Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Manifestazione pacifista contro politica guerrafondaia dei DS

    Corrire della Sera 12-APR 182
    Corteo di Roma: protesta davanti alla sede Ds per la guerra che avvenne in Kosovo

    ROMA - Alcuni partecipanti alla manifestazione pacifista di Roma hanno inscenato una protesta davanti alla sede dei Democratici di sinistra, in via Nazionale. I dimostranti hanno contestato al precedente governo l'avallo dato al conflitto in Kosovo esibendo uno striscione su cui si leggeva: "Vergogna!". (Agr)
    Saluti Liberali
    Giorgio

  2. #2
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    Corrire della Sera 12/04/2003
    La politica, di corto respiro, dei grandi raduni

    GLI ANGELI E LA PIAZZA

    di GIUSEPPE DE RITA

    Mai volare più in alto del proprio angelo custode. Questo antico consiglio di un saggio sacerdote non vale solo per qualche generoso giovane idealista ma anche e specialmente per la nostra classe dirigente, molto attratta in questo periodo dalla tentazione di volare alto affermando nobili valori, ma dimenticando che essi restano inerti se non ci si impegna a tramutarli in decisioni e comportamenti, cioè in azione politica. Non si può continuare a dire «pace-pace» e non esprimere un’idea pur rudimentale di come prima ottenerla e poi gestirla. Non si può continuare a proclamare «diritti-diritti» e non avere una concreta linea di loro promozione; non si può continuare a richiamare il «primato della persona» (in una gamma di appelli che va dal Cardinal Ratzinger a Bruno Trentin) e non avere alcuna idea di come gestire quella grande dose di individualismo e di soggettivismo etico che da tale primato discende.
    Certo le fascinazioni intellettuali sono spesso irresistibili, ma è probabile che invece la classe dirigente si ritrovi impotente di fronte al carattere molto segmentato, molecolare, quasi granulare della nostra società.
    Una società che ha rotto e reso inservibili quelle appartenenze (ideologiche, partitiche, associative, corporative), su cui per anni si è fatta politica e che di conseguenza pericolosamente scivola verso una configurazione di «popolo indistinto» rispetto al quale la politica pensa di poter operare utilizzando messaggi valoriali altrettanto indistinti, ma nel fondo coerenti con la platea che si presume di avere davanti.
    Ma più si declamano i valori alti, meno si dà spazio alla responsabilità dell'agire. Questa pigra propensione può essere capita, se non accettata, se si pensa a quell’invasivo «buonismo di popolo» che caratterizza l’attuale momento; ma non può essere accettata nella classe dirigente, che è tale solo se si prende la responsabilità di coagulare interessi, comportamenti, progetti, decisioni. Non si fa politica radunando in piazza, in emotiva contiguità corporale, milioni di persone che credono nei diritti, nella pace, nel primato della persona, nella libertà, nella giustizia e quant’altro.
    Il radunare è facile quanto inutile, perché la nostra società va aiutata ad uscire dall’indistinto, va cioè condensata e ri-coagulata nelle sue sedi intermedie di dinamica sociopolitica, va ricostituita nei suoi meccanismi di rappresentanza, va accompagnata nella ricerca di nuove articolate identità collettive.
    Per questo occorre lavorare sulle comunità territoriali, nel gran mondo delle reti di solidarietà sociale, nelle sedi istituzionali intermedie (dai consigli regionali alle comunità montane), nelle strutture di nuova autonomia funzionale (dalle università alle camere di commercio).
    Occorre cioè volare più basso dell’angelo custode, lasciando che lassù voli chi ha qualche pontificale legittimazione.
    Purtroppo i nostri politici, più che a fare squadra per battere tali diversi sentieri, hanno la tendenza ad ergersi a guide elette del popolo indistinto. Si rendano però conto che i raduni (di piazza o mediatici che siano), non possono essere ripetuti all’infinito perché la loro capacità di attrazione decade in poche puntate. Ed è probabile che nel giro di qualche anno subirà un ripensamento anche quella personalizzazione della leadership che tante connessioni ha con il popolo indistinto.

