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Contro informazione sull’aggressione all’Iraq
Mercoledì 2 Aprile 2003 - 184 | Giovanna Ferrari
Fonte: Aeronautica militare Russa, 28 marzo. Si elencano le perdite americane (notevoli) in mezzi e uomini e il fallimento dell’offensiva. Riproduciamo la riflessione finale.
n.b. Ogni informazione è trattata quasi in previsione di un futuro scontro USA/Russia.
[...]
Ieri attorno alle 1900 un elicottero d’attacco Apache e’ precipitato. Intercettazioni radio dimostrano che l’elicottero era stato gravemente danneggiato in combattimento. Il pilota ha perso il controllo durante l’atterraggio, e l’elicottero e’ precipitato, causando seri danni ad un altro elicottero atterrato precedentemente.
Le truppe della coalizione hanno fallito ampiamente [e nuovamente, NdT] l’obiettivo di conquistare An-Nasiriya, a dispetto degli ordini categorici ricevuti e delle oltre 800 missioni degli arerei d’attacco al suolo.
Tutti i tentativi di rompere le difese irachene si sono scontrati con altrettanti contrattacchi. Dopo 24 ore di combattimento le truppe Usa sono riuscite ad avanzare di qualche centinaia di metri in due settori nei pressi della citta’, al costo di 4 blindati distrutti, almeno 3 Marines uccisi da tiratori scelti e fuoco di mortai, 10 feriti e 2 dispersi.
Le perdite irachene
sono ignote.
Gli americani hanno inoltre fallito l’avanzata nei pressi di An-Najaf. Tutti gli attacchi si sono scontrati con un intenso fuoco dell’artiglieria irachena. Nel corso della giornata gli iracheni hanno organizzato un contrattacco, facendo arretrare le truppe Usa di 1.5-2 chilometri. Almeno 10 Marines sono morti o feriti. Dopo scambi di colpi per sei ore, entrambe le parti sono rimaste sulle loro posizioni. Le perdite irachene in quest’area sono stimabili in 20 morti e 40 feriti.
Nei pressi di Bassora le truppe inglesi hanno spinto le difese irachene sulla penisola di Fao, ma non sono riusciti a prendere la penisola stessa.
L’avanzata inglese massima e’ giunta a 4 chilometri dall’autostrada che conduce a Bassora. Durante questo attacco gli iracheni hanno abbattuto un elicottero inglese. Due carri armati e un blindato sono stati distrutti da mine. Almeno due soldati inglesi sono morti, circa 20 feriti e 15 catturati dagli iracheni.
[...]
Tutti i tentativi di
attacco oltre il
fiume [Shatt] Al-Arab
sono falliti.
Il comando inglese si e’ detto incapace di attaccare Bassora con le forze a disposizione, e chiede almeno altre due brigate e 5 battaglioni di artiglieria. Percio’ punta momentaneamente a conservare le posizioni e la pressione su Bassora e sulla penisola di Fao.
La condizione psicologica degli abitanti di Bassora, secondo le interviste, e’ lontana dall’essere critica.
I militari iracheni hanno diffuso numerosi annunci offrendo ai cittadini la possibilita’ di lasciare la citta’. Ma la maggior parte di loro non vuole andarsene, nel timore di subire la stessa sorte dei rifugiati palestinesi i quali, dopo aver perso le loro case, sono trattati da paria nei vari paesi arabi dove vivono.
Gli abitanti di Bassora sono stati molto scossi dai video diffusi dal comando della coalizione, che mostrano lo stato degli iracheni dei territori occupati [dalla coalizione, NdT], intenti a lottare per il cibo e per l’acqua distribuiti dai soldati invasori; la popolazione vede in tali video cio’ che li attende se arriveranno i soldati americani...
[...]
Secondo un rapporto preparato in Kuwait dal Psychological Operations Tactical Group della coalizione, che ha analizzato riprese televisive, intercettazioni radio, interrogatori di prigionieri iracheni, tutto indica che gli iracheni sono ora piu’ fiduciosi e saldi rispetto ai giorni prima dell’inizio della guerra. Questo, secondo il rapporto, e’ dovuto principalmente ai numerosi fallimenti militari della coalizione. [...]
Si pensa quindi di raggruppare i prigionieri iracheni in grandi campi, per poter confezionare dei video che deprimano il morale dei combattenti e della popolazione irachena.
[...]
