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Discussione: Il ritorno del Tabla

  1. #1
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    Thumbs up Il ritorno del Tabla

    Lega, l'Amarcord di Tabladini: "Bossi, un'illusione"


    Dal libro di memorie dell'ex capogruppo al Senato espulso dal Carroccio nel 2001, emerge un ritratto in chiaroscuro del Senatùr: "Una politica fatta di furbizie e tatticismi, ha disperso un capitale immenso".
    di Gianluca Roselli

    ROMA - Di solito le rivelazioni postume in politica, specie quelle degli ex, sono un po' da prendere con le molle perché spesso dettate da desideri di vendetta, astio e rancori personali. Un'eccezione sembrano essere i racconti di Francesco Tabladini, ex leghista, capogruppo in Senato dal '94 al '96 ed espulso dal movimento di Bossi nel luglio 2001, dopo tre anni di 'guerra fredda' con il Senatùr. I ricordi di Tabladini sono raccolti in un libro pubblicato da Editori riuniti: "Bossi, la grande illusione. La Lega nel racconto di un protagonista", dove l'ex senatore rivela i retroscena della politica leghista dall'inizio dei 90 fino alla vittoria elettorale e il ritorno al governo del 2001.

    "Per ogni fatto che racconto, oltre a me c'è sempre almeno un altro testimone", specifica Tabladini all'inizio dell'intervista. E la sua versione dei fatti non ha suscitato commenti da parte di Bossi e del suo entourage. Unica voce quella di Giancarlo Giorgetti: "Tabladini certe cose doveva dirle quando era nel movimento, non dopo..." ha commentato il capo della commissione bilancio della Camera, senza smentire però i contenuti del libro.

    E di fatti, nelle 196 pagine, ce ne sono parecchi, comprese delle vere e proprie chicche come la votazione per l'autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi nel 93. Scrive Tabladini: "Bossi ci disse che la Lega ufficialmente dava il via libera, ma nel segreto del pulsante dovevamo votare contro: salvando Craxi gli italiani se la sarebbero presa ancor di più contro i vecchi partiti. Insomma, la classica furbata alla Bossi...".

    Tabladini, leggendo il suo libro, l'accusa più grave che lei muove a Umberto Bossi è quella di aver deliberatamente sabotato il movimento con decisioni come quella di schierarsi con Milosevic o di attaccare il Papa. Perché l'avrebbe fatto?
    Questo non sono mai riuscito a capirlo. Certo che, c'è stato un momento tra il '97 e il '99, che il segretario dava l'impressione di voler distruggere quello che di buono aveva costruito fino ad allora, disperdendo al vento lo straordinario exploit elettorale del 96. Non so perché l'abbia fatto, ma se il suo scopo era quello di tornare al governo, ci è pienamente riuscito.

    Lei è di quelli che non ha digerito l'accordo con Berlusconi?
    E' stato uno dei motivi per cui me ne sono andato: come si fa a insultare per anni il Cavaliere e poi tornare alleati come se niente fosse? Tra l'altro io ero tra quelli che ai tempi del 'Berluskaiser' e del 'mafioso di Arcore' si sottraeva a questa logica di insulti: la denigrazione dell'avversario non mi è mai piaciuta. Invece, quelli che ci davano più dentro per compiacere il segretario oggi sono tutti nel governo. Comunque, gli stessi dubbi sul voltafaccia nei confronti di Berlusconi sono venuti anche a tanti militanti che hanno lasciato il partito. E molti elettori del Nord che gli hanno voltato le spalle e non torneranno più.

    Lei crede che la Lega sia destinata a scomparire?
    No, Bossi è un ottimo venditore di se stesso, una nicchia del 3-4% riuscirà a conservarla, ma i tempi d'oro sono finiti per sempre.

    Secondo lei quale sarebbe stata la strada giusta da seguire?
    Una volta capito che la secessione non sarebbe stata possibile, e quindi tramontava l'idea di un partito di rottura, come per esempio quello catalano, la strada era quella di stare al centro accordandosi con chi andava al governo, Polo o Ulivo indifferentemente, per fornire un appoggio esterno in cambio di concessioni per il Nord. Un po' quello che facemmo durante il governo Dini, o quello che fece Rifondazione Comunista con Romano Prodi.

    E invece?
    Invece si è preferito vendere il partito e i nostri ideali a Berlusconi.

    C'è però da dire che oggi Bossi sembra spesso dettare la linea all'interno del governo: è riuscito a portare a casa la legge sull'immigrazione e la devolution. E Raidue a Milano.
    Per quanto riguarda la Rai si tratta solo del trasferimento di facciata di qualche ufficio. La legge sull'immigrazione sarebbe una buona legge se non ci fosse stata quell'immensa sanatoria delle badanti. La devolution, invece, credo creerà grossi problemi di competenza tra Stato e Regioni, con il pericolo di costi in più per il cittadino. E comunque, dopo tante promesse, Bossi qualche risultato, seppur minimo, doveva pur raggiungerlo, anche per giustificare l'alleanza col Cavaliere. Comunque è vero: rispetto alle sue ultime percentuali elettorali, il suo potere nell'esecutivo è enorme, anche perché ha tutta una stampa, come il Corriere della Sera, che gli va dietro. Appena apre bocca, ecco i titoli dei giornali. E lui gongola.

    Quando si incrina il suo rapporto con il Senatùr?
    Nel '98 quando mi accusa di voler seguire Gnutti nel suo divorzio dal movimento: non era vero niente e infatti sono rimasto al mio posto. Avevo solo espresso dispiacere per l'uscita di Gnutti con cui c'era un rapporto di amicizia personale. E poi quando sono venuto a sapere che mi considerava un personaggio oscuro e inaffidabile. Vuol sapere perché?