    Giuseppe De Rita
    Saluti Liberali
    Giorgio

  3. #3
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    Predefinito statalismo, antiamericanismo, povera d'idee ... sinistra italiana

    Corriere della Sera 12/04/2003

    BLAIR, ATTO SECONDO

    di ANGELO PANEBIANCO

    La sinistra moderata italiana sembra pronta a riannodare i legami con l'unica sinistra vincente (in guerra come in politica) che ci sia in questo momento in Europa: il laburismo di Tony Blair. Colui che era diventato il «rinnegato» Blair prima che la guerra scoppiasse e nei primi giorni del conflitto, torna ad essere un «bravo ragazzo» con cui occorre di nuovo dialogare. Complicato e rivelatore è il rapporto fra la sinistra moderata italiana e Tony Blair: egli rappresenta ciò che essa non è, che vorrebbe essere, e che probabilmente non sarà mai. Guerra a parte, Blair è il primo esempio di una sinistra compiutamente post-socialista in Europa. Una sinistra che è tale perché persegue l'equità ma coniugandola a un individualismo liberale senza complessi, a una fiducia senza incrinature nella libertà individuale come vero motore del progresso civile. Un post-socialismo che si riallaccia alla tradizione britannica pre-laburista, che si ispira al liberalismo ottocentesco, e in particolare al grande leader liberale dell'epoca, William Gladstone (con cui Blair ha in comune anche le forti convinzioni religiose). La sinistra moderata italiana, invece, difficilmente potrebbe sbarazzarsi del tutto, come ha fatto Blair, dei tanti residui di quel socialismo statalistico che è tuttora parte rilevante della sua identità e della sua cultura politica.
    Ma la guerra ha mostrato anche altre differenze. Ha mostrato che Blair possiede la virtù (di cui non c'è traccia nella classe politica italiana) di un autentico «capo democratico». Che non è il servitore dell'opinione pubblica. Il capo democratico è colui che, rischiando di perdere il potere, prende per le corna il toro, affronta, sulle cose davvero essenziali, un’opinione pubblica contraria alle sue scelte e, fidando nella forza delle proprie convinzioni, cerca di spostarla sulle sue posizioni. E' ciò che ha fatto Blair, sfidando una parte consistente del suo stesso partito, sfidando, soprattutto, un'opinione pubblica in origine contrarissima alla guerra, e riuscendo infine a portarla dalla propria parte.
    Mentre, imbarazzatissima, si accinge oggi a partecipare a un surreale corteo contro la guerra (a guerra in Iraq quasi conclusa e con la tirannia già abbattuta), la sinistra moderata italiana può misurare la distanza che corre fra i veri capi democratici che si sforzano di guidare e di plasmare l'opinione pubblica e i poveri, ossequienti, servitori della medesima, disposti a mettersi al suo rimorchio, e a seguirla anche, con un misto di cinismo e di rassegnazione, nelle sue manifestazioni più infantili.
    La guerra in Iraq lascia in Europa un vincitore, Blair, e due sconfitti, il francese Jacques Chirac e il tedesco Gerhard Schröder, nonostante la legittimità dei loro no al conflitto. Ed è paradossale il fatto che se Blair riuscirà nel compito che si è dato, di ricucire i rapporti fra gli Stati Uniti e l'Europa, potrà farlo contando soprattutto sull'aiuto dei governi di centrodestra di Berlusconi e di Aznar. Ciò segnala l'ultima decisiva differenza fra Blair e la sinistra moderata italiana. Mentre contrastava le spinte unilateraliste di una parte dell’Amministrazione Bush, Blair nulla concedeva al sentimento antiamericano (presente anche in Gran Bretagna). Per quanti sforzi faccia, la nostra sinistra moderata, invece, non sa o non può sottrarsi alla pressione dell'antiamericanismo così diffuso nel suo elettorato. Da qui il paradosso di una sinistra italiana che, nelle circostanze create dalla guerra, ha dovuto scegliersi come eroe e guida spirituale un uomo di destra, il nazionalista gollista Chirac, anziché il liberale di sinistra Blair.
    Saluti Liberali
    Giorgio

  4. #4
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    Aggiungo una cosa al testo di Angelo.
    La sinistra italiana tenta di fare gli occhi dolci a Blair, mostrando ai propri elettori che è più buono del «cattivo» Bush, in due sole parole è ingenua e stupida: reca solo danno alla politica internazionale italiana.
    Saluti Liberali
    Giorgio

  5. #5
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    Ammesso che l' Italia abbia una politica internazionale

  6. #6
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    Non hai letto bene l'articolo:
    dice che è la sinistra che non ha un politica internazionale e danneggia solo l'Italia!
    Saluti Liberali
    Giorgio

  7. #7
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    Quello che dice Panebianco non è vangelo

  8. #8
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    Infatti, è onesto.
    Saluti Liberali
    Giorgio

 

 

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