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  1. #1
    Dalla parte del torto!
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    Predefinito Giovani: quale antagonismo

    L'Antagonismo giovanile del nuovo millennio non può essere collocato né a destra né tantomeno a sinistra.
    L'obiettivo di chi si pone fuori dagli schemi imposti non è riformare questo mondo ma negarne la legittimità.


    Parlare in questa società disumanizzante, uniforme e globalizzata di Antagonismo può sembrare paradossale se non utopistico. Noi, però, non la pensiamo così. Tanti piccoli episodi - variegati, disomogenei, non organizzati - ci portano a pensare che non solo un altro mondo è possibile, ma un'altra Weltanshauug è realizzabile.
    Ciò, però, rimarrà puro velleitarismo se non si farà chiarezza sino
    in fondo su cosa è realmente l'antagonismo.
    In questi ultimi anni sulle grancasse mediatiche della mafia editoriale si è parlato - spesso a sproposito - del Popolo di Seattle, dei No-Global (in realtà come da costoro recentemente affermato New Global),dei Disubbidienti.
    Ebbene - tralasciando la parte dei giovani in reale buonafede -essi sono un'opposizione tutta interna al sistema di potere. Difatti essi mai hanno messo - né d'altronde potrebbero - in
    discussione i meccanismi della Globalizzazione e del Mondialismo.
    Basti citare l'esempio dell'Immigrazione.
    Per tali sedicenti "antagonisti" e "ribelli" istituzionalizzati, l'immigrazione non rappresenta per nulla uno strumento dei poteri forti per l'omologazione planetaria, ma deve essere anzi aiutata e sollecitata.
    Identico discorso per quanto riguarda la difesa della propria identità nazionale e comunitaria che mai potrebbero avere a cuore senza rinunciare all'internazionalismo (una Globalizzazione ante litteram) che costituisce il loro inossidabile riferimento ideologico.
    Per quanto riguarda, invece, la cosiddetta estrema destra - dove un giornalismo fazioso ed in perfetta malafede insiste ancora a collocarci - la progettualità politica è ancora più inesistente e deprimente.
    Tale area politica, infatti, passa in maniera schizofrenica e sclerotica da un nostalgismo impolitico e senza nessuna possibilità d'incidere sul presente ad un integralismo cattolico, fatto di battaglie di retroguardia su aborto e divorzio e di alleanze ibride (mascherate da pragmatismo) con le forze politiche che sostengono l'attuale governo; fino a collocarsi su posizioni anti-islamiche (e nei fatti filo-sioniste) e xenofobe che non fanno altro che incanalare la battaglia contro l'immigrazione
    in una visuale razzista.
    Il che significa svilire una giusta azione di contrasto antimondialista riducendola ad un problema di ordine pubblico e perdendo la consapevolezza che l'immigrazione è un fenomeno
    epocale causato dalle criminali politiche liberiste che hanno reso
    drammatiche le condizioni dei popoli del Terzo Mondo, costretti a
    combattere una disperante guerra tra poveri.
    Rendersi conto che è oggi il Sud del mondo il naturale referente
    politico dell'Europa, vuol dire costruire l'unica contrapposizione
    possibile all'omologazione globalizzante e mondialista. Solo una ben delineata visione etnopluralista ci può, dunque, portare a credere e a combattere per il mantenimento e la ricostruzione delle diversità etniche, linguistiche, culturali e comunitarie.
    Visione che se da un lato si contrappone con forza ad ogni
    espressione razzista e xenofoba, dall'altro non può essere confusa con l'accettazione della società multirazziale che è il portato voluto dalle centrali del Dominio che pretende di
    omogeneizzare ed omologare per depotenziare le diversità per
    meglio assoggettarle al disegno globalizzante.
    Si globalizzano le anime e le culture per poter globalizzare i mercati: una realtà che non può essere compresa da chi fa del ribellismo di maniera. O di mestiere.
    Per questo - anche per questo - possiamo lucidamente sostenere
    che l'Antagonismo giovanile del nuovo millennio non può essere
    collocato né a destra né tantomeno a sinistra.
    L'obiettivo di chi si pone fuori dagli schemi imposti non è riformare
    questo mondo ma negarne la legittimità.
    Che, poi, è la posizione fatta propria dal Fronte sociale Nazionale
    che, pur non rinnegando radici e tradizioni, tende ad incidere sul presente nella prospettiva rivoluzionaria di realizzare un'autentica alternativa sociale e di Popolo.
    A chi volesse ritenere tali idee follie utopistiche ci piace ricordare le parole di Julius Evola: "Non esiste la Storia, entità misteriosa scritta con la lettera maiuscola. Sono gli uomini, finché essi sono davvero uomini, che fanno e disfanno la Storia".
    Parole scritte nel 1950, ma la cui attualità non può essere messa
    in discussione se non dagli sciancati della politica. Perché il Dominio non ha realizzato ancora la "fine della Storia": dipende da noi, da chi non si è lasciato omologare, incidere sul presente, coltivare con determinazione gioiosa la speranza ed operare con la militanza per costruire un nuovo Fronte: un Fronte di tutti quelli che non si sentono rappresentati, un Fronte di tutti quelli che hanno provato a cambiare il mondo e che vogliono ancora cambiarlo, un Fronte degli sfruttati, un Fronte dei ribelli, un Fronte dei militanti dell'Idea, un Fronte, insomma, degli Antagonisti.

