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  1. #1
    Le fondamenta di POL
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    Predefinito La strana guerra del sindacato

    Di Paolo Carotenuto
    La Cgil è un sindacato davvero singolare, capace di clamorose e plateali manifestazioni del proprio pensiero in alcuni periodi storici e della più totale inerzia ed assenza in altri. Così nel giro di pochi anni la Cgil è rimasta silente dinanzi a riforme del mercato del lavoro (che toccavano anche la tutela dell’articolo 18 come nel caso dei lavoratori delle Cooperative, con provvedimento del governo di centro sinistra guidato da Giuliano Amato, ndr) per poi esplodere con toni e mezzi imponenti quando un altro governo, stavolta di centro destra e guidato da Silvio Berlusconi, si è permesso di proporre in via sperimentale ed in misura del tutto marginale la sostituzione della tutela dettata dall’articolo 18 dello statuto dei lavoratori con forme risarcitorie per il lavoratore indebitamente licenziato.

    Ma le competenze della Cgil sono senza confini ed anche su temi come la guerra si impone sulla scena nazionale agitando le piazze per portare avanti il proprio disegno, che in questo periodo è indirizzato a destabilizzare la guida del Paese e le istituzioni della Repubblica. Così ci ritroviamo il suo segretario generale, Guglielmo Epifani, lanciarsi con grande disinvoltura nel gridare il suo “né con Bush né con Saddam”, ponendo sullo stesso piano un presidente democraticamente eletto dal popolo con un sanguinario dittatore autore delle più indicibili nefandezze di questo mondo. Ed Epifani argomenta la sua singolare equazione appellandosi alla “necessità di essere coerenti tra quello che si pensa e quello che si dice, e tra quello che dici e quello che fai. Solo in questo modo il movimento per la pace potrà durare e divenire un punto di riferimento per l’agire politico e istituzionale”.

    Epifani parla di “coerenza” e non si può che rispettare la posizione di chi decide di manifestare il proprio pensiero di rifiuto verso tutte le guerre. Ecco giustificati gli scioperi, ecco motivato l’ingresso prepotente di un sindacato nelle polemiche politiche tra gli schieramenti contrapposti. Ma quando Epifani parla di coerenza probabilmente dovrebbe innanzitutto fare autocritica rammentando la posizione di appena quattro anni fa del suo sindacato. All’epoca si svolse un’altra drammatica guerra preventiva, senza l’avallo dell’Onu, contro un dittatore non certo peggiore di quello iracheno. Epifani era il numero 2 della Cgil, e né lui né il suo “mitico” segretario Sergio Cofferati, si produssero in teorizzazioni lontanamente paragonabili a quelle di oggi. La guerra era quella contro la Serbia-Montenegro e cominciò il 24 marzo 1999. Mentre i bombardamenti proseguivano copiosi e senza sosta, la Cgil rimaneva indifferente cercando di coprire il proprio imbarazzo e rintuzzare la ribellione interna del segretario della Fiom del Piemonte, Cremaschi, che accusò i vertici del sindacato, a due mesi dall’inizio del conflitto, “di avere una posizione poco chiara ed esplicita”.
    Se non ci si sofferma sul lato comico della vicenda, visto che Cofferati fu sottoposto ad accuse simili a quelle che oggi lui stesso muove a Silvio Berlusconi, davvero illuminante fu la risposta dello stesso Cofferati a Cremaschi: «Trovo improduttivo e pericoloso semplificare temi complessi, per loro natura e perché incidono sul sentire comune delle persone. Porta a uno schieramento che non aiuta a capire le ragioni di quello che sta accadendo e a trovare soluzioni. E’ giusto che un’organizzazione come la Cgil abbia una sua opinione sulla guerra, ma bisogna evitare tagli netti che non aiutano a nulla e nessuno». Presidente degli Stati Uniti era Bill Clinton e Cofferati ben si guardava dal collocarlo sullo stesso piano di un criminale come Milosevic e ben si guardava dal manifestare contro il governo D’Alema che sostenne l’intervento della Nato nel Kosovo.
    Oggi il “coerente” Epifani non può non scendere in piazza per dichiarare il suo “né con Bush né con Saddam” e non può nemmeno trattenersi dal lanciare accuse al Governo che a questa guerra non partecipa direttamente. Non so a chi possano giovare questi toni e queste proteste, ma di sicuro non sono sinonimo di serietà e logica da parte di chi le mette in atto.