Intercettazioni radio e radar degli ultimi cinque giorni suggeriscono che la coalizione stia usando aeroporti israeliani per condurre attacchi notturni sull’Iraq. Aerei da combattimento (prob. F-117) stanno decollando regolarmente dalle basi di Hatzerim e Navatim, senza poi ritornarvi, ma volando attraverso la Giordania in completo silenzio radio.
“The IRAQWAR.RU analytical center was created recently by a group of journalists and military experts from Russia to provide accurate and up-to-date news and analysis of the war against Iraq. The following is the English translation of the IRAQWAR.RU report based on the Russian military intelligence (the Main Intelligence Directorate, or GRU) reports.
http://www.aeronautics.ru/”
Prime conclusioni
deducibili
La prima settimana di guerra ha sorpreso gli analisti militari e gli esperti. La guerra in Iraq ha lasciato scoperti una serie di rischi e problemi che non sono mai stati discussi seriamente, confutando molti miti esistenti.
Il primo mito è quello delle armi guidate di precisione come fattore determinante nella guerra moderna, armi che permettono di realizzare la superiorità strategica senza contatto diretto col nemico. Il fattore decisivo in tutte le guerre combattute dagli Stati Uniti negli anni precedenti non è stato la sconfitta militare degli eserciti di resistenza ma l’isolamento politico accompagnato dalla pressione diplomatica sul nemico.
Quindi fu la creazione di coalizioni internazionali contro l’Iraq nel 1991, contro la Jugoslavia nel 1999 e contro l’Afghanistan nel 2001 che assicurò il successo militare.
Gli USA trascurarono peraltro i fallimenti militari, ovvi, durante le spedizioni a Granada, Libia e Somalia, declassandoli, all’opinione pubblica, come “operazioni locali” non meritevoli di una grossa attenzione.
Attualmente vediamo come, in sè, questo massiccio utilizzo di armi guidate di precisione non abbia offerto più di tanto quel vantaggio strategico auspicato. Gli alleati non sono infatti riusciti ancora a prendere il controllo dei comandi iracheni, delle infrastrutture di comunicazione così come del comando di difesa aerea. Nel frattempo l’arsenale di precisione degli Stati Uniti si è ridotto approssimativamente del 25%.
L’unico vantaggio significativo delle armi di precisione-guidate è la capacità di evitare incidenti massicci fra i civili in aree densamente popolate. Constatiamo comunque una discrepanza tra l’abilità di localizzazione ed attacco di un obiettivo con armi di precisione e l’incapacità di distruggere obiettivi protetti.
Il secondo mito confutato da questa guerra è quello propagandato dai sostenitori della guerra “hi-tech”, i quali credono nella superiorità delle armi più moderne e nell’inabilità al contrattacco di quelle di vecchia generazione. Va premesso che oggi il gap tra l’armamento iracheno e quello statunitense è di circa due generazioni: in pratica, l’esercito iracheno sta combattendo con armi più vecchie di circa 25-30 anni, mentre gli USA, daglianni ‘70, hanno attuato una politica economico-militare notevolissima, con i programmi del ‘75-’83 e del ‘90-’97. C’è inoltre un altro piano attualmente in corso che durerà altri 5 anni. Ebbene, nonostante questo divario enorme, la difesa irachena è stata definita dagli stessi USA come “fiera e resistente”. Ciò prova inequivocabilmente come il successo, nella guerra moderna, non sia realizzato attraverso la superiorità tecnologica ma tramite un addestramento all’altezza, un comando competente e l’elasticità delle truppe.
Gli errori americani in sede di pianificazione hanno decretato gli ovvi fallimenti. Il nemico è stato sottovalutato. Nonostante l’indiscusso dominio aereo statunitense, il comando militare USA non ha considerato adeguatamente la reattività, la prontezza dell’esercito iracheno in combattimento.
Tutto ciò nonostante una fitta rete di spionaggio infiltrata in tutte le infrastrutture. Gli USA hanno fallito peraltro nel valutare la situazione sociale e politica dell’Iraq, e nel mondo in generale. Questa dirigenza fallimentare ha portato a delle decisioni politiche e militari inadeguate:
Le forze schierate in principio erano insufficenti per una operazione di tale portata. Il numero di truppe era almeno del 40% inferiore rispetto al livello necessario. Questo è il motivo per il quale, oggi, dopo nove giorni di guerra, gli Stati Uniti sono costretti a ricorrere a misure “di emergenza” chiamando altre 100.000 truppe dal loro territorio e dall’Europa, raddoppiando le file.
