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    Predefinito Iraq: Pellegrini 'invadono' Citta' Santa Di Karbala

    KARBALA - Decine di migliaia di sciiti iracheni hanno invaso oggi la citta' santa di Karbala, liberi dopo decenni di celebrare il 40mo giorno dopo la morte dell'imam Hussein. Il fiume di pellegrini, molti dei quali con volto e petto sanguinante per gli atti di autoflagellazione, ha mandato in tilt il traffico riversandosi nelle strade della citta' santa dove nel 680 fu ucciso in battaglia l'imam Hussein, figlio di Ali, genero di Maometto, veneratissimo dalla comunita' sciita. Secondo i leader religiosi sciiti, oltre un milione di persone potrebbero raggiungere Karbala (meno di cento chilometri a sud di Bagdad) per le giornate culmine delle celebrazioni, oggi e domani. Sull'immensa piazza della citta', dove arrivano da giorni frotte e frotte di pellegrini giunti a piedi da tutto l'Iraq, si succedono i cortei. E capita anche di imbattersi, come stamattina, in un corteo di migliaia di pellegrini che scandiscono slogan contro la presenza americana in Iraq e urlano ''no all'occupazione, no al colonialismo'', esortati da un religioso arrampicato su un camion. ''La rivoluzione dell'imam Hussein e' un grido in faccia agli oppressori'', gridano uomini in fluenti abiti bianchi dalla cima dei camion. Le lotte tra i seguaci di Maometto che portarono alla morte di Hussein sono alla base della storica divisione tra sciiti e sunniti che sono maggioritari nel resto del mondo arabo. Molti pellegrini portano bandiere nere in segno di lutto. Altri hanno invece la bandiera verde dell'Islam. Donne vestite di nero siedono quietamente al lato della strada battendosi il petto. Molte hanno camminato scalze su strade infuocate e polverose per raggiungere Karbala. La meta del lungo pellegrinaggio e' il mausoleo dell'imam Hussein ricoperto da una cupola d'oro. Tutt'intorno migliaia di persone brandiscono le immagini del leader sciita. Manifestazioni di questo genere erano vietate sotto il governo laico del sunnita Saddam Hussein, che ha combattuto gli sciiti - circa il 60 per cento della popolazione irachena - vietando le loro pratiche religiose. L'ultima grande celebrazione del pellegrinaggio dell'Arbaiin, nel 1977, sfocio' in un bagno di sangue quando le forze di Saddam massacrarono centinaia di sciiti sulle vie di Karbala. ''Ora possiamo dimenticare Saddam. Penseremo solo a Hussein che amiamo'', dice un pellegrino. ''Rischiavamo di essere giustiziati e gettati in prigione se avessimo partecipato ad un pellegrinaggio come questo sotto il regime di Saddam'', dice Alaa Al Sarraf, uno sciita di Kerbala. La partecipazione di religiosi sciiti di alto rango provenienti da tutto l'Iraq ha conferito al pellegrinaggio una rilevanza politica. Molti leader religiosi sono tornati dell'esilio trascorso in Iran, a maggioranza sciita.
    22/04/2003 13:19
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito

    Karbala, riti in memoria dell'Imam Hussein, nipote di Maometto
    Oltre 2 milioni di sciiti per le vie della città santa
    Per la prima volta, i fedeli iracheni liberi di praticare il proprio culto. Slogan anti Usa e anti Saddam. Rumsfeld: no a teocrazia
    KARBALA (Iraq) - Sono oltre due milioni i fedeli sciiti radunati davanti alla moschea dell’Imam Ali a Karbala. Oggi, il giorno più importante della processione dei fedeli sciiti nella città santa, è stato un giorno da adunata oceanica. Milioni di fedeli si sono spostati dalla moschea fino al luogo dove l’Imam Hussein Ali, nipote del profeta Maometto, e quaranta persone tra i suoi seguaci e suoi familiari furono uccisi dal califfo ommayade Yazid nel 680 d.C. L’evento è alla base dello scisma che divise il mondo musulmano fra sciiti e sunniti.






