Sharon: "Pronti a dolorose concessioni in un nome di una pace autentica"
Da un'intervista di Ha'aretz al primo ministro israeliano
14 aprile 2003
Ha'aretz: Primo ministro Sharon, stiamo vivendo un sorprendente momento storico. La realta' attorno a noi sta cambiando radicalmente. Dal suo punto di vista, la nuova situazione nel Medio Oriente dopo la caduta dell'Iraq e' positiva o negativa per Israele?
Sharon: "La leadership irachena era orribile e criminale. Gia' vent'anni fa avevano capito che era impossibile acquistare una "Bomba per l'Islam ", e che quindi dovevano prodursela da soli. Per questo la rimozione della minaccia irachena e' certamente un sollievo. Tuttavia, questo non significa che tutti i nostri problemi siano stati risolti. L'Iran sta lavorando alla produzione di armi di sterminio ed e' impegnato a realizzare missili balistici. La Libia sta facendo molti sforzi per acquisire armi nucleari. Cio' che si sta sviluppando in questi paese e' grave e pericoloso. Anche in Arabia Saudita c'e' un regime che garantisce aiuti illegali alle organizzazioni terroristiche che oprano qui da noi".
Ha'aretz: Lei sta dicendo che cio' che e' successo in Iraq dovra' succedere in qualche modo anche in Iran, Libia e Arabia Saudita?
Sharon: "Nel caso dell'Iraq, gli Stati Uniti hanno dimostrato la loro leadership al piu' alto livello. Non credo che sia realistico pensare che dopo la fine di una campagna, ne possa iniziare immediatamente un'altra. Anche una superpotenza ha i suoi limiti. Quando vinci, anche tu sei un po' indebolito. Detto questo, oggi esiste la possibilita' che qui da noi inizi un nuovo periodo. L'azione militare contro l'Iraq ha provocato uno choc in tutto il Medio Oriente e porta con se' una prospettiva di grandi cambiamenti. C'e' la possibilita' di instaurare relazioni diverse tra noi e gli Stati arabi, tra noi e i palestinesi. Non si puo' trascurare questa opportunita' e io intendo prendere in consiiderazione questi fatti con estrema attenzione".
Ha'aretz: Ritiene che vi sia la possibilita' di raggiungere una composizione del conflitto nel futuro prevedibile?
Sharon: "Questo dipende in primo luogo dagli arabi. Comporta un tipo diverso di dirigenza, una battaglia contro il terrorismo e una serie di riforme. Comporta la cessazione assoluta dell'istigazione e lo smantellamento di tutte le organizzazioni terroristiche. Ma se vi sara' una dirigenza che capisce queste cose e che le applichera' seriamente, la possibilita' di arrivare a un accordo esiste".
Ha'aretz: Ritiene che Abu Mazen sia un leader con cui lei riuscira' a raggiungere un accordo?
Sharon: "Abu Mazen capisce che e' impossibile sconfiggere Israele per mezzo del terrorismo".
Ha'aretz: Un giorno, forse presto, squillera' il telefono. Dall'altra parte ci sara' il presidente degli Stati Uniti. Le dira': "Arik, ho rimosso una grave minaccia per Israele, sto promuovendo una rivoluzione in tutto il Medio Oriente. E' giunto il momento che anche tu dia il tuo contributo. Parliamo di Netzarim [piccolo villaggio israeliano nella Striscia di Gaza]".
Sharon: "Ci sono alcune questioni sulle quali siamo disposti a fare importanti passi in avanti, anche molto dolorosi. Ma c'e' una cosa che ho detto piu' volte a Bush: non ho mai fatto concessioni in passato su questioni che concernono la sicurezza di Israele, non le faccio ora e non le faro' in futuro. Ho spiegato chiaramente a Bush che questa e' la storica responsabilita' che io ho nei confronti del futuro e del destino del popolo d'Israele. Bisogna che si sappia: su questo non vi saranno concessioni. Saremo noi, alla fine, a decidere cos'e' pericoloso per Israele e cosa non lo e'".
Ha'aretz: E la questione di Netzarim?
Sharon: "Non voglio discutere di nessun luogo specifico in questo momento. E' una questione delicata e non occorre parlarne in questa fase. Ma se alla fine noi avremo un interlocutore con cui discutere, e se loro capiranno che la pace non ha niente a che fare con il terrorismo ne' con la rivolta contro Israele, allora saro' io stesso a dire che dobbiamo compiere dei passi che sono dolorosi per ogni ebreo, e dolorosi per me personalmente".
Ha'aretz: Ma la frase "concessioni dolorose" non e' un'espressione vuota?
