BERLINO. Si aggira per le acque del Mare del Nord una nave gestita quasi interamente
da personale femminile, incluso il capitano, e dal nome quasi poetico, "Women on
waves", "Donne sulle onde".
Batte bandiera olandese e ha una missione a dire il vero molto meno poetica del suo
nome, ma - a detta della ideatrice del viaggio, la trentaquattrenne ginecologa Rebecca
Gomperts - "umanitaria": consentire di abortire in acque internazionale a donne
cittadine di paesi in cui l'interruzione di gravidanza è vietata.
Per lo scopo, la nave, lunga circa 30 metri, ha a disposizione attrezzature create ad
hoc: un'unità ginecologica portatile.
Il diritto della navigazione prevede che nelle acque internazionali valga il diritto del
paese cui appartiene la nave, in questo caso, dunque, quello olandese che legalizza
pienamente l'aborto.
Contraccettivi e consigli sulla pianificazione familiare verranno inoltre profusi dai
membri dell'equipaggio alle donne che incontreranno nei porti europei toccati.

"È la cultura della morte che dilaga", commenta l'iniziativa Luisa Santolini, presidente
del Forum delle Associazioni familiari.
"Si maschera di buonismo la cultura della morte - prosegue la presidente del Forum -,
si cerca di far passare per interventi umanitari interventi contro le donne come sono
le interruzioni di gravidanza e la Ru 486".
Secondo la Santolini, "l'Europa è cattiva maestra. Sono convinta che non si affrontino
così i drammi legati all'aborto. Un dramma che coinvolge milioni di donne. Certo,
nessuno nega che l'aborto clandestino vada eliminato. Ma non così. Gli scandali non
saranno cancellati creando una cultura della morte e banalizzando la vita. L'unico
modo - conclude Luisa Santolini - è una seria prevenzione, centri di aiuto e sostegno
alla donna, consultori che offrano concrete possibilità alternative. Non annunci
clamorosi di navi che salpano per acque internazionali evitando la legalità, ma
affrontando la globalizzazione degli aspetti più deteriori a livello internazionale".

Proprio ieri "Women on waves" - che è anche il nome dell'intero progetto - ha salpato
le ancore dall'Olanda alla volta della prima tappa: l'Irlanda, la cui legislazione vieta a
tutti gli effetti l'aborto.
"Ogni anno - spiega la ginecologa Rebecca Gomperts - vengono realizzati venti milioni
di aborti illegali e si stima che muoiano 70 mila donne a cause di questi interventi".
La soluzione, per i sostenitori del progetto olandese, non è quella di sostenere le
donne in situazione di indigenza o difficoltà, ma semplicemente di aiutarle ad abortire
in modo più sicuro, di qui il termine - che non manca di lasciare perplessi - di
"umanitario".
Una crociata, è proprio il caso di dirlo, abortista anche se a dire il vero almeno in
questo primo giro sulla nave - che arriverà a Dublino giovedì o venerdì prossimo dove
i movimenti per la vita irlandesi hanno già promesso di accoglierla con manifestazioni
di protesta - non saranno eseguiti aborti chirurgici, ma sarà somministrata la pillola
del giorno dopo.
"Women on waves" comunicherà solo all'ultimo momento in quali altri porti irlandesi
farà scalo.
Lasciata l'Irlanda, si recherà in altri paesi dove l'aborto è tuttora vietato: si parla di
Portogallo, Malta e Polonia.
La crociata abortista si propone anche di resistere a lungo.
Non dispone di finanziamenti pubblici - anche se il ministro olandese per lo sviluppo
si è profuso in lodi -, ma ha già trovato ricche fondazioni disposte a versare congrue
donazioni.

Giovanni Maria Del Re - Tratto dal Quotidiano (C) Avvenire
Per approfondire