Ue e Blair frenano sugli avvertimenti alla Siria
Solana: siamo preoccupati. Blair: Damasco non è nella lista dei Paesi da colpire. Fischer: concentriamoci sulla pace in Iraq
BRUXELLES - Gli avvertimenti e la minaccia di sanzioni lanciati dagli Stati Uniti alla Siria preoccupano l'Unione europea e anche il primo ministro britannico Tony Blair cerca di gettare acqua sul fuoco. «Siamo preoccupati», ha detto il rappresentante per la Politica estera e di difesa europea, Javier Solana, «perché il Medio oriente sta andando verso un processo davvero difficile. Penso che sarebbe meglio fare dichiarazioni costruttive per cercare di calmare la situazione». Alla domanda se si trattava di un appello a Washington ha risposto: «Sì, è un suggerimento».
Il presidente siriano Bashar el-Assad (Lapresse)
LA GRAN BRETAGNA FRENA - La Casa Bianca accusa apertamente la Siria di avere armi di distruzione di massa irachene, di aver sviluppato un proprio programma di armi chimiche e di aver dato rifugio a esponenti del regime di Saddam Hussein. L'accusa è accompagnata da minacce di sanzioni e di ispezioni Onu. Anche la Gran Bretagna ha preso le distanze dalle accuse americane, ma ha inviato avvertimenti a Damasco. «Non ci sono progetti per l'invasione della Siria», ha detto il premier britannico Tony Blair ai Comuni. Il ministro della Difesa Geoff Hoon ha detto che Londra vuole mantenere il dialogo con il regime siriano, anche se condivide il timore che ricercatori iracheni possano aver trovato rifugio in Siria. Il ministro degli Esteri Jack Straw ha assicurato che Damasco «non è nella lista» dei Paesi da colpire, ma dovrà fornire chiarimenti perché anche Londra sospetta che abbia armi chimiche.
GERMANIA E FRANCIA - «Dovremmo concentrarci per vincere la pace in Iraq e non per entrare in un altro confronto», ha rilevato il ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer. «Ci sono già abbastanza problemi, prima dobbiamo trovare le soluzioni», ha aggiunto il collega francese Dominique de Villepin, giunto a Lussemburgo all'incontro dei ministri degli Esteri dell'Ue dopo aver visitato quattro Paesi arabi, tra cui la Siria. «La nostra volontà è di condurre la Siria in un quadro di collaborazione perché dia un aiuto al processo di pace in Medio Oriente», ha detto il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini.
Assad ha incontrato il 14 aprile a Damasco il ministro degli Esteri saudita (AP)
«ASSAD È UN GIOVANOTTO CHE DEVE CAPIRE» - Ma a rincarare la dose ci ha subito pensato Ari Fleischer, portavoce della Casa Bianca. In una conferenza stampa ha giudicato il presidente siriano Bashar el-Assad «un giovanotto che deve capire il messaggio degli Stati Uniti e che deve decidere che posto la Siria vuole tenere nel mondo, anche se è un leader che ha già dato prova di sé e che ha la possibilità di prendere le decisioni giuste».
BUSH CHIEDE AIUTO AD AZNAR - Il presidente americano George W. Bush ha chiesto al premier spagnolo Josè Maria Aznar la sua assistenza per evitare che il governo siriano accolga «elementi indesiderabili» del regime iracheno di Saddam Hussein e per evitare che Damasco sviluppi armi chimiche. Bush e Aznar hanno parlato al telefono per circa 40 minuti e il presidente Usa, appellandosi ai buoni rapporti fra la Spagna e la Siria, ha chiesto al premier spagnolo la sua «collaborazione diplomatica».
14 aprile 2003
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