INTANTO LA CATALOGNA VUOLE LA SOVRANITA'

MAURO BOTTARELLI
Lunedì prossimo la devolution approderà finalmente all’aula di Montecitorio per un voto parlamentare che rappresenta - alla luce dell’accorpamento del ddl Bossi nella riforma dell’articolo 117 - una seria verifica politica per la maggioranza di governo, eletta in base a un programma che poneva la devoluzione in testa alle priorità da raggiungere.
L’opposizione strepita gridando alla secessione e anche una parte minoritaria della Casa delle Libertà, quella notoriamente più recalcitrante verso l’abbandono del centralismo, nicchia e si erge a baluardo dell’operatività della Camera nell’azione legislativa. Ma mentre in Italia ci si allarma strumentalmente, in Catalogna - regione spagnola non certamente tacciabile di separatismo eversivo o pericolose tentazioni balcaniche - i nazionalisti di Convergencia y Uniò (a lungo alleati esterni del socialista Gonzalez, vecchio guru dell’Internazionale socialista in Europa) puntano in alto, ovvero alla sovranità, senza che Madrid gridi all’attentato e minacci l’uso dell’esercito o della Guardia Civil.
Certo, le critiche sono aspre e il dibattito rovente ma nessuno utilizza toni da disgregazione della patria, a meno che non si riconosca nella rinata Falange. In un’affollata conferenza stampa il segretario generale della CyU, Josep Antoni Duran Lleida, ha assicurato che il nuovo Statuto istitutivo della Federazione, nel quale si conferisce alla Catalunya lo status di Nazione sovrana associata alla Spagna, è una vera e propria scommessa e per questo non può essere rapportato alla questione basca. L’iniziativa, secondo il segretario generale aggiunto del CyU, Pere Macias, cerca infatti di dare vita ad una “autentica Costituzione catalana”. Duran ha sottolineato che il progetto «non richiede per essere posto in atto alcuna modifica costituzionale e rispetta l’iter legislativo di riforma dello Statuto previsto dalla Carta Magna».
Ha tuttavia riconosciuto, senza false ipocrisie, che il testo «è una scommessa» per il rafforzamento nazionale della Catalunya «alla quale CyU si vede obbligata come risposta all’atteggiamento dei governi del Psoe (socialista) e del Pp (popolari) in merito alla questione delle autonomie».
La scommessa della CyU si basa sul concetto di considerare la Catalunya come una Nazione sovrana che si associa volontariamente alla Spagna e con la quale pone in essere un rapporto bilaterale e specifico. Questo impianto strutturale e i rapporti che ne derivano sono contenuti in un documento presentato il 31 marzo scorso al Consiglio Nazionale della CyU.
Il progetto di statuto definisce la Catalunya come una nazione che «riconosce lo Stato spagnolo come una cornice di organizzazione politica nel quale essa si integra».
Questo riconoscimento, senza dubbio, «non implica la rinuncia all’esercizio democratico del diritto connesso ed irrinunciabile alla libera determinazione dei popoli». La relazione tra Spagna e Catalunya che la CyU propone è di tipo bilaterale, in modo che la Catalunya cessi di essere una Comunità autonoma e inizi ad avere un rapporto diretto con lo Stato. Si tratta di un rapporto basato su una “clausola di lealtà e rispetto” da parte dello Stato nel quadro risultante dal nuovo patto di autogoverno, nel quale la Generalidad (il governo autonomo) si riserva il diritto di indire consultazioni popolari. Riguardo ai simboli, la proposta afferma che «la bandiera nazionale della Catalunya godrà di una posizione di preminenza istituzionale rispetto a quella spagnola e a quella europea». Per quel che riguarda invece la lingua, è riconosciuto l’obbligo per tutti i catalani di conoscere sia il catalano che il castigliano.
In campo giuridico, le riforme poste in essere dalla CyU sono fortemente incisive. Il progetto di riforma prevede che la Generalitat prenderà parte all’elezione dei magistrati del tribunale Costituzionale, rivendica un potere giudiziario proprio per la Catalunya e affida al Tribunal Superior de Justicia della Catalunya (TSJC) il ruolo di tribunale di ultima istanza dove si concluderanno in via definitiva tutti i processi. Per quel che riguarda le forme di finanziamento, CyU disegna un sistema di imposizione simile a quello Basco.
