenzienti. Promovendo varie azioni legali, preannunziando forme di boicottaggio o di protesta informatica, i cybervigilanti hanno spinto alcuni providers a cancellare numerosi siti web controversi. Questi cybervigilanti hanno, in tal modo, arrestato la libera e razionale discussione e la libera concorrenza delle idee, valori propri dello strumento digitale.
E’ utile, infine, guardare all’enorme restrizione posta alla libertà che, a detta dei governi, impedirebbe il dilagare in Internet di attività illecite e riprovevoli soprattutto a sfondo sessuale, e che in realtà rappresenta i soli interessi governativi e non fa altro che marginalizzare, o addirittura ridurre al silenzio, una esuberante varietà di voci ed idee in ogni campo, dalla ricerca scientifica, alla medicina, alla religione, ciò che rappresenta la ricchezza di Internet, per sostituirle con un insieme ordinato ed omologato di risorse informative prive di slanci critici
Internet, allora, con le sue enormi potenzialità di libertà, mina l’intero apparato coercitivo su cui si regge lo stato, ogni stato. Ad esempio, l’introduzione dell’e-money può rappresentare davvero una rivoluzione verso l’allargamento della libertà economica dell’individuo, finalmente libero dall’insopportabile peso dell’autorità governativa. Tutto questo può avvenire con la distribuzione ai consumatori di “carte denaro”, e ai fornitori di beni e servizi di macchinette grandi quanto un palmo di mano,che permettono di “mungerne” elettronicamente il contenuto. Le carte possono avere un uso istantaneo, senza la procedura di minuti o secondi richiesta dall’uso di carte di credito, che per di più implicano un successivo passaggio bancario. Il cittadino-utente “carica” la propria carta ritirandola dalla banca, o facendosela inviare in addebito o anche via Internet. In questo modo possono esserci vantaggi pratici per tutti; per le banche che tengono più a lungo il denaro, i clienti che possono uscire di casa senza monete e senza il pericolo di furti, e i commercianti che possono depositare elettronicamente gli incassi senza pericolosi traslochi di valuta. Nel 1997, negli Stati Uniti, si è tenuto su questo argomento un importante seminario dal titolo “The future of money in the Information Age” organizzato dal Cato Institute che ha dato modo di approfondire il tema, e i relativi atti sono stati pubblicati in un volume curato dall’economista James A.Dorn. L’aspetto più interessante di tuttò ciò consiste nel fatto che queta possibilità finirebbe prima o poi per abbattere il simbolo per eccellenza del pervasivo e soffocante controllo governativo sulla vita degli individui, il monopolio sulla moneta circolante. Viene,così, a materializzarsi la figura di individuo-sovrano che riesce a proteggere il suo reddito dall’aggressione statale.
E’ necessario, per tutti questi motivi, per tutti coloro che hanno a cuore la libertà e la dignità dell’individuo difendere Internet (il vero mondo libertario) dagli attacchi e dalle intolleranti e violente censure governative.