Primo sì della Camera alla devolution: la minoranza lascia l’aula. D’Alema: se l’Italia vi fa schifo, non fate i ministri
Bossi tuona contro “Roma ladrona”
Ulivo a Berlusconi: ferma il senatur. Voci contro anche in maggioranza
La maggioranza vota del resto compatta a Montecitorio, ma Rocco Buttiglione, già ieri mattina, assicurava che si tratta di «un voto senza alcun significato», perché la devolution «finirà su un binario morto». Immediata la replica di Bossi: «E’ lui che è su un binario morto. Buttiglione è un chiacchierone, un rubinetto con la guarnizione rotta».
Bossi scatena comunque le polemiche più feroci tornando ad attaccare il ruolo di Roma capitale, previsto nella riforma del centrodestra, e rilanciando il suo progetto delle “vice-capitali”. «Così com’è scritto – tuona – torna Roma ladrona». Veltroni non ci sta. «Di fesserie offensive ne abbiamo sopportate molte, in questi giorni. Ora Berlusconi ha il dovere di smentire il suo ministro». Bossi suggerisce invece una sorta di trattativa, non si sa bene fra chi, sull’argomento. Dice di pensarla come l’Europa «che ha due capitali, Bruxelles e Strasburgo». Perché «se si vuol fare Roma capitale per pigliarsi i soldi» bisogna dare «a una serie di città la stessa possibilità di recuperare quattrini». Argomenti contro cui si schiera anche Storace (An), presidente del Lazio. «Io non credo che sia necessaria una trattativa per stabilire che uno Stato federale deve avere una capitale all’altezza: accade in tutto il mondo, lo capirà anche Bossi».
Alla Camera intanto è polemica fra l’Ulivo e la maggioranza. An, Udc e Fi continuano infatti a sostenere che prima o poi la devolution sarà inglobata nella riforma del titolo V della Costituzione. Ma Bossi nega, e Rutelli ha chiesto di conoscere a questo punto la riforma varata dal governo. Come facciamo a votare la devolution, ha chiesto infatti Rutelli, se non conosciamo il resto della riforma? Ma Casini ha ammesso che dal governo non è fino ad ora arrivato nulla in Parlamento.
«La sceneggiata del dibattito a Montecitorio è un vergogna per le istituzioni», accusa Rutelli. «E’ una umiliazione del Parlamento fatta da un moderno Ghino di Tacco incurante del danno che reca». «Se vi fa schifo l’Italia - gli fa eco Massimo D’Alema rivolto ai leghisti - non dovete fare i ministri». E il presidente Ds accusa Berlusconi per la debolezza mostrata verso Bossi, per la «mancanza di spina dorsale»: far votare un riforma costituzionale per consentire a Bossi di fare campagna elettorale «è il colmo dell’indecenza». (a.p.)
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La devolution avanza, ma fra polemiche, spaccature e veleni. La Camera ha approvato ieri con 272 «sì» e 3 voti contrari la riforma costituzionale (che ora dovrà tornare al Senato), ma Ulivo e Rifondazione non hanno partecipato al voto. E Umberto Bossi ha rispolverato l’accusa a «Roma ladrona» e Walter Veltroni, sindaco di Roma, chiede che sia lo stesso Berlusconi a intervenire per smentire il suo ministro, ma protestano anche diversi esponenti della Casa delle libertà
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Mastella: devolution
forma mascherata
di una secessione (magari!!!)
La devolution è «una forma di secessione mascherata». Mastella, segretario Udeur, non ha dubbi: «L'obiettivo di Bossi - spiega - resta quello di spaccare il Paese, separando di fatto le regioni forti da quelle più deboli, assestando così un colpo mortale al Mezzogiorno».
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Sterpa (Fi): la legge è approvata, ma finirà lo stesso nel cestino»
LE REAZIONI
Fiori e Buontempo, La Malfa, Sterpa e Bobo Craxi: tutti con il mal di pancia per la devolution di Bossi e annuncio pubblico di un voto in dissenso, di una fuga dall’aula o di un’astensione. La maggioranza è vulnerata in tutte le sue componenti. An si espone con un vice-presidente della Camera e un deputato che si è fatto un nome nelle periferie romane. La Malfa, presidente della commissione finanze, si porta appresso i suoi amici repubblicani del gruppo misto. Bobo Craxi rende nota l’astensione dei socialisti del nuovo Psi. Sterpa, il liberale di Forza Italia, dà voce al malumore laico del gruppo. Sarebbe per il no, ma decide di astenersi «per lealtà alla coalizione», e aggiunge: «In ogni caso, la legge è approvata, ma finirà nel cestino». Un percorso parlamentare «inelegante»; e dire inelegante, fa Sterpa, «è decisamente un eufemismo». Il carico da undici lo ha calato Bossi, tornando sul ritornello di Roma ladrona, convinto gli porti voti nel profondo Nord. Ma crea guai a un partito come An, che alle prossime elezioni si gioca la presidenza della provincia di Roma.
Fiori era incerto, ma è scattato sul no davanti a «frasi ingiuriose», perché «chi insulta Roma, insulta l’intera Italia». Ma le obiezioni a Bossi investono la sostanza della legge costituzionale, «avulsa» - dice Fiori - dalla riforma dell’intero titolo quinto della Carta, e concessa solo come «un manifesto elettorale a uso e consumo della Lega».
Buontempo si astiene perché nella legge non ci sono limiti alle materie (scuola, sanità, polizia locale) sottratte alle competenze dello Stato, e fa suo un argomento dell’opposizione: si discute di Bossi e non si conosce il testo della legge di governo che dovrebbe assorbirlo. La Malfa esce dall’aula dopo che cinque suoi emendamenti sono andati in fumo e protesta per non essere stato consultato dalla Cdl, né informato sul testo governativo. Sterpa condivide La Malfa sulle riserve alle «materia devolute»: cita scuola, formazione e polizia locale, ma non accenna, come fa invece La Malfa, alla sanità. L’Udc Baccini, sottosegretario agli esteri, ha dato luogo a un caso parallelo. Due dei suoi, Barbieri e Di Giandomenico, gli hanno chiesto di dimettersi perché in sede di partito ha detto che il governo «non ha una politica estera chiara» e che per l’Iraq la Farnesina «sta lavorando in maniera occulta». Non risulta che lo abbia fatto. A Bossi ha detto che le sue parole su Roma «si commentano da sole e non si possono prendere sul serio». Per il craxiano Robilotta, infine, «Bossi straparla, e Berlusconi dovrebbe riportarlo alla ragione».




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