    Sì.
    Perché ero uno dei pochi che non eseguiva a bacchetta le sue direttive, ma ragionava prima di fare le cose. Nel mio rapporto con Bossi mi sono dato subito una regola: mai eseguire subito un suo ordine, ma aspettare perché prima o poi arriva il contrordine. Insomma, non ero uno dei tanti signorsì che lo circondano, e che oggi vedo ben ripagati con posti di potere.

    Nel suo libro scrive anche della mancanza di democrazia nel movimento...
    Credo che sia un male che riguardi un po' tutti i partiti, ma nella Lega si raggiungevano livelli da operetta. Nessuno può opporsi alla linea del segretario, altrimenti si viene estromessi. E anche se si diventa troppo potenti, come Comino e Comencini, si viene defenestrati. E i consigli federali in realtà sono degli interminabili monologhi del Senatùr.

    Lei ha tentato di proporre una sua corrente dentro il partito, 'Rifondazione leghista'...
    Volevo portare un po' di democrazia in un partito monolitico che stava morendo, cercando di far capire ai militanti gli errori strategici di Bossi dal 98 in avanti. Molti la pensavano come me, ma poi alcuni giornali misero in giro la voce che la mia in realtà fosse una corrente voluta da Bossi per controllare meglio il partito e nessuno mi volle più ascoltare. Dopo questo episodio, a ridosso delle elezioni politiche del 2001, ho chiesto espressamente di non essere ricandidato: era il prologo alla rottura che avverrà qualche mese dopo.

    Qual è secondo lei il merito politico di Umberto Bossi?
    Quello di aver girato la chiave nel motore al momento giusto. Se l'avesse fatto un attimo prima o un attimo dopo il meccanismo non si sarebbe messo in moto. E poi di aver messo il Nord e il federalismo al centro della politica italiana. Il problema di Bossi però è quello di essersi montato la testa: per i suoi meriti, che indubbiamente ci sono, lui è convinto che ormai la storia lo abbia baciato in fronte e di essere infallibile. E in nome del suo famoso fiuto politico si sente immune da errori, in dovere di dire qualsiasi castroneria gli venga in mente.

    Insomma, cosa le rimane dell'esperienza leghista?
    Un grande rammarico per aver perso 13 anni della mia vita dietro un personaggio che mi ha dato una grande illusione e poi me l'ha infranta sotto gli occhi. Anche se gli riconosco di avermi insegnato a fare politica e di avermi permesso di farla ai vertici delle istituzioni.

    Ora che farà?
    Mi presento candidato sindaco a Brescia con una mia lista "Né con la destra, né con la sinistra". Poi si vedrà. L'unica cosa certa è che non creerò partiti con fuoriusciti della Lega: per me quella stagione è finita per sempre.

    (22 APRILE 2002; ORE 102)

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  2. #2
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  3. #3
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    Predefinito .......................

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    Quali errori hanno fatto perdere alla Lega Nord, in poco tempo, due terzi del suo elettorato, tanto che alcuni parlano di un volontario 'affondamento' da parte del leader? Bossi, definito il 'rappresentante della destra comica', è stato costretto a una nuova alleanza con Berlusconi solo per evitare la catastrofe? Uno dei piú autorevoli esponenti della Lega, uscito dal partito, racconta con uno stile dissacrante e provocatorio fatti e retroscena insospettabili, ripercorrendo gli anni della nascita del movimento, delle prime vittorie elettorali, dello strappo del 1994 con Berlusconi, fino ai piú recenti accordi di governo. Una vicenda politica ricostruita con coraggio e umorismo, in cui emergono i lati oscuri e incomprensibili del partito nato per combattere l'establishment.

  4. #4
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    Originally posted by Frà Dolcino
    non è certo migliore di sbirulino.....

    se non altro sbirulino quando era ancora un UOMO Padano e non un SERVO berlusconiano ci ha aperto gli occhi...

    Tabladini????




    no ciccio...per te la stagione non è mai iniziata....tu cercavi un posto in parlamento che non è arrivato.....solo per questo adesso ti ricordi di cio che nascondevi perchè TI ANDAVA BENE....

    Bastardo e itagliano..

    effettivamente frà non hai tutti i torti riguardo il Tabla che fino a prima di leggere il libro stimavo cmq come persona....
    leggendo quello che si capisce è che il posto in parlamento se lo teneva ben stretto anche se vedeva Bossi come un pazzo già da molti anni.... poi riesce a parlare bene anche di Comencini....mah

  5. #5
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    Predefinito

    Be' occorre anche dire che Bossi è stato sempre contrario al "Federalismo Elettorale " - cioè al Collegio Uninominale :

    l'unica formula che permette il maggior radicamento di un candidato eletto al territorio che lo esprime ... un candidato-eletto che possiede una sua propria legittimità cioè l'investitura popolare diretta che bypassa il filtro della lista-partito , e quindi non dipendente dalla cooptazione di un Segretario di Partito che a tavolino stabilisce liste e graduatorie

    Questo solo , già di per sè mi dava da pensare ...

    Penso che Bossi sia un grandissimo tattico , peraltro incapace di portare avanti un qualsivoglia ideale svincolato dall'opportunità di conseguire una posizione di potere.

    Insomma : un "drogato" del potere , il contrario dell'idealista puro alla Gilberto Oneto , tanto x fare un esempio ...

 

 

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