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  1. #1
    Affus
    Ospite

    Predefinito La Francia si rifiuta di condonare il debito all'Irak , Berlusconi no

    Cancellazione debiti Irak, il no di Parigi, Berlino e Mosca
    "Corriere della Sera", 14 aprile 2004.

    LA TRATTATIVA
    Cancellare i debiti, il no di Parigi, Mosca e Berlino
    L¹Iraq deve onorare contratti per 57 miliardi di dollari con aziende
    internazionali

    Giancarlo Radice
    «Il diritto internazionale e la nostra appartenenza al Club di Parigi dei
    Paesi creditori ci permette di ottenere il rimborso dei nostri prestiti». A
    24 ore dal vertice di San Pietroburgo con Francia e Germania, il ministro
    delle Finanze russo, Alexei Kudrin, sembra aver chiuso ogni spiraglio: come
    Berlino e Parigi, anche Mosca non intende «azzerare» i propri crediti verso
    Bagdad, valutati fra 8 e 12 miliardi di dollari. Sull¹indebitamento estero
    dell¹Iraq si sta così riproducendo la stessa frattura fra Usa e «vecchia
    Europa» che si era aperta in vista dell¹intervento armato anglo-americano.
    Washington rivendica a sé un ruolo dominante nella ricostruzione politica e
    materiale del Paese, senza dover scendere a patti con l¹Onu, se non per le
    operazioni umanitarie e poco altro. Ma per far rinascere l¹economia
    irachena
    ha bisogno di legittimare l¹accesso alle risorse di agenzie multilaterali
    come il Fondo monetario internazionale e la Banca Mondiale. E per dare a
    Bagdad una prospettiva di sviluppo deve sgombrare il campo da
    quell¹insostenibile macigno che è il debito accumulato dal regime di Saddam
    in un quarto di secolo. Per questo, al vertice del G7, il segretario Usa al
    Tesoro, John Snow, ha rivolto ai partner europei un appello esplicito:
    «Dovete rendervi conto che non si tratta di riparare i danni di 25 giorni
    di
    guerra ma di 25 anni di saccheggio economico». E pochi giorni prima il
    viceministro americano alla Difesa, Paul Wolfowitz, era stato tanto brutale
    da indicare una relazione fra Germania, Francia, Russia e «tutto il denaro
    prestato a Saddam per comprare armi, costruire palazzi e strumenti di
    repressione».
    «L¹Iraq non è il 51° Stato americano - gli ha replicato gelido Genady
    Seleznyov, speaker del Parlamento russo -. Il problema del debito sarà
    risolto quando a Bagdad ci sarà un governo legittimo, non imposto dagli
    eserciti di occupazione». Anche un esperto come Michael Mussa, ex capo
    economista dell¹Fmi e ora docente dell¹Institute for International Studies,
    sottolinea lo stesso aspetto: «Per poter negoziare con i creditori c¹è
    bisogno di un governo iracheno la cui legittimità sia formalmente
    riconosciuta, non basta un esecutivo ad interim guidato dagli Usa». Per
    Mussa, come per ogni altro economista, resta il fatto che senza una
    sostanziale riduzione dell¹entità del debito, meglio ancora la
    cancellazione, l¹Iraq non potrà mai rinascere. Il Paese pùò infatti contare
    su introiti petroliferi annui per un massimo di 25 miliardi di dollari, ma
    si trova a dover far fronte a un debito valutato fra i 116 miliardi di
    dollari (secondo la finanziaria Exotix) e i 127 miliardi (di cui 47 di soli
    interessi) calcolati dal Center for Strategic and International Studies.
    Buona parte dell¹esposizione, circa 55 miliardi di dollari, è verso gli
    Stati del Golfo, mentre la Francia vanta crediti per 8 miliardi e gli altri
    Paesi del Club di Parigi circa 9,5 miliardi (esclusa la Russia). Vanno poi
    aggiunti 4,8 miliardi dovuti a banche commerciali e 26,1 miliardi a una
    galassia di creditori minori.
    Per il futuro governo dell¹Iraq non sembra esserci via d¹uscita se non si
    arriva a una ristrutturazione del debito che lo riduca ai livelli
    attualmente considerati sul cosiddetto «secondo mercato», cioè circa il 20%
    del valore nominale. Ma anche così, resta aperta la partita degli altri
    macigni finanziari che pesano su Bagdad: dai 57 miliardi di dollari di
    contratti pendenti con aziende internazionali (molte delle quali russe)
    soprattutto nel campo dell¹energia e telecomunicazioni, fino ai 199
    miliardi
    di dollari di risarcimenti richiesti da governi, istituzioni
    multinazionali,
    compagnie private per i danni legati all¹invasione del Kuwait e alla prima
    guerra del Golfo.

