intervento su www.ilbarbieredellasera.com

08.04.2003
17.27 piazza Alimonda
di Madame Psychosis

Giovedi' 17 aprile ci sara’ la decisione del gip sulla richiesta di archiviazione per legittima difesa per il carabiniere accusato dell’omicidio di Carlo Giuliani.

Una storia da conoscere.

Prima puntata
20 luglio 2001. Alle 17.27 Carlo Giuliani muore colpito da un colpo di pistola esploso da un carabiniere durante scontri di piazza.

C’e’ una foto, un ragazzo di spalle, canottiera e passamontagna, un estintore sollevato, di fronte a un Defender, dal vetro posteriore sfondato esce la bocca di una pistola. E’ l’attimo prima dello sparo. L’ha scattata Dylan Martinez, Reuters. Fa il giro del mondo.

In serata il Viminale emette una nota: L'episodio mortale è accaduto nel corso di un violento assalto contro un autoveicolo dell'arma dei carabinieri che ha procurato il ferimento di alcuni militari a bordo. Il giorno dopo parla la Procura: Non posso che confermare quanto i mezzi di comunicazione hanno riferito - dice il procuratore Meloni - e cioe' che un gruppo di manifestanti ha violentemente attaccato il mezzo dei carabinieri. Quindi una delle persone che erano a bordo ha percepito un forte pericolo ed ha esploso un colpo d'arma da fuoco che ha raggiunto il manifestante. Parlano anche gli avvocati del Genoa Social Forum: E' completamente infondata la tesi che il carabiniere indagato per la morte del giovane abbia sparato per legittima difesa.

Il corpo di Carlo Giuliani verso le 19 viene rimosso e portato all’ospedale Galliera, gli fanno alcune radiografie e la Tac, alle 19.38. Il giorno dopo l’autopsia, eseguita dai medici legali Marcello Canale e Marco Salvi: il proiettile e’ entrato dallo zigomo sinistro e uscito dalla nuca. Il foro d’entrata e’ di 8 mm, quello di uscita ancora piu’ piccolo, il corpo non presenta fratture o lesioni.

Il 23 luglio e’ il giorno dell’informativa urgente al Parlamento. L’allora ministro Scajola dice: Centinaia di facinorosi, a viso coperto ed armati con spranghe e bastoni hanno aggredito un contingente di carabinieri che e' stato costretto ad un repentino ripiegamento per organizzarsi. I giovani carabinieri si sono trovati quindi in pochi, feriti, bloccati, senza via di scampo, in un mezzo danneggiato che non offriva piu' alcuna protezione.

Vedremo poi altri filmati e fotografie. Marco D’Auria dell’Ora di Palermo e’ l’autore della foto RaiNet che mostra Carlo Giuliani e il Defender da un altro punto di vista, di profilo, distanti fra loro alcuni metri. La vicinanza illustrata dalla foto Reuters, ripresa dai gradini della chiesa, e’ dovuta all’effetto schiacciamento del teleobiettivo.

Un altro fotografo, Eligio Paoni, che scatta alcune foto del corpo del ragazzo a terra, viene inseguito e picchiato dalla polizia, che gli rompe la macchina fotografica e una mano, viene soccorso da un altro fotografo, Yannis Kontos, Gamma. Ci sono gli scatti di Davin Asch e Bruno Abile, dello sparo e del contesto. Nelle foto e nei video si vedono diverse persone con apparecchi in mano che non sono state rintracciate, lo sottolinea anche il pm Franz nella richiesta di archiviazione.

Poi ci sono i video delle forze dell’ordine. Durante un interrogatorio a un ufficiale, a settembre, il pm Franz apprende dell’esistenza di microcamere nei caschi di due carabinieri, “etichettate e consegnate al colonnello Leso”, e ne fa immediata richiesta. Si dira’ poi che sono troppo mosse e quindi inutilizzabili. I legali dei Giuliani non hanno potuto visionarli.

Il 27 agosto il pm Franz apre l’inchiesta per tentato omicidio a carico di partecipanti all’assalto al Defender. Gli indagati sono tre.

Massimiliano Monai, genovese, e’ a torso nudo e indossa un caschetto da boxe, con un’asse di legno colpisce i militari all’interno della jeep. Monai si presenta spontaneamente dal pm il 30 agosto, messo ai domiciliari ai primi di settembre 2001 ci resta fino al 17 dicembre 2002, l’accusa e’ tentato omicidio. Sempre in dicembre, quando viene depositata la richiesta di archiviazione per Placanica, da’ un’intervista al Secolo XIX: Resto convinto: su quella jeep erano in quattro. Monai dubita che a sparare possa essere stato Placanica.

