Forse sono in Iraq le armi italiane vendute alla Siria
Un'azienda italiana, si legge nell'annuale relazione sul commercio di armi, presentata dal governo al Parlamento, ha venduto a Damasco sistemi di puntamento per carri armati, che potrebbe averli girati all'Iraq.
ROMA – Armi sofisticate, sistemi di puntamento per carri armati adatti a combattere di notte e utilissimi per le battaglie nel deserto. Sono partite dall’Italia alla volta di Damasco, in Siria. A produrle, si legge sul quotidiano Avvenire, che ha spulciato l’annuale relazione sul commercio di armi presentata dal governo al Parlamento, un’azienda controllata dallo Stato, la Officine Galileo della Finmeccanica.
Potrebbero, però, essere proprio le armi finite al centro della polemica tra Siria e Stati Uniti, le stesse armi, insomma, che secondo Washington, il governo di Damasco avrebbe di recente rivenduto all’Iraq.
Quel che è certo è che dal 1998 ad oggi l’azienda italiana ha consegnato al governo siriano armamenti per un totale di quasi 19 milioni di euro. Si tratta, appunto, di sistemi di controllo di tiro per carri armati. Un’arma di cui le Officine Galileo sono molto fiere, sviluppata, si legge sul sito internet dell’azienda, “soprattutto per ammodernare i carri armati di origine russa della famiglia T”. Lo stesso utilizzato dalla Guardia Repubblicana irachena.
E non basta. Dalla relazione è, infatti, emerso che il nostro Paese ha fornito nel 2002 armi anche all’India, al Pakistan, al Bangladesh, al Ghana, alla Zambia, alla Mauritania e alla Thailandia: paesi poverissimi e, in molti casi, costantemente a rischio di guerra.
(4 APRILE 2003, ORE 11.54)




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