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Un documento, redatto dagli attuali uomini di Bush nel 1998, prevede una strategia globale di dominio americana. L'Iraq è solo la prima tappa. L'Europa non sarà risparmiata. E l'Onu viene messo da parte.
di Melissa Bertolotti

WASHINGTON – La supremazia degli Stati Uniti. A livello politico, economico e militare. Questo il grande sogno americano, scritto a chiare lettere nel Progetto per un nuovo secolo americano. Un documento che, redatto nel 1998 da un comitato ristretto formatosi nella primavera dell’anno precedente, immagina il dominio statunitense dell’intero globo. L’ipotesi è quella di un impero democratico e liberale, sul modello romano con le ovvie attualizzazioni. Ma gli obiettivi sono chiari. In diversi passaggi, infatti, si legge che gli Stati Uniti, per raggiungere gli obiettivi prefissati, devono liberarsi dei vincoli imposti dalle Nazioni Unite, e soprattutto dal suo Consiglio di Sicurezza. E, allo stesso tempo, limitare la crescita economica e militare dell’Unione europea. Mancava un “evento catastrofico e catalizzatore, una nuova Pearl Harbor”, come sostiene lo stesso documento. E l’11 settembre ha fornito questa “opportunità epocale”. Tanto che il giorno dopo l'attacco alle Twin Towers Rumsfeld disse al Consiglio dei ministri che "il primo round della guerra al terrorismo è l'attacco all'Iraq".

La guerra all’Iraq decisa nel 1998. E’ datata 16 gennaio 1998 la lettera firmata dal Project for a New American Century e indirizzata a Bill Clinton in cui si chiede un intervento militare contro Saddam Hussein e una ridefinizione dei rapporti con le Nazioni Unite. "A breve termine – si legge nel documento – bisogna essere pronti a un'azione militare senza riguardi per la diplomazia. A lungo termine bisogna disarmare Saddam e il suo regime. Siamo convinti che, in base alle risoluzioni dell'Onu esistenti, gli Stati Uniti, hanno il diritto di prendere tutte le iniziative necessarie, compresa quella di dichiarare guerra, per garantire i loro interessi vitali nel Golfo. La politica degli Stati Uniti non dovrebbe in nessun caso essere paralizzata dalla fuorviante insistenza del Consiglio di sicurezza sull'unanimità".

Gli uomini di Bush dietro al PNAC. I firmatari di quella lettera, e dell’obiettivo poi perseguito, sono i falchi dell’attuale amministrazione Bush. Da Dick Cheney, oggi vice presidente della Casa Bianca, al segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, passando per il vice segretario alla Difesa Paul Wolfowitz e il responsabile delle "questioni di sicurezza globale" Peter Rodman. Ma anche il segretario di Stato per il controllo degli armamenti John Bolton, il vice ministro degli esteri Richard Armitage, l'ex vice ministro della difesa dell'amministrazione Reagan e ora presidente della commissione difesa Richard Perle, il capo del Pnac e consigliere di Bush, William Bristol, noto come il cervello del presidente e Zalmay Khalilzad, che dopo essere stato ambasciatore speciale e responsabile del governo dell'Afghanistan ora è l'ambasciatore speciale di Bush presso l'opposizione irachena.

Dichiarazioni di guerra e di egemonia. Il presidente della commissione difesa Richard Perle è stato chiaro: “Dobbiamo combattere contro una varietà di nemici. Se mandiamo avanti la nostra visione del mondo, se l’abbracciamo completamente senza cercare di mettere insieme una diplomazia intelligente, ma scateniamo una guerra totale, allora i nostri discendenti canteranno le nostre lodi per gli anni a venire”.

Ricostruire le difese americane. Mantenere la superiorità degli Stati Uniti. Con un obiettivo chiaro: “Contrastare le potenze rivali e modellare il sistema di sicurezza globale in base agli interessi statunitensi”. Questa la linea guida del documento stilato nel settembre 2000 per “Ricostruire le difese americane”. In quest’ottica rientra anche la volontà di costruire uno scudo missilistico che permettesse di combattere più guerre contemporaneamente. Anche i tentativi di mantenere la pace, si legge, devono portare il marchio Usa piuttosto che quello dell’Onu.

Iraq, tappa verso l’Europa. Lo scenario descritto da Uri Avnery, pacifista israeliano di origine tedesca, è inquietante. Secondo lui la guerra preventiva all’Iraq voluta dagli ideologi del Pnac serve per dare battaglia anche all’Europa e al Giappone. "L'occupazione americana dell'Iraq – osserva – assicurerebbe agli Stati Uniti il controllo non solo delle vaste riserve di petrolio del paese, ma anche di quelle del Caspio e degli stati del Golfo. In questo modo potrebbero condizionare l'economia di Germania, Francia e Giappone a proprio piacimento, solo manipolando il prezzo del petrolio. Un prezzo più basso danneggerebbe la Russia, uno più alto rovinerebbe Germania e Giappone".

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Non per fare del facile antiamericanismo di stampo marxista...o per esigenze elettorali in stile ulivo, ma sinceramente sono molto preoccupato ,da federalista e tradizionalista convinto quale sono, per il nostro futuro e per il futuro delle piccole patrie e di tutte quelle regioni o comunità etniche che lottano per l'indipendenza sparse per il mondo.
Non riesco a capire come un federalista, un localista un DECENTRATORE di poteri e competenze, possa conciliare la propria sete di libertà ed autonomia, con progetti folli di dominio politico-economico su scala GLOBALE, come quelli che stanno portando avanti gli americani, già un europa super stato mi puzza e mi disgusta, figuriamoci un disegno ACCENTRATORE di tale livello.
Il problema è che queste non sono illazioni, ipotetiche congetture o ipotetici complotti, ma bensì prove certe e sicure, esiste attualmente un progetto firmato da molti membri importanti dell'amministrazione bush che rema in questa direzione di governo unico mondiale, prove sotto gli occhi di tutti.
si sta ripetendo in chiave moderna quello che a suo tempo fecero i romani

http://www.newamericancentury.org/