Edward Spannaus





Ciò che hanno fatto gli Stati Uniti, la sera del 19 marzo, nel lanciare una guerra imperiale, “preventiva” contro l’Iraq, è indubbiamente in violazione della Carta delle Nazioni Unite e degli altri accordi dai quali gli Stati Uniti d’America, in quanto firmatari, sono vincolati. Infatti, il Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan dichiarava più volte nei giorni che portavano verso l’attacco degli USA, che un attacco unilaterale da parte degli Stati Uniti all’Iraq, sarebbe stato una violazione della Carta dell’ONU. Se l’azione illegale degli Stati Uniti stabilisse un precedente, l’ONU, di cui l’America è stata parte attiva nella sua iniziativa e fondazione alla fine della II Guerra Mondiale come mezzo per prevenire la guerra, si troverebbe allo sfacelo e le relazioni tra le nazioni si ridurrebbero ad un hobbesiana “guerra di ciascuno contro tutti” in cui la forza bruta, e non la moralità o la legalità, sarebbe il solo valore. Con le Nazioni Unite incapaci di proteggere le nazioni minori dalla superpotenza USA, è meno probabile che i paesi portino le contese al Consiglio di Sicurezza dell’ONU; e traendo l’ovvia lezione dal modo in cui gli USA vanno contro l’Iraq e la Corea del Nord, essi vedranno l’acquisizione di armi nucleari come il solo mezzo per dissuadere gli Stati Uniti ed ottenere rispetto. L’amministrazione Bush è ovviamente consapevole che questa guerra non ha nessuna base legale. Le giustificazioni legali che vengono cinicamente offerte dall’Amministrazione sono così nitidamente fraudolente e rifiutate dalla maggior parte del mondo, che i suoi portavoce possono solo sperare che la gran parte dei cittadini non vadano dietro ai titoli e alle dichiarazioni; soprattutto, che essi non agiscano come veri cittadini, prendendosi la responsabilità personale per il destino ed il futuro della nazione.

L’istruzione legale della Casa Bianca
Ad esempio, nell’incontro con la stampa del 13 marzo alla Casa Bianca, il portavoce Ari Fleischer veniva interrogato sulla legalità della guerra e rispondeva leggendo un’opinione legale predisposta, proveniente evidentemente dal Consigliere Legale del Dipartimento di Stato. Fleischer dapprima leggeva: "La Risoluzione n.678 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, autorizza l’uso di tutti i mezzi necessari per difendere la Risoluzione n.660 del Consiglio di Sicurezza e le risoluzioni seguenti e per ristabilire la pace internazionale e la sicurezza nell’area. Questa è stata la base per l’uso della forza contro l’Iraq durante la Guerra del Golfo." (In effetti, la Risoluzione 678 autorizzava l’uso della forza solo allo scopo di espellere i militari irakeni dal Kuwait, portato a pieno compimento nel 1991). "Da allora," ha continuato Fleischer , "la Risoluzione n.687 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha dichiarato il cessate il fuoco, ma ha imposto parecchie condizioni, comprese quelle legate alle armi di distruzione di massa. Quelle condizioni hanno fornito i requisiti essenziali per il ripristino della pace e della sicurezza nell’area. Una violazione materiale di queste condizioni rimuove la base del cessate il fuoco e fornire il terreno legale per l’uso della forza.." (Ma, quello che Fleischer ha mancato di dire, è che l’attuazione dei provvedimenti per il disarmo di cui alla Risoluzione n.687 è lasciata solamente al Consiglio di Sicurezza il quale era "per approfondire la questione e per intraprendere tali ulteriori passi che potevano essere richiesti per l’attuazione della presente risoluzione e per garantire la pace e la sicurezza nell’area".)

