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    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Le elezioni farsa in Argentina

    "Trovare una soluzione a breve termine per l'Argentina ora è molto difficile. Esistono molte ragioni per le quali le democrazie sono fenomeni del Primo Mondo. Quando si manifestano nel Terzo Mondo sono calpestate violentemente"

    Que se vayan todos?

    Il 19 e il 20 dicembre del 2001, un'insurrezione con un alto grado di spontaneismo spodestava l'allora presidente argentino, Fernando De la Rúa del Partido Radical.
    Al canto di "Que se vayan todos", in quei due giorni, epici per la storia Argentina, decine di migliaia di lavoratori occuparono le principali piazze del paese, contrastando lo stato di assedio imposto dal presidente e scontrandosi con la polizia.
    Di quei giorni, delle lotte contro il potere politico nazionale, di fronte alla mancanza di legittimità e di consenso delle sue politiche, sembra che nulla sia stato appreso dai dirigenti.
    Oggi, a quasi 14 mesi da quella lotta, ricordata come "El Argentinazo" il paese si avvia verso una nuova elezione presidenziale, e non solo non se ne sono andati tutti, ma gli stessi politici, colpevoli dell'impoverimento argentino, sono rimasti e continuano a perseverare...
    Per capire queste elezioni, accordate tra i partiti maggioritari, c'è da dire che le stesse sono una montatura, un tranello. Di fronte al poco prestigio e all'illegittimità del potere politico in Argentina (teniamo conto che le ultime elezioni legislative dell'ottobre del 2001, hanno ottenuto con l'assenteismo alle urne, il voto invalidato e il voto nullo, cifre vicine al 50 %.Come dire che questa percentuale di elettori ha votato contro il sistema politico dominante e contro i suoi dirigenti, sottraendone la sua base di legittimità) queste elezioni non solo non rinnovano la totalità delle due camere (deputati e senatori) ma permettono soltanto di eleggere un presidente e un vice, e dunque consentono alle strutture corrotte del potere politico di rimanere intatte...Chiaro, no?
    A migliaia chiedono che se ne vadano tutti..Ma loro, quelli che governano, lasciano che sia eletto solo il Presidente, e il potere reale di quest'ultimo sarà praticamente inesistente, poichè necessiterà di accordare il suo programma di governo con i "padroni del vecchio potere politico".
    Di fronte a queste elezioni tranello, diverse sono le posizioni: la Central de Trabajadores Argentinos (CTA), la Corriente Clasista y Combativa (CCC), così come alcuni partiti di sinistra si sono pronunciati contro, mentre altri partiti tradizionali, quali Unión Cívica Radical, Partido Justicialista, Frepaso, Ari, etc., hanno deciso di partecipare, accettando un particolare inesplicabile. L'attuale partito al governo presenta tre candidati...sì, il partito justicialista presenta tre liste, con tre candidati a presidente (avallati dalla giustizia elettorale) che si proclamano peronisti: l'impresentabile e pronordamericano Carlos Menem, principale colpevole della bancarotta Argentina; Néstor Kirchner, candidato appoggiato dall'attuale presidente Eduardo Duhalde, e Adolfo Rodríguez Saa, leader provinciale di San Luis, che promette di tornare alla "politica nazionalpopolare" del Generale Juan Domingo Perón.
    Questo elemento, tre candidature per uno stesso partito, di per sè difficile da comprendere, è interpretato come "naturale" dalla maggior parte dei media argentini; è tale il grado di illegittimità del potere politico che i partiti del capitale, di fronte alle sue crisi di egemonia, non trovano una figura di ricambio che permetta di raggruppare dietro di sè i diversi settori padroni del potere.
    Sono più di dodici i candidati alla presidenza.
    Ecco alcuni dati dei principali.

    NESTOR KIRCHNER (Partido Justicialista)
    Avvocato, 53 anni. Tre volte governatore di Santa Cruz, si autodefinisce rinnovazione del Peronismo ed espressione "progressista" dello stesso
    Di lunga appartenenza al Justicialismo, ha conseguito l'appoggio del Governo dopo l'autoesclusione di Reutemann.

    ADOLFO RODRIGUEZ SAA (Partido Justicialista)
    Avvocato, 52 anni, cinque volte governatore di San Luis, portatore del messaggio di Perón, promette una politica nazionale e popolare a beneficio dei più poveri. E' stato presidente una settimana dopo la caduta di De La Rua a fine 2001.
    Nei suoi progetti, una nuova moneta (El argentino) e un milione di posti di lavoro.
    Alleato a Rico, ex militare golpista, e Moyano, dirigente sindacale Camionero.

    CARLOS MENEM (Partido Justicialista)
    72 anni, avvocato riojano, ex presidente della Nazione, ex governatore di La Rioja
    E' l'ala destra e pronordamericana delle candidature del Peronismo. Incarcerato per corruzione e per associazione illecita durante il governo dell'Alianza, ma assolto grazie all'appoggio del potere economico, ingrassatosi durante la sua presidenza
    A 72 anni, l'avvocato riojano, si ripresenta.

    ELISA CARRIO (Partido ARI)
    Avvocato, 46 anni. Deputata nazionale. Alla guida di un fronte progressista, si è però alleata con settori conservatori.
    Ha rinunciato al Radicalismo dopo la debacle delaruista.
    Ex titolare della Comisión Antilavado. Ha preso parte alla convenzione costituente che consacrò il Pacto de Olivos e ha messo in atto una campagna in favore di De la Rúa.
    Dice di essere la controespressione del "Mafioso Menem"

    RICARDO LOPEZ MURPHY (Partido RECREAR)
    La destra neoliberista di queste elezioni. Ex ministro della Difesa e dell'Economia di De la Rúa durante 14 dei 20 mesi del suo governo. Gli argentini scesi nelle strade chiesero la sua rinuncia in seguito alla sua proposta di una dura riforma statale con l'abbassamento dei salari e licenziamenti massicci.
    Alcuni mesi dopo abbandonò il radicalismo.
    Cerca di ottenere voti del centrodestra e quelli della classe media impoverita.