  2. #2
    Affus
    Ospite

    Predefinito Re: La Francia si rifiuta di condonare il debito all'Irak , Berlusconi no

    In Origine Postato da Affus
    Cancellazione debiti Irak, il no di Parigi, Berlino e Mosca
    "Corriere della Sera", 14 aprile 2004.

    LA TRATTATIVA
    Cancellare i debiti, il no di Parigi, Mosca e Berlino
    L¹Iraq deve onorare contratti per 57 miliardi di dollari con aziende
    internazionali

    Giancarlo Radice
    «Il diritto internazionale e la nostra appartenenza al Club di Parigi dei
    Paesi creditori ci permette di ottenere il rimborso dei nostri prestiti». A
    24 ore dal vertice di San Pietroburgo con Francia e Germania, il ministro
    delle Finanze russo, Alexei Kudrin, sembra aver chiuso ogni spiraglio: come
    Berlino e Parigi, anche Mosca non intende «azzerare» i propri crediti verso
    Bagdad, valutati fra 8 e 12 miliardi di dollari. Sull¹indebitamento estero
    dell¹Iraq si sta così riproducendo la stessa frattura fra Usa e «vecchia
    Europa» che si era aperta in vista dell¹intervento armato anglo-americano.
    Washington rivendica a sé un ruolo dominante nella ricostruzione politica e
    materiale del Paese, senza dover scendere a patti con l¹Onu, se non per le
    operazioni umanitarie e poco altro. Ma per far rinascere l¹economia
    irachena
    ha bisogno di legittimare l¹accesso alle risorse di agenzie multilaterali
    come il Fondo monetario internazionale e la Banca Mondiale. E per dare a
    Bagdad una prospettiva di sviluppo deve sgombrare il campo da
    quell¹insostenibile macigno che è il debito accumulato dal regime di Saddam
    in un quarto di secolo. Per questo, al vertice del G7, il segretario Usa al
    Tesoro, John Snow, ha rivolto ai partner europei un appello esplicito:
    «Dovete rendervi conto che non si tratta di riparare i danni di 25 giorni
    di
    guerra ma di 25 anni di saccheggio economico». E pochi giorni prima il
    viceministro americano alla Difesa, Paul Wolfowitz, era stato tanto brutale
    da indicare una relazione fra Germania, Francia, Russia e «tutto il denaro
    prestato a Saddam per comprare armi, costruire palazzi e strumenti di
    repressione».
    «L¹Iraq non è il 51° Stato americano - gli ha replicato gelido Genady
    Seleznyov, speaker del Parlamento russo -. Il problema del debito sarà
    risolto quando a Bagdad ci sarà un governo legittimo, non imposto dagli
    eserciti di occupazione». Anche un esperto come Michael Mussa, ex capo
    economista dell¹Fmi e ora docente dell¹Institute for International Studies,
    sottolinea lo stesso aspetto: «Per poter negoziare con i creditori c¹è
    bisogno di un governo iracheno la cui legittimità sia formalmente
    riconosciuta, non basta un esecutivo ad interim guidato dagli Usa». Per
    Mussa, come per ogni altro economista, resta il fatto che senza una
    sostanziale riduzione dell¹entità del debito, meglio ancora la
    cancellazione, l¹Iraq non potrà mai rinascere. Il Paese pùò infatti contare
    su introiti petroliferi annui per un massimo di 25 miliardi di dollari, ma
    si trova a dover far fronte a un debito valutato fra i 116 miliardi di
    dollari (secondo la finanziaria Exotix) e i 127 miliardi (di cui 47 di soli
    interessi) calcolati dal Center for Strategic and International Studies.
    Buona parte dell¹esposizione, circa 55 miliardi di dollari, è verso gli
    Stati del Golfo, mentre la Francia vanta crediti per 8 miliardi e gli altri
    Paesi del Club di Parigi circa 9,5 miliardi (esclusa la Russia). Vanno poi
    aggiunti 4,8 miliardi dovuti a banche commerciali e 26,1 miliardi a una
    galassia di creditori minori.
    Per il futuro governo dell¹Iraq non sembra esserci via d¹uscita se non si
    arriva a una ristrutturazione del debito che lo riduca ai livelli
    attualmente considerati sul cosiddetto «secondo mercato», cioè circa il 20%
    del valore nominale. Ma anche così, resta aperta la partita degli altri
    macigni finanziari che pesano su Bagdad: dai 57 miliardi di dollari di
    contratti pendenti con aziende internazionali (molte delle quali russe)
    soprattutto nel campo dell¹energia e telecomunicazioni, fino ai 199
    miliardi
    di dollari di risarcimenti richiesti da governi, istituzioni
    multinazionali,
    compagnie private per i danni legati all¹invasione del Kuwait e alla prima
    guerra del Golfo.
    la francia ha i suoi interessi da difendere ....