La formazione e la distribuzione delle forze di coalizione sono state condotte con estrema negligenza, senza peraltro seguire quelle che sono le regole base del combattimento. Tutte le truppe sono state ammassate in una piccola area, portate a condurre un combattimento volto ad allargare l’area stessa. L’attacco iniziale è cominciato senza alcuna significativa preparazione aerea e di artiglieria. Questo ha dato luogo all’anticiparsi di battaglie in luoghi considerati strategici. Ad oggi si può vedere quanto l’attacco degli Stati Uniti sia disorganizzato ed impulsivo. Le truppe stanno semplicemente cercando punti deboli nella difesa irachena per attaccare prima di subire la prossima imboscata.
Nessun briefing è stato portato a compimento.
Durante i nove giorni della guerra la coalizione ha fallito nel:
- dividere l’Iraq a metà lungo la linea di Un-Nasiriya - Al-Ammara
- circondare e distruggere le forze irachene raggruppate a Basra,
- creare un gruppo di attacco tra il Tigri e l’Eufrate con una fronte verso Bagdad,
- disgregare il controllo militare e politico dell’Iraq, disorganizzare le forze dell’Iraq e distruggere le forze di attacco irachene
Una moltitudine di problematiche sono state scoperte solo sul campo di battaglia. Ad esempio, il combattimento in Iraq ha alzato preoccupazioni circa il coordinamento tra unità di diversi servizi. I tempi di decisione limitati e la necessità di identificare e attaccare il nemico ad una grande distanza hanno consolidato definitivamente la questione del “fuoco amico” come uno dei problemi più seri di questo conflitto. E per il momento la coalizione non ha trovato nessuna seria soluzione al problema. In una posizione o in un’altra, le truppe angloamericane hanno attaccato forze amiche, durante tutto questo periodo.
Il secondo problema della coalizione è la sua incapacità di tenere sotto controllo il territorio conquistato. Gli americani devono, per la prima volta dalla guerra in Vietnam, confrontarsi con un movimento partigiano e contro gli attacchi alle linee di comunicazione (quelle USA). La coalizione sta quindi cercando di costituire dei gruppi speciali onde proteggere il suo approvvigionamento e per mantenere l’ordine dei territori occupati.
Si sono aggiunti inoltre una serie di problemi tecnici imprevisti. la maggior parte degli operatori dei carri armati M1A2 sono d’accordo nell’affermare che il carro armato è inadeguato per il compimento delle missioni programmate. Il problema primario è l’affidabilità estremamente bassa del motore del veicolo, ed inoltre i difetti del meccanismo di trasmissione. Il surriscaldamento, causato dalle alte temperature ed il persistere della tempesta di sabbia hanno reso nulli i vantaggi offerti dalle torrette mobili ad avvistamento termico (notturno). Il raggio di visibilità di questi apparecchi si è ridotto a circa 300 metri durante gli spostamenti delle truppe, per aumentare a circa 700-800 metri durante le soste. Un miglioramento è stato riscontrato soltanto durante le fredde notti irachene, che hanno portato ad una visibilità di circa 1000-1500 metri. C’è da registrare inoltre il guasto di molte di queste apparecchiature. Colpevoli le particelle cristalline di sabbia.
Il lato forte dell’esercito di coalizione rimane pertanto la larga disponibilità di mezzi moderni di ricognizione e di comunicazione. Ciò ha permesso di scovare il nemico e di sopprimerlo con azioni ben coordinate.
Per questo, in generale, i soldati US hanno mostrato una elasticità di combattimento sufficentemente alta. Questo anche in condizioni metereologiche estremamente difficoltose. Si deve comunque sottolineare che le modalità secondo le quali questa guerra è stata portata avanti ha creato un certo senso di delusione nelle truppe.
