´Abd al-Bari ´Atwan, al-Quds al-´Arabi (Gerusalemme araba, Londra) :. 2.04.03
Mentre gli iracheni, grazie ad una furiosa resistenza e all’unità nazionale del loro Paese, combattono la selvaggia aggressione americana e difendono l’onore e la dignità dell’Iraq, costringendo la dirigenza statunitense a riconoscere il fallimento della propria pianificazione militare, il ministro degli esteri saudita ci ha colti di sorpresa con una nuova proposta, nella quale chiede al presidente Saddam Hussein di mettersi da parte e consegnare il Paese alle forze straniere.
Noi non conosciamo la causa di questa “mania” tutta saudita di fare delle proposte volte all’indebolimento della volontà degli arabi, spingendoli all’arresa e alla sottomissione agli ordini americani ed israeliani, senza neanche discutere.
Infatti, meno di un anno fa, l’Arabia Saudita aveva proposto la famosa “normalizzazione” (della Palestina, ndt) costringendo gli altri Paesi presenti al vertice di Beirut ad accettare. Purtroppo, tale iniziativa rimase in vita per soli due giorni: i carri armati israeliani l’avevano già praticamente ridotta in polvere rioccupando la Cisgiordania e distruggendo, dopo un lungo assedio, più di tre quarti degli uffici di Arafat.
L’Arabia Saudita non ha alcun diritto di presentare proposte o di intervenire, semplificando la questione irachena. Non solo Riyad partecipa all’aggressione contro l’Iraq (gli aerei decollano ed i missili vengono lanciati dai suoi territori), ma essa non ha nemmeno alcun rapporto diplomatico con l’Iraq (non c’è alcuna ambasciata saudita nel Paese, ndt). Inoltre, il regno saudita non gode della posizione che aveva avuto in passato, quando si era servita del petrolio come arma nella battaglia degli arabi contro i nemici.
Il governo saudita si è immischiato nella questione irachena cercando dapprima di organizzare un colpo di stato militare per annientare il regime di Baghdad e poi, quando tale tentativo è fallito, ha chiesto al presidente iracheno di farsi da parte e ritirarsi in un rifugio sicuro all’estero, adducendo come falso pretesto la sicurezza del popolo iracheno e la conclusione della guerra.
Tuttavia, così come condanniamo la proposta saudita, ci rattristiamo anche per un altro progetto, quello del presidente Husni Mubarak, in cui si cita la nascita di un nuovo ordine arabo, basato su un modello moderno.
Ma quale ordine intende il presidente Mubarak? Proprio lui che ha permesso ai satelliti americani impiegati nell’attacco all’Iraq di passare sul Canale di Suez, non nascondendolo a nessuno?
L’annuncio di un nuovo ordine arabo coincide poi, all’attacco mediatico egiziano contro la Siria e l’Iraq, nonché al discorso di Powell sul ripristino di una carta ufficiale della regione su basi poste dagli americani.
Il nuove ordine di cui parla il presidente Mubarak non contraddice, infatti, le visioni americane sull’area in questione e, tra i Paesi che se ne dissociano, non si annoverano certamente gli Stati del Golfo, l’Arabia Saudita e la Giordania, complici, in un modo o nell’altro, dell’aggressione. Per contro la Siria, la Libia, il Libano ed il Sudan si sono opposti all’attacco, chiedendo l’applicazione dei patti per la difesa stipulati dai Paesi arabi.
Se gli egiziani avessero voluto davvero un nuovo ordine arabo, opposto all’America ed ai suoi piani, avremmo visto le forze egiziane mettersi in moto per l’Iraq, il Canale di Suez chiuso ai satelliti americani o britannici ed i manifestanti esprimere la loro opinione liberamente.
Il governo egiziano potrebbe porsi a capo della nazione araba, anzi è quello che più di tutti ha i mezzi per farlo, ma a patto che si muova nella giusta direzione, cioè quella volta alla difesa della nazione ed al suo bene.
Però, se la dirigenza egiziana tace sui crimini israeliani, fa pressione sui palestinesi per porre fine alle azioni di martirio, non chiude la sua ambasciata in Israele anzi, invita Sharon a fare visita al Cairo, accogliendo di buon grado il ritorno all’occupazione e l’uccisione di tremila palestinesi, allora questa dirigenza non ci sembra qualificata per porsi a capo di un nuovo ordine arabo.
A chi intende costruire quest’ultimo abbattendo quello iracheno ed eseguendo gli ordini israelo-americani, noi diciamo “Mettetevi da parte!” e lasciate che la nazione araba combatta con coraggio.
Siete voi che dovete vergognarvi per il fatto di complottare alla sue spalle ed allearvi con i nemici.
Tutti quei dirigenti arabi che pur vedendo Baghdad bombardata dai missili americani e le teste dei bambini di Basra frantumate, non si muovono, dovrebbero mettersi da parte spontaneamente, prima di essere costretti a farlo dai Paesi adirati con loro.




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