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Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Manifestazione Ultras a Roma

    Non so se siete al corrente dei casini che sono successi riguardo alla manifestazione ultras a Roma a causa degli Irriducibili Lazio, io ho letto qualcosina su Tifonet, dal quale riprendo questo articolo dove c'è comunque scritto quali gruppi hanno, alla fine, aderito.

    ---------------------------------------------------------------------------


    Al grido di «Ultras liberi» lanciato davanti agli uffici della città giudiziaria in piazzale Clodio, circa seimila tifosi, arrivati da varie parti d'Italia hanno dato vita alla manifestazione nazionale degli ultras contro il nuovo decreto legge varato allo scopo di contrastare la violenza negli stadi.
    Il corteo è partito alle 17, diretto allo stadio Olimpico, dietro un grande striscione con la scritta «No alla repressione, no al vostro calcio». Imponente lo schiramento delle forze dell’ordine e molti anche gli sfottò nei loro confronti. Dopo aver sfilato per oltre due ore, gli ultras sono arrivati sotto la curva nord dell'Olimpico, dove è stato tenuto un breve comizio.


    CHI C’ERA

    Tutti insieme. Fronte Opposto del Padova, Boys della Roma e dell’Inter, Wild Kaos del Prato, Ultras Roma, As Roma Clan, Banda Rutto del Catania, Fighters della Juventus, Blood Half del Varese, Nasty Boys e Gioventù pitagorica di Crotone, Bull Dog Inter, Fedayn Bronks della Casertana, Agn Ultras della Nocerina, Brigata Etrusca e Avanguardia della Viterbese, Ultras 74 del Prato, Ultras di Verona, Ultras Basket di Rieti, 330 slm del Chieti, Ultras Lanciano, Wild Lions di Adessa, Brothers della Nocerina, Ultras Castro 1988 di Castrovillari, Brigata Littoria di Latina insieme a Wilds Dogs e Gruppo Sabaudia, Curva Nord di Taranto, Settembre Bianconero di Ascoli, Vecchia Guardia di Anzio, Über Alles di Frosinone, Ultras Ostia, Ultras Curva Sud di Reggio Calabria, Brigata del Provasto, Ultras Fighters di Siena.
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  2. #2
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    Predefinito Documento Manifestazione

    MANIFESTAZIONE NAZIONALE ULTRAS 4 APRILE 2003

    PREMESSA
    Per prima cosa desideriamo precisare che quella del 4 aprile non è da intendersi una “manifestazione contro le diffide” o contro il “pugno duro” usato dallo Stato nei confronti dei tifosi violenti.
    Sappiamo bene di non essere né santi né eroi, e che quindi come tutti gli esseri umani sbagliamo. Per passione, ma sbagliamo.
    Chiariamo quindi che la prima cosa in assoluto che esigiamo è quella di avere la dignità di cittadini e non di essere declassati a soggetti senza diritti solo per avere la costanza di seguire la nostra squadra ovunque e comunque.
    Spesso si sente parlare, soprattutto da parte di persone che hanno avuto il loro ruolo nell’organizzazione di Italia ‘90, di “stadi all’inglese”, per indicare come dovrebbe essere inteso e vissuto lo sport che così tanto amiamo, senza però sottolineare che per avere un’organizzazione del genere bisognerebbe anche avere stadi e servizi adeguati, così come forze dell’ordine professionalmente preparate e, soprattutto, educate.
    Ancora altre volte possiamo leggere articoli di autorevoli opinionisti nei quali si sostiene che “se io do’ uno schiaffo per strada ad una persona mi arrestano, se lo faccio allo stadio non succede nulla”.
    Purtroppo è vero il contrario.
    Allo stato attuale, e non si tratta di vuote parole ma di fatti documentabili, se io viaggio su un treno senza biglietto per andare a lavorare vengo semplicemente multato ovvero mi viene consentito di farlo sullo stesso treno pagando una maggiorazione, mentre se viaggio senza biglietto per andare a vedere la mia squadra subisco una diffida di un paio di anni con obbligo di presentazione in questura in concomitanza con le partite.
    Se su un pullman di pendolari vengono trovate delle catene da neve, solitamente nulla accade. Se le stesse catene da neve vengono trovate su un pullman di tifosi, tutti gli occupanti del pullman vengono diffidati.
    Se in campo i giocatori si picchiano, lo si giustifica con “l’eccesso di agonismo”, non considerando che se questo capita - perché capita, inutile negarlo! - ai tifosi è perché loro la partita la vivono dal punto di vista emotivo anche più intensamente degli stessi giocatori.
    Insomma, noi contestiamo con forza che la realtà delle cose sia sempre e solo quella che esce fuori dalle veline delle questure e che viene ripresa dal quotidiano di turno e con questa iniziativa denunciamo punto per punto cos’è che non va e che andrebbe fatto.

    TRASFERTE

    - MEZZI DI TRASPORTO
    Spesso si sente dire, da parte delle persone già citate, “bisogna impedire che i tifosi vadano in trasferta”. Nella tanto decantata Inghilterra i tifosi in trasferta ci vanno: hanno un settore ospiti, ma se intendono andare in tribuna, pagano il biglietto ed entrano come esseri umani normali, salvo poi massacrarsi nel pub poco distante.
    Non si tratta quindi di “abolire le trasferte”, o renderle con i mezzi che diremo di difficile sopportazione, ma di organizzarle in modo da stemperare l’aggressività dei tifosi.
    Se dobbiamo pagare il biglietto per recarci in trasferta con il treno, com’è giusto che sia, pretendiamo di avere un sufficiente numero di posti per tutti.
    Accade invece che le FF.SS. e le forze dell’ordine pretendano il pagamento del biglietto per poi confinare numerosissimi tifosi in tre o quattro carrozze fuori uso che vengono aggregate al treno passeggeri.
    Tutto ciò costringe i ragazzi ad affrontare lontane trasferte in condizioni di disagio assoluto, senza poter mangiare, bere o usufruire di servizi igienici decenti, ma anche e persino senza poter avere il posto per il quale si è pagato.
    Lo spirito con il quale si discende dai questi treni, non è certo quello delle suore orsoline che vanno al convento.
    Riteniamo quindi necessario ripristinare i treni speciali per i tifosi, considerato il fatto che ipocritamente con la loro soppressione si sono semplicemente trasformati i treni di linea in treni speciali, con maggior confusione e disagio per i tifosi e le forze dell’ordine.
    Contestiamo anche il fatto che, se non si intende ripristinare i treni suddetti, si voglia impedire ai tifosi - non si sa in base a quale regola o legge - di recarsi in trasferta con il treno che più prediligono: se un tifoso vuole prendere l’Eurostar per recarsi a Firenze non si vede per quale ragione si debba essere obbligati, così come avviene, a prendere quello “dei tifosi”, quando lo Stato li ha espressamente aboliti.