Sharon: "Assolutamente no. Viene dal profondo della mia anima. Guardi, stiamo parlando della culla del popolo ebraico. Tutta la nostra storia e' legata a questi posti: Betlemme, Shiloh, Beit El. E io so che dovremo separarci da alcuni di questi luoghi, da alcuni dei dei luoghi che sono intrecciati con l'intero corso della nostra storia. Come ebreo, questo mi angoscia. Ma ho deciso di fare ogni sforzo per raggiungere un accordo. E credo che la necessita' razionale di arrivare a un accordo debba prevalere sui miei sentimenti".
Ha'aretz: Lei ha creato gli insediamenti, ci ha creduto, li ha alimentati. E' pronto a considerare il ritiro dagli insediamenti isolati?
Sharon: "Se raggiungeremo una vera situazione di pace, una pace che duri per generazioni, dovremo fare delle concessioni dolorose. Non lo faremo in cambio di promesse, ma in cambio di una pace vera".
Ha'aretz: Qualcuno si aspetta che lei sia una sorta di De Gaulle israeliano, un leader nazionale, un generale, che a un certo punto capisce che la realta' e' mutata e volta le spalle al propria stessa storia, dando luogo a una spettacolare svolta epocale. E' questa la sua aspirazione?
Sharon "Bisogna ricordare sempre una cosa, circa i paragoni con De Gaulle: nel nostro caso l'Algeria e' qui, non a centinaia di chilometri di distanza. Pertanto le necessarie misure di cautela nel nostro caso devono essere molto piu' grandi".
Ha'aretz: Ma per quanto la riguarda, lei desidera essere ricordato come colui che impresse un cambiamento delle stesse proporzioni?
Sharon: "Sono deciso a fare uno sforzo vero per ottenere un accordo vero. Io credo che chiunque abbia assistito alla nascita di quella cosa straordinaria che si chiama Stato d'Israele probabilmente capisce meglio le cose e sa meglio di altri come raggiungere una soluzione. Per questo io credo che questo compito spetta alla mia generazione, che ha avuto il privilegio di vivere uno dei periodi piu' emozionanti della storia del popolo ebraico. Ho 75 anni, non sono animato dall'ambizione di arrivare ad altre cariche politiche oltre quella che ho adesso. Credo che il mio obiettivo e il mio scopo sia quello di portare questa nazione alla pace e alla sicurezza. Questo e' il motivo per cui sto facendo ogni sforzo. Penso che questo sia cio' che devo lasciare dietro di me: cercare di arrivare a un accordo".
Ha'aretz: Ha davvero accettato l'idea di due Stati per due popoli? Ha veramente intenzione di dividere la Terra d'Israele occidentale [la terra tra il mare e il fiume Giordano]?
Sharon "Credo che questo sia cio' che accadra'. Bisogna guardare le cose realisticamente. Alla fine vi sara' uno Stato palestinese. Io vedo le cose innanzitutto e soprattutto dalla nostra prospettiva: non credo che noi dobbiamo governare un altro popolo e le loro vite. Non penso che abbiamo la forza per farlo. E' un peso gravoso per la gente, solleva problemi etici e porta gravi problemi economici".
Ha'aretz: Tuttavia sotto la sua guida Israele ha ripreso il controllo delle citta' palestinesi.
Sharon: "La nostra presenza a Jenin e Nablus e' temporanea. La nostra presenza in quelle citta' e' nata dalla necessita' di proteggere i cittadini israeliani dagli attentati terroristici. Non e' una situazione che possa durare".
Ha'aretz: In passato lei parlava di un "accordo ad interim di lungo periodo". Non credeva in una soluzione definitiva e nella fine del conflitto?
Sharon: "Io credo che ora siano state create delle opportunita' che prima non esistevano. Il mondo arabo in generale, e i palestinesi in particolare, sono stati profondamente scossi. C'e' la possibilita' di raggiungere un accordo prima di quanto la gente non creda".
Ha'aretz: L'elettorato israeliano l'ha eletta due volte a larga maggioranza perche' lei respingesse e sconfiggesse Yasser Arafat. L'ha fatto?
Sharon: "Penso che uno dei nostri successi e' quello di aver aperto gli occhi a molta gente sulla vera natura dell'Autorita' Palestinese e della persona che ne e' a capo, rendendola irrilevante. Quando usai questa parola in passato, molti ne sono rimasti scossi, soprattutto quelli che scrivono e fanno opinione. Ma alla fine Arafat e' si e' dimostrato davvero irrilevante".
(Haaretz,, 13.04.03)


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