Il copione contro le nazioni che si oppongono al disegno di dittatura planetaria atlantica è sempre lo stesso.
Prima le accuse di connivenza con il terrorismo, poi le sanzioni economiche per indebolirle (l’Onu è ormai un fantoccio in mano a Washington), dopo ancora le ispezioni agli arsenali e l’imposizione, sotto il ricatto di un intervento armato, della distruzione delle armi più efficaci, infine l’attacco militare, l’invasione, l’occupazione e la riduzione allo stato coloniale.
Nulla ferma l’escalation, perchè l’obiettivo atlantico è unicamente quello finale.
La Siria è già stata inserita dal dittatore Bush nell’elenco degli Stati Canaglia, le accuse di dare ospitalità ai terroristi sono già state formulate ed ora anche quelle di dar rifugio agli esponenti ba’athisti iracheni costretti all’esilio dalle ultime imprese militari.
E’ stato anche già tagliato il primo oleodotto ed un embargo è già pronto contro Damasco.
Insomma, la macchina da guerra è già in movimento.
La Siria non può certo tirare troppo la corda proprio ora che i soldati invasori sono dietro l’uscio di casa, ma sa pure che qualsiasi concessione si trasformerebbe poi in un vantaggio per il nemico, senza poter scongiurare il pericolo dell’invasione.
Per questo motivo la Siria non permetterà il controllo dei suoi arsenali. Damasco, che negli ultimi giorni si era detta pronta al dialogo con gli Stati Uniti, ha presentato a Washington il primo diniego. La notizia del rifiuto di ingresso agli ispettori è stata diffusa dal ministro degli Esteri siriano Faruq El Sharaa, dopo un colloquio con il presidente egiziano Faruq El Sharaa.
“La Siria non permetterà alcuna ispezione – ha detto – soprattutto dopo l’affermazione del Consiglio di Sicurezza di voler fare del Vicino Oriente una regione priva di armi di distruzione di massa.
Alcuni responsabili dell'amministrazione Usa – ha osservato ancora - hanno atteggiamenti pregiudiziali non solo contro arabi e musulmani ma contro alcuni europei, al punto che li abbiamo sentiti dire che c'é un'Europa vecchia ed una moderna. Naturalmente con questi atteggiamenti non ci saranno visioni oggettive e segnate da buone intenzioni".
Il ministro siriano ha così mostrato di comprendere i pericoli dell’Europa molto meglio di certi governanti coloniali europei, italiani su tutti.
Forse l’Europa moderna, quella che gli Usa considerano affidabile, è rappresentata da Israele, che geograficamente non fa parte dell’Europa, ma che Washington vuole imporre in ogni modo a Bruxelles.
L’entità sionista è la vera canaglia della regione. Detiene armi di distruzione di massa, comprese quelle nucleari, ha invaso i territori palestinesi, pratica sistematicamente la tortura dei prigionieri ed il terrorismo contro la popolazione civile, utilizza l’assasinio come strumento abituale e discrimina la popolazione sulla base razziale e religiosa. Ce ne sarebbe abbastanza per un intervento di polizia internazionale per catturare i dirigenti sionisti (molti con un passato da terrorista dichiarato, anzi vantato).
Invece nel mirino c’è la Siria e... l’Europa.
Abbiamo appena allargato l’Europa a 25 Stati membri (ormai è solo questione di tempo per l’atto formale), ma ci stiamo dimenticando che la nostra storia e le nostre tradizioni si intrecciano da millenni con quelle dei popoli fratelli che vivono sull’altra sponda del Mediterraneo. Abbiamo già tradito l’Iraq, non rendiamoci colpevoli di altre disattenzioni: potrebbe poi essere troppo tardi per rimediare.