Inoltre la Generalitat sarà incaricata di gestire, riscuotere e liquidare tutte le imposte, inclusa la potestà normativa. Ultima, ma non ultima, la presenza di un delegato catalano presso l’Unione Europea e presso l’Unesco. Pere Macias, da parte sua, ha sottolineato che il progetto «contiene una definizione approfondita di un nuovo quadro giuridico e politico» in grado di affrontare le sfide future, che ha riassunto in una sola: «la preservazione della nostra identità attraverso il riconoscimento e l’attualizzazione dei diritti storici della Catalunya». Macias ha sostenuto la necessità che il documento «goda dell’appoggio democratico dell’insieme della popolazione». Quanto al resto dei Partiti, il dirigente della CyU ha detto che riceveranno il documento. In merito a questo, ed alludendo ai socialisti catalani, ha assicurato che «con coloro che sono in grado di condividerlo possiamo raggiungere un accordo mentre con coloro che non sono in grado di condividerlo perché necessitano prima di ricevere l’avvallo del proprio referente centrale, il nostro compito sarà di aiutarli, anche nell'ottenere tale avvallo». Mentre si vanno conoscendo i dettagli della proposta della CyU, il partito Esquerra Republicana de Catalunya (ERC) si appresta invece a mettere a punto un suo progetto per un nuovo statuto che sarà presentato pubblicamente la prossima settimana, nel quale si propone un’attualizzazione del testo che il movimento propose già nel 1979. Il progetto, i cui punti fondamentali sono stati presentati dal segretario generale della ERC, Josep Lluís Carod-Rovira, si basa sul principio che tutte le Nazioni che non hanno un proprio Stato hanno la potestà per esercitare il proprio diritto alla autodeterminazione e, a partire da questo, propongono che la Catalunya si autodefinisca «un libero Stato Associato al regno di Spagna, all’interno della UE». Nel testo, la formazione indipendentista esprime il suo desiderio di ’uno spazio sociale catalano’ che renda possibile ’uno Stato catalano del benessere’, con competenza in materia di immigrazione, asilo, relazioni con l’estero, lavoro, pianificazione economica e servizi di coesione sociale. Inoltre ERC ritiene che il TSJC debba essere il Tribunale di ultima istanza e propone la creazione di un “consell de la Justicia” per garantire la «piena divisione tripartita dei poteri». Capito, se la proposta della CyU può sconvolgere qualche anima candida bisogna registrare il fatto che ne esiste una ancora più “spinta”: eppure, ad oggi non sono giunte notizie di crisi istituzionali a Madrid. Ricapitoliamo, in punti, le principali richieste. Rappresentanza: il Parlamento catalano rappresenta il popolo della Catalunya ed è depositario della sua sovranità. Organizzazione: La Catalunya riconosce lo Stato spagnolo come il quadro politico di riferimento nel quale si integra come Nazione. Questo riconoscimento non implica la rinuncia all’esercizio democratico del diritto connesso ed irrinunciabile alla libera autodeterminazione dei popoli. Simbolo: Alla bandiera nazionale della Catalunya è riservato un posto di preminenza istituzionale. Lingua: tutti i catalani hanno il dovere di conoscere il catalano e il castigliano. Amministrazione unica: La Generalitat assumerà le funzioni esecutive che lo Stato esercita in Catalunya. Giustizia: si rivendica un potere giudiziario proprio, strutturato in modo che il Tribunal Superior de Justicia de Catalunya sarà il foro di massima istanza in cui si esauriranno tutti i processi. Finanziamento: una commissione mista determinerà la quota fiscale che dovrà essere devoluta al nuovo Stato allo scopo di finanziare le spese dello Stato di Catalunya e come contributo alla solidarietà interterritoriale. Relazioni internazionali: La Catalunya rappresenterà se stessa, come membro autonomo, in seno all’Unione Europea e all’Unesco. Inoltre, a questo non deve apparire un’appendice accessoria, si richiede il riconoscimento dell’Uefa e delle altre organizzazioni sportive internazionali delle selezioni catalane, a partire da quella calcistica sull’esempio della “selekzioa” basca. E dire che qui c’è qualcuno che ancora perde tempo in battaglie di retroguardia con i retaggi imperiali di Roma capitale - pur dichiarandosi federalista ed europeista convinto.