    - BIGLIETTI PER LE TRASFERTE
    Una strana disposizione del FIGC, se non andiamo errati, proibisce di poter acquistare i biglietti per il settore ospiti il giorno stesso della partita nella città ospitante.
    A prescindere dal fatto che saggiamente detta disposizione viene assai spesso disapplicata, tutto questo porta a conseguenze paradossali e pericolose per l’ordine pubblico:
    a) i tifosi che non risiedono nella città della squadra per cui tifano (ad esempio: un tifoso di una squadra della Capitale che vive a Bologna) non sono in grado di acquistare i biglietti in quanto non vengono venduti nella loro città né in quella ospitante.
    Accade quindi che gli stessi siano costretti ad acquistare biglietti per altri settori dello stadio e dover scegliere poi tra l’entrare in un settore con tifosi di fede avversa ovvero entrare con un biglietto di categoria diversa nel settore dei tifosi ospiti, con ovvio problema di sovraffollamento del settore;
    b) le società ospitanti sono solite praticare - chissà perché - prezzi maggiorati per il settore ospiti, che di solito è assai scadente: ciò induce la maggior parte dei tifosi a cercare di non pagare i diritti di prevendita ed acquistare in loco i biglietti per altri settori, che sono di prezzo inferiore e senza diritti di prevendita il giorno stesso della partita;
    c) è assai difficile sapere quando e quanti biglietti sono a disposizione in prevendita per i tifosi ospiti. Questo comporta che coloro i quali non trovano i biglietti ovvero decidono di partire all’ultimo istante - perché anche questo rientra nelle libertà garantite ai cittadini - vista la fede per la squadra partono ugualmente, arrangiandosi come si può;
    d) in diversi casi si è assistito alla paradossale situazione per la quale con stadi semivuoti ai tifosi ospiti è stato impedito di assistere alla partita, con ovvie tensioni tra gli stessi e le forze dell’ordine e comportamenti di quest’ultime ai limiti - siamo generosi - della legittimità.

    Consentendo invece, come è sempre stato, la vendita ANCHE in loco dei tagliandi del settore ospiti si avrà quale unico effetto che i tifosi più ansiosi - e sono la maggioranza, in quanto la massima parte di essi vuole partire con il biglietto in tasca - compreranno ugualmente il biglietto in prevendita, mentre una minoranza potrà comprarlo direttamente in loco senza che ciò comporti situazioni di tensione o che gli stessi siano costretti ad acquistare biglietti di altri settori o, peggio, ad assistere alla partita in settori con tifosi di diversa fede sportiva o, peggio ancora, litigare con i preposti all’ordine pubblico in quanto a nessuno fa piacere tornare indietro dopo una lunga trasferta senza poter vedere la partita.
    In tal modo anche i tifosi non residenti non dovranno inventare mille trucchi per assistere alla partita dal settore ospiti e tutelare così la propria incolumità.
    Tutto questo non comporta problemi di ordine pubblico, atteso che le questure sono in grado di conoscere da diversi fattori (classifica, momento della squadra, rivalità tra tifoserie ecc. ecc.) il numero dei tifosi che seguiranno la squadra in trasferta.

    FORZE DELL’ORDINE
    Non abbiamo timore di dire che il 70% degli scontri nasce da una non perfetta - anche qui siamo generosi - gestione dell’ordine pubblico.
    Pur premettendo che - senza dubbio - molte volte i tifosi tengono comportamenti sbagliati e violenti, riteniamo che gli incidenti che possono essere evitati dipendano:
    a) da una cattiva programmazione dell’ordine pubblico: i funzionari preposti al comando dei cosiddetti “celerini” non sanno gestire le situazioni e riescono a rendere incandescenti momenti che invece potrebbero essere facilmente stemperati.
    b) dall’impreparazione delle forze dell’ordine, i cui eccessi non vengono attenuati od impediti dai superiori: manganelli impugnati a rovescio, lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo con volontà di offendere e pestaggi indiscriminati non fanno altro che compattare contro le forze dell’ordine i tifosi più o meno violenti. Il dato per il quale sono aumentati gli scontri tra tifosi e forze dell’ordine ha una chiave di lettura opposta rispetto a quella fornita dal Ministero degli Interni, e sorprende che a tale livello si faccia finta di non capire: tali scontri sono aumentati perché i tifosi purtroppo vedono le forze dell’ordine come ultras avversari, in quanti le stesse agiscono con dinamiche proprie di gruppi ultras, anzi hooligans. I reciproci lanci di seggiolini divelti durante l’ultimo Torino/Milan - che la TV di Stato ha censurato - ne sono un chiaro esempio.
    c) dalle misure di repressione - perché è un eufemismo chiamarle di prevenzione- varate dai vari governi. Dette leggi - se pure ispirate da motivazioni corrette - vengono tuttavia applicate in modo del tutto arbitrario e indiscriminato, colpendo assai spesso tifosi del tutto innocenti che subiscono gravi conseguenze dall’approssimazione, dalla voglia punitiva e di “portare risultati” delle varie questure.
    Gli innocenti colpiti ingiustamente sono i violenti di domani.
    Il ragazzo che scavalca il cancello e firma per tre anni in questura tornerà allo stadio, ma odierà chi lo ha colpito così severamente. Intendiamoci: il comportamento è scorretto, ma in casi del genere, tre mesi di diffida senza firma sono più che sufficienti.
    Se quindi è corretto prevenire disordini e punire i violenti - perché questo non può certo essere negato: ognuno è responsabile delle sue azioni - è però necessario avere la certezza che chi viene colpito da provvedimenti limitativi della libertà personale o di circolazione possa:
    1) godere di un effettivo diritto di difesa, che attualmente viene ignorato dalla discrezionalità assoluta delle questure, per non dire arbitrio, e dalla superficialità dei magistrati, che convalidano questi provvedimenti senza alcun tipo di accertamento, ritenendoli “cosa da poco”;
    2) ottenere che le “diffide” vengano emesse direttamente dai magistrati ed in una regolare udienza, così come avviene per le altre misure di prevenzione, su segnalazione delle questure e non come avviene ora che siano le questure a diffidare direttamente i soggetti in base alla più assoluta discrezionalità;
    3) è infine necessario che le questure adattino i loro provvedimenti alla pericolosità effettiva del soggetto, che può anche ricavarsi dalla gravità del fatto commesso: è assurdo diffidare per tre anni sia l’incensurato che lancia un accendino che il pluripregiudicato che accoltella un poliziotto, così come invece avviene.
    Va detto, perché pochi lo sanno, che una persona può essere diffidata - ed anzi è il 99% dei casi - anche sulla sola base di una denuncia e non di una condanna.
    Va anche detto che però il 90% delle denunce vengono poi archiviate, ovvero le persone vengono assolte nei relativi processi, E QUESTO VUOL DIRE CHE NON ERANO RESPONSABILI COSI’ COME DICEVA LA QUESTURA ma ciò non avrà impedito che gli stessi abbiano scontato la diffida, che non è solo il divieto di andare allo stadio, ma è anche l’obbligo di andare in questura a firmare quando la tua squadra gioca!
    D’inverno, d’estate, amichevoli precampionato, partite disputate dall’altra parte del globo: in tutti questi casi l’incensurato che ha tirato il caffé borghetti vuoto si dovrà presentare in questura, e se non lo fa viene denunciato.
    Va pure detto che grande colpa di questo stato di cose è dei
    MASS-MEDIA NAZIONALI
    che, a volte ingigantendo gli episodi, mettono pressione sulle questure che, per far vedere all’opinione pubblica che “fanno qualcosa” assai spesso prendono chi capita, tanto della loro futura assoluzione nessuno verrà mai a sapere.
    A questi ultimi chiediamo quindi di interpellare o “cercare” le verità nascoste nei siti internet dei tifosi o contattandoli direttamente, non affidandosi alle sole veline delle questure.
    Un bravo giornalista, moralmente parlando, non è quello che ricopia una velina ma quello che cerca la verità, pur scomoda che sia.
    Genova docet.
    Tornando alle forze di polizia, un ultimo punto, non meno importante: chiediamo che i tutori dell’ordine siano riconoscibili.
    Nei paesi del Nord Europa le forze dell’ordine hanno sui caschi un numero di riconoscimento che da un lato “frena” comportamenti ECCESSIVAMENTE violenti da parte del singolo, dall’altro costituisce una forma di tutela per chi dovesse subire maltrattamenti od abusi.
    Negli stadi italiani assistiamo invece, anche in situazioni non particolarmente tese, a “celerini” con foulard d’ordinanza a coprire il volto per impedire l’identificazione.
    In Inghilterra non ci sembra che accada.

