Domenica in 25 milioni al voto
BUENOS AIRES - Sono più di 25 milioni gli elettori che domenica in Argentina voteranno per scegliere il presidente della Repubblica che succederà al peronista Eduardo Duhalde, al potere dalle caotiche settimane di fine 2001, che segnarono la caduta del governo De la Rua. I candidati con possibilità concrete di affermazione sono cinque: tre d’origine peronista e due di provenienza radicale. Nessuno di loro, tuttavia, ha l’investitura ufficiale del partito. Tra i peronisti non c’è stato accordo per varare un candidato unitario e ne sono emersi tre: l’ex presidente Carlos Menem; Néstor Kirchner, sostenuto dal governo uscente; e Adolfo Rodriguez Saa. Gli altri due candidati sono la deputata Elisa Carrió e l'economista Ricardo López Murphy, usciti da tempo dal partito radicale e che si presentano ognuno per conto proprio. Stando ai sondaggi sulle intenzioni di voto, nessuno dei candidati va oltre il 20% e se questa previsione fosse confermata, sarà inevitabile un ballottaggio tra i primi due il 18 maggio.
La campagna elettorale si è svolta finora nella indifferenza generale. La gente è ancora preoccupata per la crisi economica e sociale che investe il Paese e forte è la sfiducia verso la classe politica, tanto che si paventa un’ondata di astensioni o di voti in bianco.
Il governo uscente diffonde da settimane dati che farebbero pensare a una qualche speranza di ripresa, soprattutto sulla base dei cresciuti introiti per le esportazioni di cereali e di carne, dovuti alla svalutazione della moneta. Ma rimane molto alta la disoccupazione (oltre il 20%) con tutta la sequela di malessere e di malcontento che comporta. Anche la produzione non sembra riprendere: il Fondo monetario internazionale conferma che il Pil argentino è ancora sotto del 20% rispetto al '98; il Paese resta fortemente indebitato (oltre 150 miliardi di dollari), l’insicurezza nelle grandi città scoraggia ancora, crescono povertà e denutrizione infantile.
In questo contesto si sta svolgendo l’ultima fase della campagna elettorale con una crescente gara di promesse e di impegni da parte dei candidati. Nonostante i processi, le denunce, le accuse e le polemiche che lo riguardano, il candidato che i sondaggi collocano al primo posto è l’ex presidente Menem, che ieri ha tra l’altro annunciato che la moglie, la cilena Cecilia Bolocco, Miss Universo nel 1987, è incinta e a dicembre gli darà il terzo figlio. Un fatto considerato benaugurante, visto che Menem aspira proprio alla terza presidenza (fu al governo fino al ’99). L’ex presidente rifiuta ogni responsabilità sul disastro del Paese, che attribuisce al malgoverno dei suoi successori, e si dice certo di vincere già al primo turno, esaltando i successi delle sue gestioni precedenti e assicurando di avere la ricetta per curare i mali dell'Argentina. Censura poi duramente gli altri candidati, che gli rinfacciano soprattutto la corruzione che caratterizzò la sua amministrazione. Su temi di politica estera taglia corto: se tornerà al governo, promuoverà una forte intesa con gli Stati Uniti, anche se tiene a chiarire che tale intesa non dovrà alterare gli accordi con il Brasile e la collaborazione con l'Ue.
Dante Ruscica
Tratto dal corriere della sera
E pensare che qualcuno aveva insinuato che le elezioni stavano per essere annullate.
Cordiali Saluti




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