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  1. #1
    cattolico refrattario
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    Predefinito il Cardinal Biffi invita a predicare il Vangelo

    CHIESA CATTOLICA: il Cardinal Biffi invita a predicare il Vangelo anche a musulmani, ebrei e buddhisti

    (Corrispondenza romana)Riportiamo qui di séguito la conclusione di un discorso del cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, rivolto il 26 aprile scorso ai 25mila aderenti al movimento Rinnovamento nello Spirito, nel quale ha ribadito il dovere di annunciare il Vangelo anche ad ebrei, musulmani e buddisti
    "Predicate il Vangelo a ogni creatura" (Mc 16,15). È l'estremo comando che ci ha lasciato il Risorto. Dalla fede scaturisce l'annuncio. Chi crede sul serio non può non darsi da fare perché anche gli altri credano. Chi è stato davvero evangelizzato diviene per forza di cose evangelizzatore. Nessuno osi distoglierci dall'attenerci a questo nostro dovere primario. Sarebbe come impedirci di essere quello che siamo; e costituirebbe un grave e intollerabile attentato alla nostra identità di cristiani cattolici. Gesù ci ha detto: "Andate in tutto il mondo ad annunciare il Vangelo". Non ci ha detto: "Andate a dialogare". Spero di non essere frainteso.

    Non ce l'ha detto, non perché il dialogo sia una cosa riprovevole o inutile; al contrario, non ce l'ha detto perché il dialogo con tutti è una cosa tanto ovvia e inevitabile da poter essere tranquillamente sottintesa. Ma ha scelto positivamente di sottintenderla perché l'impegno dell'annuncio, espresso in modo esplicito, risaltasse nella sua primarietà senza possibili malintesi o confusioni. Gesù ci ha detto: "Predicate il Vangelo a ogni creatura". Non ci ha detto: "Predicate il Vangelo a ogni creatura, tranne gli ebrei, i musulmani e il Dalai Lama".

    Nessun timore di esser accusati di proselitismo può raggelare il nostro slancio apostolico. Il proselitismo consiste nel non rispettare la libera autonomia delle persone, costringendole con la violenza o l'astuzia o le pressioni psicologiche; e noi fermamente lo riproviamo. Noi dobbiamo e vogliamo contare soltanto sul fascino naturale che la verità di Cristo possiede quando è presentata con intelligenza e integralmente, ed è testimoniata dalla carità. Ma soprattutto contiamo sulla grazia illuminante dello Spirito Santo, che è capace di vincere ogni "sclerocardia" (durezza di cuore, n.d.r.) (CR 807/05 del 03/05/03)
    per risorgere bisogna insorgere

  2. #2
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    Predefinito Re: il Cardinal Biffi invita a predicare il Vangelo

    Originally posted by http://adsum.it
    CHIESA CATTOLICA: il Cardinal Biffi invita a predicare il Vangelo anche a musulmani, ebrei e buddhisti

    (Corrispondenza romana)Riportiamo qui di séguito la conclusione di un discorso del cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, .................................................. .................................................. ..................................., ed è testimoniata dalla carità. Ma soprattutto contiamo sulla grazia illuminante dello Spirito Santo, che è capace di vincere ogni "sclerocardia" (durezza di cuore, n.d.r.) (CR 807/05 del 03/05/03)


    Il testo "incriminato"

    con il quale Il Cardinal Ruini aveva nella sua pastorale di due anni fà, cominciato a mettere in evidenza pubblicamente i pericoli collegati all'immigrazione di elementi islamici nel nostro paese e non solo.
    Il Cardinale evidentemente ora, intravede nel tentativo di conversione, l'unica arma che gli viene concessa da un sistema che con l'accettazione passiva delle conseguenze dello stato laico in periodo di forti immigrazioni, stà mettendo in serio pericolo la sopravvivenza delle nostre tradizioni ed i nostri connotati culturali.

