Negli ultimi tempi da più parti è stata enfatizzata la ritrovata “unità d’azione dell’intera opposizione”, ma ecco che la risoluzione del Consiglio di sicurezza sull’IRAK rimette tutto in discussione. Il rischio di una spaccatura sul tema della nostra presenza militare in IRAK si fa molto concreto. Tutte le volte che si discute di questi temi si finisce, quasi inevitabilmente, a parlare di valori, di principi, per quanto mi riguarda credo opportuno stare alla concretezza dei fatti. Ebbene, dopo una “guerra preventiva” che ha spaccato la comunità internazionale, e messo fortemente in discussione il ruolo dell’ONU, con la risoluzione 4844 del Consiglio di sicurezza si è aperto uno scenario nuovo rispetto al quale è necessario verificare se ci sono le condizioni per una ripresa di un protagonismo dell’Italia e dell’Europa.

Il Consiglio di sicurezza con questa risoluzione si fa carico della necessità di un percorso per condurre l’IRAK fuori dall’emergenza postbellica, perché vede nel perpetuarsi dell’incertezza irakena un elemento di pericolo per gli equilibri dell’area e di difficoltà per la lotta al terrorismo. Possiamo sottovalutare questa novità o, peggio, ridurla ad una postuma legittimazione della guerra? A me interessa sapere che i tentativi di ricostruzione dello stato irakeno avvengono con il concorso e appoggio della comunità.

Punto 7 della risoluzione .....Invita il Consiglio governativo a comunicare, il 15 dicembre 2003 al più tardi, di concerto con l’Autorità e, se le circostanze lo permettono, il Rappresentante speciale del Segretario generale, un calendario e un programma ai fini della redazione di una nuova Costituzione per l’Iraq e dell’indizione di elezioni democratiche conformemente a questa Costituzione;


Questo percorso diventa l’obiettivo sul quale coinvolgere l’intera comunità internazionale che deve, quindi, farsi carico del sostegno economico, politico e militare. Dunque, la lettura della risoluzione non lascia dubbi circa il cambio di scenario: la comunità internazionale è chiamata nel suo insieme ad operare per il superamento dell’attuale situazione. Non riconoscere questa novità significa lavorare contro il concetto di multilateralità. A me sembra incomprensibile che si possa sostenere che questa risoluzione legittima la guerra preventiva degli USA. Sfido chiunque a trovare una parola che vada in questo senso, anzi! Lo sforzo che si legge in questo linguaggio burocratico è proprio quello di ricondurre la questione IRAK nell’ambito di una gestione multilaterale.

Punto 8 della risoluzione..... Si dichiara risoluto affinché l’Organizzazione delle Nazioni unite, agendo per mezzo del Segretario Generale, del suo Rappresentante speciale e della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite per l’Iraq, rinforzi il suo ruolo cruciale in Iraq, specialmente portando soccorsi umanitari, favorendo le condizioni propizie alla ricostruzione economica e allo sviluppo dell’Iraq a lungo termine, e concorrendo agli sforzi tesi a creare e ristabilire le istituzioni nazionali e locali necessarie ad un governo rappresentativo;

Questo obiettivo/coinvolgimento dell’ONU non può essere credibile se la comunità internazionale non si fa carico militarmente, appunto, anche delle necessità di garantirne la “sicurezza”. Infatti, il punto 13 dove è affrontato il tema della “forza multinazionale” supera la questione della "guerra sì guerra no", spostando il problema di una rapida ricostruzione dello stato: è un obiettivo condivisibile? Saremmo compresi se continuassimo a ragionare sulla illegittimità della guerra?



Leggiamo attentamente il punto 13 e vediamo come una presenza di una “forza multinazionale” si ponga all’interno del concetto di multilateralità.


Il punto del 13 recita....”Considera che la sicurezza e la stabilità condizionano il risultato del processo politico di cui al paragrafo 7 sopra citato e l’attitudine dell’Organizzazione delle Nazioni Unite a concorrere realmente a questo processo e all’applicazione della risoluzione 1483(2003), e autorizza una forza multinazionale, sotto comando unificato, a prendere tutte le misure necessarie per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq, specialmente al fine di assicurare le condizioni necessarie alla messa in opera del calendario e del programma, e per contribuire alla sicurezza della Missione di assistenza delle Nazioni Unite per l’Iraq, del Consiglio governativo dell’Iraq e delle altre istituzioni dell’amministrazione provvisoria irachena, e dei principali elementi dell’infrastruttura umanitaria ed economica;”

Questa non è una formulazione che legittima la guerra, viceversa apre spazi ad un ruolo nuovo della comunità internazionale (su questo nuovo scenario anche l’Europa può trovare una ricomposizione svolgendo un’azione più incisiva) per lavorare alla ricostruzione di quel paese. Allora credo che fuori dalle pregiudiziali di principio serva definire una posizione che aiuti Italia, l’Europa ad essere protagonista di un rilancio del ruolo dell’ONU e quindi del concetto di multilaterità. Questo deve essere l’obiettivo di una opposizione che i candida al governo del paese, senza, per questo, smentire la giusta posizione di contrasto alla guerra preventiva condotta dagli USA e dall’Inghilterra.

Enzo Lodesani
Coordinatore SUEZ
(Sezione Ulivo Extra Zone)
www.ulivoselvatico.org