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  1. #1
    Giacobino 1799
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    Predefinito Vagiti di ripresa in tempo di guerra: grazie Bush, grazie Berlusconi

    IRAQ: GLI EFFETTI DEL CONFLITTO COMINCIANO A FARSI SENTIRE SULL'ECONOMIA ITALIANA

    Roma, 4 aprile - Terza settimana di guerra in Iraq e primi segnali negativi per la nostra economia, con tutte le incertezze sulla possibile durata della guerra. La Borsa tiene lontani i risparmiatori ed anche se finora non si può parlare di "panico", di sicuro la paura del futuro influisce sulla riduzione dei beni di consumo, dei viaggi e degli ordini ed investimenti dell'industria. La fotografia di un'Italia "in frenata".

    STOP AGLI ORDINI, MENO CONSUMI, ITALIA SEMPRE PIU' IN FRENATA

    Ordini e investimenti fermi, meno viaggi e consumi, strenua difesa dei risparmi ma lontano dalla borsa con il mercato immobiliare che, di conseguenza, continua a crescere. E' la fotografia di un'Italia letteralmente in ''frenata'' a causa del conflitto in Iraq. Secondo la Confcommercio le forti tensioni registrate sul fronte dei prezzi petroliferi potranno riflettersi nel breve periodo anche su alcuni beni di largo consumo sia alla produzione, sia al dettaglio: in particolare su prodotti plastici per la casa (che derivano dal greggio), sugli alimentari e sui cosmetici.
    Il permanere di questa situazione di criticita' potrebbe pertanto indurre le famiglie italiane a contrarre il livello dei consumi dell'ordine di uno 0,4%. Si tratterebbe, dicono in Confcommercio, di una forma di risparmio per avere a disposizione risorse future.
    A proposito di risparmi, secondo gli analisti oggi e' il momento di ricorrere a strumenti sicuri come Bot, pronti contro termine e fondi comuni di liquidita'. Ma c'e' anche il mercato immobiliare che nei primi mesi del 2003 e' arrivato quasi ai massimi del ciclo congiunturale: i prezzi, negli ultimi tre anni, sono infatti saliti mediamente del 28%. In uno scenario di guerra il settore potrebbe ulteriormente crescere, anche se le previsioni propendevano per una lieve caduta del mattone nei prossimi due anni. Settori che indubbiamente risentono del clima di guerra (ma anche del nuovo virus killer) sono quelli del trasporto aereo e del turismo. Attualmente il calo del traffico aereo, a livello mondiale, e' intorno al 12% ed un analogo trend e' riscontrabile anche in Italia.
    Quanto al turismo, che pero' e' ''in affanno'' dall'11 settembre, l'Enit ha addirittura istituito un'unita' di crisi per monitorare l'orientamento dei programmi di viaggio e le prenotazioni cosi' da consigliare, in caso di necessita', nuove strategie operative ed efficaci azioni di marketing. Comunque, gia' due mesi prima delle operazioni militari in Iraq, cioe' per effetto dei soli venti di guerra, il turismo aveva registrato una riduzione del 20% dei viaggi verso destinazioni lontane, come gli Stati Uniti e l'Oriente, e con lo scoppio del conflitto si e' segnalata una caduta del 30% dei viaggi in Europa e del 60% verso Honk Kong, la Cina, la Thailandia, Singapore, insomma tutte quelle localita' dove si e' maggiormente esposti alla cosiddetta sindrome Sars.
    La situazione dell'industria e', invece, di vero e proprio ''stand by''. Recentemente il presidente di Confindustria, Antonio D'amato, aveva parlato di ordini fermi, niente investimenti da parte delle imprese in questo periodo estremamente delicato. Per gli industriali del Lazio, al momento, nulla sembra cambiato sul piano produttivo ma e' presto per trarre conclusioni. Occorrera' procedere ad attente analisi, prima di stilare un bollettino. La guerra, affermano, ha influito sicuramente solo sul turismo laziale e romano. Stesso discorso per gli industriali campani. Al momento, e' il settore dell?attivita' ricettiva a risentire maggiormente della congiuntura. Nel napoletano, tanto per fare un esempio, il turismo ha registrato una diminuzione del 6% nel primo trimestre 2003, nonostante un lieve miglioramento messo a segno ad inizio anno. Il che significa che a marzo, in pieno clima di guerra, la flessione e' stata netta.

