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    Predefinito Modigliani a Palazzo Reale

    Sarà Milano l'unica tappa italiana della mostra dal titolo La felicità è un angelo dal volto severo, che raccoglie 110 opere di Amedeo Modigliani. La rassegna, che attualmente si trova esposta al Musée du Luxembourg di Parigi, sarà nel capoluogo lombardo da domani fino al 6 luglio 2003, al Palazzo Reale.

    Amedeo Modigliani è uno di quegli artisti di cui si sa tutto e si conosce poco. La gente sa che è vissuto a Parigi, che era sempre in miseria, si ubriacava, si drogava, che è morto giovane, che dipingeva figure dal collo lungo e nudi sensuali. E corre a vederlo. Gli storici dell’arte sanno che è vissuto a Parigi, che non è stato cubista, né futurista, né niente. E storcono la bocca. Alcuni lo collocano in una vaga “scuola di Parigi”, insieme a Chagall e Utrillo. Altri lo inseriscono nelle maglie larghe del “rapporto con l’arte primitiva”, ma il tentativo riesce male. Altri ancora titolano “Il caso Modigliani”, compilano una scheda a parte, e voltano pagina con un sospiro di sollievo.
    In realtà, Modigliani è stato un artista complesso e una voce importante nell’Europa degli anni Dieci. Anche osservando le opere della mostra milanese, si vede quale lezione di stile diano molti dei suoi ritratti, dei suoi nudi, delle sue figure. Modigliani ha capito Cézanne, ha guardato alle maschere africane, ha dialogato con l’arte orientale (il Ritratto di Lunia Chechowska, che è il logo della mostra, ha il volto di una statua khmer). Ma, essendo italiano, e avendo amato fin dalla giovinezza il Duecento e il Trecento toscano, ha mescolato alle nuove conoscenze le antiche suggestioni. Le dissimmetrie dei suoi volti, che nascono da Cézanne, si sovrappongono alle petulanti fisionomie di Tino da Camaino o di certi senesi trecenteschi. Le sue prospettive sgrammaticate sono tipiche del moderno, ma anche del Medioevo. I suoi colli lunghi rimandano a canoni extraeuropei, ma anche al nostro manierismo. I suoi nudi sono inquadrati con taglio fotografico, ma su di loro aleggia il fantasma delle Veneri giacenti.
    In una mostra che, nelle intenzioni del curatore Marc Restellini, si propone di riabilitare il genio di Modigliani, non poteva mancare un omaggio a quella che è stata la figura più importante della sua vita: amante, modella, musa ispiratrice e artista lei stessa. La rassegna comprende, infatti, alcuni lavori di Jeanne Hébuterne, che si tolse la vita il giorno dopo la morte di Modigliani: aveva ventun anni ed era incinta di otto mesi della loro seconda figlia. Quei lavori sono più di una semplice curiosità: sono la traccia di un’esistenza, di fronte al cui mistero servono a poco le categorie. Tantomeno quelle degli storici dell’arte.

    Un’ultima osservazione, in margine alla mostra: si sussurra che alcuni specialisti nutrano sospetti su qualche opera esposta. Si attendono polemiche. Altro che bohème: sono i falsi la vera maledizione dell’artista.
    (Elena Pontiggia su Il Giornale)


    * 20 marzo - 6 luglio 2003
    * Milano - Palazzo Reale (Piazza Duomo, 12)
    * Tutti i giorni 10.00 - 20.00
    * Giovedì 10.00 - 23.00


    Lunia Chechowska


  2. #2
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    Predefinito

    Il suo nome era nell'aria. Da troppo tempo la sua figura d'artista inquieto mancava all'appello nel panorama espositivo italiano. E oggi finalmente, attesissimo, Modigliani torna protagonista di una grande kermesse, ideata dal parigino Musée du Luxenbourg (dove ha già conquistato 300mila visitatori) e importata a Milano ad opera della coproduzione Comune-ArtificioSkira.