    6 aprile 2003

    http://www.legnostorto.com/node.php?id=3402

  2. #2
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    Predefinito Re: La strana guerra del sindacato

    Caro Österreicher, mi è venuta una grande idea per risolvere i problemi della CGIL.
    Iscriviti. Dammi l'indirizzo e ti faccio avere la tessera.
    Te entri dentro, e da lì agisci per far cambiare idea a questi sindacalisti politicizzati (tra cui a questo punto includo anche il sottoscritto).
    Delle due l'una: dopo un anno o la CGIL promuove un referendum per elminiare l'art. 18 o diventi comunista. Lo so, è una brutta prospettiva, ma una lotta non è mai tale se non ci metti un pò di rischio.
    Non è una grande idea?

  3. #3
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    Predefinito Re: Re: La strana guerra del sindacato

    Originally posted by marcejap
    Caro Österreicher, mi è venuta una grande idea per risolvere i problemi della CGIL.
    Iscriviti. Dammi l'indirizzo e ti faccio avere la tessera.
    Te entri dentro, e da lì agisci per far cambiare idea a questi sindacalisti politicizzati (tra cui a questo punto includo anche il sottoscritto).
    Delle due l'una: dopo un anno o la CGIL promuove un referendum per elminiare l'art. 18 o diventi comunista. Lo so, è una brutta prospettiva, ma una lotta non è mai tale se non ci metti un pò di rischio.
    Non è una grande idea?
    Non ti affannare troppo per me,, la Cgil ce l'ho nel mio palazzo. E' vero che li faccio incazzare quando li ridicolizzo con i manifesti in risposta ai loro.
    Però ci penserò,,, dal di dentro potrei "confrontarmi" in un modo diverso....

  4. #4
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    Predefinito DS: porte chiuse alle truppe del cinese (Libero)

    Polemiche a sinistra: la sfida di Fassino ma Cofferati vuole tutto - Libero, 7 aprle 2003

    Due o tre pullman per la Cgil sono uno sforzo organizzativo da niente. Centosessanta o duecentoquaranta persone sono invece un'enormità per i sottili equilibri dei Democratici di sinistra, possono fare la differenza.
    Se mischiati in una platea di poco più di mille persone, quei due pullman di cinque possono trasformare gli applausi in fischi e viceversa. E questo il motivo per cui, con una solerzia mai vista, la macchina organizzativa dei Democratici di sinistra ha giocato d'anticipo.
    La notizia era nell'aria da sabato. La Cgil aveva mobilitato le sue truppe per portare la “claque” all'assemblea programmatica della Quercia, a Milano. Ieri, infatti, era in programma l'intervento di Sergio Cofferati.
    Messo nel mirino da Piero Fassino prima e Massimo D'Alema poi, il Cinese rischiava di trovarsi da solo, di essere accolto da qualche fischio. La platea dì Milano del resto, la prima dopo dozzine di bagni di folla, gli era ostile. Era infatti composta dai 1400 delegati del congresso della Quercia di Pesaro, gli stessi che, dati alla mano, sono per il 70% anti-cofferatiani.

    Cosi, come anticipato da Libero e II Foglio, il sindacato rosso era corso ai ripari e si era impegnato a portare in platea qualche decina di sostenitori del Cinese presi dalle Camere del lavoro delle provincie lombarde. Guai a chi tocca il Cinese. I fischi, tutt'alpiù se li sarebbe presi Fassino.
    Conosciuto dai giornali il rischio, i responsabili dell'organizzazione dell'assemblea dei Ds, hanno studiato le contromosse. Una rapida riunione di primo mattino e via al piano di emergenza. I dirigenti della federazione della Quercia di Milano hanno sbarrato ieri mattina, perla prima volta, gli ingressi al padiglione 17 della Fiera.
    “Entrano solo i delegati al congresso, gli invitati e i giornalisti”, spiegavano i volontari schierati davanti alle porte. Agli ingressi della sala centrale del padiglione, quella col palco dove sono saliti Cofferati e Fassino, sono addirittura comparsi dei separé mobili. Coppie di diessini col cartellino “ organizzazione” sul petto, controllavano uno a uno le persone che cercavano di entrare. Qualora un "infiltrato" fosse riuscito a superare il primo sbarramento, sarebbe stato bloccato li.

    Qualcuno, capìta l'antifona, ha protestato. “È per motivi di sicurezza”, hanno risposto dall'ufficio stampa Ds. Ma la scusa non regge. Gli stessi oratori, Piero Fassino per primo, erano già saliti sullo stesso palco venerdì e sabato. Di controlli non ce n'erano.
    Paolo E. Russo

 

 

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