    ***********************************


    .... Dobbiamo riconoscere che il fenomeno di una massiccia immigrazione ci ha colti un po' tutti di sorpresa. E' stato colto di sorpresa lo stato, che dà tuttora l'impressione di smarrimento e pare non abbia ancora recuperato la capacità di gestire razionalmente la situazione, riconducendola entro le regole irrinunciabili e gli ambiti propri di un'ordinata convivenza civile. E sono state colte di sorpresa anche le comunità cristiane, ammirevoli in molti casi nel prodigarsi ad alleviare disagi e pene, ma sprovviste finora di una visione non astratta, non settorriale, abbastanza concorde. Le generiche esaltazioni della solidarietà e del primato della carità evangelica -che in sé e in linea di principio sono legittime e anzi doverose- si dimostrano piuttosto bene intenzionate che utili quando non si confrontano davvero con la complessità del problema e la ruvidezza della realtà fattuale.

    Deve essere ben chiaro che non è di per sé compito della Chiesa come tale risolvere ogni problema sociale che la storia di volta in volta ci presenta. Le nostre comunità e i nostri fedeli non devono perciò nutrire complessi di colpa a causa delle emergenze imperiose che essi con le loro forze non riescono ad affrontare. Sarebbe un implicito, ma comunque grave e intollerabile "integralismo" il credere che le aggregazioni ecclesiali possano essere responsabilizzate di tutto. Compito nostro inderogabile è, invece, l'annuncio del Vangelo e l'osservanza del comando dell'amore.

    Dovere statutario della Chiesa Cattolica, e in essa di ogni battezzato, è di far conoscere a tutti esplicitamente Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio morto per noi e risorto, oggi vivo e Signore dell'universo, unico Salvatore dell'umanità intera.
    Tale missione può essere efficacemente coadiuvata, ma non può essere in alcun modo surrogata da qualsivoglia attività assistenziale. Essa suppone la nostra attitudine al dialogo sincero, aperto, rispettoso con tutti, ma non può mai risolversi nel solo dialogo. Può essere favorita dalla nostra conoscenza oggettiva delle posizioni altrui, ma si avvera soltanto quando noi riusciamo a portare all'esplicita conoscenza di Cristo quei nostri fratelli, che sventuratamente ancora non ne sono beneficiati.
    Non bisogna poi dimenticare che l'azione evangelizzatrice è di sua natura universale e non tollera deliberate esclusioni di destinatari: "Predicate il Vangelo ad ogni creatura" (cfr. Marco 16,15), ci ha detto il Risorto. E non è mai giustificata una rassegnata rinuncia a questo proposito, nemmeno quando, umanamente parlando, sembri poco prevedibile il conseguimento di qualche risultato positivo: chi crede nella forza sovrumana dello Spirito Santo, non desiste mai dall'annunciare la strada della salvezza.
    E' molto importante infine che tutti i cattolici si rendano conto di questa loro indeclinabile responsabilità, che essi hanno nei confronti di tutti i nuovi arrivati (musulmani compresi). Per essere però buoni evangelizzatori essi devono crescere sempre più nella gioiosa intelligenza degli immensi tesori di verità, sapienza, di consolante speranza che hanno la fortuna di possedere: è una effusione di luce divina, assolutamente inconfrontabile con i pur preziosi barlumi offerti dalle varie religioni e dall'Islam; e noi siamo chiamati a renderne partecipi appassionatamente e instancabilmente tutti i figli di Adamo.