    Rodolfo Monacelli
    Sinistra Nazionale!

  2. #2
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Sono un uomo che ama il suo Popolo. "Chi fa del male al mio Popolo e' un mio nemico" "Regnum Italicum".
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    Predefinito

    Signori,
    cosa mi contestate? La nostra azione rivoluzionaria? Con tutto il rispetto, non vi riteniamo sufficientemente preparati a giudicare culturalmente, perchè di questo si tratta, la nostra posizione. Cmq , ci atteniamo alla realtà dei fatti ed, obtorto collo, cercheremo di spiegarvi cosa significhi per noi il vivere la politica e la militanza.
    Innanzi tutto dobbiamo evidenziare un aspetto fondamentale del nostro pensiero fornendo una precisazione. Ci accusate di essere Fascisti? Ebbene! Chiariamo subito un concetto. Se il Fascismo-regime appartiene al passato, il Fascismo-pensiero, nella sua profonda essenza, rimane un'idea forza che anima ed infiamma tutti i movimenti della rivolta nazionale ed antidemocratica europea. Vi è, dunque, un'evoluzione aristocratica del Fascismo che intende recuperare l'ultima esperienza della RSI ed attualizzarla completamente.Un dibattito sul fascismo non può prescindere, preliminarmente, da una definizione del Fascismo stesso. "Il Fascismo ha una concezione aristocratica del mondo e della vita, concezione che sul piano politico si estrinseca in un rifiuto netto del concetto democratico."
    La democrazia infatti è un’idea astratta che configura un sistema di potere e di governo del tutto innaturale, inorganico. Quando tale sistema riesce a prendere piede integralmente, lo Stato sparisce, insieme alle élites politiche; la società si corrompe, si ingenera violenza e il sistema si trasforma, inevitabilmente, in una dittatura richiesta, a gran voce, dalla gente esasperata. Da ciò si può comprendere come tutte le dittature siano figlie dello stesso pregiudizio democratico in quanto, anche esse, si basano sul consenso popolare. Da ciò è dimostrato, ancora una volta, come il capitalismo ed il comunismo siano gli ultimi e consequenziali prodotti della democrazia.

    Il Fascismo è dunque il tutto, è l’alfa e l’omega della politica, della società e dell’anima degli uomini. Lo stato Fascista è uno Stato Totalitario, che non significa tutto il potere in una sola mano, ma tutti i poteri per un solo scopo.

