Applausi per un un dittatore

Intervento di Matteo Mecacci parlamentare radicale


Il fluviale intervento del leader libico dal podio dell’Assemblea generale dell’Onu ha reso evidente alla comunità e all’opinione pubblica internazionali un fatto molto semplice: Gheddafi non è cambiato. Non c’è stata alcuna evoluzione "responsabile" di questo personaggio. E questo nonostante i proclami e le rassicurazioni fatte in senso opposto e a gran voce negli ultimi mesi dal governo e da quasi tutto l’establishment politico italiano. Ciò che è cambiato forse, e per il momento, sono solo i mezzi attraverso i quali Gheddafi intende perseguire il suo obiettivo politico di sempre: consolidare il proprio potere autoritario in Africa e nel mondo arabo attraverso la sottomissione e il mantenimento di centinaia di milioni di persone sotto regimi sanguinari antidemocratici e che non rispettano il diritto internazionale. Oggi Gheddafi, invece di far saltare in aria aerei civili, minaccia di scagliare contro le coste dell’Italia e dell’Europa -oppure sul fondo del Mediterraneo - migliaia di immigrati disperati in fuga da guerre e carestie che sono attualmente reclusi in Libia in condizioni bestiali e dove viene impedito di intervenire alle organizzazioni umanitarie e alle Nazioni Unite. Oppure minaccia di chiudere i rubinetti delle forniture di gas, che comunque a qualcuno dovrà pur sempre vendere se non vuol andare in bancarotta. Le contumelie del "re dei re" contro il Consiglio di sicurezza - definito "Consiglio del terrore", evidentemente perché ha sanzionato a lungo la Libia per atti di terrorismo internazionale, l’accusa di un intervento militare in Afghanistan dell’Onu e della Nato di stampo "imperialista", e lo stesso gesto di fare carta staccia della Carta dell’Onu, istituzione nata sulla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, non possono essere considerate dichiarazioni folcloristiche che un premier o un ministro degli esteri possono ignorare. E, soprattutto, non le possono ignorare, o applaudire, un premier o un ministro che nella stessa occasione vengono lodati per aver firmato un "Trattato di amicizia" che l’Onu e la Ue definiscono contrario ai principi cardine dell’assistenza umanitaria e di civiltà sanciti dalla convenzione Onu sui rifugiati, dopo che in parlamento lo abbiamo fatto noi radicali. Anche perché lo zelo ítalíota sembra non avere limiti e quindi si sono organizzate visite di stato dove le istituzioni sono state trattate come quelle di una "Repubblica delle banane" (salvo la "resistenza" del presidente della camera Fini) e si mandano le Frecce Tricolori ad omaggiare la nascita di una dittatura. A questo spettacolo va aggiunta una nota dolente: il Pd ha votato a favore ed è stato parte attiva nella ratifica di questo "Trattato di amicizia", con due soli voti contrari (Colombo e Sarubbi). Un via libera dato nello stesso momento in cui si denunciava il rischio dell’ imposizione in Italia delle "leggi razziali" e di pratiche fasciste (le ronde). Mi chiedo come sia possibile che nel momento in cui il Pd si appresta a eleggere un nuovo segretario, non ci sia nessuno interessato a discutere delle ragioni di quella scelta, che ha portato il Pd a esprimere un voto che spinge il nostro paese lungo il crinale, già molto inclinato, della non democrazia.
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