    Senza dubbio dovere nostro è anche l'esercizio della carità fraterna. Di fronte a un uomo in difficoltà -quale che sia la sua razza, la sua cultura, la sua religione, la legalità della sua presenza- i discepoli di Gesù hanno l'obbligo di amarlo operosamente e di aiutarlo a misura delle loro concrete possibilità. Di questa responsabilità noi siamo tenuti a rendere conto al Signore; ma solo a lui, e a nessun altro.
    Nel variegato panorama dell'immigrazione, le comunità cristiane non possono non valutare attentamente i singoli e i diversi gruppi, in modo da assumere poi realisticamente gli atteggiamenti più pertinenti e opportuni. Agli immigrati cattolici -quale che sia la loro lingua e il colore della loro pelle- bisogna far sentire nella maniera più efficace che all'interno della Chiesa non ci sono "stranieri": essi a pieno titolo entrano a far parte della nostra famiglia di credenti e vanno accolti con schietto spirito di fraternità. Quando sono presenti in numero rilevante e in aggregazioni omogenee consistenti, andranno sinceramente incoraggiati a conservare la loro tipica tradizione cattolica, che sarà oggetto di affettuosa attenzione da parte di tutti.
    Ai cristiani delle antiche Chiese orientali che non sono ancora nella piena comunione con la sede di Pietro, esprimeremo simpatia e rispetto. E, in conformità agli accordi generali e secondo l'opportunità, potremo favorirli anche dell'uso di qualche nostra chiesa per le celebrazioni.
    Gli appartenenti alle religioni non cristiane vanno amati e, quanto è possibile, aiutati nelle loro necessità. Non va però in nessun modo disatteso quanto è detto nella nota Cei (Conferenza Episcopale Italiana) del 1993: "Le comunità cristiane, per evitare inutili fraintendimenti e confusioni pericolose, non devono mettere a disposizione per incontri religiosi di fedi non cristiane, chiese cappelle e locali riservati al culto cattolico, come pure ambienti destinati alle attività parrocchiali".

    Possiamo aggiungere un'annotazione, che riguarda da vicino soprattutto il comportamento auspicabile dello Stato e di tutte le varie autorità civili.
    I criteri per ammettere gli immigrati non possono essere solamente economici e previdenziali (che pure hanno il loro peso). Occorre che ci si preoccupi seriamente di salvare l'identità propria della nazione. L'Italia non è una landa deserta o semideserta, senza storia, senza tradizioni vive e vitali, senza una inconfondibile fisionomia culturale e spirituale, da popolare indiscriminatamente, come se non ci fosse un patrimonio tipico di umanesimo e di civiltà che non deve andare perduto.
    In vista di una pacifica e fruttuosa convivenza, se non di una possibile e auspicabile integrazione, le condizioni di partenza dei nuovi arrivati non sono ugualmente propizie. E le autorità civili non dovrebbero trascurare questo dato della questione.
    In ogni caso, occorre che chi intende risiedere stabilmente da noi sia facilitato e concretamente sollecitato a conoscere al meglio le tradizioni e l'identità della peculiare umanità della quale egli chiede di far parte.

    Sotto questo profilo, il caso dei musulmani va trattato con una particolare attenzione. Essi hanno una forma di alimentazione diversa (e fin qui poco male), un diverso giorno festivo, un diritto di famiglia incompatibile col nostro, una concezione della donna lontanissima dalla nostra (fino ad ammettere e praticare la poligamia). Soprattutto hanno una visione rigorosamente integralista della vita pubblica, sicché la perfetta immedesimazione tra religione e politica fa parte della loro fede indubitabile e irrinunciabile, anche se di solito a proclamarla e farla valere aspettano prudentemente di essere diventati preponderanti.
    Mentre spetta a noi evangelizzare, qui è lo Stato -ogni moderno stato occidentale- a dover far bene i suoi conti.

    (Dal quotidiano LIBERO di Vittorio Feltri - settembre 2000)



    Il discorso del 26 aprile del Cardinale Biffi riportato da Adsum, denota da parte del prelato, coerenza con quanto da lui pronunciato due anni fa:

    "Predicate il Vangelo ad ogni creatura" (cfr. Marco 16,15), ci ha detto il Risorto. E non è mai giustificata una rassegnata rinuncia a questo proposito, nemmeno quando, umanamente parlando, sembri poco prevedibile il conseguimento di qualche risultato positivo: chi crede nella forza sovrumana dello Spirito Santo, non desiste mai dall'annunciare la strada della salvezza".

    ONORE ALLA SUA COERENZA !!!!

  3. #3
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    E poi che altra maniera esiste per difendersi, visto che l'arma della conversione è quella che l'Islam normalmente ha messo in atto nell'occidente.

