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  1. #1
    Affus
    Ospite

    Predefinito Cuba :partita la campagna di depapizzazione

    Partita la campagna di depapizzazione:
    processioni vietate e calendario stravolto
    La repressione colpisce i cattolici
    Sbattuti in galera perfino i ciechi
    Nessuna pietà per i dissidenti che si battono contro
    l'aborto e sfilano per i diritti umani in piazza.
    La storia di Leiva

    Non è colpa della guerra in Iraq se centinaia di casi di
    ingiustizia, repressione e violazione dei diritti umani
    non compaiono sugli organi di informazione. Anche se ci
    fosse stata la pace, non si sarebbe saputo nulla delle
    decine di dissidenti cubani, tra cui numerosi leader
    cattolici, incarcerati senza processo durante la campagna
    repressiva più intensa scatenata da Fìdel Castro negli ultimi
    anni.

    Dal 23 marzo scorso, e per tre giorni di fila, la polizia
    comunista ha fatto irruzione nelle case delle persone che
    stavano digiunando per chiedere la liberazione del medico
    cattolico antiabortista Oscar Elías Biscet, leader della
    Fondazione Lawton per i Diritti Umani.
    Risultato: ottanta persone arrestate e ancora oggi detenute
    nelle prigioni cubane e private della possibilità di
    comunicare con le proprie famiglie.

    Se fosse stata la crisi irachena a oscurare la notizia,
    allora si sarebbe saputo almeno dell'arresto e della
    condanna a 25 anni di carcere subite da Biscet, rinchiuso
    nel Combinado del Este dell'Avana dopo una sola settimana
    dalla sua liberazione, avvenuta il 31 ottobre 2002.
    In carcere ci era appena stato, per ben tre anni e senza
    processo, solo per essersi opposto alla legge che consente
    l'aborto. Stavolta, l'accusa nei suoi confronti è di aver
    preteso di frequentare i suoi amici dissidenti.

    Ad alienare le simpatie della stampa e delle tv nei suoi
    confronti, ci si è messo il 20 gennaio scorso, anche il
    governatore della Florida e fratello del Presidente degli
    Stati Uniti, Jeb Bush che, elogiandolo per la sua «lotta
    per la libertà a Cuba», reclama la sua «libertà
    immediata».

    Naturalmente, anche la successiva condanna dell'arresto da
    parte di Human Rights Watch e Amnesty International è
    passata sotto silenzio.
    Anche perché combattere contro l'aborto significa
    autocondannarsi all'oblìo, oltre che alla galera.
    Così è accaduto anche ai suoi coimputati Ángel Moya (20
    anni), Orlando Fundora (18 anni) e Miguel Valdés Tamayo (15
    anni), dichiarati rei di «atti contro la sovranità e
    l'indipendenza del territorio nazionale», la cosiddetta
    «legge bavaglio», promulgata appositamente contro gli
    oppositori del regime.

    Ancora peggio è andata al laico cattolico José Daniel Ferrer García, per il quale il Tribunale di Santiago di Cuba ha
    chiesto di tramutare l'ergastolo in pena di morte.
    García è uno dei leader del Movimento Cristiano Liberación
    e promotore del Progetto Varela, una petizione firmata da
    undicimila cubani per chiedere una serie di referendum a
    favore della democrazia.

    Il coordinatore del Progetto, il dissidente cattolico
    Oswaldo Paya, fondatore del Movimento Cristiano Liberaciòn,
    è come il fumo negli occhi per Castro, che però non può
    permettersi di incarcerarlo per la sua notorietà.
    Così, per impedirgli un viaggio a Washington allo scopo
    di ricevere un premio per la sua attività in favore della
    democrazia a Cuba, il 30 settembre scorso, il governo ha
    scatenato una campagna di repressione contro i suoi
    collaboratori, amici e familiari.

    Temendo il propagarsi dell'iniziativa, il 27 giugno il
    presidente cubano aveva fatto approvare dal suo
    Parlamento tre emendamenti alla Costituzione che
    rendono "irrevocabile" il comunismo sull'isola.
    Di fatto tali emendamenti vanificano il Progetto Varela,
    come ha sottolineato lo stesso Paya.
    Intanto, cento insegnanti di Manicaragua sono stati
    licenziati e minacciati per aver rifiutato di
    sottoscrivere il progetto di riforma costituzionale.

    In carcere si trova anche un altro oppositore di Castro.
    Si tratta di un avvocato cieco, Juan Carlos Gonzàles
    Leiva, fondatore della Fraternitad de Ciegas
    Indipendientes e presidente della Fundacìon de Derechos
    Humanos de Cuba.
    Soffre di esaurimento nervoso, ansia e claustrofobia ed è
    costantemente minacciato di morte dal compagno di cella
    pluriomicida, che gli sottrae anche il cibo.
    Lo hanno torturato, fisicamente e psicologicamente, dopo
    averlo arrestato il 4 marzo scorso durante una protesta
    organizzata in un ospedale, dove era andato a far visita
    a un altro dissidente, il giornalista Jesùs Alvarez
    Castillo, aggredito lo stesso giorno dalla polizia
    politica.
    Lui e altri si erano permessi anche di gridare slogan come
    «Viva Cristo Re! Viva Cuba libera! Viva i diritti umani!»
    nelle corsie.
    Ora gli aguzzini rifiutano addirittura di consegnargli una bibbia in braille che la moglie gli ha portato nella
    prigione di Pedernales dove è detenuto.

    Del resto, solo pochi mesi fa, il Partito comunista cubano
    ha lanciato una campagna esplicita di "depapizzazione", con
    un documento, che esortava membri e sostenitori a lavorare
    contro l'influenza esercitata dalla Chiesa cattolica sulla
    popolazione.
    Detto fatto.
    Il 7 settembre scorso, funzionari del governo di Minaglores
    Nuevo hanno proibito una processione in onore della Vergine
    de la Caridad del Cobre, patrona dell'isola.
    Ma allo scopo si modifica perfino il calendario della
    Rivoluzione, le cui ricorrenze casualmente quest'anno
    coincidono con la Settimana santa.
    Finora, il governo ha concesso agli studenti le vacanze per
    la settimana di Girón, in cui si commemora la vittoria
    nella lotta della Baia dei Porci nel 1961.
    Ma stavolta c'era il serio pericolo che ne approfittassero
    per seguire la liturgia pasquale.
    Perciò, ordine del Partito, le celebrazioni civili slittano
    e si va a scuola.

    ANDREA MORIGI
    Libero, Venerdì 18 aprile, p. 4.

  2. #2
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    Non so se hai visto Ballarò:dovevano parlare di Cuba e di tutto hanno parlato tranne quello con Minà che quando qualcuno provava a farlo digrignava i denti e per tutta risposta cambiava argomento......

  3. #3
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    Predefinito

    i filo castristi di pol non dicono niente?

 

 

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