  3. #3
    Hanno assassinato Calipari
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    Sono tutti degli sciacalli sulle spalle dell'Iraq.

    Li paghino gli Usa i debiti, visto che sono dei ladri di professione.

  4. #4
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    Predefinito D'accordo con Yuri

    I debiti con relativi interessi li devono pagare gli USA e la UK.

  5. #5
    Affus
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    In Origine Postato da yurj
    Sono tutti degli sciacalli sulle spalle dell'Iraq.

    Li paghino gli Usa i debiti, visto che sono dei ladri di professione.
    a chi ?
    alla francia e alla germania ?

  6. #6
    Hanno assassinato Calipari
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    non mi interesa a chi, l'importante che finisca lo sfruttamento dell'Iraq...

  7. #7
    Affus
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    In Origine Postato da yurj
    non mi interesa a chi, l'importante che finisca lo sfruttamento dell'Iraq...
    senti Yurj ,vediamo se potresti risolvermi questo priccolo peblema.
    una volta sono andato alla posta è ho visto un pensionato ritirare 700.mila perchè era autonomo e un altro subito dopo ritirare cinquemilioni .
    Poi ho visto un mio parente ferroviere andare in pensione con 200.ooo di ritirarata , mentre un altro che ha un negozio non puo andare in pensione perchèm facendo il conteggio dei bene che dovrebbe vendere , ma che non riesce a vendere , dovrebbe dare 300milioni allo stato e non ha il becco di una lira .


    mi sai dire la giustizia egualitarista e comunista come risolverebbe questo problema ?
    mi sai dire chi ha inventato lo schiavismo in forma moderna , facendoti illudere che sei libero e democratico ,ma usando una frusta peggiore di quelle del padrone ?

  8. #8
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    basta non andare in pensione e restare a lavorrare! scherzi a parte, si vede che c'è qualcosa che non va o le regole sono aggirabili. due miei amici artigiani che per anni anno pagato il minimo e per gli ultimi 5 o 10 vado a memoria hanno versatoo il massimo ed ora si godono un ottima pensione che è intorno ai 2500 euro.

  9. #9
    Affus
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    In Origine Postato da alfonso
    basta non andare in pensione e restare a lavorrare! scherzi a parte, si vede che c'è qualcosa che non va o le regole sono aggirabili. due miei amici artigiani che per anni anno pagato il minimo e per gli ultimi 5 o 10 vado a memoria hanno versatoo il massimo ed ora si godono un ottima pensione che è intorno ai 2500 euro.
    basta non andare in pensione " .
    ottima risposta !Il duce ci ha dato la pensione e voi compagni ce la volete togliere !
    bella cosa .

    prova a contare quanti sono questi tali negozianti che vanno in pensione con 2500 euro in italia e ti accorgi che basta una sola mano .

  10. #10
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    Predefinito

    In Origine Postato da Affus
    basta non andare in pensione " .
    ottima risposta !Il duce ci ha dato la pensione e voi compagni ce la volete togliere !
    bella cosa .

    prova a contare quanti sono questi tali negozianti che vanno in pensione con 2500 euro in italia e ti accorgi che basta una sola mano .
    la mia era una battutaccia, lo sai che il primo governo berlusconi è scivolato sulle pensioni ed ora col secondo ha glissato! ma se ti piace il modello dux oggi non hai di che lamentarti c'è il buon berlusconi, che fatte le debite differenze con i tempi che cambiano, non è da meno. dai non disperare che il tuo futuro è roseo.

 

 
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