    LE LEGGI SPECIALI
    Crediamo che la democraticità di uno Stato si misuri in base alle leggi speciali: più ce ne sono, meno è liberale.
    La legge che sta per essere varata è incostituzionale.
    Non lo diciamo noi, poveri tifosi ignoranti, ma fior fiore di magistrati ed avvocati, non ultimo Luciano Randazzo, presidente delle Camere penali.
    Ed è incostituzionale perché la facoltà di arrestare un privato cittadino per episodi di violenza negli stadi entro trentasei ore è in contrasto con gli artt. 3 e 13 della stessa Costituzione.
    Basti pensare che se in un concerto rock o in una manifestazione politica accadono indicenti, non è possibile arrestare il responsabile nel termine che invece la nuova legge sta per varare.
    Come è infatti noto, la possibilità di arresto è ora prevista, per taluni reati, “quando non è possibile procedere immediatamente all’arresto per ragioni di sicurezza o incolumità pubblica”.
    Tuttavia è agevole rilevare che una ipotesi generale di “dilatazione temporale” della flagranza costituisce di per sé la negazione obiettiva della sussistenza dell’eccezionale urgenza nel provvedere richiesta dall’art. 13 della Costituzione, giacché una volta cessato il fatto-reato l’urgenza e la necessità di impedirlo o di impedirne conseguenze ulteriori o di assicurare immediatamente l’autore alla giustizia con unilaterale provvedimento di polizia viene meno.
    Il voler ampliare la flagranza considerando per mera e formale definizione di legge un reato “ancora in atto” quando sul piano naturale e concreto non lo è, sembrerebbe di per sé costituire un aggiramento della garanzia costituzionale, in quanto se il reato è stato già commesso e se occorrono ulteriori indagini per accertarne gli autori, allora tali elementi sono idonei, semmai, a giustificare una dilatazione eccezionale dei presupposti per l’emanazione di misure cautelari anche coercitive da parte dell’autorità giudiziaria, come vuole l’articolo 13 della Costituzione e come il Parlamento aveva ritenuto solo un anno fa, negando la conversione della previsione di arresto entro 48 ore dai fatti formulata con un precedente decreto legge.
    Ora, la stessa frase “si considera comunque in stato di flagranza ai sensi dell’art. 382 c.p.p. colui il quale, sulla base di documentazione fotografica o di altri elementi dai quali emerge con evidenza il fatto , ne risulta autore...” implica che, in effetti, nel concetto di flagranza (e quasi-flagranza) vengano oggi ricomprese ipotesi che in realtà non possono rientrare né nell’una né nell’altra categoria, altrimenti non sarebbe stato necessario dire “si considera in stato di flagranza”.
    Come detto, il Legislatore potest facere de albo nigrum et de nigro album, ma ha un preciso limite, costituito dall’esigenza di rispettare la Costituzione; dunque può anche contraddirsi, ma non può contraddire un precetto costituzionale.
    Secondo l’art. 13 della Costituzione al legislatore ordinario è consentito prevedere che la polizia possa privare autonomamente una persona della libertà solo in casi specificamente predefiniti, aventi tutti comunque i caratteri della eccezionalità, della necessità e della urgenza.
    Fuori di questi limiti, la previsione è incostituzionale.
    Viceversa, non sembra che i requisiti voluti dalla Costituzione ricorrano nell’ipotesi introdotta con il decreto legge n. 28: non basta dire che la situazione ivi delineata “si considera” di flagranza per inferirne che essa ne abbia i caratteri.
    Dovrebbe averli davvero e, invece, non li ha, giacché diversamente la previsione stessa sarebbe superflua, ovvero dovrebbe comunque presentare autonomamente i connotati della eccezionalità, della necessità e della urgenza.
    Dei primi due caratteri già si è detto.
    Sul terzo si osserva che se, come esposto, l’urgenza si qualifica in ragione del rischio nel ritardo, nulla si rinviene nella formula normativa che evochi e definisca questo rischio e consenta, quindi, di circoscrivere in termini di tassatività la situazione.
    Ne discende che l’arresto - il quale si presuppone qui “differito” e, dunque, già contrassegnato dal ritardo - sarebbe indifferentemente attuabile nei confronti di chi si fosse dato o stesse per darsi alla fuga e nei confronti di chi si fosse impegnato nelle sue ordinarie attività quotidiane, ormai fuori e distaccato dal tempo e dal luogo dell’ipotizzato commesso reato.
    Sia nel decreto legge che nel caso in esame, poi, con una semplicità disarmante si è creduto di assimilare una flagranza che è lecito definire “fotografica” a quella della flagranza vera e propria, confondendo la flagranza reale con la sua rappresentazione video fotografica e trascurando che la flagranza implica “attualità”, mentre la sua rappresentazione implica un “passato”.
    La flagranza “fotografica” è un non-senso.
    Di questo passo alla rappresentazione video fotografica si potrebbe finire per assimilare, lungo un piano inclinato assai pericoloso, ad esempio, la rappresentazione dichiarativa di avvenuto riconoscimento (del resto è segno inquietante che già nel testo normativo si aggiunga che non solo alla rappresentazione fotografica si potrebbe avere riguardo, ma anche ad “altri elementi dai quali risulti con evidenza il fatto”), con rischi di una indiscriminata possibilità di arresto, una volta che venga abbandonata la cornice costituzionale di riferimento.
    CONCLUSIONI
    Sappiamo anche che tutto questo risulterà vano....
    ....sappiamo che gli interessi di chi gestisce il calcio con le pay tv, con ingaggi miliardari, con trucchi di bilancio, con partite disputate ad ogni ora di ogni giorno, con giocatori che cambiano maglia durante il campionato, vanno in senso contrario ai sentimenti, che noi alti innalziamo....
    ...sappiamo che grazie a tutto questo il calcio - per come lo intendiamo noi - morirà oppure diventerà come una bella donna senza anima.
    Lo sappiamo.
    Ma, almeno una volta, abbiamo detto quello che avevamo da dirvi.



    da www.tifonet.it
    ULTRAS MODUS VIVENDI

  3. #3
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    Predefinito il comunicato di Movimento Ultras prima della manifestazione

    Non è più una manifestazione unitaria!
    -Comunicato ufficiale Movimento Ultras-


    Numerosi gruppi ultras che, unitamente al Progetto Ultrà, hanno contribuito all’organizzazione della manifestazione prevista per il 4 aprile 2003 e che si identificano nella sigla Movimento Ultras, hanno deciso di non prendere parte alla stessa in seguito a divergenze nate con i gruppi ospitanti in merito alle modalità organizzative.

    Ci si è infatti resi conto che non è stato possibile raggiungere, con gli stessi gruppi ospitanti, una condivisione di valori e principi riguardo alle problematiche da affrontare ed ai modi per farlo, e che non è stato possibile gestire unitariamente l’evento.

    E’ per queste ragioni, per questa mancanza di coesione, che si è ritenuto necessario non partecipare come Movimento Ultras e lasciare unicamente ad alcuni gruppi della città ospitante (Roma), l’organizzazione e la paternità della manifestazione del 4 aprile 2003.

    Ci scusiamo per i possibili disagi e per i problemi che potranno derivare da tale cambiamento con quei gruppi che, in seguito alla nostra decisione, decideranno di non andare a Roma.

    Allo stesso modo auspichiamo, comunque, una buona riuscita della protesta del 4 aprile.

    Il lavoro fin qui intrapreso, comunque, non andrà sprecato: quanto prima verranno proposte nuove iniziative così come, in accordo con tutti i gruppi Ultras, una nuova data per una manifestazione unitaria.

    Ribadiamo infine ancora una volta come la manifestazione di Roma del 4 aprile 2003 sarà quindi da considerarsi non più un’iniziativa unitaria del Movimento Ultras ma unicamente una manifestazione di alcuni gruppi romani e di altri gruppi che intenderanno parteciparvi.