    Gli individui sono classi secondo le categorie degli interessi; sono sindacati secondo le differenziate attività economiche cointeressate; ma sono prima di tutto e soprattutto Stato. Il quale non è numero, come somma d'individui formanti la maggioranza di un popolo. E perciò il fascismo è contro la democrazia che ragguaglia il popolo al maggior numero abbassandolo al livello dei più; ma è la forma più schietta di democrazia se il popolo è concepito, come deve essere, qualitativamente e non quantitativamente, come l'idea più potente perché più morale, più coerente, più vera, che nel popolo si attua quale coscienza e volontà di pochi.

    Non potrete negare che in Natura esistono valori relativi e valori assoluti. Le pulsioni, le passioni ed i rapporti fra gli uomini sono regolati da delle norme non scritte che trascendono la conoscenza e la ragione. Nell’intimo dell’uomo, nel silenzio della sua riflessione, è conoscibilissimo ciò che è Bene da ciò che invece è Male o il confine tra il giusto e l’ingiusto; l’animo umano, indotto ad errare, se trasportato a forza nel terreno della materialità, può lasciarsi corrompere e per comodità riconoscere perfettamente ciò che è bene ma compiere, a suo vantaggio, ciò che, invece, è male.

    In una realtà naturale vi è un’aristocrazia di valori che è radicale rifiuto del livellamento egualitario figlio del pensiero cerebrale e razionale della democrazia. Nella società tradizionale si assume una prospettiva gerarchica ed organica: l’unica valida a consentire l’integrazione della singolarità individuale nel complesso sistema della vita sociale e comunitaria. Ecco perché alla base del rispetto dei valori vi è una scala di priorità determinata dalla gerarchia che, provenendo dall’alto, contiene in sé l’assoluto.

    La gerarchia è l’espressione naturale dell’autorità che segue rigide norme dettate dalla natura e dall’entità assoluta divina che l’ha prodotta. La gerarchia è il fine ultimo del volere assoluto, che vuole perché deve volere (e non vuole tanto per volere) è anch’essa assoluta e come tale non suscettibile del giudizio razionale. In tutte le società tradizionali il "migliore" (cioè colui che risulta comunemente spiritualmente più valido e tecnicamente più capace) è il duce, il capo, il condottiero ed è da tutti rispettato come tale. Il capo che non vuol dire despota: è capo chi sa comandare ma anche ascoltare, chi sa imporsi ma anche rispettare, chi induce il popolo a sollevarsi ma insieme alla sua gente si solleva.

    "Al popolo viene attribuito l’effimero potere di scegliere per mezzo delle elezioni i suoi rappresentanti cui delegherà l’esercizio effettivo dell’autorità di governo. Proprio così, si è voluto togliere l’autorità dalle mani dei migliori poiché, pretesto meschino, erano in pochi, per concederla ai pochi che non sono più i migliori."

    Il migliore non è più l’uomo spiritualmente valido e tecnicamente capace a governare, ma è l’uomo che meglio riesce ad accattare voti. Non è possibile fare a meno dell’autorità? Ebbene, si dona l’autorità a chi è disposto al compromesso. L’uomo scaduto a numero, divenuto individuo nella massa dei mediocri, privo di altri interessi che non siano quelli di carattere utilitaristico, ha perso, a causa dell’ingannevole concezione democratica, il senso della vita. Un uomo che ha sostituito all’autorità i partiti, alla gerarchia il numero, all’ordine il caos.

    La democrazia ha, dunque, un valore del tutto cerebrale, fittizio ed antinaturale. Come si può pensare di poter sostenere che nulla vi può essere al di là della democrazia? Rendere gli uomini uguali, quando non lo sono, dare a tutti le stesse opportunità, quando è palese il contrario, affermare che si debba partire tutti dallo stesso piano, quando basta aprire gli occhi per rendersi conto che ciò non è possibile è una bestialità della quale dobbiamo liberarci. Ciò induce tutti noi a comprendere che la democrazia, con i suoi pregiudizi, è una forzatura inaccettabile da rifiutare senza appello.