Molte di loro nutrono ben poca fiducia nel comando, del quale parlano in maniera dispregiativa. “Questi idioti del Pentagono coperti di stelle ci avevano promesso la vittoria per marzo ed i fiori sull’armatura. Abbiamo invece ottenuto una battaglia lunghissima contro dei fanatici che combattono per ogni duna e la sabbia che si infila nei nostri culi” una dichiarazione di un ferito in un ospedale di Ramstein [traduzione dal russo]
Tutti i tentativi del comando americano di organizzare le operazioni aeree e terrestri attraverso l’esclusivo utilizzo di forze aereotrasportate, sono falliti. A causa di questi fallimenti, dalla fine del quarto giorno della guerra tutte le unità aereotrasportate sono state redistribuite all’interno delle unità di coalizione ed utilizzate per la ricognizione, l’appoggio al fuoco e il contenimento del nemico. Il carico principale della battaglia è stato portato avanti dalla fanteria meccanizzata pesante e dalle unità di carri armati.
Un altro inconveniente è la protezione delle retrovie durante l’avanzamento nei territori. Esse si mostrano estremamente vulnerabili. Tale situazione ha dato luogo al verificarsi di interruzioni continue nell’approvvigionamento di combustibile.
Alcuni carri armati sono stati fermi per più di 6 ore a causa di queste carenze. C’è peraltro da dire che, in generale, le consegne di cibo, munizioni e combustile stanno diventando un vero grattacapo per i comandanti anglo-americani. Fra i soldati si accresce il malcontento per i rifornimenti di viveri, definiti “shitty” (merdosi). Il soldato infatti prende biscotti e dolci scartando tutto il resto. I comandanti delle unità stanno quindi cercando di fare il punto della situazione, chiedendo un rifornimento immediato di cibo caldo accompagnato da una stima realista delle razioni finora disponibili.
I punti di forza delle truppe irachene sono l’eccellente conoscenza del terreno, l’alta qualità del lavoro di ingegneria difensiva, la loro abilità nel celare le forze di attacco principali, e, non ultima, l’elasticità e la determinazione in fase di difesa. L’Iraq sta dimostrando una buona organizzazione del comando e delle strutture di comunicazione, così come una ben studiata strategia. Rappresentano invece un inconveniente l’inflessibilità burocratica del loro comando, poichè tutte le decisioni vengono prese unicamente ai livelli più alti. I comandanti nei più alti ranghi tendono infatti ad utilizzare manovre standardizzate e c’è una coordinazione insufficente tra i diversi tipi di forze. Allo stesso tempo, durante le operazioni speciali, i comandanti delle forze irachene stanno facendo un buon uso delle truppe e delle armi disponibili onde condurre le operazioni dietro le linee frontali del nemico. Usano egregiamente nascondigli, astuzia ed immaginazione.
IRAQ ‘Liberatori’ agit-prop
Mercoledì 2 Aprile 2003 - 184 | Ugo Gaudenzi
Gli sciiti del sud Iraq avrebbero dovuto accogliere gli angloamericani come “liberatori”. E ciò non è avvenuto.
Le forze armate irachene si sarebbero arrese in massa. E ciò non è avvenuto.
I curdi avrebbero imbracciato le armi e collaborato in massa con gli atlantici. E ciò non è accaduto (Poche migliaia di miliziani pershgan si sono accodati alle truppe d’invasione).
Baghdad sarebbe caduta in pochi giorni, “al massimo tre settimane”. E ciò non è accaduto.
Il “mondo libero” avrebbe accolto la guerra preventiva come una crociata giusta contro il terrorismo. E ciò non è accaduto.
Ma perseverano.
I bollettini di guerra atlantici, infatti, nonostante sia sotto gli occhi di tutti che l’occupazione angloamericana dell’Iraq è per ora soltanto virtuale, continuano ad annunciare vittorie su vittorie.
Ieri, a Bassora, le truppe inglesi sono state di nuovo bloccate nell’offensiva sui quartieri di Tanumeh e di Abulkhasib. Gli iracheni dichiarano 500 invasori inglesi uccisi soltanto nella giornata di martedì. Il Sunday Times di Londra ha rivelato che gran parte di una divisione è stata richiamata perché “non motivata alla guerra”
E il silenzio è calato su queste notizie.
Ieri il comando americano ha dichiarato che Kerbala era stata “catturata” dal 7mo Cavalleggeri (quello di Custer...), ormai prossimo a Baghdad, che la 3 Divisione di fanteria di marina, passato l’Eufrate si era attestata a 30 chilometri dalla capitale. E tra ieri sera ed oggi tali notizie sono state e vengono sventolate dai mezzi di comunicazione di massa d’Occidente.