    Movimento Ultras
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  4. #4
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    Predefinito ...e la risposta degli Irr

    GLI Irriducibili Lazio, in riferimento al comunicato diffuso dai bergamaschi
    e alle contestuali, infodate accuse rivolte contro il nostro gruppo, successive
    a una riunione di stampo carbonaro, vogliono precisare quanto segue.
    Gli Irriducibili non hanno mai avuto l'intenzione di rompere l'accordo raggiunto
    nell'incontro collettivo di Salerno, quando si erano stabilite le linee
    guida della manifestazione romana legata al movimento ultras.
    Sono invece i bergamaschi, che parlano di comportamento scorretto, a dover
    motivare il senso e i contenuti dell'incontro clandestino che s'è svolto
    con Carlo Balestri di Progetto Ultrà a Parma, un incontro che ha
    sovvertito i temini dell'intesa raggiunta, ripetiamo, collettivamente, a
    Salerno.
    Il nostro rifiuto è arrivato quindi in relazione a un accordo rivisto e
    corretto solo da pochi gruppi, senza che nessuno di noi fosse stato preventivamente
    avvisato e messo al corrente dell'avvenuta modifica dei termini prestabiliti.
    Per questo chi vuole continuare a farsi sfruttare da Progetto Ultrà, che
    riceve finanziamenti europei, sappia che noi non vogliamo invece farci gestire
    da chi non c'entra niente con il nostro mondo, preferendo ascoltare le ragioni
    della nostra mentalità e della nostra coerenza.
    Anche per questo, in futuro, non risponderemo più a comunicati del genere,
    continuando a rendere pubblica, attraverso il nostro sito internet, l'ideologia
    che ci anima.

    IRRIDUCIBILI LAZIO
    ULTRAS MODUS VIVENDI

  5. #5
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    Predefinito da www.progettoultra.it

    Accuse, malafede e chiarimenti
    Comunicato Ufficiale Movimento Ultras



    Abbiamo deciso di rendere pubblico questo comunicato solo a ridosso della manifestazione organizzata dagli Irriducibili Lazio per non andare in contrapposizione con chi sta per scendere in piazza.

    Abbiamo cercato di non accendere i toni, di non addossare pubblicamente le colpe a qualcuno, di non specificare le ragioni del disaccordo, lasciando una porta aperta per il futuro e per una possibile riconciliazione per il bene del movimento. Ed ecco che, come si poteva forse supporre, c'è chi queste cose non le capisce e coglie anzi l'occasione per strumentalizzare il tutto e ribaltare la realtà. E allora è giunto il momento di raccontare le cose come stanno, perché chi questa manifestazione del 4 aprile ora se la deve gestire, messo con le spalle al muro, non ha saputo far altro che sfornare falsità.

    Punto 1.
    Le tifoserie che hanno deciso di non partecipare alla manifestazione dopo i disaccordi con gli Irriducibili Lazio sono le seguenti: Bergamo, Brescia, Milan, Napoli, Parma, Reggio Emilia, Salerno, Torino. A queste vanno aggiunte tutte quelle che si sono tirate fuori già dall'inizio, pur sostenendone la causa, perché non si fidavano del gruppo ospitante e perché non ne condividevano la mentalità (Ancona, Catanzaro, Cosenza, Cremona, Perugia, Pisa, Venezia…), e quelli che lo faranno adesso dopo i recenti sviluppi (Arezzo, Bologna, Cava, Chieti, Empoli, Modena, Pescara, Pesaro, Pistoia, Ravenna, Boys Reggina, Sampdoria, Torres, Vicenza…).

    Punto 2.
    A questo punto specifichiamo le ragioni della divisione, non ci resta altro da fare. Sono fondamentalmente due: da un lato divergenze organizzative, specialmente sulla conclusione della manifestazione, dall'altro un diktat degli Irriducibili che non volevano figurasse pubblicamente il Progetto Ultrà né nella conferenza stampa, né alla manifestazione.
    Per quanto riguarda il primo problema, la maggioranza dei gruppi promotori della manifestazione (quelli poi che hanno dato il via a tutto il progetto mesi fa) era contraria fin dall'inizio all'idea di un comizio finale, preferiva la semplice lettura di un comunicato ben preparato, per evitare possibili strumentalizzazioni e per poter studiare bene ciò che si sarebbe detto. I gruppi ospitanti, invece, avevano in mente un comizio a ruota libera, e non cedevano su questo punto. Abbiamo quindi proposto di far leggere a tre rappresentanti (nord-centro-sud) un discorso preparato, ma neanche quest'idea è stata accettata: un testo concordato con gli altri gruppi non andava bene. Il punto principale era che i gruppi ospitanti volevano che ci fosse la possibilità di parlare a ruota libera, su temi concordati ma a ruota libera: sappiamo tutti come, di fronte a migliaia di persone, uno possa farsi prendere la mano. Nonostante si comprendesse quindi il momento delicato per gli Irriducibili, nonostante si fosse più che solidali con loro per gli arresti subiti e le custodie cautelari, non si poteva accettare il rischio che un discorso unitario su problemi degli Ultras diventasse un discorso personale sui problemi di questo o quel gruppo. Ma su questo punto ci si è trovati davanti ad un muro. L'atteggiamento dei gruppi ospitanti è stato questo "O si fa così o noi scendiamo in piazza lo stesso da soli, non ce ne frega nulla". Alla faccia dell'unità!
    Poi, a 5 giorni dalla manifestazione, è emerso il problema del Progetto Ultrà, che dev'essere veramente un grosso problema per i gruppi ospitanti, visti poi i comunicati del 2 aprile e quelli successivi che ne accusano il responsabile per quanto sta accadendo. Pur essendo il Progetto Ultrà uno dei promotori della manifestazione, pur avendo fatto da tramite tra molti gruppi, pur avendo contribuito a creare quel gruppo di lavoro che ha portato avanti tutto il progetto, ben prima che si inserissero coloro che oggi si vantano di ciò che è stato fatto da altri, gli Irriducibili hanno posto come condizione che il Progetto Ultrà non comparisse. Le ragioni per questo? Il fatto che il Progetto Ultrà porta avanti iniziative come i Mondiali Antirazzisti. Alla faccia dell'unità.
    Posti di fronte a questo diktat, in condizioni normali e vista la posizione di maggioranza, sarebbero stati i gruppi di Roma a doversi tirare indietro e dire "noi così non ci stiamo"! E invece, vista la scelta di Roma come sede della manifestazione, hanno potuto dire "facciamo tutto da soli" andandosene via dalla riunione bellamente e fregandosene altamente di ciò che pensava la maggioranza di quello che può essere definito il "gruppo di lavoro".

    Punto 3.
    E' inutile che adesso questi gruppi organizzatori si nascondano dietro ad accuse infamanti tese a screditare l'operato di un individuo, facendone tranquillamente il nome e attaccandolo personalmente, accusandolo di falsità dopo che fino a ieri era una continua chiamata al telefono per organizzare la manifestazione. I gruppi ospitanti, Irriducibili in primis, sanno benissimo che le scelte sono state prese da molti gruppi ed in totale accordo (vedi quelli elencati sopra più tutti quelli che si toglieranno adesso), e non dal Sig. Carlo Balestri, né tantomeno dal Progetto Ultrà. E' inutile che vi abbassiate a tanto per giustificare la rottura del gruppo di lavoro da voi voluta e il voler fare tutto unicamente a modo vostro.
    Allo stesso modo, speriamo sia chiaro che non vi sono motivazioni politiche di sorta dietro a questa frattura, come ci è capitato di sentir dire. Per ogni eventuale dubbio, può essere sufficiente vedere la lista dei gruppi firmatari di questo comunicato.