    BORSE NELLA NEBBIA

    Mentre le truppe della coalizione avanzano e la guerra e' piu' vecchia di due settimane, i mercati accentuano la volatilita'. Il conflitto in Iraq appare piu' difficile di quanto, in molti, avevano scommesso. Le previsioni iniziali di rapida e pulita vittoria sono saltate. La borsa, in rally nei giorni precedenti l'attacco, ha imparato la lezione. Dal 12 al 19 marzo, infatti, il Mib 30 era balzato in avanti del 9%. Era la prima rimonta dell'indice dopo 4 anni di debolezza. Ma poggiava su false premesse. Quando gli operatori hanno capito che il rovescio di Saddam non sarebbe stato tanto facile, il Mib ha viaggiato in retromarcia. La borsa, ora, e' nella nebbia della guerra: alta volatilita', variazioni intraday nei prezzi delle azioni, accompagnano tutte le notizie dal fronte. Non solo le famiglie, perfino gli investitori spregiudicati cercano riparo al capitale privilegiando strumenti con un margine di rischio contenuto, mentre sprofondano nella realta del conflitto.
    Questa, la nota dominante nelle ultime sedute: ''Il 19 marzo, il Mib30 ha chiuso a quota 22.805, e' rimbalzato al massimo il 21 marzo, a 23.183, e scivolato al minimo di 21.975 punti il 31. Dopo tutti questi andirivieni, amplificati da rapide oscillazioni all'interno della stesso giorno, il 3 aprile l'indice e' tornato sopra i 23.000, con un modesto rialzo di circa l'1,5%. Analogo l'andamento del Mibtel'', spiega un analista. Cio' significa due cose. La prima, che la borsa ha scontato in anticipo di una settimana l'attacco a Saddam. La seconda: l'incertezza della durata le crea spasmi. Conclusione: ''Non bisogna fare affidamento sul rally prima della guerra e neanche sui recenti rimbalzi tecnici. Non sono indicativi di una tendenza. Il mercato e' ancora debole, dall'equilibrio incerto. Il mib dovrebbe consolidare tra i 23.000-23.5000, ed i volumi raddoppiare fino ai 3,5mld, per parlare di ripresa e non di false partenze'', conclude l'analista.
    Piaccia oppure no, adesso il mercato e' troppo volatile e gli investitori non sono sicuri di quali azioni muovere. Cosa fare, del resto, con un listino che trema ad ogni notizia proveniente dal fronte? ''Di questi tempi, perfino un mancato progresso della coalizione, oppure presunto tale, fa scendere borsa e dollaro, mentre infiamma i prezzi dell'oro nero e dei bond'' afferma un altro esperto. Ecco perche' il denaro non e' tornato ancora sul mercato azionario. Bensi' parcheggiato nei porti sicuri, quindi oro, fondi di liquidita', titoli di stato.
    Quanto ai futuri scenari, per come la vede l'Isae, se la guerra finira' a meta' aprile, cio', ''determinerebbe un miglioramento dei mercati finanziari analogo, per intensita', a quello sperimentato all'inizio del conflitto, con una flessione del prezzo del petrolio verso i 22 dollari alla fine del 2003 ed un rafforzamento del dollaro''.
    Dal punto di vista di Morningstar, leader nell'analisi e nella valutazione dei fondi d'investimento, ''gli investimenti difensivi stanno perdendo appeal rispetto all'azionario. Ma, oltre all'incognita del conflitto, l'attenzione dei gestori ora sembra rivolta piu' alla ripresa economica e ai bilanci societari. E la maggior parte e' convinta che la volatilita' sara' ancora protagonista nei prossimi mesi''. Una preoccupazione condivisa da altri analisti: finita la guerra i mercati si rifocalizzeranno sui fondamentali e sugli utili. Ma la situazione economica non e' rosea, i fondamentali non favorevoli. E' dunque probabile che la crescita resti debole nel medio periodo.


    da www.asca.it

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  2. #2
    Makeru ga, katta
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    Predefinito Re: Vagiti di ripresa in tempo di guerra: grazie Bush, grazie Berlusconi

    Originally posted by patatrac STOP AGLI ORDINI, MENO CONSUMI, ITALIA SEMPRE PIU' IN FRENATA

    Nel mio albergo ed in molti altri del centro di Firenze i clienti americani sono ormai spariti, roba che neanche dopo l'11/09. Il mio direttore ha detto che una roba così non l'aveva mai vista. Per Aprile e Maggio si prospetta una primavera magrissima, anche con i soli turisti europei.
    Ci saranno parecchi problemi, se la guerra continua.

  3. #3
    SENATORE di POL
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    Bisogna che finisca presto..... alla faccia di KoSSutta e Pietro Ingrao.


  4. #4
    Makeru ga, katta
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    Se non la cominciavano neanche, sarebbe stato meglio per tutti.

  5. #5
    SENATORE di POL
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    Ne parlerà la Storia.

    Shalom!


  6. #6
    Makeru ga, katta
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    Originally posted by Pieffebi
    Ne parlerà la Storia.

    Shalom!

    Se la storia la fanno i vincitori, come sempre, siamo ancora al punto di partenza.

  7. #7
    SENATORE di POL
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    Originally posted by marcejap
    Se la storia la fanno i vincitori, come sempre, siamo ancora al punto di partenza.

    Molti degli storici migliori, ad iniziare da Giuseppe Flavio, erano....degli sconfitti.

    Shalom!!!

  8. #8
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Però gente, com'è che nel mio settore, l'informatica va alla grande? che sia la più fortunata?......forse il mio è un caso particolare........boh....

  9. #9
    Veneta sempre itagliana mai
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    Originally posted by marcejap
    Se non la cominciavano neanche, sarebbe stato meglio per tutti.


    Eh soprattutto per Saddam Hussein....di sicuro

 

 

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