Eurialo Predonzani, anche lui genovese, che nelle foto si riconosce dal salvagente, si presenta dai giudici il 6 settembre. Vedo il carabiniere semidisteso nella camionetta, che punta la pistola verso l’esterno, al grido di "bastardi, vi ammazzo tutti” … L’arma è puntata contro un ragazzo in grigio, che mi sta accanto; quindi si sposta verso un altro obiettivo, racconta in un’intervista. Al pm dichiara: Il carabiniere seduto dietro stava puntando la pistola e ho sentito che urlava “vi ammazzo tutti porci bastardi” … Dal momento in cui vedo la pistola a quello in cui sento gli spari, sono trascorsi diversi secondi in cui il carabiniere continuava a urlare “vi ammazzo tutti”.

Luca Finotti, giovane barista di Pavia, si presenta il 24 maggio 2002. A luglio 2002 si da’ notizia di un quarto indagato, un giovane romano, sarebbe stato individuato dai carabinieri del Ros. Ma dal pm non arrivano conferme.

Mario Placanica

Mario Placanica, 21 anni, di Catanzaro, e’ ausiliario al sesto mese di servizio, a fine ferma, nel 12° battaglione carabinieri Sicilia (inquadrato nella compagnia Echo dei Ccir), di stanza a Palermo. E’ ai comandi del capitano Cappello, del tenente Zappia e del tenente Mirante.

Placanica viene portato al pronto soccorso del Galliera. Al suo arrivo viene fotografato da Carola Giordano, e’ lei a darci l’orario, non oltre le 17.40. Il referto viene stilato alle 20, 7 giorni di prognosi. Alle 23 e’ negli uffici del Nucleo operativo del Comando provinciale Carabinieri per essere sentito dai pm di turno, Canepa e Canciani, con l’autista del Defender Filippo Cavataio.

La deposizione dura un’ora e dieci minuti per Placanica e 35 minuti per Cavataio. Sono entrambi colpiti (d’ufficio) da avviso di garanzia per omicidio volontario, e assistiti dall’avvocato genovese Pruzzo.

E Dario Raffone? Negli scatti che ritraggono Placanica all’arrivo in ospedale, non c’e’. Anche lui viene visitato al pronto soccorso, il referto e’ delle 18.50, la prognosi di 8 giorni. Viene sentito solo il giorno dopo, alle 12.30, dai pm Pinto e Franz.

Placanica trascorre qualche giorno nel Comando provinciale dei carabinieri di Forte San Giorgio, da dove se ne va il 24 luglio. Non a Catanzaro: "Si trova in una localita' che non posso rivelare" dice all’Ansa l’avv. Vittorio Colosimo, il difensore del carabiniere. Subito dopo questa affermazione, l’avvocato Pruzzo precisa di essere "l'unico legale che ha ricevuto il mandato difensivo dal carabiniere indagato per la morte di Carlo Giuliani".

Nella prima deposizione Placanica spiega perche’ a un certo punto sia salito sul Defender (e’ in servizio dalle 6.30, il suo compito e’ sparare fumogeni, ha difficolta’ a respirare) e quale fosse diventata la situazione li’ dentro: ho visto in difficoltà il mio collega e ho pensato che dovevo difenderlo; l'ho abbracciato per le spalle ed ho cercato di farlo accucciare sul fondo della jeep; io scalciavo perchè i manifestanti mi tiravano per una gamba che mi veniva afferrata dall'esterno, per cercare di tirarmi fuori dalla macchina; hanno anche tirato oggetti pesanti che non ho neanche capito di cosa si trattasse; mi è stato dato un colpo con qualcosa di estremamente pesante e metallico.

Racconta di essere stato colpito alla testa piu’ volte con una grossa pietra, di aver visto il collega (Raffone: lo chiama “il mio amico”, ma ne’ lui ne’ Cavataio ne fanno il nome) colpito da una pietra sotto lo zigomo, di aver messo il colpo in canna alla pistola che teneva nella fondina a coscia, rimettendo poi la sicura, che pero’ inavvertitamente veniva tolta; dice di aver tenuto la pistola puntata per un minuto, di aver sentito la propria mano contrarsi e due colpi partire.

Alla mia vista nel momento in cui puntavo la pistola non avevo persone, percepivo che vi erano aggressori ma non li vedevo percependo solo il continuo lancio di pietre. Ero convinto che vedendo l'arma avrebbero desistito ed invece hanno continuato … Ero accucciato e non ho fatto caso se avessi colpito qualcuno ... A domanda risponde: Avevo una certa pratica nell'uso delle armi, e per tale motivo sono stato scelto quale “granatista”.

Il pm Franz sente Placanica l’11 settembre: Ricordo il particolare di avere sentito il vetro posteriore infrangersi e vidi Raffone come tramortito. Gli dissi di piegarsi e di stare fermo, mentre io mi posizionavo con le spalle al sedile di Cavataio e cercavo di evitare di essere trascinato fuori, in quanto vi erano diverse mani che mi avevano preso per le gambe e temevo cercassero di appropriarsi dell’arma che tenvo nella fondina posizionata sulla coscia destra.

