Mystes
Poche, ma necessarie parole sulla fine del conflitto contro l’Iraq.
Chi si pone dal lato strettamente tradizionalista, sa che esso rappresenta un ulteriore passo in avanti verso il caos e la chiusura del presente ciclo.
Chi lo osserva con occhi più squisitamente politici, pur se consapevole che la curva ciclica scende in modo inarrestabile, deve aggiungere alcune considerazioni, anche perché nel finale apocalittico che si prepara, appariranno pochi ma significativi fuochi dai quali ripartirà il ciclo seguente. E un’osservazione attenta deve mirare soprattutto a questo, più che all’annunciata catastrofe di chiusura.
Nella geografia sacra e tradizionalista, il califfato di Bagdad aveva il suo posto, come lo avevano nell’antichità i misteri d’Eleusi e il Senato di Roma, per cui con l’Iraq sconquassato, scompare dalla mappa politica delle nobili nazioni uno dei residui simboli della tradizione politica eroica e antica; e nella loro resistenza agli invasori, gli iracheni, anche se deboli e male armati, hanno dato prova di orgoglio e di virilità.
Ora in Iraq, come è evidente, dilagheranno i petro-dollari, i mc-donalds, la coca-cola, la droga, la mafia, ecc.ecc., cioè tutte le forze e tutti i simboli della cosiddetta “civiltà occidentale” che gli statunitensi intendono esportare e imporre con la forza nel resto del mondo.
In questo enorme guazzabuglio pre-apocalittico alcune altre osservazioni politiche si impongono:
1) chi ha precipitosamente affermato che l’ONU sia uscita da questa crisi internazionale con le ossa rotte è un ingenuo: dimentica che l’ONU, dalla sua fondazione ad oggi, è stata sempre (o quasi) funzionale ai servizi e agli interessi degli Stati Uniti, di Israele e dei suoi utili idioti; nel migliore dei casi ha fatto da pompiere umanitario incaricandosi di vigilare sul trasporto di scatole di latte e di pacchi di liofilizzati, sotto le telecamere compiaciute e compiacenti della CNN e delle televisioni occidentali. Di conseguenza con c’è voluto molto agli USA, in un momento come questo, ignorarlo e metterlo da parte, come in realtà ha fatto, senza alcuna significativa reazione dell’ONU stesso e del suo patetico segretario generale. Chi non ha la memoria corta si ricordi che la SdN (Società delle Nazioni, progenitore dell’ONU) negli anni ‘30 si comportò con l’Italia nello stesso modo in cui l’ONU si comporta oggi con i paesi non allineati ai voleri statunitensi.
2) Si ripete da più parti che la prima vittima di questa guerra è stata l’Europa!
Un momento, non facciamo confusione. Di quale Europa stanno parlando? Forse dell’euro? Allora questa affermazione è ridicola!
Quando mai, in quale momento della storia dei popoli, una moneta ha significato e rappresentato una volontà politica e militare? Neanche nel pensiero e nelle teorie degli economisti più radicali traspare una simile possibilità. Quando i giornalisti, con un ragionamento clonato in qualche banca d’affari, arrivano a scrivere queste cose, potete immaginare quante risate si fanno al Pentagono e a Tel Aviv?
La reazione di Francia-Germania-Russia è stata solo velleitaria ed egoistica (certamente pensavano più ai loro soldi che all’Europa); se questa reazione fosse stata supportata da una reale volontà politica tesa ad impedire la guerra, gli USA con tutto il loro apparato industriale-militare-teconologico non si sarebbero avventurati neanche per finta nel Golfo Persico.
Le dichiarazioni di un Chirac o di un Putin erano il ruggito di un topolino e questo la Casa Bianca lo sapeva e lo sa.
Solo di fronte a una vera, decisa reazione politica di un’Europa dotata di una sola voce, unita e autorevole, gli USA si sarebbero guardati bene dall’inviare le loro truppe nel cuore del Medio Oriente. E questa assenza di una voce forte e autorevole dell’Europa è provata dal fatto che a guerra finita, nonostante la prova evidente che l’Iraq non possedeva e non ha usato armi proibite, l’Europa non è stata all’altezza di far tornare sui suoi passi l’aggressore. Non commento le passeggiate umanitarie dei pacifisti e dei no-global che non rappresentano politicamente nulla e che non influiscono in nulla sulle decisioni dei potenti della terra, al massimo possono commuovere il papa e qualche pastore protestante.
3) Terzo e ultimo punto: il comportamento dei paesi arabi e dei paesi a religione musulmana.
Premesso che la guerra appena terminata non è stata una guerra di religione e premesso inoltre che anche se poteva diventare (stante le avvisaglie ingannevoli di Bush insite nelle sue frasi di scontro di civiltà pappagallescamente imitate da Berlusconi), l’Islam non era in condizione di affrontarla e sostenerla; i paesi arabi e islamici hanno realmente impensierito l’Occidente solo quando hanno avuto un Impero politico-religioso-militare a guida fortemente centralizzata.
Fin quando la regione medio-orientale scimmiotterà l’occidente statunitense e tenterà e giocherà al fondamentalismo religioso credendo di impaurire gli atlantici, gli Stati Uniti e il suo cane mastino Sharon scorazzeranno per il deserto come e quando vorranno. L’Islam dei fondamentalisti finisce col fare il gioco dei fondamentalisti della costa atlantica forti e armati…non solo di bibbie, ma di armi atomiche, pronte per essere usate!
Fin quando i paesi arabi si preoccuperanno di accumulare le loro royalties petrolifere e non svilupperanno nel contesto della loro cultura una politica moderna di potenza e di unità territoriale saranno in poco tempo distrutti e i loro avanzi umani saranno utilizzati ai tavoli dei fast-foods aperti nei pressi delle moschee.
Il loro silenzio e le loro timide elucubrazioni in occasione di quest’ultima guerra è la dimostrazione che sono paralizzati dalla paura e dal ricatto. E non sarà certamente un Bin-Laden, nascosto non si sa in quale caverna dell’Afganistan, che potrà preoccupare in futuro gli statunitensi e i loro alleati.
Mystes




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