Sproloquiano tutti.
"La cattura di Abu Abbas è un colpo molto importante per la risoluzione della questione palestinese: inoltre, dimostra il contatto stretto tra Saddam Hussein e il terrorismo internazionale. Se la prove addotte da Colin Powell prima della guerra contro l'Iraq erano poco rilevanti, questa è molto importante". Così lo “storico” Ennio Di Nolfo, pro rettore per le relazioni internazionali dell'università di Firenze, interviene - ripreso da Il Velino - nel dibattito aperto dall'arresto del terrorista palestinese, che nel 1985 fu protagonista del sequestro della nave Achille Lauro e oggetto dei contrasti sorti a Sigonella tra Italia e Stati Uniti.
A proposito della richiesta di estradizione di Abbas, dichiarata l’altro ieri dal ministro della Giustizia Roberto Castelli, Di Nolfo dice: "Oggi come nel 1985, la diplomazia italiana si dimostra - al di là delle usuali polemiche sulla nostra politica estera - in grado di prendere posizioni nette e chiare nei momenti critici. Allora la linea seguita dal presidente del Consiglio Bettino Craxi aveva un senso preciso, non così tragicamente antiamericano - ribadire il diritto di sovranità sul nostro territorio. Oggi", prosegue il politologo-occidentalista, senza la minima vergogna, "lo scopo è agire a difesa di una sentenza emessa dalla magistratura italiana".
La richiesta del ministro della Giustizia Roberto Castelli di estradare Abu Abbas in Italia ha suscitato un vivace dibattito, che si è rapidamente trasformato in un referendum postumo sulle decisioni dell'allora governo Craxi. Il punto, però, non appare essere tanto la legittimità dell'atto annunciato dall'esecutivo, quanto piuttosto la disponibilità degli Stati Uniti, che hanno catturato il terrorista palestinese, a consegnare quest'ultimo all'autorità giudiziaria italiana, con i parenti della vittima ebreo-americana che chiedono un processo negli Usa e che si fanno forti della recente legislazione “antiterrorismo” inventata ad hoc da Bush jr all’indomani dell’11 settembre per vulnerare ovunque il diritto internazionale ed attuare la legge del Far West con “taglie”, estradizioni ad hoc, codificazione della nullità dei vari diritti sovrani delle nazioni e così via.
La vicenda dell'Achille Lauro, con l'uccisione del cittadino americano di religione ebraica Leon Klinghofer e il conseguente braccio di ferro tra militari italiani e statunitensi a Sigonella, e nei cieli d’Italia, rappresentò un atto formidabile - l’unico dal dopoguerra in poi - di rivendicazione della nostra sovranità nazionale.
Il dittatore democratico americano George W. Bush ha illustrato chiaramente il proprio pensiero in merito, affermando che Abbas si è macchiato di un gravissimo delitto contro un cittadino Usa e che l'estradizione dovrà avvenire verso l'altra sponda dell'Atlantico. Ciò fa pensare a tutti che l'eventualità di vedere Abbas scontare la pena in un carcere italiano sia molto ma molto remota. Non si sbilancia, invece, il senatore di An Giuseppe Consolo, che ebbe a che fare con questioni giuridiche analoghe all'epoca del processo alla cosiddetta 'pista bulgara' per l'attentato al Papa del 1981, nel quale assunse la difesa di Sergei Antonov: "Il problema", dice Consolo, "è prevalentemente politico, più che giuridico. Sono convinto che la questione verrà risolta tra i ministri degli esteri dei due paesi, non certo tra giudici".
D’altra parte la fine della nostra sovranità nazionale, anzi la limitatissima o nulla nostra indipendenza dal padrone atlantico è un fatto che neanche i bambini in fasce possono mettere in dubbio. Come ben dimostrato, e in tempi non sospetti, addirittura dall’arrogante decisione americana di processare, far finta di condannare e poi liberare i propri piloti autori della strage del Cermis.
Allora fu D’Alema a calarsi i calzoni, oggi Berlusconi.


Vanessa Maggio