La Carta dell’ONU
Questo è, in effetti, coerente con quanto previsto dalla Carta delle Nazioni Unite, firmata nel 1945. L’articolo 2 della Carta ha reso chiaro che uno degli scopi principali delle creazione dell’ONU è stata che gli stati-membri fossero per “frenare nelle relazioni internazionali la minaccia o l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi stato”, con l’eccezione di alcune circostante strettamente delimitate. Gli stati-membri sono sempre per la ricerca di una soluzione alle loro dispute attraverso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU (Consiglio di Sicurezza Art.33) ed è demandato al Consiglio di Sicurezza di prendere delle decisioni rispetto ad una minaccia per la pace, un’interruzione della pace o un atto di aggressione e di determinare quali misure si debbano prendere per mantenere o ripristinare la pace e la sicurezza internazionale. (Art.39). É solo il Consiglio di Sicurezza che può decidere sull’uso della forza. "Progetti per l’applicazione della forza saranno realizzati dal Consiglio di Sicurezza con l’assistenza dello Staff Militare del Comitato." (Art.46). Il Consiglio di Sicurezza può designare tutti o qualcuno dei suoi Stati-membri ad usare la forza per esprimere le sue decisioni, ma solo il Consiglio di Sicurezza ha il potere di prendere una simile decisione. "L’azione necessaria per portare a compimento le decisioni del Consiglio di Sicurezza per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale sarà intrapresa da tutti i membri delle Nazioni Unite o da alcuni di essi, in base alla determinazione del Consiglio di Sicurezza..." (Art.48). L’eccezione si configura quando uno stato-membro viene attaccato da un altro stato: "Niente della presente Carta intaccherà il diritto inerente all’individuo o alla collettività di auto-difendersi se avviene un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, finché il Consiglio di Sicurezza abbia preso le misure necessarie pere mantenere la pace e la sicurezza internazionale" (Art.51). Con questo si intendeva includere generalmente il caso in cui un attacco fosse imminente, così imminente che lo stato-membro non avesse il tempo di portare la questione al Consiglio di Sicurezza. Ma questo non è ovviamente il caso che riguarda gli Stati Uniti e l’Iraq; nessuno, nemmeno il più fanatico dei falchi-conigli, può sostenere seriamente che l’Iraq sia una minaccia imminente per la sicurezza degli Stati Uniti. Infatti, con l’eccezione di Israele, quei paesi che si trovano effettivamente all’interno del raggio d’attacco di Saddam Hussein si oppongono all’attacco USA e l’idea che l’indebolita e distrutta nazione dell’Iraq ponga una minaccia alla sicurezza nazionale americana, è un non senso – ed è vista come tale dalla stragrande maggioranza delle nazioni del mondo.

La Risoluzione n. 1441 e il Consiglio di Sicurezza
Ma che dire della Risoluzione n.1441, unanimemente adottata lo scorso novembre, che viene costantemente citata dal Presidente Bush e dai membri del suo Gabinetto in quanto fornisce agli Stati Uniti l’autorità di attaccare l’Iraq? La Risoluzione n.1441 non minaccia l’Iraq di "serie conseguenze" se l’Iraq rimanesse in "violazione materiale" dei suoi obblighi di disarmare? La risposta è sì; ma di nuovo, la decisione di “considerare” in materia è stata esplicitamente lasciata al Consiglio di Sicurezza, non a uno o due dei suoi membri. É chiarissimo che il Consiglio di Sicurezza non ritiene che sia avvenuta una violazione materiale che giustifichi l’immediato uso della forza. Dopo le pressioni alla ricerca di un voto al Consiglio di Sicurezza, in cui tutti i membri avrebbero dovuto "alzarsi e dimostrare da che parte stanno," Bush è stato obbligato ad abbandonare la ricerca di un voto, quando è stato chiaro che la maggioranza dei membri del Consiglio si opponeva alla risoluzione di USA-Gran Bretagna-Spagna. E la sintesi ufficiale delle dichiarazioni dei 15 paesi-membri al dibattito del 19 marzo, dimostrava che nessun altro paese, oltre a Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna, sosteneva l’uso della forza contro l’Iraq - nemmeno la Bulgaria, che era stata conteggiata come quarto voto a favore della risoluzione degli Stati Uniti. Vi erano sempre i cinque paesi noti ad opporsi agli Stati Uniti e ce n’erano sei “indecisi”. In conclusione, tutti questi sei si sono al momento opposti alla fine delle ispezioni e al ricorso alla forza. Così, quando gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iraq, non è stato un semplice "by-passing" del Consiglio di Sicurezza; è stata una flagrante violazione delle intenzioni e della volontà del Consiglio di Sicurezza.