    Siamo comunque assolutamente solidali con il gruppo ospitante per gli arresti ingiustificati subiti, e non vogliamo porci in contrapposizione con la manifestazione di oggi 4 aprile. Speriamo anzi, essendo prima di tutto Ultras, che la protesta di Roma possa contribuire a dare un segnale positivo e portare miglioramenti alla situazione del mondo Ultras.

    Determinati atteggiamenti ci hanno però portati a dover assumere una posizione netta e decisa.
    E' infatti troppo facile accusare, addossare ad altri le colpe della rottura a pochi giorni dalla manifestazione, accampando anche tesi pretestuose come quella di non essersi attenuti alla riunione di Salerno dove, e tutti i partecipanti lo possono confermare, le uniche cose decise sono state il sì alla manifestazione, le possibili date e qualche regola di partecipazione, ma sicuramente non il vostro tanto caro comizio finale.
    Ma questo pensiero potrà forse far riflettere…
    Se da un progetto così importante decidono di tirarsi fuori, dopo averci lavorato per mesi, a pochi giorni di distanza e con tutto quello che può comportare, gruppi come i bergamaschi, i bresciani, i milanisti, i napoletani, i salernitani e tutti quelli elencati sopra, una ragione ci sarà non è vero???
    Un'ultima cosa: se gli Irriducibili o chi per loro gestisce la manifestazione avessero avuto almeno il buon gusto di scrivere un nuovo comunicato ufficiale ed un nuovo volantino, sviluppando tematiche proprie invece di risistemare a loro piacimento quello precedentemente preparato per la manifestazione unitaria, sarebbe stato un bel gesto.
    E invece anche questo può essere visto come un evidente sintomo di come si sia sfruttato il lavoro di altri per farsi belli di fronte al mondo Ultras.

    Il presente comunicato è da considerarsi scritto, condiviso e firmato dai seguenti gruppi:
    Brigate Rossonere Milan e Commandos Tigre Milan
    Curva Nord Atalanta
    Curva Andrea Costa Bologna
    Curva Nord Brescia 1911
    Fedayn Napoli
    Boys Parma e Settore Crociato Parma
    Ingrifati Perugia
    Boys Reggio Calabria
    Teste Quadre Reggio Emilia
    I gruppi di Salerno
    Ultras Tito Cucchiaroni Sampdoria
    Ultras Granata e Granata Korps
    Ultras Unione e Rude Fans Venezia-Mestre
    Ultras Curva Sud Cavese

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    Predefinito Foto della manifestazione










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    Arrow Manifestazione del 4 aprile 2003: rassegna stampa dei vari quotidiani

    29/04/2003 - di GIORNALI VARI ; Fonte: Testate varie
    5 Aprile 2003, hanno scritto:

    Il Manifesto
    A braccetto contro manette e pay tv
    Per le strade di Roma ieri la manifestazione del movimento ultras che contesta la repressione negli stadi e i danni del calcio moderno. C'erano soprattutto romanisti e laziali padroni di casa, ma anche altri gruppi provenienti da tutta italia. Diverse anche le defezioni. Niente simboli politici come promesso dagli organizzatori, ma cappellini «Charlemagne» e braccia tese
    di Alessandro Mantovani e Matteo Patrono

    Strillavano contro polizia e carabinieri, gridavano «ultras liberi» e «Digos boia», scandivano «noi odiamo le pay tv». «Siamo i schedati delle curve - cantavano (testuale) - e nessun ci fermerà/ noi saremo sempre qua con la carta d'identità/ e la è Digos nemica degli ultrà». Sventolando le carte d'identità sono arrivati allo stadio Olimpico, ieri, alla fine del corteo partito da piazzale Clodio, sede degli uffici giudiziari che, nell'ultimo mese, hanno arrestato in attesa di giudizio ben venticinque tifosi della Lazio, accusati di fatti di violenza. Laziali e romanisti padroni di casa a braccetto, e con loro interisti e juventini per lo più delle sezioni romane di Boys e Fighters. E padovani, tarantini, ascolani e tanti altri, compresi i tifosi di squadre minori da Castrovillari (Cosenza) a Frosinone. «No alla repressione, no al `vostro' calcio» hanno scritto sullo striscione d'apertura, contro le manette facili, le diffide (divieto di entrare allo stadio) le leggi speciali, ma anche contro il decreto «salva calcio» che ha erogato miliardi alle società e contro le tv a pagamento. Una donna oltre cinquanta uomini, tutti con le sciarpe e i cappellini come allo stadio. Erano tremila per la questura e seimila per gli organizzatori alla manifestazione nata per contestare il decreto legge sulla flagranza differita (arresto nelle 36 ore anche sulla base dei filmati visionati dalla polizia). Più del previsto, insomma. Ed erano quasi tutti romani, più laziali che romanisti anche perché di fatto gli Irriducibili Lazio, travolti dagli arresti, erano il cuore dell'iniziativa. Erano, infine, quasi tutti di destra, anzi d'estrema destra, per quanto gli organizzatori abbiano fatto ogni sforzo per evitare una «parata» di neonazisti delle due curve, che mai e poi mai avrebbe mobilitato tanta gente (Base autonoma a Roma ne porta massimo cinquecento, Forza nuova anche meno). Solo un «boia chi molla» è scappato a un gruppo a metà corteo, molti altri per? non trattengono l'odioso «Sieg heil» alla fine dell'inno di Mameli; per non dire delle braccia tese nel saluto romano, quasi un riflesso automatico insopprimibile. Niente simboli politici, cos? si era detto e cos? è stato. Ma nessuno poteva impedire ai romanisti di Tradizione e Distinzione, che rappresentavano la curva romanista insieme a Boys e Ultras romani (assenti i Fedayn, quasi assenti gli As Roma Ultras), di andare in piazza con i soliti cappellini firmati «Charlemagne», lugubre riferimento alla brigata SS francese che difese fino all'ultimo Adolf Hitler assediato a Berlino. Con i Tradizione e distinzione, essendo tra i fondatori del gruppo, c'era anche Giuliano Castellino, giovane portavoce della rifondata Base autonoma di Maurizio Boccacci, ex leader di Movimento politico. Più defilato il professor Paolo Signorelli, un tempo ideologo di Ordine nuovo.

    Non era la manifestazione nazionale del movimento ultras. Un po' perché il movimento ultras - al singolare, almeno - non esiste, un po' perché nell'ultima settimana si è consumata una rottura: di qua i romani e i pochi arrivati ieri da fuori; di là bresciani, atalantini, milanisti, sampdoriani, torinisti, bolognesi e altri, più o meno legati all'osservatorio Progetto ultrà finanziato da Ue e Regione Emilia-Romagna. All'ultimo momento non si sono accordati sulla gestione della manifestazione, in parte per problemi politici e in parte no. Quasi tutti rimproverano agli Irriducibili di puntare a una sterile leadership, e ieri mancavano parecchie tifoserie anche tra quelle considerate di destra, da Torino a Udine e a Piacenza. Ma senz'altro non c'erano, avendo rifiutato dall'inizio ogni rapporto con la piazza romana, gli ultrà del Venezia, del Cosenza, del Perugia, della Ternana, del Livorno e di altre curve tradizionalmente di sinistra.

