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    Talking Migliaia in piazza a Bagdad: via gli americani

    Proteste nella capitale. I marines liberano 900 detenuti iracheni

    Dopo la preghiera del venerdì i fedeli si sono riversati per le strade gridando slogan contro gli Usa in nome dell'Islam unito
    BAGDAD - «No all'America. No allo stato secolare. Sì allo stato islamico». Migliaia di persone con Corano e striscioni hanno manifestato fuori dalla moschea di Bagdad e per le strade della capitale, chiedendo agli Stati Uniti di lasciare l'Iraq. Nel primo venerdì di preghiera da quando i tank Usa sono arrivati nel cuore della capitale irachena la scorsa settimana, l'imam Ahmed al-Kubaisi ha detto nel suo sermone che gli Stati Uniti hanno invaso l'Iraq per difendere Israele e ha negato che il suo Paese possegga armi di distruzione di massa. I fedeli alla fine della preghiera si sono riversati fuori dalla moschea gridando slogan anti-americani e agitando cartelli. Una protesta impensabile sotto il regime dell'ormai ex-presidente Saddam Hussein.



    Iracheni protestano a Bagdad contro gli americani (Ap/Pitarakis)
    GLI SLOGAN - «Lasciate il nostro Paese, vogliamo la pace», si legge in uno striscione. «No a Bush, no a Saddam, sì all'Islam», dice un altro. Gli organizzatori della manifestazione si sono definiti il Movimento unito nazionale iracheno e hanno detto di rappresentare sia la maggioranza irachena sciita musulmana che i potenti sunniti. Gli sciiti, vicini alla leadership iraniana, sono stati messi al margine sotto il governo sunnita di Saddam e alcuni iracheni temevano che sarebbero potuti scoppiare scontri fra fazioni. «No sciiti, no sunniti, sì all'Islam unito», si legge in un altro striscione. In piedi su camion rovesciati per strada molti uomini, alcuni con turbanti e barbe lunghe, cantavano «Siamo fratelli sunniti e sciiti, non venderemo questa nazione».

    Le proteste a Bagdad clicca su una foto per andare alla galleria




    POCHI MESI - «Daremo ai soldati americani pochi mesi per lasciare l'Iraq. Se non lo faranno, li combatteremo con i coltelli», ha detto uno dei dimostranti. Un comunicato emesso dal movimento spinge gli iracheni a opporsi al «governo federale che gli Stati Uniti vogliono instaurare nei prossimi giorni». «Il nostro movimento vuole che ogni iracheno prenda parte alla ricostruzione dell'Iraq e renderlo un nuovo stato moderno», si legge nella nota, firmata da Kubaisi. A Teheran, un importante religioso sciita ha chiesto che le forze Usa se ne vadano. «Uniti gli uni agli altri spedite America e Gran Bretagna fuori dal vostro paese. E' un dovere per la nazione irachena», ha detto l'ayatollah Mohammed Emami-Kashani in un sermone trasmesso in diretta dalla radio. Gli Usa hanno detto che sarà un ex generale americano a guidare il governo ad interim in Iraq.

    DETENUTI - Intanto le forze anglo-americane hanno rimesso in libertà oltre 900 detenuti iracheni, mentre continuano gli accertamenti, tra le migliaia di catturati, per appurare quali siano effettivamente i militari. Un portavoce del dipartimento americano della Difesa, ha sottolineato che quelli rimessi in libertà non erano combattenti. Secondo i dati ufficiali, le forze alleate hanno in Iraq 6.850 prigionieri, catturati nel corso dell'avanzata.
    18 aprile 2003
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Manifestazioni dopo la preghiera del venerdì in cui gli imam
    hanno acceso gli animi con discorsi sull'unità dell'Islam
    "Americani tornate a casa"
    Corteo di protesta a Bagdad


    BAGDAD - "Il petrolio è nostro", "Americani tornate a casa", "Difenderemo l'Islam". Gli slogan sono rimbombati nelle strade intorno alle moschee di Bagdad dove, 10 mila persone, dopo aver ascoltato la "Jutba", il sermone del venerdì, hanno inscenato una manifestazione di protesta.

    E' la prima grande manifestazione dalla fine della guerra e non a caso è maturata nelle moschee durante la preghiera del venerdì, la più importante per i musulmani. Tanta gente è andata alla moschea principale della città e in molti sono rimasti fuori non riuscendo ad entrare nel luogo di culto.

    Uno dei centri della protesta è stata la moschea Abu Hanifa, in cui l'imam Al-Khatib ha tenuto un discorso sull'unità dell'Islam. Un discorso che ha infuocato gli animi e così, alla fine della preghiera si è formato un corteo che ha percorso le strade di un quartiere sunnita e pronunciato slogan contro George W. Bush e Saddam Hussein, invocando l'unità dell'Islam contro l'invasore. "Il petrolio è nostro", "Americani tornate a casa" si è sentito gridare dal corteo, dove c'erano sunniti in stragrande maggioranza ma anche sciiti del quartiere confinante.

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    Stesse scene sulla piazza davanti alla moschea Imam al-Adam, in pieno centro città dove, nel suo discorso, l'attuale imam della moschea, Ahmed al-Ghubesy, ha sottolineato che gli Stati Uniti e i loro alleati stanno perpetrando a danno dell'Iraq esattamente lo stesso che accadde nel 656, quando la regione fu invasa dalle orde mongole.

    Anche qui, dopo la preghiera, manifestazioni a favore dell'Islam e richieste di mantenimento dell'unità dell'Iraq e del suo popolo. I dimostranti, irritati dall'arrivo di una pattuglia di marines che si è subito ritirata, intonavano slogan come "Difenderemo l'islam con il sangue e con la nostra anima" e, "Sciiti e sunniti, siamo il medesimo popolo". Le due comunità, l'una maggioritaria numericamente ma di fatto da sempre assoggettata all'altra, sono divise da una profonda rivalità che il regime di Saddam Hussein ha esasperato, privilegiando sistematicamente i sunniti.

    (18 aprile 2003)

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    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Baghdad, 10mila in piazza contro Bush e Saddam


    Diecimila persone sono scese per le strade della capitale irachena al grido di "il petrolio è nostro, gli americani se ne devono andare". Slogan contro il presidente Usa e il raìs.


    BAGHDAD – Diecimila persone in piazza contro Bush e Saddam. E’ successo a Baghdad, dove una folla immensa ha manifestato prendendo avvio dalla moschea Abu Hanifa, in cui l'imam Al-Khatib ha tenuto un sermone.

    Si tratta della prima grande manifestazione avvenuta nella capitale irachena dopo l'inizio della guerra. I manifestanti hanno percorso le strade di un quartiere sunnita e pronunciato slogan contro George W. Bush e Saddam Hussein, invocando l'unità dell'islam contro l'invasore. "Il petrolio è nostro", "americani tornate a casa" si è sentito gridare dal corteo, dove c'erano sunniti in stragrande maggioranza ma anche sciiti del quartiere confinante.

    (18 APRILE 2003, ORE 18:13)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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