    La natura, gli uomini, il creato, tutto ciò è costituito da miliardi di diversità. Forzare questo principio, e pensare di sostituire all’ordine il caos ed alla diversità l’uguaglianza, è già più che sufficiente per decretare la sentenza: la democrazia non s’ha da fare.

    Siccome è palese che in natura pochi sono i migliori e tanti sono i mediocri, non è risultato difficile diffondere questo principio democratico convincendo gli altri restanti mediocri che anche loro avrebbero potuto prendere il potere. E perché anche il più stolto, se viene votato ed ottiene la maggioranza, non può governare? Da qui il processo degenerativo è proseguito sino a noi che ci troviamo, obtorto collo, di fronte ad una situazione disastrosa in cui la stragrande maggioranza della popolazione, vivendo nella più totale ignoranza di ogni principio antidemocratico, galleggia nel mondo reale non rendendosi più conto che per una semplice X su di una scheda elettorale ha svenduto la sua anima al diavolo.

    Nella società moderna si è portati a credere che la partecipazione degli uomini nella società si esprima con il voto. Cioè induce a pensare che il consenso popolare ricopra un ruolo fondamentale negli equilibri di uno stato. Ciò non è. Vediamo perché!

    Innanzitutto in una società basata sull’omologazione e sulla pubblicità il consenso popolare altro non è che il prodotto finale tornito dai mezzi di informazione che, drogando le menti degli uomini, guidano ed indirizzano il volere del popolo. Quanti, infatti, votano consapevolmente? Mi spiego! Si è affermato che in questi ultimi anni il desiderio di esprimere il proprio voto è sceso sempre più. La gente è lontana dalla politica attiva ( ed anche da quella passiva) ed i giovani non nutrono alcun interesse per la gestione della res pubblica. Addirittura otto ragazzi su dieci hanno affermato di non conoscere alcun programma politico. Da ciò possiamo dedurre che oltre l’ottanta percento della popolazione giovanile non sa nulla di politica e non conosce alcun programma. Dai dati, però, sappiamo che il settanta percento della popolazione va a votare; il trenta percento degli "assenteisti" è in prevalenza costituito da anziani e dai defunti non depennati dalle liste elettorali. Da qui deduciamo che la stragrande maggioranza degli elettori, che hanno espresso il loro voto, hanno adempiuto al loro "dovere" senza sapere ciò che stavano facendo. Come si può votare per questa o quella coalizione se non si conoscono nemmeno i programmi (ammesso e non concesso che i programmi avessero un effettivo valore nella politica moderna)? A questo punto in che consiste il suffragio universale? Ecco dimostrato che il concetto dell’espressione del voto è un contentino che viene fornito al popolo senza che lo stesso ne provasse effettivo interesse. Non è infatti con il voto che si rafforza l’organicità dello stato, ma con l’impegno ed il rispetto dei ruoli assegnati che si rafforza l’unità e la partecipazione alla cosa pubblica.

    Un altro pregiudizio che ci troviamo a dover affrontare è quello riguardante il suffragio universale. Oltre all’inutilità del voto è profondamente ingiusto basare sul numero un concetto assoluto come l’esercizio dell’autorità: cioè il potere decisionale.

    Nella società e nella stato esistono strutture orizzontali e verticali. Le elezioni possono essere indette come criterio di selezione di una classe dirigente all’interno di ogni singola struttura orizzontale ed in qualche caso,di quelle verticali. Non per questo ci si deve dipingere come dei pazzi sanguinari che pretendono di comandare; del resto anche il Papa viene eletto non dai miliardi di cristiani, ma da un centinaio di cardinali con l’aiuto della Spirito Santo.

    Nel nostro caso lo spazzino dovrà decidere chi fra i suoi colleghi dovrà rappresentarlo, così come lo studente potrà e saprà scegliere i propri rappresentanti d’istituto, i prof. Universitari il rettore e così via.

