La Lega Nord è l'unica forza del Parlamento Ue dalla parte degli esuli istriani
Alessandro Morelli
Borghezio:
tutti gli altri
parlamentari italiani
si sono schierati
dalla parte
di Lubjana
ALESSANDRO MORELLI
Foibe, un dramma che troppo spesso è stato sottaciuto e nascosto, che sempre più sta finendo nel dimenticatoio della società.
Migliaia di morti, uccisi dal terrore comunista, muoiono una seconda volta dimenticati dalla stessa società che li ha visti nascere.
Proprio per evitare che tutto questo accada la Lega Nord ha voluto dare un forte segnale rifiutandosi di votare a favore all’annessione della Slovenia alla Ue.
Una scelta che ha visto i rappresentanti padani soli all’interno dell’assise comunitaria, abbandonati anche da tutto il resto della folta delegazione italiana, composta anche da partiti che hanno sempre, a parole, difeso le istanze dei caduti per mano comunista e delle loro famiglie.
«Noi non abbandoneremo gli esuli istriani, vittime dei partigiani jugoslavi prima e del disinteresse poi».
Questo quanto affermato dall’eurodeputato Mario Borghezio, dopo la forte presa di posizione leghista in sede Ue.
«In questi giorni abbiamo assistito al totale disinteresse di tutti i media sulla questione, un disinteresse ordinato da chi non vuole nessun disturbo sul tema dell’allargamento dell’Unione Europea ai paesi ex-comunisti».
Onorevole Borghezio, giovedì però, sulla prima pagina del quotidiano la Stampa, spiccava una vignetta di Forattini proprio sulla questione...
«Una mosca bianca. A parte la Lega (anche con il programma elettorale di Alessandra Guerra si pone in prima linea) e la Padania ben pochi si sono interessati di questo annoso tema. Per quanto riguarda la vignetta, penso proprio che Forattini, da buon osservatore qual è, sia stato ispirato dalla nostra posizione nel parlamento europeo. Una scelta politicamente importante».
Ma la Lega cosa chiede? Vorreste lasciare la Slovenia fuori dalla nuova Europa?
«Noi, al fianco degli esuli, vorremmo che Lubjana riconoscesse le colpe del suo passato senza nasconderle, come avveniva durante gli anni del regime, cancellandole anche dai libri di scuola. Un paese democratico, che è pronto all’entrata nella Ue, non può certo comportarsi così».
È doveroso ricordare però, che anche in Italia in molti libri scolastici viene “dimenticato” quanto avvenuto tra il ’43 e il ’47. Lei cosa ne pensa?
«È un’assurdità che conferma quanto la sinistra abbia fatto per nascondere i crimini comunisti. Sta proprio a noi alzare la voce e ricordare i fatti, prima che questi vengano cancellati».
La vostra scelta in sede europea segue questo ragionamento?
«Il nostro voto è un monito rivolto a tutti, sia alle istituzioni sia alla gente. Il capitolo delle foibe non può essere dimenticato. Ci sono ferite ancora aperte che non possono essere ricucite in questa situazione».
Di quale situazione parla?
«Delle continue prese in giro che calpestano la memoria delle migliaia di caduti di quegli anni. È di pochi giorni fa, ad esempio, la scandalosa sentenza del tribunale di Roma che con una speciosa motivazione cerca di insabbiare il processo al cosiddetto “Boia di Fiume”, tal Oskar Piskulic, carnefice di chissà quante vite innocenti. O ancora, lo sa che alcuni di quegli assassini prendono una pensione dallo Stato italiano? Io, lei, ma anche i parenti delle vittime, paghiamo la pensioni agli assassini! Io ritengo che solo in un paese come il nostro, dove i comunisti sono in qualunque posto occupabile all’interno dell Stato, uno scandalo come questo possa andare per lo più sottaciuto».
Da tutti tranne che dalla Lega...
«Speravamo di non essere soli in questa battaglia. Purtroppo però chi a parole si professa sempre dalla parte degli esuli, ci ha abbandonati proprio nel momento della verità. La cosa che più da fastidio è che poi, sul territorio, gli stessi che non hanno alzato la voce dove poteva contare qualcosa, tornano a blaterare di sostegni e appoggi...».
Ma le famiglie delle vittime sanno come procede veramente la situazione?
«Certo, noi siamo in contatto con numerose realtà della società civile che sanno come stanno veramente le cose. E, proprio da queste pagine, invito le associazioni a manifestare le loro posizioni di fronte ai rappresentanti del governo sloveno al primo appuntamento a cui questi parteciperanno in sede comunitaria».




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