Fu in quel momento che decisi di estrarre la pistola che tenevo nella fondina posizionata nella coscia destra vicina al ginocchio. Tolsi la sicura rimettendola immediatamente dopo. Mi misi a urlare "andatevene o vi ammazzo" e lo dissi almeno tre o quattro volte. L'aggressione stava continuando e fu allora che esplosi un colpo, il successivo seguì quasi di riflesso trattandosi di arma semiautomatica.

Nel frattempo rilascia diverse interviste. A novembre 2001 esce La scossa di Bruno Vespa, dove afferma di non aver udito gli spari e di aver realizzato in pieno solo in ospedale quello che era successo: Appena sbucati sulla piazza, si è scatenato l'inferno. C'era una marea di gente .... Se noi eravamo cinquanta, loro erano cinquecento. Avevano spranghe e bottiglie accese in mano .... Ho visto intorno alla nostra Land Rover una trentina di persone. Ci arrivava addosso di tutto, c'era una pioggia di oggetti, vedevo colleghi a terra che pigliavano botte. Uno scenario apocalittico.

Il 25 maggio da’ una lunga intervista a Terra!, magazine di Canale 5. Qui Placanica dice che voleva allontanare la gente, che non voleva ferire nessuno, non voleva sparare, non avrebbe voluto, di aver preso la pistola e sparato dei colpi e di aver visto una persona che veniva verso di noi con un oggetto metallico molto grosso, non riuscivo a distinguere se era un estintore. Poi dice di aver cercato di sparare in aria, per questo dico che non mi sono accorto che c’era Carlo Giuliani dietro la macchina. Ho tentato di sparare in aria, e conclude con anche se quei colpi li ho sparati, non ho mirato.

Allo scadere del primo anniversario dei fatti di piazza Alimonda, Placanica parla al Tg1, l’intervista viene ripresa da diversi quotidiani. Non mi rendo conto se sono stato io, perche’ ho sparato in aria, non ho sparato contro persone… davanti a me non c’era nessuno, non c’era Carlo Giuliani. Spero che si fara’ luce su questa questione … difficilmente avrei colpito Giuliani… non so neanche sparare, nelle esercitazioni al Poligono di tiro sono scarso.

Ancora: C’era una gran confusione. Si sentivano botti da tante parti. Con questo non accuso nessuno: ma non sono stato il solo a sparare. Potrei non essere stato io. Se non sono stati i miei due colpi a uccidere Giuliani, allora mi hanno fatto vivere un anno terribile senza che lo meritassi. Il giovane carabiniere dice di non voler pagare per colpe che non sono mie. Non so neppure se sono stato io … adesso posso solo confermare di avere sparato in aria. Sono sicuro di questo … pero’ secondo me c’e’ un mistero: tutte quelle pietre che deviano proiettili, corpi metallici, non si capisce niente … A volte ho la sensazione di essere stato usato per coprire responsabilita’ piu’ grandi delle mie, ma adesso non ci sto piu’ … anzi, non credo di essere stato io a uccidere Carlo Giuliani … la verita’ e’ che io non ho mai avuto un ricordo nitido di quei fatti. Ma in piazza Alimonda quel giorno e’ successo qualcosa di strano, mi hanno lasciato solo.

"Prendo atto che nell'intervista al Tg 1 Mario Placanica pone dei dubbi sul fatto di essere stato lui a colpire mortalmente Carlo Giuliani", dira’ l'avv. Giuliano Pisapia, della famiglia Giuliani.

L’intervista (che non viene acquisita agli atti del processo) piace poco al legale di Placanica, l’avv. Pruzzo, che rimette il suo mandato. L’avv. Colosimo prende il suo posto. Di Catanzaro, noto per essere il difensore di molti collaboratori di giustizia in processi di mafia, Colosimo e’ piu’ di un avvocato: ad agosto attiva il sito internet del suo assistito.

Sempre ad agosto Placanica rilascia un’intervista a Repubblica: Ho preso una botta in testa da quella trave infilata nel Defender. Perdevo sangue, la mia faccia, le mie mani, la divisa, la pistola erano insanguinate … Ho sparato. Nella posizione in cui mi trovavo, semidisteso nell'auto, potevo sparare solo verso l'alto. La mia mano con la pistola era al di dentro dell'auto, ne sono certo, e non fuori come appare in qualche strana immagine. Ho sparato due colpi in successione, uno sembra sia finito sul muro della chiesa, l'altro - dicono - avrebbe ucciso Carlo Giuliani.

2 dicembre 2002 il pm Silvio Franz avanza la richiesta di archiviazione per Mario Placanica per legittima difesa. A febbraio 2003, Mario Placanica torna in servizio. Raffermato.

----

Omicidio politico.