    Questo è lo stato organico che sogniamo e che la nostra comunità cerca di diffondere. Noi sogniamo uno stato snello, veloce non blindato dalla pesante burocrazia che soffoca la missione di ognuno di noi. Uno stato in cui le categorie sono rappresentate dagli eletti di ogni singola corporazione, dai migliori, dai più dotati chiamati a rappresentare i propri colleghi. Queste sono le uniche elezioni necessarie!

    Allo stato attuale, del mondo occidentale, quasi nessuno si trova nel posto che normalmente gli spetterebbe in base alla sua natura propria. La funzione dei vari uomini viene quindi assegnata, se non dal caso, da un intreccio di fatalità e circostanze accidentali di ogni specie. Il vero fattore che dovrebbe contare, e cioè la differenza di natura esistente fra gli individui, viene relegato in un angolo.

    "Non meno facile sarebbe mettere in rilievo tutte le conseguenze assurde che derivano da quest’idea chimerica, in nome della quale si è preteso di imporre a tutti un completo uniformiamo, ad esempio impartendo a tutti lo stesso insegnamento, come se tutti fossero realmente capaci di capire le stesse cose e come se, per farle comprendere, gli stessi metodi fossero adatti per tutti indistintamente."(Guenon)

    Ma accade che uno stesso individuo sia chiamato a svolgere ruoli diversi quasi come se le sue attitudini potessero venir cambiate a volontà.

    L’argomento più decisivo contro la democrazia si riduce a due parole: il superiore non può promanare dall’inferiore, perché il positivo non può nascere dal negativo. "E’ fin troppo evidente che il popolo non può conferire un potere che esso non possiede. Il vero potere può solo venire dall’alto, ed è per questo che esso può divenire legittimo solo attraverso la sanzione di qualcosa di superiore all’ordine sociale, cioè un’autorità spirituale. Questo capovolgimento di ogni gerarchia comincia non appena il potere temporale vuole rendersi indipendente dall’autorità spirituale e poi subordinarla e sé, pretendendo di asservirla a finalità materialisticamente politiche."

    Essendo impossibile eliminare le differenze fra gli uomini, si vengono a formare delle false élite che usurpano il "titolo" alle vere élite; queste false élite si basano esclusivamente su differenziazioni legate alle attività materiali rendendosi dunque conto che oggi la distinzione che maggiormente conta non è fra il migliore ed il peggiore, ma tra l’avere ed il non avere. L’apparire prevale violentemente sull’essere, la materia infligge un colpo mortale allo spirito. Si fa parte dell’élite materiale se si ha; si sostituisce all’essere l’avere degenerando i rapporti comunitari a semplici scambi commerciali e riducendo le relazioni tra gli uomini ad esclusivo elemento d’interesse.

    E’ ormai concetto abbastanza comune quello che si sente troppo spesso ripetere nei salotti "buoni" e meno "buoni" della società. In democrazia tutto sommato si sta bene andando a creare una grave coincidenza tra il benessere legato al necessario ed il finto benessere legato al superfluo.

    Ci si rende sempre più conto che in realtà agli uomini di oggi non manca nulla di cui si potrebbe fare benissimo a meno ma in realtà manca moltissimo di ciò che invece è necessario per la sopravvivenza comunitaria.

    Qui si chiude il cerchio. L’equazione matematica non può che essere così semplice. La distruzione della Tradizione tende alla storicizzazione dell’uomo; democrazia sta a sfruttamento così come liberaldemocrazia sta a capitalismo.

    Spero non ho disturbato più di tanto le dotte dissertazioni di "Pol-online", saluti camerateschi a chi li accetta, un saluto a tutti.

    Siamo quotidianamente sul sito:

    ARDISCO NON ORDISCO il FASCISMO (cliccare sotto.)

    http://groups.msn.com/ardiscononordiscoilfascismo

 

 

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