    In piazza c'era un pezzo di una generazione ultrà che si sente criminalizzata, vittima di abusi, agnello sacrificale di un calcio trasformato in industria dello spettacolo tv (e per di più a pagamento). In galera vorrebbero vedere i pedofili, lo gridano tutte le volte. Alla fine del corteo hanno parlato Ivan per la curva nord dell'Inter, «Spadino» degli Ultras romani per i romanisti e per ultimo Diabolik, alias Fabrizio Piscitelli, il 36enne leader degli Irriducibili che si è visto ammanettare 25 dei suoi tra cui Fabrizio Toffolo, portavoce del gruppo e socio del fiorente merchandising degli ultrà della Lazio. Diabolik, che ieri ha avuto un successo quasi insperato, voleva parlare anche a chi non c'era, «perché questa manifestazione non è un traguardo, è solo un punto di partenza, la prima manifestazione - ha detto - Noi siamo l'unico fenomeno aggegante a livello giovanile e per questo ci mettono in galera senza processo, mentre il poliziotto che ha mandato in coma un tifoso romanista a Bologna viene assolto. Ma invece siamo come i disobbedienti, le tute bianche, le tute rosse - insisteva Diabolik, che le simpatie di destra non le ha mai nascoste - e come tutti gli altri ragazzi che manifestano per altri motivi». Da Bologna Carlo Balestri di Progetto ultrà, che si è trovato a rappresentare i gruppi di varie città nella trattativa con i romani, commenta con rammarico che «è un'occasione mancata, ma in piazza c'erano solo quattro tifoserie di serie A e potevano essere diciotto. Speriamo di evitare, in futuro, questa frammentazione. Continueremo a lavorarare per una manifestazione unitaria, con quelli che erano a Roma e con quelli che non c'erano. Ma bisogna evitare certi protagonismi».





    Il centro
    Ultrà in marcia a Roma per protesta contro la repressione
    Tra le migliaia di tifosi anche rappresentanti di Chieti, Vasto, Lanciano e Atessa.
    articolo non firmato


    Al grido di "Ultrà liberi" lanciato davanti agli uffici della città giudiziaria in piazzale Clodio a Roma cinquemila tifosi, secondo gli organizzatori (duemila secondo la polizia), sono arrivati da varie parti d'Italia per la manifestazione nazionale degli ultrà contro il nuovo decreto legge per contrastare la violenza negli stadi. Il corteo è partito alle 17, diretto allo stadio Olimpico. I motivi della protesta sono l'opposizione degli ultrà al nuovo decreto legge che prevede l'arresto (quasi 30 nelle ultime settimane hanno riguardato gli ultrà laziali) e diffide sommarie, la condanna di «un certo modo di fare informazione», la richiesta dell'abolizione di misure considerate dagli ultrà inefficienti e dannose come il divieto di vendita dei biglietti del settore ospiti prima della partita e di un calcio più a misura di tifoso. Gli ultrà chiedono «ai governanti, mass media, addetti ai lavori e all'opinione pubblica discorsi dai contenuti reali, non basati sulla prevenzione e repressione ma su una cultura sportiva e di sana aggregazione» perché sostengono «la repressione non paga e non ha mai pagato».
    Dopo aver sfilato per oltre due ore, gli ultrà sono arrivati sotto la curva nord dell'Olimpico in seimila, secondo gli organizzatori (tremila, per la polizia). I partecipanti alla protesta facevano parte di oltre 30 tifoserie di squadre di calcio di serie A, B e C e alcuni gruppi anche di squadre di pallavolo e di basket. C'erano tifosi di Inter, Lazio, Roma, Reggina, Juventus, Catania, Ascoli, Padova, Siena, Taranto, Frosinone, Anzio, Acilia, Pro Vasto, Castrovillari, Atessa, Lanciano, Chieti, Rieti, Viterbese, Nocerina, Casertana, Crotone, Varese, Prato, Ostia e Latina. Gli ultrà hanno continuamente preso di mira carabinieri e celerini con frasi offensive e canti canzonatori. Tra i dimostranti c'era anche Paolo Signorelli, caporedattore della rivista dell'associazione "Enzo Tortora", per la difesa della giustizia e del diritto e ideologo negli anni settanta della destra eversiva. Tra gli slogan più urlati: «Contro diffide e repressione l'unica via è la ribellione». «Lottiamo per un ideale contro gli amici del male» oppure «dalle curve di tutte le città un solo grido: libertà» ed ancora «mafia di stato e pedofilia questo tollera la nostra polizia»; «odiamo le pay tv»; «siamo gli schedati delle curve e nessun ci fermerà, noi saremo sempre qua con la carta d'identità».




    Liberazione
    Manifestazione ultras nella capitale. Tanti i gruppi assenti.
    La curva romana si prende la piazza.
    di Marco Leone

    Era scontato che fossero qualche migliaio, ma avrebbero potuto essere molti di più. Alla fine si pu? dire che è stata un'occasione mancata, che la volontà egemonica degli "Irriducibili" della Lazio è prevalsa, ma questo ha fatto s? che la maggior parte delle tifoserie ultras fosse assente ieri alla manifestazione che ha visto in piazza 5000 persone secondo gli organizzatori, 2000 secondo la questura. Se soltanto non si fosse verificata la spaccatura su alcuni passaggi fondamentali della manifestazione - che poi ha visto la maggioranza delle tifoserie di serie A "disdire l'impegno" - forse ieri ne avremmo contati centomila di ragazzi e ragazze a chiedere un calcio diverso.
    Sono partiti da piazzale Clodio, a pochi metri dal tribunale giudiziario, al grido di "Ultras liberi", dedicato agli ultimi tifosi laziali arrestati: romani in grande maggioranza, gli "Irriducibili" laziali, gli "Ultras romani" e i "Boys" giallorossi su tutti, ma anche i "Boys" dell'Inter, storicamente vicini alla curva biancoceleste. Non c'erano le "Brigate Rossonere Milan" e "Commandos Tigre Milan", la "Curva Nord Atalanta" e la "Curva Andrea Costa Bologna", la "Curva Nord Brescia 1911" e i "Fedayn Napoli", i "Boys Parma" e "Settore Crociato Parma", "Ingrifati Perugia" e i "Boys Reggio Calabria", le "Teste Quadre Reggio Emilia" e "I gruppi di Salerno", gli "Ultras Tito Cucchiaroni Sampdoria", gli "Ultras Granata" e "Granata Korps", l'"Ultras Unione" e "Rude Fans Venezia-Mestre", gli "Ultras Curva Sud Cavese". Tutti gruppi che hanno firmato un documento nel quale spiegano le ragioni del proprio dissenso al tipo di manifestazione cos? voluta dagli "Irriducibili" e da altri gruppi romani. Dopo il lungo elenco di assenti, viene da chiedersi: ma chi c'era ieri a Roma? Qualche migliaio non sono pochi, ma non deve essere stato difficile per gruppi cos? bene organizzati portare in piazza quel numero di persone.

    Nonostante non siano state messe in mostra bandiere o stendardi politici, la matrice era chiara: sulle magliette e i cappelli di alcuni spuntavano simboli riconducibili quasi esclusivamente a forze di estrema destra. E non poteva che essere cos? visto quello che oggi accade nelle curve dell'Olimpico. "Bravi" gli organizzatori ieri a mascherare il tutto, e altrettanto "bravi" ad impadronirsi dell'iniziativa, secondo il tipico modello del tifo romano, bisognoso di mettere ben evidente il proprio marchio. Peccato che poi in piazza c'era anche Paolo Signorelli, ideologo di Terza Posizione e coinvolto nelle indagini sulla strage di Bologna. Tanto per dare un'idea di che cosa si intenda per egemonia.

