Non poteva iniziare in maniera migliore questa Santa e Grande settimana.
Oggi si è compiuto un miracolo nella nostra piccola comunità di Santo Stefano ad Abbiategrasso.
Chi mi conosce personalmente sa bene che non è mia abbitudine preparare le omelie ed anche oggi, come di consueto, ascoltato il Vangelo e le letture segnandomi ho detto tra me e me (come sempre): "ora pensaci tu !" ed ho iniziato la "riflessione a voce alta" (l'ho sempre considerata ed impostata in questo modo).
Come ogni volta non so cosa possa aver detto, non ricordo mai le parole, solo gli spunti, le riflessioni e di oggi ricordo: "non sarà vera Pasqua se rimarremo come coloro che non capirono che Lui era in mezzo a loro, se resteremo nella nostra ignoranza, se non sapremo comprendere che Lui sarà, oggi come ieri e come domani, su quell'altare, per farmi cambiare, per farmi morire e risuscitare con Lui, oggi e per sempre".
E' mia abitudine guardare uno per uno i fedeli presenti ed oggi due di loro, un uomo ed una donna piangevano, si asciugavano le lacrime, era un pianto dirotto. Mi sono fermato, ho strascicato le ultime parole conclusive, ho continuato la celebrazione.
Alla distribuzione dell'antidoron gli stessi due mi hanno sorriso e, quando sono uscito fuori mi hanno detto, separatamente, "padre voglio confessarmi, voglio che sia Pasqua anche per me".
Ora sono io a piangere, mentre vi scrivo, anch'io voglio che sia Pasqua per me! Anche io ho bisogno del tuo perdono, del tuo amore, dell'amore e del perdono dei miei fratelli.
Grazie Signore per averci parlato, grazie per il miracolo compiuto ad Abbiategrasso. Ora si che tutto lo sforzo compiuto e da compiere ha un senso, perchè Tu sei con noi e ti abbiamo riconosciuto allo spezzare del pane. Mi spiace per gli altri ma Pasqua è già arrivata e l'abbiamo celebrata ottenendo il suo perdono. In questa Santa e Grande Settimana cammineremo, ancor più certi che altri "segni" ci saranno dati e alla Grande Veglia esulteranno i nostri cuori e, ricevuta in anticipo la "Gioia", potremo amarvi ancora di più.
Nicola
(conscio ancor più di ieri che è sempre e soltanto Lui che muove le montagne)