A Udine la Lega Nord raccoglie firme contro il cimitero islamico
Dordolo (Carroccio): a Paderno la gente è contro il progetto. E su questo caso gli ex An Bertoli e Arpino prendono le distanze dal gruppo
Domani in extremis il Popolo delle libertà tenterà di ricucire lo strappo
Lega, 350 firme anti-cimitero islamico ma sul voto in consiglio il Pdl è diviso
di GIACOMINA PELLIZZARI
La Lega nord raccoglie le firme contro le sepolture islamiche nel cimitero di Paderno. Ieri, in tre ore, la petizione illustrata nel mercato di viale Vat è stata sottoscritta da 350 persone. Tutto ciò mentre nel Pdl scoppiava un caso politico visto che, su questo tema, il gruppo è diviso. Gli ex An, Stefano Arpino e Piergiorgio Bertoli, infatti, nel condividere la tesi di Gianfranco Fini, non hanno intenzione di seguire il capogruppo Loris Michelini, che ha annunciato il voto contrario. E così domani i coordinatori provinciali Fabio Marchetti e Mario Virgili cercheranno di ricucire lo strappo in un incontro indetto in Provincia.
L’anima di Alleanza nazionale del Pdl, insomma, lunedì sera in consiglio comunale potrebbe astenersi o votare con la maggioranza di centro-sinistra per riservare, nel cimitero di Paderno, un’area agli islamici. «La mia – spiega Arpino – è una posizione di grande apertura e nel gruppo consiliare del Pdl ci sono sensibilità diverse come in Parlamento». Arpino, in effetti, non ha alcun problema a confermare che lui segue le posizioni del presidente della Camera, Gianfranco Fini, lasciando intendere che anche nel Pdl udinese si stanno evidenziando le stesse diversità di vedute che caratterizzano il partito a livello nazionale. Certo è che la posizione degli ex An ha alimentato più di qualche malumore tra i vertici del partito, tant’è che il capogruppo del Pdl, Loris Michelini, sentito il coordinatore regionale, Isidoro Gottardo, ha ufficializzato che «la posizione del Pdl sull’area islamica nel cimitero di Paderno è di contrarietà per rispetto dei residenti». Seppur convinto che «tutti hanno diritto alla sepoltura senza distinzione di razza, religione e nazionalità» Michelini sostiene che «non si può mettere uno contro l’altro nello stesso cimitero quando sappiamo che gli islamici non accettano promiscuità». A suo avviso, quindi, «i tempi non sono maturi per fare queste differenze. Proprio perché la storia friulana è sempre stata aperta all’ospitalità – continua –, tutti possono essere sepolti nel rispetto delle leggi vigenti nei nostri cimiteri». Peccato che Arpino consideri «imprudente» questa posizione» anche se Michelini aggiunge che «chi non voterà contro il cimitero islamico lo farà a titolo personale perché quella non è la posizione del partito».
Lo strappo è evidente ecco perché domani pomeriggio, alle 16, prima dell’inizio della seduta di consiglio comunale, l’intero gruppo del Pdl è stato convocato dai coordinatori provinciali, Fabio Marchetti e Mario Virgili, a palazzo Belgrado. «Chiariremo i rapporti interni – minimizza Michelini – e affronteremo anche il tema del cimitero islamico».
Molto più netta la posizione del Carroccio che ieri ha avviato la raccolta di firme per dire «no» alla realizzazione dell’area cimiteriale riservata agli islamici. «In tre ore, nel mercato di viale Vat, abbiamo raccolto 350 firme» esulta il capogruppo in consiglio comunale, Luca Dordolo, nell’assicurare che domani sera porterà i fogli della petizione a palazzo D’Aronco. «La gente non vuole seppellire i morti di fede islamica rivolti verso la Mecca nel cimitero di Paderno e per questo non accetta che il Comune prenda decisioni sopra la propria testa» insiste Dordolo, nell’annunciare l’apertura straordinaria della sezione della Lega di viale Ungheria dove la gente potrà sottoscrivere la petizione anche nei prossimi giorni. In viale Vat, nel banchetto della Lega nord, hanno fatto tappa anche la segretaria cittadina del Carroccio, Giovanna Comino, il consigliere regionale Maurizio Franz e pure il senatore Mario Pittoni, secondo il quale il sindaco Furio Honsell, che l’altro giorno sul cimitero islamico ha dato l’altolà alla Lega, «dovrebbe accettare il confronto senza minacciare azioni legali».
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