    MAUSOLEO - I pellegrini radunati sulla spianata del mausoleo dell'Imam Hussein a Karbala hanno scandito slogan contro «l'occupazione e il colonialismo». Ripetendo le parole di un religioso arrampicato su un camion che apriva il corteo, circa 3.000 fedeli hanno urlato «no al colonalismo, no all'occupazione, no all'imperialismo». Altri slogan erano «se l'America resta da noi ne soffrirà», «no a Israele», «si all'unione dell'Islam». In precedenza, all'alba, una trentina di uomini in corteo erano passati accanto a un albergo che ospita giornalisti stranieri urlando in inglese «no all'America, no a Saddam», e poi in arabo, sventolando bandiere nere degli sciiti, «no all'America, no a Saddam, no alla tirannia». Sull'immensa piazza di Karbala, dove arrivano da giorni frotte e frotte di pellegrini giunti a piedi da tutto l'Iraq, si succedono i cortei, composti solo da uomini che si colpiscono il petto in memoria del martire Hussein.

    FUTURO - Il futuro politico dell’Iraq è in mano agli iracheni ma secondo schemi e regole che dovranno essere approvati dagli Stati Uniti. Mentre migliaia di musulmani sciiti invadono la città sacra di Karbala, il segretario alla Difesa Usa Rumsfeld, parlando al Pentagono, chiarisce: in Iraq dovrà esserci una democrazia, non una regime «teocratico» come in Iran. L’Iraq, dice il Donald Rumsfeld, «dovrà essere un paese organizzato in modo tale da dar voce ai diversi gruppi etnici e religiosi». Noi, prosegue, ci «auguriamo che prenda corpo un sistema democratico in cui vi siano libertà di parola e di stampa e libertà religiosa». Un regime politico come quello iraniano, dominato dal potere degli ayatollah sciiti, invece - dice Rumsfeld - non sarebbe «autenticamente democratico».
    22 aprile 2003
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito

    Un milione di fedeli verso la città sacra. Quello di domani
    è il primo raduno religioso dopo le persecuzioni di Saddam
    Kerbala, slogan antiamericani
    nel pellegrinaggio degli sciiti


    KERBALA - Donne in nero, ferme sul ciglio della strada. Uomimi con il petto sanguinante per i colpi autoinflitti durante la lunga marcia verso Kerbala, cento chilometri da Bagdad. Città sacra degli sciiti che adesso, per la prima volta dopo decenni, possono celebrare il quarantesimo giorno dopo la morte dell'imam Hussein e dei suoi 72 seguaci, uccisi nella piana di Kerbala dalle truppe del califfo Ommayyade, Yazd, nell'anno 680. Saddam Hussein, sunnita, aveva vietato i raduni. E il lungo pellegrinaggio culminato oggi con l'arrivo nella città santa è una liberazione per il popolo sciita.

    La città è affollata di pellegrini. Ne sono attesi un milione. L'ordine è mantenuto da da un gruppo di 25 esponenti religiosi, guidati da Abdel-Mahdi Salami. Unico assente il Grande ayatollah Ali al Sistani, massima autorità religiosa degli sciiti iracheni che ha annunciato di non andare domani a Kerbala. Tanti sono giunti fino a Kerbala con i piedi nudi e numerose sono le bandiere nere, verdi e rosse portate dai fedeli assieme ai grandi ritratti dello scomparso Hussein. Ma assieme al suo volto la folla mostra anche quelli degli altri "martiri": i leader religiosi che sono stati assassinati durante il regime di Saddam Hussein.

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    Ma gli americani non sono accolti come liberatori. Gli iman hanno alzato il tono della retorica antiamericana e in città riecheggiano slogan contro gli Usa. "No all'America, no a Saddam, no alla tirannia", hanno urlato alcuni fedeli mentre si dirigevano verso la tomba di Alì, genero di Maometto.

    Il raduno di domani a Kerbala rischia dunque di trasformarsi in un evento politico, di stampo antiamericano, nonostante le rassicurazioni date dal portavoce del Supremo consiglio per la rivoluzione islamica in Iraq che ha messo le mani avanti. "Sarà un evento religioso" e non politico, anche se "potranno essere scanditi alcuni slogan", anche contro gli Usa, ha detto il portavoce del Supremo consiglio, la più importante organizzazione degli sciiti iracheni, con base a Teheran. Il portavoce ha tenuto a sottolineare che il raduno di domani non rappresenta una novità, essendosi ripetuto "per 14 secoli". Soltanto negli ultimi decenni il regime di Saddam Hussein lo aveva impedito.