E, naturalmente, il silenzio è calato sulle fonti che precisavano come solo “un’avanguardia” americana è passata oltre l’Eufrate, che la città di Kerbala, è assediata, che gli americani preferiscono conquistare il deserto e non impegnarsi in battaglie campali, che il ministro iracheno as Sahaf, dell’ Informazione, ha smentito l’attraversamento del Tigri, che an-Najaf non è stata “liberata” dalle truppe atlantiche perché la resistenza infuria proprio nel centro della città, nei pressi del sepolcro di Alì, il genero di Maometto. Sempre sotto silenzio la smentita del comando militare iracheno sulla presunta avvenuta distruzione della divisione Baghdad della Guardia Repubblicana, annunciata urbi et orbi martedì notte dal comando angloamericano in Qatar.
E sotto silenzio anche le prove fotografiche di un’infiltrazione britannica a Mosul, nel nord dell’Iraq, come pure sotto silenzio tutte le informazioni da fonte militare-giornalistica indipendente russa, sulle enormi perdite di uomini e soprattutto mezzi (centinaia di elicotteri, carri armati) americani nel deserto.
Ieri, una piccola nota d’agenzia sussurrava che martedì salperanno dal Mar Nero, dirette verso il Golfo, varie unità della Flotta Russa. Parteciperanno, ha detto Ivanov, il ministro degli esteri di Mosca, “ad una esercitazione navale congiunta con la Marina Indiana”... Toh: Russia e India: le due nazioni più contrarie all’aggressione atlantica.
Rinascita raccoglie queste notizie da tutte le fonti: russe, siriane, iraniane, occidentali. Il resto della “libera informazione”, no.
Gli aggressori ridiventano “diplomatici”
Mercoledì 2 Aprile 2003 - 185 | Federica Ramacci
E’ partita ieri la missione diplomatica in Europa di Colin Powell. Il segretario di stato americano si trova in Turchia, già dalla tarda serata di ieri, per riuscire ad ottenere l’aiuto di Ankara nelle operazioni di guerra a nord dell’Iraq. Ancora a bordo dell’aereo partito da Washington, il nunzio del governo Bush, ha ammesso davanti ai giornalisti che le richieste del governo americano sono cambiate rispetto all’inizio della guerra: “Le nostre sono ora richieste concernenti il mero sostegno alle operazioni in atto nel nord dell’Iraq, e non dovrebbe essere difficile per i turchi venirci incontro”.
Il parlamento di Ankara, infatti, aveva negato agli Usa il passaggio sul proprio territorio di un contingente di 62 mila soldati, costringendo il governo di Whashington a rivedere i suoi piani e causando non poche ulteriori difficoltà agli alleati. Malgrado lo stesso Powell abbia dichiarato trionfante in una conferenza stampa dalla capitale turca che “la campagna militare Usa in Iraq sta andando molto bene e manca ancora poco per il completamento dell’operazione militare con un successo”, la verità dei fatti appare ben diversa.
La situazione internazionale nella regione del Vicino Oriente non è affatto sotto controllo e la presa di Baghdad con il solo ausilio delle truppe di terra, fiaccate dalla resistenza irachena, non è affatto scontata.
Per essere sicuro che l’alleato “voltafaccia” turco non crei ulteriori problemi ai piani di invasione anglo americani, Colin Powell ha dichiarato che se il governo di Washington constatasse un “pieno sostegno” da parte di Ankara, compreso ovviamente quello incondizionato alle truppe attualmente dislocate nell’Iraq del nord, i repubblicani di Bush potrebbero avere “meno difficoltà” a far passare al Congresso degli stati Uniti l’aiuto finanziario promesso dal presidente americano alla Turchia. Si parla di un sostegno straordinario di 1 miliardo di dollari che potrebbe diventare anche un prestito per 8,5 miliardi di dollari. Una specie di risarcimento, cosi viene definito da Washington, per i danni causati dalla guerra all’economia turca. Più semplicemente è il pegno da pagare per tentare di ottenere un aiuto strategico indispensabile per preparare l’assedio di Baghdad e per vincere questa guerra di invasione.
“Noi” ha puntualizzato Powell “ siamo interessati a perseguire uno spirito di accomodamento. Se nei giorni a venire otterremo piena collaborazione, penso che questo gioverà” ha dichiarato. L’ostacolo più grande ad una totale collaborazione tra gli Stati Uniti e il governo Recep Tayip Erdogan, riguarda il problema del kurdistan iracheno, dove la Turchia ha inviato soldati per fermare, secondo la versione ufficiale, un invasione di profughi curdi, la decisione è stata presa appellandosi a esigenze di sicurezza interna, anche queste “preventive”.