Il precedente del Tribunale di Norimberga
Il disperato tentativo dell’Amministrazione di fornire una giustificazione legale alla guerra, è indubbiamente correlato al fatto che molte dichiarazioni e commenti l’hanno sfidata su questo punto - ma può anche aver a che fare con il fatto che sono comparsi numerosi commenti e articoli i quali avvertivano che il Presidente Bush ed il segretario alla Difesa potrebbero alla fine trovarsi accusati di crimini di guerra di fronte alla recentemente inaugurata Corte Criminale Internazionale (ICC). Mentre EIR reputa l’ICC come un abominio (vedi EIR, 27 luglio 2002), è nondimeno il caso che gli Stati Uniti siano vincolati da altri trattati e convenzioni che hanno sponsorizzato e firmato, i quali potrebbero mettere in pericolo legale Bush e gli altri del partito della guerra Ad esempio, come abbiamo mostrato (EIR, 18 ottobre 2002), l’avvio di una guerra di aggressione è una violazione della Carta del Tribunale di Norimberga, a cui gli Stati Uniti sono vincolati in quanto firmatari e i cui principi sono stati formalmente adottati dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 1950. L’accordo delle Quattro potenze che creò il Tribunale militare Internazionale per la Germania comprendeva nel suo elenco di reati per i quali c’era la responsabilità individuale: "a) Crimini contro la pace - vale a dire, pianificazione, preparazione, inizio o conduzione di una guerra di aggressione o di una guerra in violazione di trattati, accordi o garanzie internazionali, oppure partecipazione comune a un progetto o cospirazione per il compimento di quanto sopra" L’accusa nel processo dei principali criminali di guerra a Norimberga conteneva quattro capi: 1) Cospirazione; 2) Crimini contro la pace; 3) Crimini di guerra; e 4) Crimini contro l’umanità. Il Capo Due dell’accusa recitava: "Tutti gli imputati, con diverse altre persone, nel corso di un periodo di anni precedente l’8 maggio 1945, hanno partecipato alla progettazione, preparazione, avvio e conduzione di guerre di aggressione che sono state anche guerre in violazione di trattati, accordi e garanzie internazionali." Dodici imputati furono dichiarati colpevoli del Capo Due, in combinazione con altri capi, sette furono condannati a morte mediante impiccagione e gli altri furono condannati al carcere.

Che cos’è la guerra di aggressione?
Nel 1974, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una “Definizione di Aggressione” che dice: “L’aggressione è l’uso di una forza armata, o di qualsiasi altro metodo in contrasto con la Carta delle Nazioni Unite, da parte di uno Stato contro la sovranità, l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di un altro Stato." Essa inoltre dichiara che tra gli atti che si qualificano come aggressione, vi sono: "L’invasione o l’attacco da parte delle forze armate di uno Stato, del territorio di un altro Stato, o qualsiasi occupazione militare, ... bombardamento da parte delle forze armate di uno Stato contro il territorio di un altro Stato." Il delegato Capo degli Stati Uniti, Warren R. Austin, diceva il 30 ottobre 1946 all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che gli Stati Uniti erano vincolati dai principi di legge dichiarati dalla Carta di Norimberga come dalla Carta dell’ONU, affermando che la Carta “rende la pianificazione o la conduzione di una guerra di aggressione, un crimine contro l’umanità per il quale gli individui come le nazioni possono essere portati alla sbarra della giustizia internazionale, processati e puniti."

Questo articolo appare sul numero del 28 marzo 2003 di Executive Intelligence Review.