    Posto articolo dello scorso anno che mette in evidenza il "peso" che gli islamici si stanno ritagliando fra personaggi pubblici che diventano automaticamente "testimonial" universali delle loro credenze.



    Le star dello sport e dello spettacolo "folgorate" da Allah
    E anche l'ambasciatore italiano a Riad diventa musulmano
    Islam, le conversioni-choc
    Da Muhammad Alì a Bob Geldof
    Negli anni trenta il filosofo francese René Guénon si ritirò
    in Egitto, sposò la figlia di uno sceicco e abbracciò la fede
    di MARCO BRACCONI



    ROMA - Barba lunga, pochi stracci addosso e lo sguardo perso nel vuoto. La sua faccia fece il giro sui media di tutto il mondo, perché il talibano arrestato dalle forze speciali statunitensi si chiamava John Walker, sangue americano al 100% e al cento per cento convertito all'Islam. Adesso Walker è a Guantanamo, dove stanno gli altri prigionieri della guerra afgana, e pur pentito di aver combattuto per il mullah Omar e per Bin Laden, continua ad "avere fede in Allah".

    La lista delle conversioni all'Islam - anche se per fortuna meno bellicose - è lunga, almeno settant'anni. Tanti sono passati da quando il filosofo francese René Guénon si ritirò al Cairo, sposando la figlia di uno sceicco e abbracciando la fede musulmana. Prese il nome di Abdel Wahed Yahia ("Servitore dell'Unico"), e diventò la testimonianza vivente di quella che nei suoi studi aveva individuato come la collisione tra la civiltà occidentale "secolarizzata " e i valori tradizionali. Che per lui, divennero, appunto, quelli musulmani.

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    Se la conversione del pensatore francese destò interesse nel mondo degli intellettuali e degli addetti ai lavori, quella di Cassius Clay, alias Muhammad Alì, fece il giro del mondo. Fu lo stesso pugile a volere che diventasse una bandiera, da sventolare in favore della pace e del no alla guerra del Vietnam.

    Non meno traumatica - almeno per i moltissimi fan - fu l'adesione alla fede coranica del cantante pop Cat Stevens, che negli anni Ottanta cambiò il suo nome in Yusuf Islam e da allora ha pagato un prezzo altissimo, almeno in termini di vendita di dischi. A tal punto da dover accusare, in una clamorosa intervista, di essere stato abbandonato da tutti, discriminato insomma, per la sua scelta religiosa. Ma altrettanto scalpore fecero le sue parole contro Salman Rushdie (lo scrittore colpito dalla fatwa islamica per il suo libro "Versetti satanici"), che furono interpretate, a suo dire ingiustamente, come una condivisione della sentenza di condanna a morte emessa dagli ayatollah.

    A qualcuno di voi il nome Lew Alcidor dice qualcosa? Probabilmente no, ma cambiereste rapidamente idea se a quel nome sostituissimo - come ha fatto lui - il nome musulmano di Kareem Abdul Jabbar, che altri non è che il mitico campione del basket Nba anni Settanta. Mike Tyson, invece, si fa chiamare ancora con il proprio nome, ma anche per lui la conversione è arrivata, anche se non pare averne cambiato l'indole burrascosa.

    Così come l'allenatore della nazionale di calcio del Senegal, che nelle sovraimpressioni in tv del mondiale coreano potevamno leggere come Bruno Metsu ma in realtà si chiama Abdu Karim, nome assunto dopo essere diventato musulmano (e dopo aver sposato una bellissima ragazza di fede islamica). O Bob Geldof, la rock star irlandese che ha inventato il leggendario concerto "Live Aid", che oggi si chiama, semplicemente, Abdullah.