    Oltre alla solidarietà espressa verso i laziali arrestati, chi ha sfilato ieri pacificamente da piazzale Clodio allo stadio Olimpico ha indirizzato i propri slogan verso la nuova legge, ritenuta - questa s? - da tutto il mondo ultras altamente repressiva e lesiva dei diritti dell'individuo. Alla fine il messaggio è stato lanciato: "No alla repressione, no al vostro calcio" recitava lo striscione che apriva il corteo. Non sono mancati i cori contro le pay-tv, contro i giornalisti "terroristi", contro chi governa questo calcio. «Rifiutiamo questo tentativo di omologarci e di metterci tutti seduti - afferma Fabrizio Piscitelli, in arte "Diabolik", uno dei leader degli "Irriducibili" -. Noi siamo la vera risorsa di questo calcio e vogliamo riconosciuti i nostri diritti». «Esistono antiche rivalità tra i gruppi - spiega Piscitelli - e con molti c'è un clima di diffidenza, anche perché ognuno ha le sue idee. Ma oggi siamo qui a rappresentare tutti, a difendere i diritti di tutti, e continueremo a farlo».

    E chi non c'era? Innanzitutto va detto che i gruppi che condividono il lavoro di "Progetto Ultrà" (dall'antirazzismo all'impegno contro la commercializzazione del calcio, fino all'opposizione alla nuova legge repressiva) e che hanno sottoscritto il comunicato di dissenso rispetto all'iniziativa di ieri, le hanno provate tutte per rendere unitaria la manifestazione. Le divergenze hanno riguardato la conclusione della manifestazione: la maggioranza delle tifoserie era per la lettura di un comunicato ben preparato prima e contraria ad un comizio a "ruota libera". Su questo si sono impuntati i "romani", che hanno poi preteso che non figurasse la presenza di "Progetto Ultrà". Una questione non di poco conto visto il ruolo di "Progetto Ultrà" soprattutto nel campo dell'antirazzismo. «Nonostante si comprendesse quindi il momento delicato per gli Irriducibili - si legge nel comunicato - nonostante si fosse più che solidali con loro per gli arresti sub?ti e le custodie cautelari, non si poteva accettare il rischio che un discorso unitario su problemi degli ultras diventasse un discorso personale sui problemi di questo o quel gruppo. Ma su questo punto ci si è trovati davanti ad un muro. L'atteggiamento dei gruppi ospitanti è stato "o si fa cos? o noi scendiamo in piazza lo stesso da soli, non ce ne frega nulla". Alla faccia dell'unità!». L'obiettivo adesso è quello di arrivare ad una manifestazione davvero unitaria, che contribuisca ad abbattere il muro di ghettizzazione che circonda la realtà di curva.



    La Gazzetta di mantova
    Contro il decreto anti-violenza: comizio ultras invade Roma
    articolo non firmato

    ROMA. Al grido di "Ultras liberi" lanciato davanti agli uffici della città giudiziaria in piazzale Clodio a Roma cinquemila tifosi, secondo gli organizzatori (duemila secondo la polizia), sono arrivati da varie parti d'Italia per la manifestazione nazionale degli ultras contro il nuovo decreto legge per contrastare la violenza negli stadi.
    Il corteo è partito alle 17, diretto allo stadio Olimpico, dietro un grande striscione con la scritta "No alla repressione, no al vostro calcio". I motivi della protesta sono l'opposizione degli ultras al nuovo decreto legge che prevede l' arresto (quasi trenta nelle ultime settimane hanno riguardato gli ultras laziali) e diffide sommarie, la condanna di «un certo modo di fare informazione», la richiesta dell'abolizione di misure considerate dagli ultras inefficienti e dannose come il divieto di vendita dei biglietti del settore ospiti prima della partita e di un calcio più a misura di tifoso.
    Gli ultras chiedono «ai governanti, mass media, addetti ai lavori e all'opinione pubblica discorsi dai contenuti reali, non basati sulla prevenzione e repressione ma su una cultura sportiva e di sana aggregazione» perchè sostengono «la repressione non paga e non ha mai pagato».
    Dopo aver sfilato per oltre due ore, gli ultras sono arrivati sotto la curva nord dell'Olimpico in seimila, secondo gli organizzatori (tremila, per la polizia). I partecipanti alla protesta facevano parte di oltre 30 tifoserie di squadre di calcio di serie A, B e C e alcuni gruppi anche di squadre di pallavolo e di basket. C'erano tifosi di: Inter, Lazio, Roma, Reggina, Juventus, Catania, Ascoli, Padova, Siena, Taranto, Frosinone, Anzia, Acilia, Pro Vasto, Castrovillari, Atessa, Lanciano, Chieti, Rieti, Viterbese, Nocerina, Casertana, Crotone, Varese, Prato, Ostia e Latina. Gli ultras hanno continuamente preso di mira carabinieri e celerini con frasi offensive e canti canzonatori.
    Il corteo, senza incidenti, è terminato con un breve comizio.
    Intanto con una lettera indirizzata ieri al ministro dell'interno Giuseppe Pisanu il presidente della federcalcio Franco Carraro ha rinnovato l'apprezzamento del mondo del calcio per l' impegno delle forze dell'ordine per garantire il regolare svolgimento delle partite in tutta Italia.
    «Caro Ministro - si legge nella lettera - desidero rinnovarle il più vivo apprezzamento dell'intero mondo del calcio per l'opera che gli uomini delle forze dell'ordine svolgono ogni domenica».



    Il mattino
    Per la prima volta 5000 ultrà in corteo a Roma contro il decreto anti-violenza
    articolo non firmato

    Al grido di «Ultras liberi» lanciato davanti agli uffici della città giudiziaria in piazzale Clodio a Roma, cinquemila tifosi sono arrivati ieri da varie parti d’Italia per la manifestazione nazionale degli ultras contro il nuovo decreto legge per contrastare la violenza negli stadi. Il corteo si è diretto allo stadio Olimpico, dietro un grande striscione con la scritta «No alla repressione, no al vostro calcio». I motivi della protesta sono l’opposizione degli ultras al nuovo decreto legge che prevede l’arresto (quasi trenta nelle ultime settimane hanno riguardato gli ultras laziali) e diffide sommarie, la condanna di «un certo modo di fare informazione», la richiesta dell’abolizione di misure considerate dagli ultras inefficienti e dannose come il divieto di vendita dei biglietti del settore ospiti prima della partita e di un calcio più a misura di tifoso. Gli ultras chiedono «ai governanti, mass media, addetti ai lavori e all’opinione pubblica discorsi dai contenuti reali, non basati sulla prevenzione e repressione ma su una cultura sportiva e di sana aggregazione» perchè, hanno sostenuto, «la repressione non paga e non ha mai pagato».
    La partecipazione alla protesta è stata superiore a quanto previsto. Oltre al nuovo decreto antiviolenza, gli ultras hanno manifestato in generale contro il «calcio moderno», inteso come preminenza degli interessi televisivi sul pubblico degli stadi. Oltre ai gruppi organizzati di Roma e Lazio, hanno partecipato al corteo rappresentanti degli ultras di Inter e Juventus, nonchè numerosi gruppi di sostenitori di squadre di serie B e C. Il comizio si è concluso poco dopo le 19 con l’intervento di Orazio Cortucci, avvocato penalista impegnato nella difesa di numerosi gruppi di tifo organizzato, dopodichè la manifestazione si è sciolta senza incidenti, con la promessa che ci saranno altre iniziative del genere.