    LEOPOLDO MOREAU (Partido Radical)
    Deputato nazionale, ex senatore. Candidato con la minore percentuale di voto di tutta la storia del radicalismo, 2%. Si autodefinisce di "centrosinistra responsabile".
    Ha vinto le elezioni interne, con sospetto di frode sul suo rivale, Rodolfo Terragno.
    E' stato uno dei fondatori della Junta Coordinadora e della Franja Morada, il braccio studentesco della UCR.

    PATRICIA WALSH (Izquierda Unida)
    Giornalista e psicologa sociale. E' figlia del mitico scrittore Rodolfo Pals, desaparecido nel 1977 durante la dittatura militare. Attualmente è Deputata nazionale. Ha 50 anni e rappresenta La Izquierda Unida, un'allenza tra il Partido Comunista e il Movimiento Socialista de los Trabajadores.
    Ha cercato, senza risultati, di unire il Partido Obrero alla sua alleanza.

    JORGE ALTAMIRA (Partido Obrero)
    Storico dirigente della sinistra trotskysta, fondatore del Partido Obrero, attuale legislatore porteño.
    La sua linea politica si sintetizza in questa frase: "La rivoluzione è la conseguenza dell'impossibilità dell'essere umano di mantenere per tanto tempo la schiena piegata"
    E' accusato di settarismo per il fatto di negarsi nella formazione di un fronte ampio della sinistra (PTS, PC, MST, etc).

    ALFREDO BRAVO (Partido Socialista)
    Di centrosinistra, 77 anni. E' stato maestro, Segretario Generale e uno dei fondatori della CTERA, attuale deputato nazionale. E' considerato persona onesta e difensore dei diritti umani. Ha rotto durante quest'anno l'alleanza con Elisa Carrió, scegliendo di porsi alla guida del Partido Socialista

    MANUEL HERRERA (Democracia Cristiana)
    Impresario, 58 anni, dirigente della UIA Unión Industrial Argentina. Candidato dalla Democracia Cristiana, partito che non conta comunque sull'appoggio dalla chiesa. Si autodefinisce industrialista.

    In sintesi, le prossime elezioni di aprile 2003, sono un dato in più per tener conto dell'attuale crisi politica Argentina. Candidati che in nessun caso superano il 17% di intenzione di voto, sottolineano la mancanza di appoggio, la crisi di rappresentanza e la mancanza di fiducia della cittadinanza in un sistema politico corrotto, che ha fatto sì che più del 50% della popolazione argentina oggi sia considerata povera.

    In ogni caso, il popolo argentino è pronto a dare battaglia, per costruire un nuovo spazio, che metta a termine definitivamente le pratiche politiche tradizionali.
    Oggi, a 14 mesi dall'Argentinazo, gli argentini continuano a non dare nessuna fiducia a nessun politico, occupando strade, piazze, fabbriche, e reclamando un futuro migliore per tutti.

    Ariel Ogando

    •   Alt 

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  2. #2
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    Imponente manifestazione oggi a Buenos Aires per reclamare la liberazione dei 4 piqueteros della Union Trabajadores Desempleados (UTD) di Salta, nord del paese, arrestati un paio di settimane fa.
    I 4 compagni sono stati incarcerati dopo essersi riuniti con rappresentanti governativi nel Congresso Nazionale a Buenos Aires.
    La riunione doveva essere un tentativo per cercare di risolvere la questione
    dell'indennizzazione che la Repsol-YPF (l'azienda YPF, ora privata, era anteriormente controllata dallo stato; ora dalla compagnia spagnola Repsol, che l'ha comprata), compagnia petrolifera, deve ai lavoratori che ha licenziato; e si concluse invece, come detto con l'arresto dei compagni (vedi: http://www.indymedia.ch/it/2003/04/7537.shtml). La scusa dell'arresto è quella di aver bloccato le strade della loro città, azioni che decine di migliaia di persone, non solo i piqueteros, compiono quotidianamente in tutta l'Argentina.

    Circa 20000 piqueteros di quasi tutte le organizzazioni si sono radunate sul ponte Puyrredon, luogo simbolo della lotta dei disoccupati organizzati dove furono uccisi il 26 giugno 2002 Dario Santillan e Maximiliano Kosteki. Dopo un paio d'ore di stallo (polizia armata come sempre da un lato e piqueteros
    all'altro lato del ponte) finalmente è partita la marcia, che dalla periferia della città ha portato il fiume umano alla Casa de Salta nel centro città.

    Il Polo Obrero e l'MTL (Movimiento Territorial de Liberacion) hanno deciso invece di radunarsi direttamente in centro città, davanti al ministero del
    Lavoro, reclamando 12500 posti posti nei piani sociali di lavoro del governo e l'aumento del sussidio di disoccupazione da 150 a 300 pesos.

    Davanti alla Casa de Salta Polo Obrero e MTL si sono uniti alla colonna di piqueteros dell'MTD Anibal Veron, del Frente Trabajadore Combativos (FTR),
    del Movimiento Independiente Jubilados Desempleados (MIJD), del Movimiento Teresa Rodriguez (MTR), e di tutte le altre organizzazioni che venivano dal
    Ponte Puyrredon e insieme hanno marciato verso la Plaza de Mayo, dove alcuni delegati si sono riuniti con il ministro dell'interno, Jorge Matskin.






 

 

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