Nel centro di Roma sono attese migliaia di persone
Roma, 11 aprile 2003
Una grande manifestazione per la pace. Composita, multicolore e ricca di posizioni diverse, a volte contraddittorie. Queste le premesse della nuova giornata contro la guerra che domani, a Roma, vedrà sfilare migliaia di persone sotto le bandiere arcobaleno. Molte, oltre ai movimenti pacifisti, le adesioni provenienti dal mondo politico, ancora una volta diviso: in strada il centrosinistra, critico, invece, il centrodestra.
I comunisti italiani parteciperanno alla manifestazione di domani "per dire no ad uno scenario di guerre permanenti ed imperialiste, volte a modificare l'assetto politico mondiale in un'ottica unipolare". Saranno presenti, tra gli altri, il segretario nazionale del partito, Oliviero Diliberto ed il capogruppo alla Camera Marco Rizzo. Simili le motivazioni della FGCI: i giovani comunisti sfileranno all'insegna dello slogan "No a tutte le guerre e No all'imperialismo". "Non saremo in piazza, come affermano gli esponenti della maggioranza - ha detto il responsabile nazionale della Federazione e del comitato 'Fermiamo la guerra', Alessandro Pignatiello, per rimpiangere un dittatore che noi da sempre abbiamo condannato e gli USA sostenuto, ma per chiedere il rispetto del diritto internazionale e delle sue istituzioni, calpestate da chi ha voluto e fatto questa guerra unilaterale, ingiusta e illegale e per lottare contro il pericolo annunciato dell'allargamento del conflitto in Medioriente.
I Ds parteciperanno alla manifestazione carichi di "soddisfazione" per la caduta del regime di Saddam Hussein. "L'esito della guerra -si legge nel comunicato- non mette in discussione le ragioni per cui milioni di donne e di uomini in tutto il mondo, e noi con loro, si sono battuti contro la guerra unilaterale e preventiva e per una soluzione politica della crisi irachena". La fase post bellica è "l'occasione per lasciarsi alle spalle l'unilateralismo" statunitense "riconoscendo all'Onu un ruolo centrale nella transizione alla democrazia in Iraq. Serve una Ue che, superando le proprie divisioni, si batta per un ruolo centrale dell'Onu in Iraq e per la realizzazione di una soluzione di pace al conflitto israelo-palestinese".
"L'appuntamento di domani a Roma sia contro tutte le guerre e ogni dittatura" dice Pecoraro Scanio, presidente dei Verdi, che sottolinea che "è incostituzionale ogni forma di appoggio del nostro paese all'occupazione militare e al protettorato in Iraq. Per questo chiediamo che l'Italia non invii alcun militare a supporto, magari contrabbandandolo per azione umanitaria".
"La manifestazione mantiene intatta la sua validità e io ci andrò- dice da parte sua il coordinatore dell'esecutivo della Margherita, Dario Franceschini - Il fatto che sia caduto il regime di Saddam non fa cambiare di una riga la nostra valutazione su una guerra che è illegittima. Io ci vado - conferma Franceschini - spetta poi alla capacita' dei promotori di attualizzare la piattaforma rispetto ad uno scenario che in questi giorni è cambiato".
Anche la Cisl parteciperà alla manifestazione. "Saremo presenti nel corteo per testimoniare che l'impegno per la pace deve continuare - ha dichiarato il segretario Savino Pezzotta - e la Cisl auspica anche che la manifestazione rimanga nell'alveo tranquillo e positivo di quelle precedenti e che predomini uno spirito di pace, di fratellanza e di rispetto di tutte le opinioni e di tutti i popoli e nazioni. Ecco perché non va disperso il vasto sentire popolare che ha saputo costruire in ogni parte d'Italia una larga condivisione nel rifiuto della guerra, di tutte le guerre e di ogni terrorismo". "Il crollo del regime dittatoriale di Saddam - ha aggiunto il leader della Cisl - salutato con gioia e senso di liberazione dal popolo iracheno, e' una buona notizia che speriamo segni la fine delle uccisioni, delle sofferenze e delle distruzioni. Ora bisogna - ha chiarito ancora Pezzotta - che sia ripristinato il ruolo dell'Onu e che si avvii un cammino di libertà e di democrazia fondato sulla cultura e sulle aspirazioni del popolo iracheno. Ma occorrono soprattutto aiuti umanitari concreti per le popolazioni colpite dal conflitto e il sindacato è già impegnato in una raccolta di fondi, attraverso un ora di lavoro da destinare alle vittime del conflitto".
"Noi come Uil non ci saremo", dice invece Luigi Angeletti, segretario generale della Uil. "Noi avremmo fatto volentieri una manifestazione - ha detto - per la democrazia riacquistata in Iraq; ma non credo - ha concluso - che questa sia l'opinione di tutti quelli che manifesteranno".
Apertamente critica nei confronti della manifestazione pacifista Alleanza Nazionale: per Mario Landolfi, portavoce di AN, "la fine della guerra ha trascinato l'opposizione in una situazione surreale. Gli esponenti della sinistra che domani scenderanno in piazza non sanno più se manifestare contro il governo o contro gli angloamericani o se inneggiare alla fine di un regime dispotico e sanguinario, dovuta proprio a quella guerra da loro avversata".
"In ogni caso - conclude il portavoce di An - il corteo di domani sara' il trionfo del loro nullismo politico. Anche di chi, come Rutelli, tenta di sfilarsi mentre gli altri sfilano".
"Il movimento pacifista domani renda onore e prenda esempio dai giovani americani e inglesi che hanno sacrificato la vita per il loro Paese e per restituire la libertà agli iracheni", dice invece Sandro Bondi, portavoce di Forza Italia. "Se non saranno capaci di riconoscere la profonda moralità e la testimonianza di libertà offerta da questi giovani le loro sfilate e le loro parole sulla pace risulteranno un atto di viltà e di ipocrisia se non, in alcuni casi, di complicità con il sopruso".
Dal fronte governativo, nessun commento, da parte del ministro degli Esteri Franco Frattini, sulla scelta di Fassino di partecipare alla manifestazione di domani e sulle accuse che il leader dei Ds ha mosso al premier Berlusconi sull' atteggiamento tenuto nel corso della campagna in Iraq: "Io non faccio commenti sugli atteggiamenti di una parte dell' opposizione. Apprezzo invece quell' altra parte dell' opposizione, con Rutelli e anche con D'Alema, che si dichiara disponibile ad un dialogo con il governo in vista del semestre. Mi limito a dire che quella stessa Sinistra che oggi fa quelle affermazioni ieri ci ha chiamato servi degli americani, addirittura, proprio per avere scelto. Quindi il presidente Berlusconi si è tutt'altro che rintanato, ha scelto la coalizione che ha portato la libertà in Iraq".
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