    "Ora possiamo dimenticare Saddam. Penseremo solo a Hussein che amiamo", dice un pellegrino.
    "Rischiavamo di essere giustiziati e gettati in prigione se avessimo partecipato ad un pellegrinaggio come questo sotto il regime di Saddam", dice Alaa Al Sarraf, uno sciita di Kerbala. Ma la partecipazione di religiosi sciiti di alto rango provenienti da tutto l'Iraq ha conferito al pellegrinaggio una rilevanza politica. Molti leader religiosi sono tornati dell'esilio trascorso in Iran, a maggioranza sciita.

    (22 aprile 2003)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    PRIMA CELEBRAZIONE RELIGIOSA SCIITA DOPO LA CADUTA DEL RAIS
    Pellegrini «invadono»la città santa di Karbala

    22 aprile 2003

    KARBALA. Decine di migliaia di sciiti iracheni hanno invaso oggi la città santa di Karbala, liberi dopo decenni di celebrare il 40mo giorno dopo la morte dell'imam Hussein, nipote di maometto decapitato nel 680 d.c.

    Il fiume di pellegrini, molti dei quali con volto e petto sanguinante per gli atti di autoflagellazione, ha mandato in tilt il traffico riversandosi nelle strade della città santa dove nel 680 fu ucciso in battaglia l'imam Hussein, figlio di Ali, genero di Maometto, veneratissimo dalla comunità sciita.

    Secondo i leader religiosi sciiti, oltre un milione di persone potrebbero raggiungere Karbala (meno di cento chilometri a sud di Bagdad) per le giornate culmine delle celebrazioni, oggi e domani. Sull'immensa piazza della città, dove arrivano da giorni frotte e frotte di pellegrini giunti a piedi da tutto l'Iraq, si succedono i cortei.

    E capita anche di imbattersi, come stamattina, in un corteo di migliaia di pellegrini che scandiscono slogan contro la presenza americana in Iraq e urlano «no all'occupazione, no al colonialismo», esortati da un religioso arrampicato su un camion. «La rivoluzione dell'imam Hussein è un grido in faccia agli oppressori», gridano uomini in fluenti abiti bianchi dalla cima dei camion.

    Le lotte tra i seguaci di Maometto che portarono alla morte di Hussein sono alla base della storica divisione tra sciiti e sunniti che sono maggioritari nel resto del mondo arabo. Molti pellegrini portano bandiere nere in segno di lutto. Altri hanno invece la bandiera verde dell'Islam. Donne vestite di nero siedono quietamente al lato della strada battendosi il petto. Molte hanno camminato scalze su strade infuocate e polverose per raggiungere Karbala.

    La meta del lungo pellegrinaggio è il mausoleo dell'imam Hussein ricoperto da una cupola d'oro. Tutt'intorno migliaia di persone brandiscono le immagini del leader sciita. Manifestazioni di questo genere erano vietate sotto il governo laico del sunnita Saddam Hussein, che ha combattuto gli sciiti - circa il 60 per cento della popolazione irachena - vietando le loro pratiche religiose. L'ultima grande celebrazione del pellegrinaggio dell'Arbaiin, nel 1977, sfociò in un bagno di sangue quando le forze di Saddam massacrarono centinaia di sciiti sulle vie di Karbala.

    «Ora possiamo dimenticare Saddam. Penseremo solo a Hussein che amiamo», dice un pellegrino. «Rischiavamo di essere giustiziati e gettati in prigione se avessimo partecipato ad un pellegrinaggio come questo sotto il regime di Saddam», dice Alaa Al Sarraf, uno sciita di Kerbala. La partecipazione di religiosi sciiti di alto rango provenienti da tutto l'Iraq ha conferito al pellegrinaggio una rilevanza politica. Molti leader religiosi sono tornati dell'esilio trascorso in Iran, a maggioranza sciita.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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