    E se pensate che la religione musulmana eserciti il suo fascino solo sulle star dello spettacolo e dello sport, vi sbagliate. Di conversioni discrete (come dimostra l'azione di contrasto intrapresa da tempo dalla Chiesa) ce n'è anche nella società civile e nella politica. Basta pensare al giurista Rosario Pasquini, classe 1934, che da quando si è convertito all'Islam, nel 1974, è diventato insegnante di lingua araba ed è stato tra i fondatori del Centro islamico di Milano. Oppure al nostro ambasciatore in Arabia Saudita, Torquato Cardilli, che alla vigilia di un incontro con Silvio Berlusconi, nel marzo scorso, rilasciava interviste nelle quali raccontava la "suprema soddisfazione del suo Haji, il pellegrinaggio alla Mecca". Si chiamerà Omar, da Omar Bin al Khattab, secondo califfo dell'Islam. Anche se la feluca gli imporrà di mantenere il nome italiano: Omar Torquato Cardilli, ambasciatore italiano a Riad.

    (17 agosto 2002)


    Da: http://www.repubblica.it/online/este...onvertiti.html

  4. #4
    scemo del villaggio
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    Predicare il Vangelo ai nostri "fratelli maggiori"? Ma quale eresia è mai questa? Essi non ne hanno alcun bisogno: o non è forse la vocazione di Israele "eterna"? Anch'essi come noi aspettano il Messia (che volete che sia che noi lo aspettiamo per la seconda volta ed essi per la prima?) e perchè non potrebbero essi già fin d'ora far parte della Chiesa, i cui confini sono noti solo a Dio? Predicare a loro il Vangelo, che essi conoscono a menadito e considerano una volgare manipolazione? Comunque l'"arcivescovo" di Bologna potrebbe dare il buon esempio, convocando il rabbino capo di Bologna e leggendogli le pagine evangeliche sulla Passione, Morte e Resurrezione del Redentore, ammonendolo e ricordandogli la sua condizione oggettiva di peccato e di riprovazione. Tanto penso che le arance in carcere (legge Mancino) gliele porterebbero in molti.

  5. #5
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    L’allegria della Resurrezione
    Nella Passione, la Croce ha cessato di essere simbolo di castigo, per divenire segno di vittoria. La croce è l’emblema del Redentore: in quo est salus, vita et resurrectio nostra: lì è la nostra salvezza, la nostra vita, la nostra resurrezione.


    E’ risorto! –Gesù è risorto: non è più nel sepolcro. – La Vita ha sconfitto la morte. E’ apparso alla sua Santissima Madre. – E’ apparso a Maria di Magdala, pazza d’amore. – E a Pietro e agli altri apostoli. – E a te e a me, che siamo suoi discepoli e più pazzi della Maddalena: quante cose gli abbiamo detto! Non vogliamo mai più morire a causa del peccato. Che la nostra resurrezione spirituale sia eterna. – E prima di terminare la decina, tu hai baciato le piaghe dei suoi piedi…, e io più audace – perché più bambino – ho posato le mie labbra sul suo costato aperto.
    Santo Rosario, 11

    Nella Passione, la Croce ha cessato di essere simbolo di castigo, per divenire segno di vittoria. La croce è l’emblema del Redentore: in quo est salus, vita et resurrectio nostra: lì è la nostra salvezza, la nostra vita, la nostra resurrezione.
    Via Crucis, 2, 6

    Il giorno del trionfo del Signore, della sua Risurrezione, è definitivo. Dove sono i soldati che le autorità avevano messo di guardia? Dove sono i sigilli che erano stati posti sulla pietra del sepolcro? Dove sono quelli che crocifissero Gesù? … Di fronte alla sua vittoria, avviene la grande fuga di quei poveri miserabili. Riempiti di speranza: Gesù Cristo vince sempre.
    Forgia, 660

    Spesso il Signore ci parla del premio che ci ha guadagnato con la sua Morte e la sua Resurrezione. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io (Gv XIV, 2-3.). Il cielo è la meta del nostro cammino terreno. Gesù ci ha preceduti e là, in compagnia della Vergine e di San Giuseppe – che io tanto venero -, degli Angeli e dei Santi, è in attesa del nostro arrivo.
    Amici di Dio, 220

    Da: http://www.opusdei.it/art.php?w=22&p=1473

  6. #6
    cattolico refrattario
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    da notare come sia paradossale che faccia notizia il fatto che un card. inviti a predicare il vangelo...
    per risorgere bisogna insorgere

 

 

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