da www.iltempo.it
" In guerra c’è disinformazione Ma almeno si abbassi il tono
di FRANCO BECHIS
IN GUERRA la regola è disinformare. Era immaginabile che i giornalisti al seguito delle truppe Usa dipendessero anche dalla interpretazione dei militari che stavano loro a fianco proteggendogli la vita. Non diversa la condizione degli inviati all’Hotel Palestine di Baghdad, per 21 giorni marcati passo a passo dal ministero dell’Informazione. I giornalisti in guerra fanno quello che possono.
Le telecamere in Iraq ci hanno fatto vedere molto più che in passato. Sono state importanti le riprese del Tg3 in questa guerra, e ha avuto fortuna l’inviata Giovanna Botteri a trovarsi in diretta il giorno del primo bombardamento americano sulla capitale irachena e quello dell’entrata dei carri Usa per la liberazione. Fortuna, perchè sono immagini che le sono capitate addosso, non cercate.
Ieri sera è accaduto qualcosa che ci ha fatto ridere, ma è molto grave. Un fuori onda di Lilli Gruber trasmesso da Striscia la Notizia ci ha fatto capire il clima da lunghi coltelli che vivevano in questi giorni fra loro le nostre eroiche inviate di guerra. Qualcosa in più: secondo le parole rubate alla Gruber, la sua collega Botteri avrebbe riferito nelle cronache del Tg3 notizie non vere, come quella degli ospedali iracheni pieni di migliaia di civili feriti. Un brutto finale per gli «eroici giornalisti» italiani. Che fa il paio con quei 7 inviati che da prigionieri scrivevano di essere trattati meglio degli immigrati in Italia dopo la Bossi-Fini. In guerra si disinforma, lo sappiamo. Per questo è meglio che in redazione si abbassino i toni. Non è un trionfo, ma una mezza disfatta questa spedizione giornalistica italiana in battaglia. "
Cordiali saluti




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