    Il Messaggero
    Chi c'era
    articolo non firmato

    Tutti insieme. Fronte Opposto del Padova, Boys della Roma e dell’Inter, Wild Kaos del Prato, Ultras Roma, As Roma Clan, Banda Rutto del Catania, Fighters della Juventus, Blood Half del Varese, Nasty Boys e Gioventù pitagorica di Crotone, Bull Dog Inter, Fedayn Bronks della Casertana, Agn Ultras della Nocerina, Brigata Etrusca e Avanguardia della Viterbese, Ultras 74 del Prato, Ultras di Verona, Ultras Basket di Rieti, 330 slm del Chieti, Ultras Lanciano, Wild Lions di Adessa, Brothers della Nocerina, Ultras Castro 1988 di Castrovillari, Brigata Littoria di Latina insieme a Wilds Dogs e Gruppo Sabaudia, Curva Nord di Taranto, Settembre Bianconero di Ascoli, Vecchia Guardia di Anzio, Uber Alles di Frosinone, Ultras Ostia, Ultras Curva Sud di Reggio Calabria, Brigata del Provasto, Ultras Fighters di Siena



    Corriere della Sera
    Ultrà contro il «calcio del business»
    Migliaia di laziali e romanisti in corteo: «Siamo pronti a disertare gli stadi»
    di Luca Valdiserri

    «Potremmo disertare per una domenica tutti gli stadi. Il calcio moderno, quello del business, non ci vuole più tra i piedi, ma senza di noi non è calcio vero, non è passione». Per un giorno, Roma è diventata la capitale della protesta degli ultrà. Settemila secondo gli organizzatori, meno della metà secondo la Polizia, sono i tifosi delle curve che hanno sfilato da piazzale Clodio fino allo stadio Olimpico per protestare contro il nuovo decreto legge che permette l’arresto in «flagranza differita fino a 36 ore» e contro quella che - secondo loro - è una vera persecuzione contro i gruppi organizzati. Nel mirino anche i «soliti» giornalisti e la pay-tv che ha profondamente cambiato il calcio riducendolo a uno «spezzatino» di partite tutti i giorni e a tutte le ore per favorire solo il tifoso «da poltrona»
    Tanti gli striscioni: «No alla repressione, no al vostro calcio»; «Non esiste il calcio senza ultras»; «Clandestini, droga prostituzione. Ultras... Il problema della nazione». Molti gli insulti a Digos e polizia, ma nessuno scontro tra manifestanti e forze dell’ordine.
    La manifestazione doveva essere a carattere nazionale, ma dopo alcune riunioni c’è stata una spaccatura, anche ma non solo politica. Molte tifoserie «di sinistra», ma anche molte apolitiche, si sono dissociate, accusando il gruppo laziale degli Irriducibili di voler monopolizzare l’organizzazione. Cos? ieri erano assenti tifoserie importanti come Brescia, Atalanta e Milan o molto impegnate a sinistra come Perugia e Livorno. Assenti anche i Fedayn della Roma, che non condividono le idee politiche dei presenti Boys. Non è passata inosservata la presenza di Paolo Signorelli, ora caporedattore del periodico «Giustizia giusta», che si occupa spesso della questione ultrà-repressione, ma in passato ideologo dell’estrema destra.
    I partecipanti facevano comunque parte di oltre 30 tifoserie di A, B e C e alcuni gruppi di squadre di pallavolo e di basket. C’erano tifosi di Lazio, Roma, Inter, Reggina, Juve, Catania, Ascoli, Padova, Siena, Taranto, Frosinone, Anzio, Acilia, Pro Vasto, Castrovillari, Lanciano, Chieti, Rieti, Viterbese, Nocerina, Casertana, Crotone, Varese, Prato, Ostia e Latina.
    Il presidente della Federcalcio, Franco Carraro, proprio in concomitanza con la manifestazione, ha inviato una lettera al ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, per esprimere l’apprezzamento della Figc per l’operato delle forze dell’ordine.
    Da un lato gli ultrà fanno notare - e non a torto - di essere uno degli ultimi baluardi di aggregazione giovanile «non omologata»; dall’altro gli interessi delle società di calcio puntano a stadi più piccoli ma incentrati su profonde trasformazioni di marketing (ristoranti, centri commerciali, negozi di articoli sportivi). Una prospettiva per riportare allo stadio le famiglie, vista da un lato, o per trasformare i tifosi in semplici «clienti» dall’altro. La realtà è che lo spazio per il dialogo sembra sempre più ridotto.



    La Gazzetta del Sud
    Corteo degli ultras contro il decreto anti-violenza
    articolo non firmato

    ROMA – Al grido di «Ultras liberi» lanciato davanti agli uffici della citt? giudiziaria in piazzale Clodio a Roma cinquemila tifosi, secondo gli organizzatori (duemila secondo la polizia), sono arrivati da varie parti d'Italia per la manifestazione nazionale degli ultras contro il nuovo decreto legge per contrastare la violenza negli stadi. Il corteo ? partito alle 17, diretto allo stadio Olimpico, dietro un grande striscione con la scritta «No alla repressione, no al vostro calcio». I motivi della protesta sono l'opposizione degli ultras al nuovo decreto legge che prevede l'arresto e diffide sommarie, la condanna di «un certo modo di fare informazione», la richiesta dell'abolizione di misure considerate dagli ultras inefficienti e dannose come il divieto di vendita dei biglietti del settore ospiti prima della partita.


    Corriere Adriatico
    Presente anche una delegazione dela tifoseria ascolana
    Marcia degli ultras a Roma
    articolo non firmato

    ROMA - C'era anche una delegazione della tifoseria dell'Ascoli alla marcia degli ultras. Circa cinquemila tifosi hanno cos? voluto manifestare il proprio dissenso contro il nuovo decreto anti-violenza. C'erano tifosi di: Inter, Lazio, Roma, Reggina, Juve, Catania, Ascoli, Padova, Siena, Taranto, Frosinone, Pro Vasto, Castrovillari, Lanciano, Chieti, Rieti, Viterbese, Nocerina, Casertana, Crotone, Varese, Prato, Ostia e Latina



    Il Messaggero Veneto
    ULTRAS CONTRO DECRETO ANTI-VIOLENZA
    articolo non firmato

    ROMA. Al grido di «ultras liberi» ed esibendo uno striscione con la scritta «No alla repressione, no al vostro calcio», circa 3 mila tifosi, arrivati da varie parti d'Italia (temendo strumentalizzazioni non c’erano rappresentanti della curva friulana), hanno manifestato ieri contro il nuovo decreto legge per contrastare la violenza negli stadi che prevede, tra l’altro, l’arresto non in flagranza di reato. Gli ultras considerano le nuove norme inefficienti e dannose e, tra queste, anche il divieto di vendita dei biglietti del settore ospiti prima della partita. Sollecitate, quindi, iniziative non basate «sulla repressione, ma su una cultura sportiva e di sana aggregazione» perchè – sostengono – «la repressione non paga».



    Corriere della Sera
    ULTRA’ IN CORTEO CONTRO LA LEGGE ANTIVIOLENZA
    articolo non firmato

    Settemila ultrà per gli organizzatori (tremila per la polizia), hanno sfilato a Roma contro il decreto legge antiviolenza negli stadi, basato sulla «flagranza di reato» differita fino a 36 ore. In grande maggioranza tifosi laziali e romanisti, ma erano presenti anche rappresentanze di Inter, Juve e squadre di B e C, molte legate da gemellaggi con la Lazio. Continui i cori contro la polizia, ma nessun incidente. La manifestazione doveva unire le tifoserie di tutta Italia, ma ci sono state molte defezioni, soprattutto da parte di quelle più a sinistra. C’era anche Paolo Signorelli, caporedattore del periodico Giustizia giusta , che dedica attenzione al fenomeno-ultrà, ma negli anni Settanta ideologo della destra eversiva .



    Il resto del carlino
    Protestano gli ultras
    articolo non firmato

    ROMA — Alcune migliaia di tifosi si sono riuniti nella zona di Piazzale Clodio per manifestare contro le forze dell'ordine e contro gli ultimi arresti. Tra i più recenti quelli di 13 sostenitori laziali, identificati in seguito ad alcuni incidenti verificatisi alla stazione di Firenze nel mese di febbraio. Il corteo, al quale partecipano, oltre a quelle di Roma e Lazio, anche rappresentanze di altre tifoserie, tra cui quella dell'Inter, era preceduto da uno striscione: «No alla repressione, no al vostro calcio».

 

 

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