    Dopo anni di assenza dalle scene delle più celebri sedi museali nostrane, dovuti in parte all'aurea di sospetto che da sempre circonda questo personaggio amato e controverso, Modì torna a Palazzo Reale, in quelle stesse sale che quarantacinque anni fa, nel 1958, già ne accolsero dipinti e disegni, frutto di una brevissima quanto intensa vita d'artista. Di una vita consacrata all'arte, fatta di entusiasmi e di battute d'arresto, di irrequietezza e di un'inesausta ricerca linguistica. Modì il pittore maledetto, Modì il silenzioso, Modì l'eterno incompreso che non finisce di sedurre, di stregare col fascino arcano delle sue figure evanescenti, delle sue donne longilinee dagli occhi profondi, sinuose silhouette dai corpi allungati, esito di un'esigenza compositiva costruita su ritmi e precisissime armonie.

    http://www.sapere.it/tca/minisite/ar...digliani11.jpg





    Le 110 opere esposte, fra le quali alcune novità rispetto al percorso dell'edizione francese, rievocheranno per tappe la vicenda di questo giovane livornese cresciuto a contatto con l'esperienza di Fattori e della sua cerchia, formatosi a Parigi negli anni della grande rivoluzione cubista e maturato sperimentando in proprio le suggestioni derivate da una certa cultura post-romantica e decadente, e dalla scoperta della scultura negra ai tempi della sua amicizia con Brancusi.

    Trent'anni di lavoro divisi fra drammi e piccole conquiste, fra amore e sofferenza, stima degli amici e diffidenza del pubblico. Un pubblico che, solo a distanza di decenni, comprese la vena lirica e sentimentale delle sue immagini sospese, la profondità e la grande poesia che si celavano dietro i volti dell'amico Max Jacob, di Lipchitz, del carissimo Soutine, della venditrice di fiori, della bimba con le trecce della porta accanto, della bohémienne o di colei che più di chiunque altro ne comprese il genio e che egli amò incondizionatamente. Dietro i suoi occhi acquosi e le sue labbra sottili Jeanne Hébuterne nasconde, infatti, la sua vicenda di compagna, di intellettuale e d'artista (eccezionale la presenza in mostra di alcune sue opere esposte per la prima volta al mondo) legata a Modì a tal punto da suicidarsi dopo la tragica morte del pittore.

    In una mostra, dunque, che varca i confini dell'antologica per seguire le tracce di un'autentica storia d'amore, prende forma così il carattere complesso di un grande protagonista della figurazione del Novecento, e con lui il profilo di un'epoca che dietro le luci di Montparnasse presagiva gli esiti di un imminente giro di boa.


    (a cura di Chiara Gatti)

    Da: http://www.sapere.it/tca/minisite/ar...odigliani.html



  3. #3
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    Predefinito

    Sembra che la vita di Amedeo Modigliani celi un segreto inquietante...
    Scrive la studiosa di storia dell’arte Maria Vescovo: Il pittore poneva spesso, accanto alla sua firma, il numero della Bestia dell’Apocalisse, il 666. Molte sue opere sono “segnate” da simboli, lettere ebraiche, numeri (si notano soprattutto il 6 nei riccioli sulla fronte delle figure femminili e gli orecchini a triangolo), sigilli (il sigillo di Salomone o Stella di Davide), che Modigliani ha volutamente “nascosto”, per canalizzare una seconda lettura che doveva essere compresa da pochi…
    Dunque, un Modigliani inconsueto, con profonde conoscenze esoteriche e, sembrerebbe, anche convinto di essere un predestinato se è vero, come scrive Maria Vescovi, che si sentiva un messia, colui che trasforma la materia grezza, colui che possiede la Saggezza… I riscontri sono moltissimi, e non certo casuali, e si trovano parecchie opere che possono documentare e confermare tutto questo. (Da Risk, arte oggi, Settembre-Ottobre 1994, n. 14, pag. 11)

    I riscontri saranno anche moltissimi, ma io non ne ho trovati, anche perché non ho gli strumenti per intraprendere una ricerca approfondita… Però so che a Livorno, nella casa natale del pittore (dove vengono organizzate mostre, conferenze, eventi musicali e proiezioni di diapositive e video…), è nata una specie di scuola che si propone di stimolare, con borse di studio, nuove ricerche riguardanti soprattutto l'aspetto esoterico-ebraico nel lavoro di Amedeo Modigliani. E così, si realizza il desiderio della figlia Jeanne che, poco prima di morire, nel 1984, si era augurata che la casa natale fosse trasformata in un centro studi sull'opera del padre.


 

 

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