Nella giornata di domani Powell arriverà a Bruxelles, dove lo aspetta l’ impresa più difficile, cercare di smussare in sede Ue i contrasti violentissimi sorti tra il governo di Bush e alcune nazioni europee, come la Francia, Germania, e Russia, che attraverso il suo ministro degli esteri Ivanov ha avuto nei giorni scorsi parole durissime contro il presidente Bush.
Una situazione internazionale tanto ostile da far presagire che l’operazione diplomatica di spartizione post-guerra non sarà affatto facile per il governo americano. Alla domanda se la Nato potrà svolgere un ruolo attivo nella ricostruzione dell’Iraq, Powell ha preferito non rispondere dichiarando che “la questione non è nell’agenda della prossima visita”.
Prosegue il massacro del popolo iracheno
Mercoledì 2 Aprile 2003 - 180 | Antonella Vicini
Per la prima volta dall’inizio del conflitto gli Stati Uniti si sono assunti una responsabilità, tra le tante che hanno avuto e continuano ad avere per le continue strage di civili. Non potendo più tirarsi indietro davanti alle prove di colpevolezza, sono intervenuti sia Richard Myers, sia Donald Rumsfeld all’indomani dell’episodio di Najaf, che è costato la vita ad una famiglia iracena, crivellata dai marines presso un posto di blocco.
Ma non hanno fatto in tempo a versare le prime lacrime da coccodrillo, che subito nuove altre sciagure made in Usa si sono abbattute sulla popolazione irachena. E non stiamo parlando di quel missile che martedì sera è stato sganciato su una zona residenziale di Hilla, causando la morte di 35 civili e il ferimento di altri 250, e nemmeno del razzo che lo stesso giorno ha colpito un pulmino che transitava nei pressi di Nassiriya provocando la morte di 15 persone, ma di un episodio più recente accaduto ieri a Baghdad.
Un fatto simbolicamente più grave di tutti gli altri, dal momento che ad essere colpita è stata la clinica ostetrica della capitale irachena, gestita dalla Mezzaluna Rossa (equivalente alla Croce Rossa).
Sebbene sia un esercizio del tutto privo di senso stilare una classifica della ferocia bellica, colpire un ospedale e distruggere un reparto maternità rappresenta forse l’atto più grave in assoluto, anche in un contesto privo di ogni umanità.
Durante il raid sono cadute bombe anche sulla fiera, sulle automobili circostanti e su altri edifici civili situati vicino. L’unica costruzione che sarebbe dovuta essere colpita - il cosiddetto bersaglio militare - cioè uno dei palazzi governativi, invece è stato mancato. Un’altra prova dell’inefficacia delle bombe intelligenti, il cui uso è stato in realtà più volte messo in discussione.
Visto il susseguirsi di stragi quotidiane si era adombrata, infatti, l’ipotesi che gli angloamericani usassero le cosiddette bombe a grappolo, molto più pericolose per la popolazione.
Il Pentagono aveva prevedibilmente negato una simile possibilità, ma dopo l’attacco di Hilla è intervenuta anche l’associazione umanitaria Human Rights Watch a denunciare l’uso da parte delle forze americane di tali ordigni, detti anche bombe a frammentazioni.
Le riprese televisive e i resoconti giornalisti lascerebbero pochi dubbi al riguardo. Inoltre, un corrispondente della France Presse giunto sul posto ha raccontato di avere visto sparse sul terreno decine di mine con piccoli paracadute, segno che sono state utilizzate prorpio ordigni del genere.
La pericolosità di questo tipo di armi consiste nel fatto che si aprono in aria, liberando centinaia di bombe che se non esplodono al contatto col suolo diventano una sorta di mine antiuomo, vietate dalla legislazione internazionale sulla guerra. Ma si sa che gli Stati Uniti tengono in ben poco conto il diritto internazionale quando si tratta di perseguire i propri interessi.
I continui errori degli americani nel centrare gli obiettivi, oltre a causare centinaia di morti e migliaia di feriti, rischiano di avere dei contraccolpi anche nei rapporti con la Russia, la quale ha protestato duramente per un bombardamento che ieri ha sfiorato la sede della sua ambasciata a Baghdad, dove lavorano tuttora 26 tra diplomatici e personale amministrativo. L’ambasciatore americano Alexander Vershow è stato convocato al Ministero degli Esteri per chiedere “misure urgenti” che evitino questi “pericolosi e inammissibili incidenti” che mettono “seriamente a rischio” la vita dei diplomatici russi.
