La riforma dell'Onu è considerata necessaria quasi da tutti. È ovviamente materia per specialisti ma costoro servono soprattutto per risolvere i problemi: quanto a capirli, bastano gli incompetenti. Cerchiamo dunque almeno di mettere ordine nei dati.
Recentemente si è visto che da un lato l'Onu non è capace di fermare i progetti criminosi dei tiranni, dall'altro non è in grado di fermare la reazione degli Stati Uniti. Mentre quello che si vorrebbe sarebbe un governo multilaterale degli affari mondiali. E proprio per questo è necessario cambiare quell'organizzazione. Si vorrebbe un'associazione di tutti gli Stati della Terra che abbia la funzione di comporre pacificamente le vertenze ed evitare dunque le guerre. Perché le guerre sono un orrore che nessuno vorrebbe più rivedere.
Il conflitto armato rappresenta tecnicamente il momento in cui due Stati non riescono a comporre bonariamente un dissidio. Che questo dissidio sia reale o immaginario, che la guerra sia "giustificata" (o "legale", come si dice assurdamente) oppure folle e di pura aggressione, poco importa: anche il più pacifico degli Stati può vedersi muovere guerra ed essere in guerra, pur non avendo fatto nulla per provocarla (Cecoslovacchia, Polonia, Olanda, Belgio, Norvegia, 1939-'40). E perfino avendo fatto di tutto per evitarlo. Ecco perché, essendo certo che nessuno può essere sicuro di vivere sempre in pace, si pone il problema di come evitare i mali che la guerra apporta con sé. Gli atteggiamenti possibili sono vari. La Svizzera - che certo nessuno definirebbe uno Stato bellicoso - ha risolto il problema armandosi fino ai denti. È un Paese pacifico ma i cui cittadini fanno settimane di aggiornamento militare fino alla completa maturità; tengono inoltre in casa il fucile da guerra, pronti ad imbracciarlo se solo le autorità militari dànno un segnale; hanno scavato caverne in cui tenere le armi protette dai bombardamenti più devastanti; e infine, come detto, si tengono in costante allenamento. La Svizzera dice: io non aggredisco nessuno, ma che nessuno sogni di aggredirmi.
Questa mentalità, tuttavia, non è molto corrente. Salvo Paesi - come Israele - che hanno tutto l'interesse ad essere costantemente pronti a difendersi, si tende generalmente a non pensare alla guerra. "Chi volete che ci attacchi?" sembrano chiedere portoghesi, greci, italiani o norvegesi. Per giunta, questi paesi per anni si sono appoggiati ad un'alleanza - la Nato - che non solo li proteggeva ma, cosa importantissima, includeva gli Stati Uniti. E questo ha creato una mentalità: le guerre vanno evitate, ma non da noi. È l'Onu che deve evitarle. E se non può impedire che qualcuno aggredisca qualcun altro, deve difendere l'aggredito con le armi. Ma proprio qui si rivela il problema: quali armi?
Per imporre l'ordine internazionale l'Onu dovrebbe disporre di un proprio esercito, più forte di quello di qualunque altro paese, Stati Uniti inclusi. E poiché l'Onu non l'ha - rispondono molti - bisognerebbe che tutti gli Stati mettessero a disposizione dell'Onu una parte delle proprie truppe, in modo da creare un super-esercito. Giusto. Ma anche questa soluzione presenta problemi insormontabili.
Per cominciare, non si potrebbe chiedere a tutti i paesi la stessa quantità di armi, o la stessa quantità di uomini. È ovvio che un gigante come la Cina sarebbe chiamato a dare di più di uno Stato come Malta. Ma il di più sarebbe misurato sulla popolazione o sul reddito del paese? Perché sulla base della popolazione la Cina dovrebbe dare circa cinque volte di più degli Stati Uniti e sulla base del reddito sarebbero gli Stati Uniti a dover dare molto di più. E ancora, quale reddito? Quello del Paese o quello pro capite? Perché come prodotto interno lordo paesi la Cina e l'India hanno alte cifre, mentre come reddito pro capite scendono infinitamente più in basso di Paesi piccoli come la Svizzera.
Solo ai fini della discussione: se gli Stati Uniti contribuissero al super-esercito con il quaranta per cento delle truppe e, nel momento d'agire, non essendo d'accordo, ritirassero il loro contingente, l'Onu sarebbe ancora in grado di operare? Certamente no. E c'è di più. Se il Paese contro cui l'Onu decidesse d'agire fossero proprio gli Stati Uniti, i militari statunitensi prenderebbero le armi contro il proprio paese, agli ordini di uno straniero?
La conclusione è che, anche esistendo un esercito dell'Onu, esso sarebbe di fatto un'alleanza fra coloro che ci stanno, come si usa dire in questi giorni. L'Onu deciderebbe d'agire contro il paese Q, ma R si dissocerebbe perché è vicino di casa e teme un giorno contraccolpi negativi. Un altro si dissocerebbe perché in quel momento non può permettersi spese eccezionali. Un altro ancora per motivi ideologici. Un ultimo infine perché ci sono tali manifestazioni pacifiste che il governo, per non cadere, annulla la propria partecipazione. In queste condizioni l'Onu potrebbe agire solo quando ci fosse una efficiente maggioranza disposta ad agire. Ma appunto, questo può avvenire sempre e comunque, senza che sia necessaria l'Onu.
Il fatto che si sia vissuti per oltre cinquant'anni con questo equivoco sotto gli occhi, senza volerlo riconoscere, non significa che non sia stato un equivoco. Se ci sono Paesi disposti a buttare al vento i soldi necessari al suo mantenimento, l'Onu può rimanere come club per virtuosi dibattiti: ma un governo internazionale, capace di applicare con la forza le sue decisioni, non esiste e non può esistere.

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