La strada degli insediamenti
Qualsiasi road map è destinata a fallire se Israele non affronta il problema dei coloni.
Comunque andrà la guerra in Iraq, il piano diplomatico denominato road map sarà presto in cima all'agenda israelo-palestinese. Com'è prevedibile, il governo israeliano sta spingendo al primo posto dell'agenda le disposizioni del piano che si riferiscono alla "cessazione del terrorismo, delle violenze e degli incitamenti". Il progetto americano fissa le varie fasi della riforma delle istituzioni palestinesi, dopo la quale l'intifada violenta dovrà cessare e Israele desistere dalle sue incursioni militari in Cisgiordania e nella striscia di Gaza. Ci vuole una buona dose di ottimsmo per immaginare che questo piano abbia successo, cioè che gli attacchi terroristici si fermino, l'esercito israeliano si ritiri, la calma prevalga nei Territori e si tengano le elezioni.
In ogni caso la road map contiene anche un'altra disposizione ben nota, secondo cui il governo israeliano dovrebbe "congelare gli insediamenti ebraici nei Territori ... nonché il loro naturale incremento". L'attuazione di questa misura appare persino più difficile dell'attuazione delle disposizioni sulla sicurezza. Il motivo è che gli insediamenti sono entrati a far parte integrante della realtà israeliana.
Una lunga tradizione
Si può affermare che per quasi 36 anni tutti i governi di Israele hanno dimostrato di non potere o non voler fermare la creazione, lo sviluppo e l'espansione degli insediamenti ebraici nei Territori occupati nel 1967. L'evacuazione di quelli del Sinai dopo la pace con l'Egitto del 1979 è l'eccezione che conferma la regola; e la regola è che si è sempre trovato un modo per eludere tutti i divieti e le restrizioni imposti agli insediamenti. Essi si sono espansi e rafforzati, e i coloni ebrei della Cisgiordania sono diventati i padroni del territorio.
Fra l'inizio del processo di pace, alla conferenza di Madrid del 1991, e lo scoppio della sanguinosa intifada del 2000, il numero dei coloni ebrei nei Territori è raddoppiato passando da 100 a 200 mila. A questi i palestinesi aggiungono i circa 200 mila abitanti dei quartieri ebraici di Gerusalemme Est.
Il progetto di colonizzazione è stato agevolato dal processo su vasta scala con cui gli israeliani si sono impadroniti di terre arabe. L'amministrazione israeliana ha infatti confiscato terre adducendo ragioni militari e ha dichiarato "demanio dello stato" vaste zone della Cisgiordania. Questa procedura è stata possibile perchè in Cisgiordania non esiste un catasto degli appezzamenti. Sono state confiscate anche le terre appartenti a proprietari assenti, cioè ad arabi che mancano da tempo da Israele, e quelle destinate a finalità pubbliche, e una grande quantità di denaro per lo più pubblico è stato destinato all'acquisto di terre dagli arabi sul mercato privato.
Betselem, il Centro israeliano di informazione sui diritti umani nei Territori occupati, ha descritto dettagliatamente in un rapporto l'apparato giuridico complesso complesso che Israele ha creato per rendere possibile l'insediamento degli ebrei e per annettere le colonie a Israele. Nel rapporto si illustra il complesso labirinto di bilanci pubblici che permette un flusso incessante di denaro verso i coloni.
Ci vorra un terremoto sociale e politico in Israele per fermare lo sviluppo degli insediamenti e congelarne l'espansione. Non c'è quindi nessuna possibilità che il governo guidato da Ariel Sharon si accosti alla famosa road map.
Danny Rubinstein, Ha'aretz. Israele
Internazionale 11/17 aprile 2003


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