Oltre che dalla strage di Bagdhad, il quattordicesimo giorno di guerra è stato caratterizzato dalla prosecuzione delle operazioni di terra.
Continua infatti il tentativo di avanzata angloamericana, bloccata su tutti i fronti dalla resistenza irachena.
Lanciata anche un’offensiva a Karbala, la città santa sciita situata un centinaio di chilometri a sud-ovest della capitale, che ha continuato a contrastare l’assalto nemico. Stesso dicasi per Najaf dove è proseguita la lotta contro i fedayn.
Fonti della coalizione hanno assicurato di aver “sigillato” la città, controllando tutti gli accessi e di aver sbaragliato l’intera divisione delle Guardia repubblicana attorno a Baghdad, varcando la linea rossa. La tattica dell’accerchiamento è tipica della strategia di Franks che, non essendo riuscito a conquistare nessuna città, si limita a circondarle.
Il ministro dell’informazione, Mohammed Saeed al Sahaf, ha tuttavia negato che la coalizione sia riuscita ad aprire brecce nella difesa irachena e che si stia dirigendo verso Baghdad.
Smentito anche l’attraversamento del Tigri.
A Nassirya, invece, una missione delle Forze Speciali dei Marines ha liberato Jessica Lynch, il militare Usa dato per disperso in un agguato il 23 marzo scorso, ricoverato in un ospedale del luogo, insieme ad altri iracheni, per curare ferite d’arma da fuoco.
In prossimità di Bassora sono proseguiti i soliti scontri fra i due opposti schieramenti, mentre caccia-bombardieri decollati dalla portaerei Uss Kitty Hawk, hanno bombardato senza risparmio alcune strutture dell’intelligence irachena nella città.
Mi vergogno
Mercoledì 26 Marzo 2003 - 19:12 | Rutilio Sermonti
Invio a Voi questo sfogo fuori dei denti, perchè Rinascita è l’unico giornale in grado di pubblicarlo, e se me lo tengo dentro scoppio.
Quando s’imbocca la china della servilità e della prostituzione morale, si giunge davvero a un precipizio senza fondo. Come della droga, se ne diviene schiavi fino alla rinunzia ad ogni dignità, ad ogni scrupolo, ad ogni pudore.
Trascrivo testualmente un breve trafiletto di prima pagina, illustrato da una stars and stripes a colori, apparso sul quotidiano Libero del 19 corrente. “ La bandiera americana con Libero: domani, con soli 1,60 euro in più, potrete chiedere, insieme al giornale, anche la bandiera a stelle e strisce. Un gesto concreto di sostegno agli Stati Uniti d’America impegnati nell’offensiva militare che porterà alla fine del regime dispotico di Saddam e alla liberazione dell’Iraq”.
Il titolone sopra, a tutta pagina, è Il bullo di Bagdad trema.
Dichiaro che mi vergogno di vivere in un paese in cui chi scrive infamie idiote del genere non è sommerso in un mare di sputi.
Mi vergogno di condividere la cittadinanza con gente che, pur di ingraziarsi i potenti, esorta addirittura a sostenere concretamente la vile e sporca rapina progettata dalla superpotenza militare mondiale contro un piccolo popolo che non ci ha mai fatto niente, stremato da un decennio di strangolamento e previa accurata verifica che non si possa difendere.
Mi vergogno di parlare la stessa lingua di chi definisce i gangsters vigliacchi e assassini come “impegnati in una azione militare”, gratificandoli del nobile scopo di liberazione (la parola ci suscita reminiscenze!) degli Iracheni (sopravvissuti al massacro, s’intende).
E ancor più mi vergognerei di appartenere a un popolo del quale una parte anche minima spendesse quegli euro 1,6 per sventolare il proprio entusiasmo di galline per i barbari ladroni, massacratori di inermi.
Qualcuno disse che, per iniziare la risalita, avremmo dovuto bere l’amaro calice fino alla feccia. E ne abbiamo ingozzata, di feccia, a sazietà! Ma questa di Libero, mi dispiace, è un liquame che fa vomitare solo all’odore!
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4 | Giovanna Ferrari
4 | Ugo Gaudenzi
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